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August Burns Red in Italia
21.2.2010:
Estragon Club, Bologna
Finalmente grato per la clemenza del tempo dopo un febbraio gelido,
armato di armi e bagagli e di una buona dose d’ottimismo mi avvio per un
lungo ed estenuante viaggio di ben 10 minuti da casa mia fino all’Estragon,
per andare ad assistere alla prima
performance
bolognese dei miei paladini August Burns Red dopo l’uscita
dell’ottimo "Constellations". I nostri sono in tour di supporto ai
Lamb of God, insieme a Between The Buried And Me e Job For
A Cowboy (mi chiedo seriamente su cosa vertano le conversazioni nel
backstage con quest’ultimi). Arrivo stranamente puntuale, giusto in
tempo per vedere l’esibizione dei BTBAM,
che
scaldano a dovere l’atmosfera e danno ottima prova di sé. Devo ammettere
che comunque è la prima volta che mi capita di assistere ad
un’esibizione di 25 minuti durante la quale vengono eseguite due (!)
canzoni solamente. Suppongo che ciò mi marchierà a vita per la mia
ignoranza in materia
di
progressive (non che la cosa mi distrugga emotivamente). Giusto il tempo
di un cambio palco piuttosto celere e prorompono sulla scena i cinque
ragazzotti della Pennsylvania, con
un
Jake alla voce un po’
più
barbuto del solito, un Matt alle pelli un po’ più tosato e tutti nel
complesso che abbandonano l’uso delle infradito. I suoni sono ottimi ed
i nostri non si risparmiano,
instaurando subito un gran contatto col pubblico e sudando le
proverbiali sette camicie. Lo show è serratissimo, di una fisicità
brutale e si rivela in assoluto il più apprezzato dalla platea fra
quelli in programma per la serata, escluso comprensibilmente quello
degli attesissimi headliner. Ho gradito in particolare l’introduzione
delle seconde voci del bassista Dustin, innovazione
che
ha permesso un’esecuzione live ancora più devastante delle canzoni. Fra
i brani proposti nel ridotto tempo a disposizione figurano tracce
estratte dalle ultime due fatiche discografiche, fra i quali: Backburner,
Up against the ropes, Mariana’s trench, Meddler e Thirty and seven. A
conclusione di un grande show propongono la classica Composure,
introdotta da un mastodontico “God bless you” rivolto ai presenti, frase
che poi ho notato con piacere essere inclusa anche negli autografi
rilasciati dai ragazzi. Alla faccia di chi gli vuol male. E quale modo
migliore per salutarvi fino al prossimo concerto se non proprio: GOD
BLESS YOU!!!
PS In questo link un mio video dello show:
http://www.youtube.com/watch?v=kcyuXd7QNaQ
Daniel Djouder
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