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30/4/2007

 

"Elements Of Rock 2007"- Live Report

 

Sita tra docili e solari ondulature, lì dove la qualità della vita raggiunge forse l'afelio umano, avente come centro gravitazionale quell'autentica città utopica che è Zurigo, è a una ventina di chilometri dal grande centro della Svizzera tedesca che sorge la deliziosa cittadina di Uster, sede fissa del christian metal festival Elements of Rock giunto senza alcun segno di stanchezza alla sua quarta edizione, datata 20-22 aprile. Anche quest'anno l'organizzazione può vantare un bill d'eccezione in cui troneggiano quanto ad attesa e background gli immensi australiani Virgin Black, ovviamente headliner dell'evento, seguiti in ciò dai celebri progger inglesi Balance Of Power. Ma non che il resto sia contorno, affatto, sono moltissime le band di gran livello presenti, saggiamente ripartite fra i vari generi. La scaletta di esibizione è ben amalgamata e prevede due serate, entrambe si protrarranno fino a notte fonda. (V.)

Prima serata

CREDIC: Aprono questa quarta Credicedizione dell’Elements of Rock i Credic, giovane band tedesca che fa un melodic death con qualche venatura metalcore. La band trasmette subito energia e la sala si riempie di pubblico: tutti cominciano a scaldare schiena e collo per fare headbanging. Nonostante la qualità del suono non si sia ancora stabilizzata al meglio, lo show è piacevole, il pubblico si diverte, ma molto probabilmente a divertirsi di più sono proprio gli stessi Credic che suonano con passione, sfruttando al meglio la ghiotta occasione di esibirsi ad un festival come l’Elements of Rock. (D.F.)

SLIPPERY WAY: Finito lo show dei Credic, Slippery Wayinizia quello dell’altra band emergente del festival. Sto parlando degli Slippery Way, il cui sound sta a cavallo tra l’hard rock e l’heavy metal. Essendo svizzeri, si può dire che giochino in casa, ma non sono stati in grado di sfruttare questo vantaggio a loro favore per fare una bella figura. Lo show è modesto e il pubblico si sente poco coinvolto. Il problema è la voce del cantante, troppo lontana dai canoni hard rock: nessuno acuto e voce pulita, anziché graffiante. Deludenti sotto questo punto di vista ma comunque da apprezzare per alcuni tecnicismi e virtuosismi alla chitarra. (D.F.)

BOARDERS: La scossa la danno finalmente i Boarders, l’orgoglio del metal italiano all’Elements of Rock. Il loro thrash in stile Megadeth e Metallica è travolgente. La prova di Egidio, Boardersil cantante della band, è superlativa: voce graffiante, aggressiva e virile come il thrash comanda. Gigi, il chitarrista, fa correre le dita sul manico del suo strumento a velocità impressionanti innalzando quantità industriali di assoli funambolici mentre il basso di Oscar continua a costruire solide impalcature a tutte le canzoni. BoardersLa furia di Roby alla batteria fa da linea guida per tutto il concerto, tranne quando con un colpo di bacchetta fa fuori un rullante! Ed è qui che si vede la grande esperienza della band: durante la sostituzione del pezzo, Egidio presenta i componenti del gruppo e si relaziona perfettamente con il pubblico che apprezza con applausi e urla di approvazione. Lo show non finisce qui, infatti viene letteralmente battezzato con acqua una copia del loro nuovo album ("The World Hates Me"), poi lanciata tra il pubblico. E non è ancora finito: una birra o bibita gratis per chiunque compri il Cd...e il pubblico gradisce! Show splendido sotto ogni punto di vista. Complimenti Boarders! (D.F.)

SACRIFICIUM: Ecco salire sul palco i Sacrificium, e chi fremeva per la mera violenza sonora è finalmente Sacrificiumaccontentato. L'act teutonico su Cd suona melodic death ma live accantona decisamente questa venatura più ammiccante per farsi travolgente e brutalissimo. La qualità del mixaggio non è eccezionale, i vari suoni sono troppi impastati, ma all'interno del caos ritmico a mettere tutti d'accordo e far scatenare un headbanging selvaggio è l'ultra adrenalinico singer Claudo Enzler, trascinatore a dir poco verso furie primigenie, dominando completamente la scena con grande personalità. Vaporose fontane d'acqua spruzzate dalla bocca, l'asta del microfono brandita come aizzante scettro, gutturali clamorosi e tuffo sul pubblico in totale visibilio fisico. Una band che nel lavoro studio non riesce ancora ad essere più di tanto originale, ma che live indubbiamente impressiona. Unico nota stonata dell'esibizione la completa immobilità sul palco della chitarrista ritmica, in ossimorico contrasto con la dirompente dinamicità dello show. Ottimi. (V.) 

MY SILENT WAKE: Finalmente dopo un po' di sound check i My Silent Wake, una delle migliori espressioni del doom-gothic, stile My Dying Bride, sono pronti ad estasiare il già caldissimo pubblico con le loro ammalianti e avvolgenti melodie. Ian, voce, chitarra, nonché anima My Silent Wakeportante del gruppo, tiene la scena alla grande: il suo è un growl potente, profondo e sofferto, le sue dita scorrono sulla sei corde generando dei vertiginosi assoli che lasciano impietriti, totalmente rapiti e ammaliati. Esordiscono con un brano tratto dal nuovissimo album "The Anatomy Of Melancholy", ossia The dying things we’re living for, per spaziare poi su quella perla di "Shadow Of Sorrow": su tutti i brani sono emersi con una incredibile e decadente forza propulsiva l’omonima title-track e l’interminabile Hunting season: 15 minuti di pura estasi. Da sottolineare come questo sia stato il primo concerto in assoluto per la band inglese che ha dovuto sopperire a dei problemi dell’ultimo momento: a causa di un infortunio alla mano, Jasen ha dovuto lasciare il posto dietro le pelli a Steve (il loro produttore e recording engineer), esibendosi però in adrenaliniche parti scream; la fida Kate, ha impugnato il basso (imparato a suonare magnificamente in soli quattro mesi…) con grande maestria e sicurezza: tutti i ragazzi hanno retto benissimo la scena, disintegrando la tensione accumulata esibendosi uno show praticamente perfetto. Per le nostre orecchie e per i nostri cuori. (I.R.)

ADMONISH: La prima serata si conclude con il Admonishconcerto degli Admonish, black metal dalla Svezia che ricorda molto il sound dei compatrioti Crimson Moonlight. Sound-check lunghissimo, sembra che ci sia sempre qualcosa da mettere a posto. Questo vuol dire che sono una band davvero professionale, che fa sul serio. Finalmente lo show sembra iniziare: lo sguardo di Martin, il cantante, dimostra grande determinazione e concentrazione, tutto il resto della band è pronto. Si parte: scream sofferenti e mura di imponente musica si innalzano e sovrastano la sala. Headbanging selvaggio tra il pubblico, qualcuno (io…) si sgola per cantare le canzoni, tutti sono coinvolti. Ottima band, capace a fine concerto (e nel giorno successivo) di stare con i fan a fare foto, ma soprattutto di scherzare con loro. (D.F.)

Seconda serata

INCRAVE: Ancora un pochino intontiti dalla prima Incravegiornata del concerto terminato a notte inoltrata, con la schiena e il collo piuttosto indolenziti, ci apprestiamo a prendere parte al secondo giorno, sicuramente il più atteso; inutile dire quale sarà il gruppo che focalizzerà su di sé tutte le attenzioni di oggi... Spetta agli Incrave (ex Evergrace) aprire le danze. Come sempre accade in questi casi, i primi gruppi sono abbastanza penalizzati dal mixaggio che deve ancora essere calibrato per bene. Sinceramente mi aspettavo di più da questa giovane band: la discreta ugola del cantante Johan Falk dal vivo non rende come su Cd…è apprezzabile però la sua incredibile carica per coinvolgere quanto più possibile il pubblico. Per il resto hanno fatto il loro compitino, non c’è niente di particolare da segnalare, anche se tecnicamente sono comunque molto validi, su questo non c’è nulla da obiettare. (I.R.)

PANTOKRATOR: Loro all'Elements avevano già suonato, ma Pantokratorerano di nuovo attesi come una delle migliori death band che il movimento possa vantare. L'headbanging e il pogo del pubblico è stato furibondo, i nostri però stavolta a differenza della precedente comparsa han proposto solo pochi pezzi del loro meraviglioso full-length "Blod", preferendo andare a pescare brani, riarrangiati, da vecchi demo ed Ep. Ovviamente questi erano di qualità inferiore, meno strutturati e potenti, ma alla irrequieta folla nera ondeggiante sotto al palco questo sembrava importare davvero poco. A mio avviso i ragazzi svedesi non hanno espresso il meglio di sé, ma si sono lo stesso resi autori di un buono show. (V.)

FORSAKEN: Elettrizzati e fomentatissimi da tale pomposo proscenio che di certo in quel di Malta non Forsakenè cosa da tutti i giorni, i talentuosi Forsaken, heavy/doom band molto apprezzata in ambito secular ma ancora piuttosto celata (almeno fino ad ora) in quella white, si sono resi protagonisti di una performance travolgente, eseguita in modo impeccabile, adrenalinica, che ha coinvolto a più non posso gli astanti presenti (non troppi a dire il vero). Pezzi tratti da "Anima Mundi", da "Iconoclast", dall'ultimo "Dominaeon", il singer pervaso da totale invasamento ha protratto lo show all'infinito...avranno suonato quasi due ore! Tutto molto riuscito, ma i più si stavano risparmiando per quello che di lì a poco sarebbe avvenuto: prima finivano prima sarebbe giunta l'ora dei Virgin Black. Complimenti vivissimi comunque ai quattro isolani, realmente sorprendenti, si sono meritati appieno ogni stilla del calore e dell'entusiasmo ricevuti. (V.)

VIRGIN BLACK: L’esibizione dei Forsaken sembra durare millenni…l’attesa comincia ad essere snervante, l’adrenalina sale…finalmente ci appostiamo proprio sotto il palco, riuscendo a trovare un posto di tutto rispetto. Accanto a noi ci sono i trepidanti e simpaticissimi ragazzi dei My Silent Wake, con la birra in mano attendono anche loro l’Evento Virgin Blackcercando di ingannare l’attesa. Le tende color porpora scuro si chiudono proprio davanti a noi, si riapriranno solo dopo una ventina di minuti, forse più…è buio in sala, si sente una voce, "shhh, someone is dying, someone is dying…", su queste parole il cuore inizia a battere all’impazzata, entra in scena il bassista seguito poi da Rowan London: una presenza quasi eterea che catalizza tutta la nostra attenzione. La sua mimica, l’espressione del volto, ogni gesto studiato, pensato…incredibilmente ammaliante. Ha retto la scena in maniera impeccabile dall’inizio alla fine, con un’espressività e teatralità fuori da ogni immaginazione, alternando parti pulite a sfuriate in growl e scream in meno di un secondo, headbanging sfrenati a momenti di drammaticità senza confine….senza contare poi quello che ha creato scorrendo le proprie dite sulla tastiera. Penetrante. Lo sguardo è poi attirato da Samantha, semplicemente sublime: abbraccia quella Virgin Blackchitarra con un tale trasporto che sembra quasi cullarla con dolce sofferenza e le note che vi fuoriescono sono pura poesia. L’estasi è durata circa un’ora e mezza in cui si sono visti alternare tra gli altri brani And I am suffering, Walk without limbs, Drink the midnight hymn, Velvet tongue, And the kiss of God’s mouth, Our wings are burning. Il loro concerto è stato definito "un’esperienza mistica", e questa definizione non potrebbe trovarmi più d’accordo: non si tratta solo di aver avuto dei brividi lungo la schiena, di esser rimasti letteralmente a bocca aperta per tutta la sua durata, di aver sentito delle lacrime sgorgare dagli increduli occhi, di essersi sentiti persi, scioccati e attoniti alla sua fine, è stato molto, ma molto di più. Quando la musica si fa veicolo e espressione, in maniera qui superlativa ed impeccabile, del messaggio di Dio che tocca e scuote il nostro animo nella sua parte più profonda ed inarrivabile. Semplicemente memorabile e al di sopra di ogni possibile ed inimmaginabile aspettativa. (I.R.)

BALANCE OF POWER: I Balance Of Power sono una grande band. La loro stretta appartenenza al movimento christian metal è sempre stata dubbia e ondivaga, specie considerando la direzione apparentemente presa dalla band con "Heathen Machine", per cui ritrovarli ora all'Elements of Rock stupisce non pocoBalance Of Power. L'attesa per la loro performance sulla carta era inequivocabile, ma ahiloro hanno avuto la sfortuna di essere stati piazzati nella scaletta subito dopo lo show dei Virgin Black. La sala prima era stracolma, ma terminato quell'accadimento inenarrabile la maggior parte dei metallers, in completo stato di trance, è uscita a parlare, sconvolta, di cosa fosse realmente successo, se tutti avessero visto e udito la stessa cosa, se fosse stato davvero tutto vero... molti altri invece hanno iniziato ad affollare gli stand a caccia di Cd e shirt. Ma la frittata si è compiuta quando i nostri eroi si sono resi disponibili a firmare gli autografi... il risultato? Solo un terzo (forse meno) delle persone prima presenti ha seguito con attenzione questa esibizione, me incluso. Da quel poco di lucidità donatagli mi è sembrata un'ottima prestazione, bravissimo il nuovo cantante, ottimo il suono, esibizione impeccabile, ma purtroppo per loro prima era successo l'imponderabile, e loro ne hanno pagato le conseguenze. (V.)

ILLUMINANDI: Bisogna ammetterlo: la fine si avvicina e siamo tutti stanchissimi, soprattutto dopo che il concerto dei Virgin ci ha tolto tutte le residue energie. IlluminandiLa spossatezza sembra aver quasi preso il definitivo sopravvento, considerando poi il ritardo della scaletta. L’orologio scocca l’una e trenta, manca solo un gruppo all’appello, i polacchi Illuminandi. Appena saliti sul palco la mia attenzione è richiamata Illuminandidalla violoncellista e dalla violinista, acclamate ad apprezzate a gran voce dal pubblico... semplicemente grandiose! Grande prova di Ian, voce pulita e chitarra, e di Rajmund Jelen, che con i suoi growl e scream ha scaldato l’ambiente. Tutti i ragazzi scrollata via la stanchezza fin qui accumulata si scatenano come non mai finora: headbanging e pogo a non finire. Il gruppo che alterna parti folk al melodic death, si esibisce portando in scena l’intera loro ultima fatica, l’ottimo "Illumina Tenebras Meas", alternandolo con brani tratti da "The Beginning...". Sicuramente una delle migliori performance di questa incredibile e indimenticabile due-giorni. (I.R.)

Eventi correlati

Pastor Bob Beeman, un mito, un uomo di grande carisma tra i metallari cristiani. C’era anche lui all’Elements of Rock. D’altronde come avrebbe potuto mancare? Come avremmo fatto senza il suo contagioso sorriso, senza la sua saggezza e conoscenza della Parola di Dio? Per chi non lo conoscesse, Pastor Bob, è un uomo che ha deciso di servire a tempo pieno Gesù Cristo tramite il ministerio della Sanctuary International (www.sanctuaryinternational.com) che promuove il rock e il metal in ambito cristiano. Il sabato e la domenica mattina del festival, dopo il worship, ha portato la Parola tra il pubblico. E' importante premettere che Bob non ha mai avuto nessuna intenzione di fare del proselitismo religioso. Non ha mai parlato di religione, ma da sempre parla di un cambiamento che l’uomo deve fare. Questo cambiamento consiste nel vivere una vita di fede in Gesù Cristo seguendo ciò che dice la Bibbia. Questo è infatti ciò che ne è emerso dalle sue due prediche. Nella prima, in particolare ha voluto evidenziare la potenza di Gesù Cristo, che resuscitò Lazzaro e soprattutto sconfisse la morte tre giorni dopo la crocifissione, dopo essersi caricato sulle proprie spalle il peso di tutti i peccati dell’umanità, passati, presenti e futuri. Nella seconda predica, prettamente collegata alla prima, dopo aver fatto un discorso sulla fede in generale, ha voluto evidenziare come l’uomo debba aver fede solo in Gesù, concentrandosi su di Lui e non sui peccati. Più l’uomo pensa a non peccare, più peccherà. L’uomo deve puntare il suo sguardo solo a Gesù Cristo, che allontana i peccati da noi come lontano è l’oriente dall’occidente. Cristo ci libera dalla schiavitù del peccato! Siamo pronti ad accettarLo nel nostro cuore come salvatore della nostra vita? Che Dio benedica Pastor Bob e il suo ministerio! (D.F.)

Un interessante (almeno potenzialmente, vedremo il perchè) talk si è tenuto nella mattinata di sabato, a seguito del worship. La fiumana di maglie nere, borchie e capelli lunghi, passando per un centro commerciale - tra il simpatico incuriosito stupore dei presenti - si è diretta all'interno di una chiesa evangelica dove si era organizzato un incontro di approfondimento: un paio di membri degli Admonish, il chitarrista dei Sacrificium e quello dei Frosthardr presente per via dello stand di Nordic Mission, il cantante dei My Silent Wake, il patron della MCM e pastor Bob si sono messi a disposizione per rispondere ad alcune domande...tutto molto bello, ma il problema erano proprio le domande stesse, banali, a volte persino imbarazzanti da parte del "conduttore" del dibattito, oltretutto in seria difficoltà nella fedeltà della traduzione dal tedesco all'inglese e viceversa, preso in giro non poco dai protagonisti, che comunque riescono a donare, nonostante tutto, qualche bella testimonianza. Glissiamo sulla quaestio epocale posta da un giornalista non metallaro (almeno spero, una cosa tipo: "Quale sarà il futuro del metal?"...gelo in aula...), gli spunti migliori sono emersi dai christian metallers astanti che hanno avuto il coraggio di esporsi; interessante la domanda di un ragazzo tedesco: "perchè prima gli album delle christian band erano molto più esplicitamente cristiani mentre ora nei testi la fede viene un po' mascherata?"; critica non troppo celata questa ad alcune label e band che per sfondare nel mercato secular mettono un po' da parte Cristo a favore di elaborate quanto incomprensibili metafore. Risponde saggiamente pastor Bob sottolineando come in tutto l'underground scevro da logiche di guadagno la testimonianza resti predicatoria e senza compromessi di comodo col mondo; tra le altre risposte il patron della MCM fa notare come molti fans in Usa vadano a vedere subito quante volte viene citato il nome Jesus nei testi, e come questo approccio sia ugualmente sbagliato. Ci sarebbe molto altro da riferire in merito al dibattito ma si farebbe troppo lunga: diciamo che è stato un buon confronto anche se rimane l'amaro in bocca dato che sarebbe potuto risultare molto più costruttivo per tutti se preparato con maggior cura e competenza. Usciti di lì il gruppone si fraziona: si poteva scegliere tra un seminario tenuto da pastor Bob e Jim Laverde (Barren Cross) sulle origini del white metal, oppure andare da tutt'altra parte a seguire quello degli Admonish. Molti però data la lunga camminata sotto una canicola priva di senso dell'umorismo han propeso per la terza via, il verde parchetto dal fiabesco fiumicello. Noi eravamo tra questi ultimi... (V.)

Conclusione

Organizzazione svizzero-tedesca, quindi necessariamente meticolosa e puntuale, e così ovviamente è stato: anche questa edizione del festival si è rivelata un gran successo. Ottima acustica, stand fornitissimi e dai prezzi modici, numeroso personale addetto, ambiente eccezionale. Le band sono state fantastiche sul palco e ultra disponibili in fase di backstage, così come fantastica è stata la passione dello scatenato pubblico, direi quantificabile forse sulle ottocento unità, anche se solo abbozzare una stima senza dati verificabili è un azzardo data la fluidità della presenza in sala, ma è tanto per dare un'idea. Christian metal festival nascono e muoiono in continuazione, anche in Europa, ma qui siamo alla quarta edizione con tanta voglia di sfondare e fare sempre meglio. Attualmente già un evento di riferimento, in futuro forse il piccolo Wacken cristiano. L'anno venturo se ne avete la possibilità non commettete il "peccato di omissione" di perdervelo di nuovo, un'esperienza che vi accrescerà anche spiritualmente. (V.)

Vaake - Ilaria Ricci - Daniele Fuligno

 

 

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