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"Elements Of Rock 2007"- Live Report
Sita tra docili e solari ondulature, lì dove la qualità
della vita raggiunge forse l'afelio umano, avente come centro
gravitazionale quell'autentica
città utopica che è Zurigo, è a una
ventina di chilometri dal grande centro della Svizzera tedesca che sorge la
deliziosa cittadina di Uster, sede fissa del christian metal festival
Elements of Rock giunto senza alcun segno di stanchezza alla sua
quarta edizione, datata 20-22 aprile. Anche quest'anno
l'organizzazione può vantare un bill d'eccezione in cui troneggiano
quanto ad attesa e background gli immensi australiani Virgin Black,
ovviamente headliner dell'evento, seguiti in ciò dai celebri progger
inglesi Balance Of Power. Ma non che il resto sia contorno,
affatto, sono moltissime le band di gran livello presenti, saggiamente
ripartite fra i vari generi. La scaletta di esibizione è ben amalgamata
e prevede due serate, entrambe si protrarranno fino a notte fonda. (V.)
Prima serata
CREDIC:
Aprono questa quarta
edizione dell’Elements of Rock i Credic,
giovane band tedesca che fa un melodic death con qualche venatura
metalcore. La band trasmette subito energia e la sala si riempie di
pubblico: tutti cominciano a scaldare schiena e collo per fare headbanging. Nonostante la qualità del suono non si sia ancora
stabilizzata al meglio, lo show è piacevole, il pubblico si diverte,
ma molto probabilmente a divertirsi di più sono proprio gli stessi
Credic che suonano con passione, sfruttando al meglio la ghiotta
occasione di esibirsi ad un festival come l’Elements of Rock.
(D.F.)
SLIPPERY WAY:
Finito lo show dei Credic,
inizia quello dell’altra band emergente del festival. Sto parlando degli
Slippery Way, il cui
sound sta a cavallo tra l’hard rock e l’heavy metal. Essendo
svizzeri, si può dire che giochino in casa, ma non sono stati in grado
di sfruttare questo vantaggio a loro favore per fare una bella
figura. Lo show è modesto e il pubblico si sente poco coinvolto. Il
problema è la voce del cantante, troppo lontana dai canoni hard
rock: nessuno acuto e voce pulita, anziché graffiante. Deludenti
sotto questo punto di vista ma comunque da apprezzare per alcuni
tecnicismi e virtuosismi alla chitarra.
(D.F.)
BOARDERS:
La scossa la danno finalmente i Boarders, l’orgoglio del
metal italiano all’Elements of Rock. Il loro thrash in stile Megadeth e
Metallica è travolgente. La prova di Egidio,
il cantante della band, è
superlativa: voce graffiante, aggressiva e virile come il thrash
comanda. Gigi, il chitarrista, fa correre le dita sul manico del suo
strumento a velocità impressionanti innalzando quantità industriali di
assoli funambolici mentre il basso di Oscar continua a costruire
solide impalcature a tutte le canzoni.
La furia di Roby alla batteria fa
da linea guida per tutto il concerto, tranne quando con un colpo di
bacchetta fa fuori un rullante! Ed è qui che si vede la grande
esperienza della band: durante la sostituzione del pezzo, Egidio
presenta i componenti del gruppo e si relaziona perfettamente con il
pubblico che apprezza con applausi e urla di approvazione. Lo show
non finisce qui, infatti viene letteralmente battezzato con acqua
una copia del loro nuovo album ("The World Hates Me"), poi lanciata tra il pubblico. E non è
ancora finito: una birra o bibita gratis per chiunque compri il Cd...e il
pubblico gradisce! Show splendido sotto ogni punto di vista.
Complimenti Boarders!
(D.F.)
SACRIFICIUM:
Ecco salire sul palco i Sacrificium, e chi
fremeva per la mera violenza sonora è finalmente
accontentato.
L'act teutonico su Cd suona melodic death ma live accantona decisamente
questa venatura più ammiccante per
farsi travolgente e brutalissimo. La qualità del mixaggio non è
eccezionale, i vari suoni sono troppi impastati, ma all'interno del caos
ritmico a mettere tutti d'accordo e far scatenare un headbanging
selvaggio è l'ultra adrenalinico singer Claudo Enzler, trascinatore a
dir poco verso furie primigenie, dominando completamente la scena con
grande personalità. Vaporose fontane d'acqua spruzzate dalla bocca,
l'asta del microfono brandita come aizzante scettro, gutturali clamorosi
e tuffo sul pubblico in totale visibilio fisico. Una band che nel lavoro
studio non riesce ancora ad essere più di tanto originale, ma che
live indubbiamente impressiona. Unico nota stonata dell'esibizione la
completa immobilità sul palco della chitarrista ritmica, in ossimorico contrasto
con la dirompente dinamicità dello show. Ottimi.
(V.)
MY SILENT WAKE:
Finalmente dopo un
po' di sound check i My Silent Wake, una delle migliori
espressioni del doom-gothic, stile My Dying Bride, sono pronti ad
estasiare il già caldissimo pubblico con le loro ammalianti e avvolgenti
melodie. Ian, voce, chitarra, nonché anima
portante
del gruppo, tiene la scena alla grande: il suo è un growl potente,
profondo e sofferto, le sue dita scorrono sulla sei corde generando dei
vertiginosi assoli che lasciano impietriti, totalmente rapiti e
ammaliati. Esordiscono con un brano tratto dal nuovissimo album "The
Anatomy Of Melancholy", ossia The dying things we’re living for,
per spaziare poi su quella perla di "Shadow Of Sorrow": su tutti i brani
sono emersi con una incredibile e decadente forza propulsiva l’omonima
title-track e l’interminabile Hunting season: 15 minuti di pura
estasi. Da sottolineare come questo sia stato il primo concerto in
assoluto per la band inglese che ha dovuto sopperire a dei problemi
dell’ultimo momento: a causa di un infortunio alla mano, Jasen ha dovuto
lasciare il posto dietro le pelli a Steve (il loro produttore e
recording engineer), esibendosi però in adrenaliniche parti scream; la
fida Kate, ha impugnato il basso (imparato a suonare magnificamente in
soli quattro mesi…) con grande maestria e sicurezza: tutti i ragazzi
hanno retto benissimo la scena, disintegrando la tensione accumulata
esibendosi uno show praticamente perfetto. Per le nostre orecchie e per
i nostri cuori.
(I.R.)
ADMONISH:
La prima serata si conclude con il
concerto degli Admonish,
black metal dalla Svezia che ricorda molto il sound dei compatrioti Crimson Moonlight. Sound-check lunghissimo, sembra che ci sia sempre
qualcosa da mettere a posto. Questo vuol dire che sono una band davvero
professionale, che fa sul serio. Finalmente lo show sembra iniziare: lo
sguardo di Martin, il cantante, dimostra grande determinazione e
concentrazione, tutto il resto della band è pronto. Si parte: scream
sofferenti e mura di imponente musica si innalzano e sovrastano la sala. Headbanging selvaggio tra il pubblico, qualcuno (io…) si sgola per
cantare le canzoni, tutti sono coinvolti. Ottima band, capace a fine
concerto (e nel giorno successivo) di stare con i fan a fare foto, ma
soprattutto di scherzare con loro.
(D.F.)
Seconda serata
INCRAVE:
Ancora un pochino
intontiti dalla prima
giornata
del concerto terminato a notte inoltrata, con la schiena e il collo
piuttosto indolenziti, ci apprestiamo a prendere parte al secondo
giorno, sicuramente il più atteso; inutile dire quale sarà il gruppo che
focalizzerà su di sé tutte le attenzioni di oggi... Spetta agli
Incrave (ex Evergrace) aprire le danze. Come sempre accade in
questi casi, i primi gruppi sono abbastanza penalizzati dal mixaggio che
deve ancora essere calibrato per bene. Sinceramente mi aspettavo di più
da questa giovane band: la discreta ugola del cantante Johan Falk dal
vivo non rende come su Cd…è apprezzabile però la sua incredibile carica
per coinvolgere quanto più possibile il pubblico. Per il resto hanno
fatto il loro compitino, non c’è niente di particolare da segnalare,
anche se tecnicamente sono comunque molto validi, su questo non c’è
nulla da obiettare.
(I.R.)
PANTOKRATOR: Loro all'Elements
avevano già suonato, ma
erano
di nuovo attesi come una delle migliori death band che il movimento
possa vantare. L'headbanging e il
pogo del pubblico è stato furibondo, i nostri però stavolta a differenza
della precedente comparsa han proposto solo pochi pezzi del loro
meraviglioso full-length "Blod", preferendo andare a pescare brani,
riarrangiati, da vecchi demo ed Ep. Ovviamente questi erano di qualità
inferiore, meno strutturati e potenti, ma alla irrequieta folla nera
ondeggiante sotto al palco questo sembrava importare davvero poco. A mio
avviso i ragazzi svedesi non hanno espresso il meglio di sé, ma si sono
lo stesso resi autori di un buono show.
(V.)
FORSAKEN:
Elettrizzati e
fomentatissimi da tale pomposo proscenio che di certo in quel di Malta
non
è
cosa da tutti i giorni, i talentuosi Forsaken, heavy/doom band
molto apprezzata in ambito secular
ma ancora piuttosto celata (almeno fino ad ora) in quella white, si sono
resi protagonisti di una performance travolgente, eseguita in modo
impeccabile, adrenalinica, che ha coinvolto a più non posso gli astanti
presenti (non troppi a dire il vero). Pezzi tratti da "Anima Mundi", da
"Iconoclast", dall'ultimo "Dominaeon", il singer pervaso da totale
invasamento ha protratto lo show all'infinito...avranno suonato quasi
due ore! Tutto molto riuscito, ma i più si stavano risparmiando per
quello che di lì a poco sarebbe avvenuto: prima finivano prima sarebbe
giunta l'ora dei Virgin Black. Complimenti vivissimi comunque ai
quattro isolani, realmente sorprendenti, si sono meritati appieno ogni
stilla del calore e dell'entusiasmo ricevuti.
(V.)
VIRGIN BLACK:
L’esibizione dei
Forsaken sembra durare millenni…l’attesa comincia ad essere
snervante, l’adrenalina sale…finalmente ci appostiamo proprio sotto il
palco, riuscendo a trovare un posto di tutto rispetto. Accanto a noi ci
sono i trepidanti e simpaticissimi ragazzi dei My Silent Wake,
con la birra in mano attendono anche loro l’Evento
cercando
di ingannare l’attesa. Le tende color porpora scuro si chiudono
proprio davanti a noi, si riapriranno solo dopo una ventina di minuti, forse più…è
buio in sala, si sente una voce, "shhh, someone is dying, someone is
dying…", su queste parole il cuore inizia a battere all’impazzata, entra
in scena il bassista seguito poi da Rowan London: una presenza quasi
eterea che catalizza tutta la nostra attenzione. La sua mimica,
l’espressione del volto, ogni gesto studiato, pensato…incredibilmente
ammaliante. Ha retto la scena in maniera impeccabile dall’inizio alla
fine, con un’espressività e teatralità fuori da ogni immaginazione,
alternando parti pulite a sfuriate in growl e scream in meno di un
secondo, headbanging sfrenati a momenti di drammaticità senza
confine….senza contare poi quello che ha creato scorrendo le proprie
dite sulla tastiera. Penetrante. Lo sguardo è poi attirato da Samantha,
semplicemente sublime: abbraccia quella
chitarra
con un tale trasporto che sembra quasi cullarla con dolce sofferenza e
le note che vi fuoriescono sono pura poesia. L’estasi è durata circa
un’ora e mezza in cui si sono visti alternare tra gli altri brani
And I am suffering, Walk without limbs, Drink the midnight
hymn, Velvet tongue, And the kiss of God’s mouth,
Our wings are burning. Il loro concerto è stato definito
"un’esperienza mistica", e questa definizione non potrebbe trovarmi più
d’accordo: non si tratta solo di aver avuto dei brividi lungo la
schiena, di esser rimasti letteralmente a bocca aperta per tutta la sua
durata, di aver sentito delle lacrime sgorgare dagli increduli occhi, di
essersi sentiti persi, scioccati e attoniti alla sua fine, è stato
molto, ma molto di più. Quando la musica si fa veicolo e espressione, in
maniera qui superlativa ed impeccabile, del messaggio di Dio che tocca e
scuote il nostro animo nella sua parte più profonda ed inarrivabile.
Semplicemente memorabile e al di sopra di ogni possibile ed
inimmaginabile aspettativa.
(I.R.)
BALANCE OF POWER:
I Balance Of
Power sono una grande band. La loro stretta appartenenza al
movimento christian metal è sempre stata dubbia e ondivaga, specie
considerando la direzione apparentemente presa dalla band con "Heathen
Machine", per cui ritrovarli ora all'Elements of Rock stupisce non poco . L'attesa per la
loro performance sulla carta era inequivocabile, ma ahiloro hanno avuto
la sfortuna di essere stati piazzati nella scaletta subito dopo lo show dei Virgin Black.
La sala prima era stracolma, ma terminato quell'accadimento inenarrabile
la maggior parte dei metallers, in completo stato di trance, è uscita a
parlare, sconvolta, di cosa fosse realmente successo, se tutti avessero
visto e udito la stessa cosa, se fosse stato davvero tutto vero... molti
altri invece hanno iniziato ad affollare gli stand a caccia di Cd e shirt. Ma la frittata si è compiuta quando i nostri eroi si sono resi
disponibili a firmare gli autografi... il risultato? Solo un terzo
(forse meno) delle persone prima presenti ha seguito con attenzione
questa esibizione, me incluso. Da quel poco di lucidità donatagli mi è
sembrata un'ottima prestazione, bravissimo il nuovo cantante, ottimo il
suono, esibizione impeccabile, ma purtroppo per loro prima era successo
l'imponderabile, e loro ne hanno pagato le conseguenze.
(V.)
ILLUMINANDI:
Bisogna
ammetterlo: la fine si avvicina e siamo tutti stanchissimi, soprattutto
dopo che il concerto dei Virgin ci ha tolto tutte le residue
energie.
La
spossatezza sembra aver quasi preso il definitivo sopravvento,
considerando poi il ritardo della scaletta. L’orologio scocca l’una e
trenta, manca solo un gruppo all’appello, i polacchi Illuminandi.
Appena saliti sul palco la mia attenzione è richiamata
dalla
violoncellista e dalla violinista, acclamate ad apprezzate a gran voce
dal pubblico... semplicemente grandiose! Grande prova di Ian, voce pulita
e chitarra, e di Rajmund Jelen, che con i suoi growl e scream ha
scaldato l’ambiente. Tutti i ragazzi scrollata via la stanchezza fin qui
accumulata si scatenano come non mai finora: headbanging e pogo a non
finire. Il gruppo che alterna parti folk al melodic death, si esibisce
portando in scena l’intera loro ultima fatica, l’ottimo "Illumina
Tenebras Meas", alternandolo con brani tratti da "The Beginning...".
Sicuramente una delle migliori performance di questa incredibile e
indimenticabile due-giorni.
(I.R.)
Eventi correlati
Pastor Bob Beeman, un mito, un uomo di grande carisma tra i
metallari cristiani. C’era anche lui all’Elements of Rock. D’altronde
come avrebbe potuto mancare? Come avremmo fatto senza il suo contagioso
sorriso, senza la sua saggezza e conoscenza della Parola di Dio? Per chi
non lo conoscesse, Pastor Bob, è un uomo che ha deciso di servire a
tempo pieno Gesù Cristo tramite il ministerio della Sanctuary
International (www.sanctuaryinternational.com) che promuove il rock e il metal in ambito cristiano. Il sabato e la domenica mattina del festival, dopo il
worship, ha portato la Parola tra il pubblico. E' importante premettere
che Bob non ha mai
avuto nessuna intenzione di fare del proselitismo
religioso. Non ha mai parlato di religione, ma da sempre parla di un
cambiamento che l’uomo deve fare. Questo cambiamento consiste nel vivere
una vita di fede in Gesù Cristo seguendo ciò che dice la Bibbia. Questo
è infatti ciò che ne è emerso dalle sue due prediche. Nella prima, in
particolare ha voluto evidenziare la potenza di Gesù Cristo, che
resuscitò Lazzaro e soprattutto sconfisse la morte tre giorni dopo la
crocifissione, dopo essersi caricato sulle proprie spalle il peso di
tutti i peccati dell’umanità, passati, presenti e futuri. Nella seconda
predica, prettamente collegata alla prima, dopo aver fatto un discorso
sulla fede in generale, ha voluto evidenziare come l’uomo debba aver
fede solo in Gesù, concentrandosi su di Lui e non sui peccati. Più
l’uomo pensa a non peccare, più peccherà. L’uomo deve puntare il suo
sguardo solo a Gesù Cristo, che allontana i peccati da noi come lontano
è l’oriente dall’occidente. Cristo ci libera dalla schiavitù del
peccato! Siamo pronti ad accettarLo nel nostro cuore come salvatore
della nostra vita? Che Dio benedica Pastor Bob e il suo ministerio!
(D.F.)
Un interessante (almeno potenzialmente,
vedremo il perchè) talk si è tenuto nella mattinata di sabato, a seguito
del worship. La fiumana di maglie nere, borchie e capelli lunghi,
passando per un centro commerciale - tra il simpatico incuriosito
stupore dei presenti - si è diretta all'interno di una chiesa evangelica
dove si era organizzato
un incontro di approfondimento: un paio di
membri degli Admonish, il chitarrista dei Sacrificium e
quello dei Frosthardr presente per via dello stand di Nordic
Mission, il cantante dei My Silent Wake, il patron della MCM e
pastor Bob si sono messi a disposizione per rispondere ad alcune
domande...tutto molto bello, ma il problema erano proprio le domande
stesse, banali, a volte persino imbarazzanti da parte del "conduttore"
del dibattito, oltretutto in seria difficoltà nella fedeltà della
traduzione dal tedesco all'inglese e viceversa, preso in giro non poco
dai protagonisti, che comunque riescono a donare, nonostante tutto, qualche
bella testimonianza. Glissiamo sulla quaestio epocale posta da un
giornalista non metallaro (almeno spero, una cosa tipo: "Quale sarà il
futuro del metal?"...gelo in aula...), gli spunti migliori sono emersi
dai christian metallers astanti che hanno avuto il coraggio di esporsi;
interessante la domanda di un ragazzo tedesco: "perchè prima gli album
delle christian band erano molto più esplicitamente cristiani mentre ora
nei testi la fede viene un po' mascherata?"; critica non troppo celata
questa ad alcune label e band che per sfondare nel mercato secular
mettono un po' da parte Cristo a favore di elaborate quanto
incomprensibili metafore. Risponde saggiamente pastor Bob sottolineando
come in tutto l'underground scevro da logiche di guadagno la
testimonianza resti predicatoria e senza compromessi di comodo col
mondo; tra le altre risposte il patron della MCM fa notare come molti
fans in Usa vadano a vedere subito quante volte viene citato il nome
Jesus nei testi, e come questo approccio sia ugualmente sbagliato. Ci
sarebbe molto altro da riferire in merito al dibattito ma si farebbe
troppo lunga: diciamo che è
stato un buon confronto anche se rimane l'amaro in bocca dato che sarebbe
potuto risultare molto più costruttivo per tutti se preparato con
maggior cura e
competenza. Usciti di lì il gruppone si fraziona: si poteva scegliere
tra un seminario tenuto da pastor Bob e
Jim Laverde (Barren Cross) sulle
origini del white metal, oppure andare da tutt'altra parte a seguire
quello degli Admonish. Molti però data la lunga camminata sotto
una canicola priva di senso dell'umorismo han propeso per la terza via,
il verde parchetto dal fiabesco fiumicello. Noi eravamo tra questi
ultimi... (V.)
Conclusione
Organizzazione svizzero-tedesca, quindi
necessariamente meticolosa e puntuale, e così ovviamente è stato: anche questa
edizione del festival si è rivelata un gran successo. Ottima acustica,
stand fornitissimi e dai prezzi modici, numeroso personale addetto,
ambiente eccezionale. Le band sono state fantastiche sul palco e ultra
disponibili in fase di backstage, così come fantastica è stata la
passione dello scatenato pubblico, direi quantificabile forse sulle
ottocento unità, anche se solo abbozzare una stima senza dati
verificabili è un
azzardo data la fluidità della presenza in sala, ma è tanto per dare un'idea. Christian metal festival nascono e
muoiono in continuazione, anche in Europa, ma qui siamo alla quarta
edizione con tanta voglia di sfondare e fare sempre meglio. Attualmente
già un evento di riferimento, in futuro forse il piccolo Wacken
cristiano. L'anno venturo se ne avete la possibilità non commettete il "peccato di omissione" di perdervelo di nuovo,
un'esperienza che vi
accrescerà anche spiritualmente.
(V.)
Vaake - Ilaria Ricci - Daniele Fuligno
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