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"Elements Of Rock 2008"- Live Report
Quello che è ormai il festival evento per i
christian metal heads del cuore del Vecchio Continente giunge,
sempre ad Uster e sempre nel mese di aprile, alla
sua quinta edizione. Ci si sarebbe potuti
attendere una line-up persino esagerata per la celebrazione del primo
lustro di questa ammaliante creatura, anche
considerando il fatto che negli anni il bill
presentato è stato una ininterrotta escalation di monicker.
Tuttavia, tra
una qual certa diffusa sorpresa, non è stato così, anzi, tutt’altro:
un malcelato senso di delusione serpeggiava all'annuncio di (quasi) ogni
nuovo nome, in quei lunghi mesi preparatori della tre giorni elvetica. I
Seventh Avenue - comeback per giunta - non si discutevano di certo,
ma se i secondi big erano i Drottnar - idem, e con un solo vero album
all’attivo - e i terzi i Deuteronomium - freschi di
reunion dopo lo split del 2001 - be', senza
nulla togliere a nessuno ma il confronto con
gli anni passati risultava ben poco clemente, nonostante poi presenze
di gruppi emergenti senz’altro accattivanti, quali i nostrani
Metatrone e gli olandesi Docile, quest’ultimi chiamati in
extremis in sostituzione della defezione - causa impasse organizzativa -
dei deathster Obed. Premesse quantomeno claudicanti dunque, alla prova
dei fatti tuttavia completamente smentite.
(V.M.)
Prima Serata
ARCANE LEGION: Ad inaugurare l’Elements Of Rock 2008 ci
sono i "t.b.a."; non un combo punkettoso
come tal acronimo lascerebbe
sinistramente sospettare, ma semplicemente il "to be announced" della
guida
ufficiale, stampata mentre la puntualissima organizzazione era
ancora indaffarata
per la sostituzione
degli
impossibilitati Vindex, causa malore e ricovero di un membro della band. Il
"t.b.a."
sono risultati infine i giovani Arcane Legion, quartetto heavy teutonico
dal sound epigono di – in versione ampiamente depauperata da talento
e maturità artistica – Iron Maiden ed Hammerfall, ancora a secco di release, ma che tutto
sommato ha tenuto la scena, strumentalmente per lo più, perché la voce
del volenteroso Malte, anche chitarrista, è apparsa senza appello
in modo abbondante sotto il par per il genere. Comunque i tedeschi non sono
dispiaciuti, e così questo ancora poco inquadrabile festival è iniziato
con una hall già densa di christian metallers e di ghiacciate
deliziose bionde Feldschlösschen alla spina.
(V.M.)
DBEALITY: Non conoscevo David Benson prima dell'Elements
of Rock. La sua prestazione sul palco ha impressionato non solo me ad
ogni modo!
Il suo stile
canoro ricalca (e secondo alcuni copia
esplicitamente) la grande voce dell'heavy-hard rock, Ozzy "The Prince of
Darkness" Osbourne! E c'è da dire
che il risultato non è per niente
male, sopratutto
se alle spalle del voluminoso cantante ci sono due
musicisti
del calibro di CJ Grimmark e
Andreas Olsson (rispettivamente chitarrista e bassista dei Narnia) in
grado di sfornare
dai propri strumenti non solo i riff da power metal a
cui in genere si è abituati, ma anche veri e propri pezzi da old-school
of rock con discreti assoli e tutto il resto. Due pollici ben bene in
alto per la band del South Carolina che, a parte i gusti, ha saputo
fornire una voce un po' fuori dal coro rispetto ai restanti gruppi della
band list del festival.
(A.C.)
DROTTNAR:
Gli amanti dell’estremo erano qui soprattutto per loro, loro che questo
palco lo avevano
già calcato nel
2004, presentando al
tempo che fu, in una fascinosissima tenuta industrial, i brani
dell’ottimo unblack Ep "Anamorphosis".
Stavolta tornano forti di un full-length, l’extreme
progressivo "Welterwerk",
acchitati in divisa militare (che sia di Soviet non ha
alcuna rilevanza, dato che la divisa in senso ampio simboleggia il loro
essere "soldati di Cristo" – così ci han dichiarato nel backstage), con
megafono e sirene branditi dallo scatenato screamer
Sven-Erik
Lind.
Luci sempre
basse, i vari pezzi sono eseguiti chirurgicamente e vengono interpretati con
passione, ma pagano anche in sede live lo stesso scotto della versione
Cd, ossia stufano presto, essendo tutti estremamente simili tra loro nel
songwriting. A
scindere il filo continuo di "Welterwerk" è posto un buon brano black riarrangiato di
"Spiritual Battle", Cd raccolta del 2000 dei primi due
demo della band.
Come è
risultata contraddittoria la loro ultima fatica studio, così – anzi,
direi: di conseguenza – lo è stato il loro show dell’EoR ’08: tutto
tecnicamente perfetto, simpatici i vari effetti militareschi,
straripante carica, ma il
succitato songwriting è ridondante, cattura subito l’attenzione ma riproposto
per quaranta minuti perde moltissima efficacia. Tuttavia il molto
pubblico presente in sala pare aver gradito, ad incessanti spire di
headbanging, l’esibizione dei norvegesi.
(V.M.)
KREYSON: Dopo i blackster Drottnar, si torna ad
ascoltare un po' sano hard & heavy old school. Salgono infatti sul palco
i cechi Kreyson, una band storica
con quasi vent’anni di esperienza alle spalle.
Subito si raccoglie sotto il palco un nutrito numero di fans dalla
Repubblica Ceca con tanto di teli con su il logo dei Kreyson, pronti a
cantare e festeggiare insieme con l’immancabile birra in mano. Sebbene
il singer Ladislav Křížek sembri un po' invecchiato e con qualche
capello in meno rispetto ai primi anni, la sua esibizione è formidabile,
perennemente concentrato, attento a non sbagliare nulla, e malgrado il
più delle volte resti fermo, il suo volto e i suoi pochi movimenti
trasmettono lo stesso molta energia, sia alla band che al pubblico.
Vengono proposti diversi brani sia in inglese e sia in lingua madre. Davvero un’ottima prova dal vivo,
ma non avevamo dubbi, i Kreyson sono
ormai dei veterani. E poi a fine esibizione, una bel brindisi con i fans
cechi!
(D.F.)
EXAUDI: Gli Exaudi, gruppo gothic-doom, sono gli
ultimi ad esibirsi
nella prima giornata del festival.
I ragazzi
provenienti da Dresda, che hanno all’attivo due demo (l’ultimo dei quali
risalente al lontano 2003)
si fanno attendere un po' prima di iniziare a
suonare, tanta è la cura
che riservano all’ottimizzazione del suono, e
non solo. Ogni cosa è infatti curata in ogni minimo dettaglio, come le
candele accese davanti
al palco che contribuiscono a creare un’atmosfera
del tutto particolare. L’attesa sale, ed eccoli finalmente entrare: il
tastierista e il bassista vestono
dei sai bianchi, il colpo d’occhio è notevole,
seguiti dalla bravissima violinista e dal cantante, vestito con una
tunica nera. Ci addentriamo quindi nel loro sound, così intenso, sacrale
e funereo che non disdegna però passaggi più tirati tipicamente black
grazie soprattutto a dei notevoli passaggi tastieristici. Ottima
anche l’alternanza tra il gutturale e opprimente growl e lo scream del
tastierista. Non si può che essere soddisfatti della loro esibizione,
speriamo di risentirli al più presto con un nuovo lavoro.
(I.R.)
Seconda Serata
MORGARTEN:
Apre alle 17, con svizzera puntualità, la seconda serata del festival, e
ad inaugurarla sono gli sconosciuti francosvizzeri Morgarten.
Giovanissimi
- appena ventenni - nessuna release per loro, una solo
traccia mal registrata sul MySpace.
Presupposti questi da
"non ti curar
di lor ma guarda (e odi) e passa", anche considerata la lunga serata che ci
attende: ma invece con non poco stupore mi ritrovo ad assegnare la palma
di
rivelazione dell’EoR ’08 proprio al quintetto da
Neuchâtel!
Ad assoluta differenza del brano del MySpace, in sede live il
bilanciamento dei suoni è perfetto, e perfetta è anche
l’esecuzione.
L’intensità emanata dai brani proposti convince senza riserve, complice
anche un fascinosa
attitudine in pieno stile black/folk; chiaramente i
nostri mutuano abbondantemente da Eluveitie e Slechtvalk, ma
personalizzano con grande talento: il sound è originale (nel senso di
non clonato) ed incisivo, sia nelle partiture blastbeats e zanzarone
che nelle ampie aperture melodiche epicofolkeggianti. Senza alcuna
sbavatura ha ben graffiato lo screaming dell’anche chitarrista
Pierric, una vera chicca la spadona piantata su un tralcio di
tronco a formare una troneggiante croce! Band che mi ha davvero
strabiliato, e di cui non vedo l’ora esca qualcosa. I Morgarten con
questa prestazione si scoprono in tutta la loro reale caratura,
autocandidandosi di conseguenza a divenire tra gli headliner della prossima
generazione della scena unblack mondiale.
(V.M.)
HORATIO: Salgono ora sul palco gli Horatio, gruppo
hardcore/metalcore proveniente dalla Francia, nonché band più giovane
dell'Elements Of Rock. Già durante il sound check la sala si riempie di
un pubblico più giovanile rispetto a quello che era presente nelle
precedenti esibizioni, ma non mancano anche coloro che prediligevano un
tipo di sound differente. Comincia lo show e i ragazzi si lanciano in un
hardcore grezzo e violento che trascina e coinvolge
il pubblico che dopo poco si lancia in un pogo
al quale partecipa anche la componente "giovanile". A dispetto della
loro giovane età gli Horatio sanno tenere molto bene il palco e allo
stesso tempo divertirsi a suonare con tanta passione. I ragazzi suonano
tutte le canzoni del loro Ep "And Now, The Choir...". Particolare
attenzione merita il frontman, una splendida prestazione la sua, sia per
gli ottimi growl sia per il modo di coinvolgere il pubblico. Le uniche
note dolenti vengono dal fatto che mentre il growler sia riuscito ad
adattare benissimo la voce sia nelle partiture hardcore sia in quelle
più metal-oriented, la batteria è rimasta sempre palesemente hardcore,
risultando decisamente troppo ripetitiva (anche per l'assenza del doppio
pedale) negli arrangiamenti metalcore, che comunque tutto sommato sono
piaciuti ad una larga fetta del pubblico, che ringraziava con un
selvaggio headbanging.
(F.P.)
DOCILE: Terminati gli Horatio facciamo riposare un po'
il collo prima dell'arrivo dei Docile. A giudicare dal nome e dalla
scritta "LOVE" sulle magliette, qualcuno potrebbe
pensare che non siano
poi così violenti, ma basta vedere l'ingresso del growler (un vero vichingo con barba e capelli lunghi) per capire che le apparenze
ingannano. Sound
pulitissimo e preciso, i riff violenti e
azzeccati e voce gutturale profonda sono la
miscela che rende la
performance dei Docile veramente esplosiva. Il gruppo apre con canzoni
di stampo death melodico ma dopo due tracce si passa a mera violenza
deathcore che, grazie anche alle esortazioni del growler,
lancia il
pubblico in un pogo violentissimo; questo esalta ancor di più i Docile
che continuano a dare delle prestazioni stupende sul palco, mentre giù
nelle prime file la folla è in delirio, incitata anche dal growler che
sfoggia un furioso headbanging durante gli intermezzi strumentali. Anche
gli altri membri del gruppo sfoggiano sapienza tecnica e passione, dal
batterista che non smette nemmeno per un attimo di mitragliare con fill
velocissimi, al chitarrista solista che esegue assoli fantastici. Insomma
davvero una bella prestazione e ottima anche la scelta di metterli tra
le prime band della giornata per permettere a tutti di seguirli con la
massima attenzione senza farsi sopraffare dalla stanchezza.
(F.P.)
METATRONE: I partecipanti all'Elements of Rock di
WhiteMetal si sono trovati d'accordo (quasi unanimemente) sul fatto che
il gruppo di Catania sia stata una delle rivelazioni del festival.
Questo
a mio avviso è dovuto in prima battuta alla
conoscenza che abbiamo fatto di loro fuori dal palco. I Metatrone si
sono dimostrate persone eccezionali, di una straordinaria cortesia e di
brillante umanità. Durante il seminario sull'amicizia hanno raccontato
la loro storia (in particolare quella di Davide Bruno, il tastierista,
che, dopo la sua conversione avvenuta qualche tempo fa, verrà ordinato
sacerdote tra poco più di un anno) e in quell'occasione tra noi si è
davvero stretto un legame (un'amicizia appunto!) che (credo di parlare a
nome di tutti) speriamo si mantenga sempre vivo e fresco. In seconda
battuta, ma non per
questo un fattore meno importante, è stata
l'incredibile performance live della serata di sabato 26 a far
risplendere le incredibili qualità dei Metatrone che hanno dimostrato di
saper tenere il palco e di esaltare le folle di qualsiasi denominazione
cristiana! Dei 9 pezzi suonati (nell'ordine: War is pain, The best
way, Veni Creator Spiritus, Mirror city train, The song begins, One in a
million, Free and forever, Salva l'anima, The Rock), tutti tratti
dall'album "The Powerful Hand" tranne l'inedita
Salva l'anima, possiamo dire che abbiano tutti centrato il
bersaglio! Sotto il palco quasi sempre
si
è generato un pogo frenetico,
i cori e gli incitamenti piovevano
a catinelle e alcuni ragazzi tedeschi
si mettevano a gridare formule in latino! (quest'ultima non si sa se
fosse una presa in giro o un complimento ma ad ogni modo manteniamo la
buona
fede!). Considerato poi il quantitativo di gente accorsa a
sentirli non possiamo far altro che essere orgogliosi del risultato
ottenuto del gruppo rappresentativo della madrepatria! Dopo uno
spettacolo così non si può fare altro che attendere impazienti la
prossima produzione studio che si vocifera sarà anche in spagnolo oltre
che in inglese e italiano. Aspettiamo inoltre conferme della presenza
dei Metatrone alla GMG '08 a Sydney in Australia e nel mentre facciamo a
loro le nostre più sentite benedizioni per il loro progetto.
(A.C.)
THY
BLEEDING SKIES: Subito dopo la strabiliante ed eccezionale
esibizione dei nostrani Metatrone, è toccato ai tedeschi Thy Bleeding
Skies scaldare il palco dell’Elements of Rock con il loro death melodico
infarcito da riff molto thrash oriented. Ancor prima che la band fosse
sul palco, ritornava in mente l’esibizione dei
Sacrificium nell’edizione del 2007. Questo perché il cantante delle due
band è lo stesso (Claudio Enzler), ma soprattutto perché l’anno scorso
l’esibizione dei Sacrificium fu furiosamente trascinante. Tra il
pubblico ci si chiedeva se anche l’esibizione dei Thy Bleeding Skies
sarebbe stata simile. E tutto sommato ci siamo andati vicino! Lasciata
da parte la venatura più melodica, sul palco anche loro sono stati
brutali e trascinanti, Claudio non stava fermo un attimo (quasi come il
cantante dei Drottnar la sera precedente) incitando il pubblico ad un
headbanging selvaggio soprattutto nelle prime file. Esibizione
apprezzata da molti dei presenti al festival, anche se diversi fan dei
Seventh Avenue (headliner di questa edizione), non vedevano l’ora che i
Thy Bleeding Skies finissero per assistere invece allo spettacolo dei
loro beniamini.
(D.F.)
SEVENTH AVENUE: Finalmente! L’attesa si era fatta ormai
snervante, molti tra i presenti al festival non aspettavano altro se non
di assistere al concerto dei Seventh Avenue. Ancor prima che iniziassero a suonare, i fans più sfegatati prendevano posto
in prima fila proprio sotto il palco e i
ragazzi con la t-shirt di "Terium", l’ultimo album della band, erano
numerosissimi. La tensione saliva, il sound-check pareva interminabile… e
poi, finalmente buio in sala, i Seventh Avenue danno le spalle al
pubblico, e in sottofondo si sente l’intro Under the surface per
creare la giusta atmosfera e cominciare quindi con i pezzi del nuovo
album come Crown in the dark e Terium. Energia allo stato
puro, Herbie e compagni, abbandonata
l’atmosfera solenne dell’intro, si
lasciano andare continuando a rincorrersi sul palco e a cercare
contatti
con il pubblico sporgendosi completamente in avanti. E il pubblico come
risposta intona cori e potenti coreografie di headbanging mentre i fans
sotto il palco perdevano la voce per cantare insieme ad Herbie. Ma
questo è ancora nulla. Il culmine viene raggiunto quando viene proposta
Infinite King, ed ecco che Herbie
coinvolge tutti i presenti dell’Elements of Rock, dal primo all’ultimo,
ad urlare a squarciagola
l’inizio del refrain, una volta, due volte,
tre, poi quattro, innumerevoli volte, aumentando sempre di più il volume
come se volesse far cadere i muri del locale. Semplicemente strabiliante
ed emozionante, e da quel momento in poi l’esibizione è migliorata
sempre di più anche se sembra quasi impossibile da descrivere. Davvero
una prestazione superlativa da parte di tutta la band. Impeccabili sotto
ogni aspetto, Herbie con i suoi acuti e in tutti gli assoli, Flo nelle
sue velocissime impalcature ritmiche, Markus con i suoi giri di basso,
il furioso Mike alla batteria e infine il terzo chitarrista turnista in
questo concerto, precisissimo in tutti i brani. Durata dell’esibizione,
un’ora e un quarto, ma tanti volevano ancora sentire il potentissimo e
grintoso power dei Seventh Avenue. Complimenti, ruolo da headliner
eseguito alla perfezione.
(D.F.)
DEUTERONOMIUM: Sarò sincero: "Street Corner Queen" non
mi aveva entusiasmato per nulla. L'album mi sembrava troppo differente
da traccia a traccia e molto
frammentario. Questa impressione è stata
spazzata
via non appena
ho sentito i
Deuteronomium suonare dal vivo!
Compatti, pesanti, esplosivi e incredibilmente trascinanti!
Forse questa differenza è dovuta al recente
comeback della band che si era divisa nel 2001 ed è tornata poi assieme
nel 2006. Ad ogni modo Miika Partala, cantante e chitarrista della band,
ha affascinato tutti quanti per la sua potenza vocale, il suo carisma e
il suo largo sorriso che risultava stranamente adatto malgrado sia un
death singer. A quanto pare lui assieme a noi si godeva parecchio
l'incredibile atmosfera del festival! Durante la performance sono stati
eseguiti due brani inediti che appariranno sul nuovo album, in commercio
a partire dall'estate. Non sono mancati invece grandi classici come Spell
of hell, Northern praise e Crosshope. Aspettiamo
con ansia la nuova opera del gruppo finlandese nella speranza che in
essa trasudi maggiormente quell'incredibile carica, potenza e solidità
della quale siamo stati testimoni in quel grandioso week end.
(A.C.)
MONOBLOCK: A
chiudere questa
intensissima due
giorni sono
i Monoblock,
gruppo gothic tedesco che
ha all’attivo ben quattro full-length.
Ascoltando le tracce
presenti sul MySpace, mi sarei aspettata veramente
qualcosa di più. Sarà stato forse per l’ora tarda, erano oramai le 2 di
notte e dopo otto ore di festival di fila eravamo tutti un po' stanchi,
resta però il fatto che mi sono sembrati davvero troppo confusionari. La
voce di Stefanie era poco incisiva e il dimenarsi dell’altro cantante
strideva abbastanza con la musica da loro proposta. Rimandati alla
prossima. Peccato però, questo bel festival avrebbe forse meritato una
conclusione migliore, in un altro stile sicuramente.
(I.R.)
Eventi Correlati
Anche quest’anno abbiamo avuto l’immenso
piacere di incontrare nuovamente pastor Bob Beeman, come al solito
sempre disponibile e instancabile nel portare la Parola in tutti i
festival come l’Elements of Rock. Affianco a lui, anche Jim La Verde,
bassista
degli storici Barren Cross, ma in questa
occasione nelle vesti di chitarrista acustico e worship leader nella
lode e adorazione
mattutina. Pastor Bob e
Jim sono ormai una coppia
affiatata, e non esagero nel dire che se
l’Elements of Rock è un
festival così eccezionale, gran parte del
merito va a loro. Grazie a Dio
per aver messo nei
loro cuori l’instancabile zelo di annunciare il
messaggio della salvezza solo in Gesù Cristo!
(D.F.)
Tra i vari seminari proposti
dall’organizzazione dell’Elements of Rock, decidiamo di seguire quello
sull’amicizia tenuto dai Metatrone. Davide Bruno, aiutato nella
traduzione in inglese da Stefano Calvagno, ci
ha parlato del suo percorso di fede, di quanto era lontano da Dio e di
come si è avvicinato a Lui, cominciando ad ascoltare la Sua voce. Questo
suo cammino personale, sfociato poi nell’entrata in seminario, ha
inevitabilmente coinvolto il gruppo di
cui faceva parte, ed è grazie a
questo che i Metatrone, sono diventati quello che sono oggi. Sono stati
quindi toccati molti
argomenti, dalla musica, all’amicizia e al rapporto
con
Dio e con chi ci è vicino, seguiti poi
da un
interessante dibattito,
il tutto intramezzato dall’esecuzione di alcuni brani (ad esempio
I colori del sole) in versione acustica cantati dallo stesso Bruno
accompagnato alla chitarra
da Stefano.
(I.R.)
Interessante infine il seminario di chitarra
elettrica tenuto dai Seventh Avenue, in particolare da Herbie e il
chitarrista turnista. Proprio quest’ultimo
ha preso in mano la situazione fornendo
consigli ai presenti, riguardanti ad esempio la posizione corretta delle
mani, oppure l’inclinazione migliore del plettro rispetto alle corde
durante gli assoli e tanti altri preziosi suggerimenti. Oltre a tutto
ciò i due chitarristi ci hanno deliziato suonando alcuni pezzi tratti
dall’ultimo album, cadendo però nel pallone quando è stata proposta
Tale of the forgotten dreams, brano del 2003 di "Between The Worlds",
suonato infine alla perfezione da uno dei presenti (il nostro Francesco
"demonicida"!). Per concludere, bellissima l’atmosfera che si è respirata
in quelle due orette scarse, sempre caratterizzata da un dialogo molto
aperto con i due chitarristi, che con molta semplicità e disponibilità
hanno accontentato le richieste dei partecipanti al seminario.
(D.F.)
Conclusione
Tra
abbandoni, chiamate dell’ultima ora e line-up complessiva non
certo altisonante - anzi, direi quanto a background forse la più modesta della storia del festival -
ammetto si era partiti per la Svizzera senza l’adrenalina dello scorso anno. Se
tendenzialmente circoscritte erano le aspettative, tuttavia poi questo
pregiudiziale scetticismo si è dissolto come nebbia al vento alla prova
del palco, dal quale quasi tutti i 13 act hanno infiammato un pubblico
già di per sé incandescente, oltre che sorprendentemente numeroso date le premesse
(a tal proposito: non si è raggiunta forse la cifra della scorsa
edizione, ma direi che non la si guarda poi da così lontano. Molto
incoraggiante inoltre la folta presenza di nuove, giovanissime e
scatenate leve). L'EoR
in definitiva si è rivelato ancora un gran successo, trascinato in ciò
però grazie ad alcune prestazioni superlative quanto inattese che hanno
incendiato la hall. Sperando che il sogno del "Wacken cristiano" non
tracolli in utopia, nel frattempo complimentoni alla lungimiranza
dell'organizzazione, che con molti meno soldi dellle edizioni passate è
riuscita ad ottenere sostanzialmente lo stesso successo.
(V.M.)
Valerio Mei - Ilaria Ricci -
Daniele Fuligno
Francesco Pellegrino - Andrea Ciceri
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