Italian Christian Metal Website  -  Il sito italiano dedicato al Metallo Cristiano

Menu

 
 
 

11/6/2009

 

"Elements Of Rock 2009"- Live Report

 

La scorsa edizione dell'imponente christian festival della tedescofona provincia zurighese fu abbastanza carente a livello di moniker proposti, sebbene poi il risultato complessivo si sia rivelato più che soddisfacente. Quest'anno la direzione è corsa ai ripari, assemblando una line-up di intrigante fascino, alla quale i christian metal heads del continente (ma non solo) hanno risposto presente: e Line-upla presenza in questa tornata dell'EoR è stata in effetti corposa, forse persino maggiore dell'edizione del 2007, quella troneggiata dai Virgin Black, show che resterà nell'immaginario dei più che gremivano la hall, un evento irripetibile. Nessuna defezione dell'ultima ora, a parte quella dolorosa e tuttavia annunciata con largo anticipo dei Crimson Moonlight, peraltro egregiamente sostituiti dagli Shadows Of Paragon, ma stranamente qualche problema organizzativo, con un ritardo nella risposta alle email e nella verifica del pagamento dei biglietti che ha creato un certo malumore, pecca che non fa troppo onore alla proverbiale puntualità svizzera; tutta la modalità di acquisto e pagamento dei ticket probabilmente andrà resa più snella e immediata in futuro, allineandosi così agli altri grandi metal festival europei. Per il resto la macchina organizzativa è stra-rodata e anche in questa edizione si mostra perfetta, sicché la due giorni (in realtà tre, ma nella serata del giovedì non c'erano band, e non c'eravamo neppure noi) fila via liscia senza intoppi o ritardi di sorta. La novità principale del 2009 è stata lo slittamento dell'evento di un mese, ed il caldo si è fatto sentire, tuttavia a fine concerto è stato annunciato che l'edizione 2010 tornerà nel consueto e più mite mese di aprile. (V.)

Prima Serata

DISOBEDIENCE: La band svizzera si è presentata sulle scene dell'Elements of Rock lasciandomi inizialmente un poco interdetto. Il sound proposto era decisamente un po' caotico e Disobediencedifficilmente classificabile. I primi brani proposti davano l'idea di una "pastiche" musicale non molto ben riuscita. Tuttavia questa impressione è andata scemando mano a mano che la performance del gruppo procedeva. Lentamente, nel marasma, è affiorata una vena accattivante e aggressiva, principalmente espressa dal vocalist del gruppo. Rimane tuttavia da sottolineare le incertezze del lead guitarist che ogni tanto si lasciava andare a uno stile un po' grezzo anche per il genere estremo in cui la band si schiera. Ma, notazioni di stile a parte, i Disobedience hanno mostrato all'Elements trasparenza di messaggio evangelico, e molta energia sul palco. Questi due elementi risollevano di molto qualsiasi mancanza musicale (la fondazione del gruppo risale al 2000 ma diversi problemi nella line-up non hanno permesso un rodaggio come si deve) che comunque, dato la giovane esperienza musicale e un solo Ep alle spalle, possono essere ovviati nel tempo. (A.C.)

DIVIDING LINE: Gli svizzeri Dividing Line sono stati il secondo gruppo a salire sul palco. Devo dire la verità: quando sono entrata in sala ero un Dividing Linepochino scettica, soprattutto per come si presentavano, definendosi "happy dark rock with a touch of gothic". E invece sono stati capaci di fare un concerto ben suonato e coinvolgente con il pubblico che partecipava cantando i loro brani, tra cui su tutti Not in the mood, tratto dal primo Dividing Lineomonimo album. Colpiva soprattutto la presenza scenica del tastierista Matthias Stober, oltre che le sue belle melodie. Bravo il cantante, Reto Frischknecht, che si è allontanato dallo stile baritono utilizzato in diversi brani del primo Cd, proponendo uno stile maggiormente azzeccato e personale, tendente al power. Il gruppo ha proposto molti brani presenti nel nuovo album, "Vanitas", uscito proprio a maggio e disponibile al festival: da quello che ho potuto vedere e apprezzare in sede live c’è stato un discreto miglioramento rispetto al passato, il tutto è da risentire su Cd. (I.R.)

RIFT: Avevo importanti aspettative per questa nuova band teutonica, fin da quando la scoprii, ossia subito dopo l'annuncio della loro presenza al festival. Il sound è tra i miei preferiti, un atmospheric Riftsludge con trame post-metal e qualche riffing core, un po' sullo stile Benea Reach, ma con meno progressività e molto più deep growl che scream. Il sound in questione live rende moltissimo, soprattutto qualora il singer fosse un'autentica furia, come è di certo quello dei Rift, una nostra vecchia conoscenza, ossia Claudio Enzler dei Sacrificium e dei Thy Bleeding Skies, acts presenti alle due scorse edizioni dell'EoR. Dopo Riftaver assistito allo show posso dire che tra i tre progetti questo è il più originale e futuribile. Show davvero stupendo, dove emozionalità e devastazione ritmica si intrecciavano in un pindarico amplesso sonoro, e dove l'adrenalinica e interattiva scenica del singer è stata un superlativo valore aggiunto. Esaltante conferma per me, sorprendente scoperta per molti altri. Alla fine disponibili a prezzi popolari presso il loro stand magliette e canottiere con il nuovo logo, ma anche il loro debut Ep "The Art Of Misleading". Noi di WM.it abbiamo proceduto ad una copiosa incetta di acquisti! (V.) 

VINDEX: La quarta band della giornata sono i Vindex, puro heavy metal direttamente dalla Slovacchia. Durante la loro esibizione sono stati proposti oltre ai loro brani, anche diverse cover, Vindextra cui Metal heart degli Accept che ha suscitato non poco successo tra il pubblico. Grintosi come l'heavy comanda, l'intera band si è comportata egregiamente sul palco. A partire dal singer Luděk Struhař, davvero molto trascinante, fino ad arrivare al batterista Robert Jarský, inarrestabile e incredibilmente simile al ben più noto Mike Portnoy, sia nell'aspetto che nelle movenze. Ma il migliore di tutti è stato senza ombra di dubbio il giovanissimo chitarrista Filip Koluš, un vero guitar hero che nel finale ci ha deliziato per diversi minuti, con assoli ultra veloci dando libero sfogo alla sua tecnica impeccabile, ricca di tapping e sweep tipicamente neoclassical, mandando letteralmente in visibilio in pubblico. Complimenti quindi ai Vindex, è stato un vero piacere vederli finalmente sul palco, dato che l'anno scorso, per un imprevisto, dovettero rinunciare al concerto. (D.F.)

INEVITABLE END: Sono tre le band rimanenti per chiudere questa prima serata, e il terzetto che ci aspetta contiene band di alto livello, da seguire ininterrottamente. Inevitable EndDei restanti tre, i primi sono i brutalissimi e scatenati Inevitable End; il coinvolgimento sotto il palco è ai massimi livelli: nel pubblico formiamo due file di headbanging, e, incitati dagli stessi membri della Inevitable Endband, il pogo accompagna quasi tutte le song. Sul palco i nostri non si fermano un momento, spingendosi e fomentando come pazzi; ad un tratto il chitarrista Marcus "Skagget" Bertilsson arriva persino a salire su una cassa e suona lassù alcuni secondi, acclamato dalla sala gremita. Unica nota dolente che mi permetto di sottolineare è un settaggio del sound non ottimale, poiché nelle prime file riuscire ad ascoltare la perfomance vocale è stato praticamente impossibile, soffocata dall'elevata potenza strumentale. (F.P.)

ILLUMINANDI: Una delle mie grandi attese di questo festival, gli Illuminandi non hanno purtroppo Illuminandidato prova di sé come nei fasti del festival del 2007. Innanzitutto il loro sound check è stato probabilmente il più lungo e il più problematico. Con un'abbondanza di strumenti classici al seguito è certamente una cosa da tenere in conto, è forse da ovviare precedentemente e non poco prima della performance. Ma è possibile che la gestione dei tempi non fosse così lasca vista l'abbondanza delle band in line-up. A questo si sono aggiunti problemi di mixer durante l'esibizione. Problemi che, d'altro canto non vanno sottovalutati: il doppio cantato, tenorile e in growling, necessita di accorgimenti adatti Illuminandia valorizzare i contrasti, e allo stesso tempo ad armonizzare il sound degli strumenti a corda con quelli elettrici. Insomma, concludendo le note tecniche, la musica degli Illuminandi richiede un' "armonia" di gestione tecnica che non è stato possibile ottenere. Voglio chiarire che questa non è un accusa, riporto semplicemente la sensazione di amaro in bocca per un'esibizione che poteva essere certamente migliore! Ma questo non significa che non sia stata gradita dal pubblico che, per la maggior parte, ha dimostrato in più modi l'apprezzamento e l'entusiasmo. Oltretutto va sottolineato la presentazione di due nuove canzoni che, a quanto pare, dovremmo vedere presto all'interno di una nuova produzione, o almeno così ci auguriamo. (A.C.)

MISERATION: L'ora è tarda, Miseratione terminato il concerto degli Illuminandi circa la metà della gente che riempiva la sala decide di uscire, ed i restanti, me compreso, vanno alla ricerca di un posticino per sedersi e riposare almeno qualche minuto. Dopo un rapidissimo sound check, vediamo risalire due non troppo vecchie conoscenze, ovvero il bassista e il chitarrista "Skagget", degli Inevitable End, stavolta con i Miseration, closer band della prima serata. Il vocalist Christian Alvestam comincia ad urlare per fomentare e risvegliare il pubblico intorpidito, e riesce a coinvolgere abbastanza bene i presenti, mentre gli altri incitano furiosi headbanging. Il sound è ottimo e devastante, merito di un'ottima prestazione vocale di Alvestam e di un drummer in grado di tenere il passo con le chitarre, molto più brutal rispetto alla registrazione su disco di "Your Demons, Their Angels". Una chiusura davvero di alto livello, peccato per la stanchezza e l'orario (il concerto termina alcuni minuti dopo le 3!), che avrebbero permesso a molta più gente di parteciparvi con maggiore grinta ed entusiasmo. (F.P.)

Seconda Serata

BLOOD DRIFT: La seconda giornata (il cui inizio è anticipato di un'ora rispetto alla prima) apre con Blood Drifti giovanissimi Blood Drift, penalizzati purtroppo dall'assenza di un chitarrista, assenza che costringe il quartetto a optare per un aumento sensibilmente elevato del volume del basso, così da sostenere il potenziale ritmico della brutal band. Ad annunciare l'inizio del concerto è un'intro melodica e malinconica, durante la quale il gruppo prende posizione sul palco; è ancora pomeriggio inoltrato e la sala è semi deserta, ma non appena i ragazzi ci danno dentro di riff e groove, sotto il palco comincia ad accalcarsi la gente. Il minuto frontman Matthias Soberon, (attivissimo nelle webzine christian metal Firestream.net e JesusMetal.com) preferisce dimenarsi sul palco e urlare a torso nudo, e a ben dire non è certo Blood Driftuna scelta sbagliata, dato che saltando come un forsennato da una parte all'altra e lanciando growl senza mai riprender fiato, dopo le prime track è completamente madido di sudore, come anche i fan sotto di lui, che si dimenano in headbanging e pogo. Non mancano potentissimi intermezzi strumentali, durante i quali Matthias invece di restar senza far nulla per ben due volte preferisce scendere dal palco e dimostrare che poga con la stessa violenza con la quale canta; il sound è lanciatissimo e i ragazzi tengono il palco alla grande, e sebbene la sala non sia pienamente gremita, nessuno può star fermo ascoltando dal vivo queste promettenti macchine da guerra. Nove le track suonate dai nostri, che nonostante tutto sono riusciti a compiere una spettacolare prestazione live. (F.P.)

MORGENROEDE: Li avevo già goduti all'ultimo Nordic Fest di Oslo, li attendevo euforico di nuovo Morgenroedequi in Svizzera, e questo show a mio avviso ha superato l'altro, anche complici un'acustica ed un palco migliori. Come già quello del Nordic, il pubblico dell'EoR ha estremamente apprezzato, e per quanto mi riguarda, ossia per quelli che sono i miei gusti, sono stati proprio loro la best band del festival. Stilistica unblack neoclassical avantgarde di bellezza commovente, i pezzi in faretra sono purtroppo ancora pochi, così i nostri capitanati dall'eccezionale Ronny Hansen (ex Antestor, ed uso l'"ex" dato che, come lui stesso ha rivelato en passant nello Morgenroedeshow, "Antestor is dead...") allungano lo spettacolo con una cover dei Vaakevandring, altra ex band del singer, e per la precisione trattasi dello splendido brano Fall of man, non presente nel loro (leggendario) unico Demo. Spettacolo finito, il pubblico sublimato chiede a gran voce "more!", ma di altro proprio non ne hanno! Concerto breve quanto intenso dunque, e band poi estremamente disponibile in backstage. Unica amarezza, ovvero aspettativa delusa: speravo portassero per l'occasione l'atteso debut Ep, ma come sappiamo qualche mese fa un crash dell'hard disk su cui lavoravano ha vanificato tutte le song ormai mixate - tranne una, Nemesis, uscita come singolo -; per ricominciare da capo ci vuole tempo, ed evidentemente per presentarlo all'EoR non è bastato. (V.)

DARK SKY: Per molti dei ragazzi di WhiteMetal.it che hanno partecipato all'Elements of Rock di quest'anno, i Dark Sky sono stati una vera e propria sorpresa. Se mi permettete di fare per un poco Dark Skyil saccente, posso dirvi che per me non lo è stata. Ho avuto modo di ascoltare diversi loro pezzi, soprattutto dell'ultimo album "Empty Faces" e sapevo a cosa andavo incontro: un'elettrizzante band hard & heavy che sarebbe stata in grado di riportarci direttamente nel cuore degli anni '90! E questo grazie soprattutto al carisma del cantante Frank Breuninger, presente nel progetto dai primi vagiti del lontano 1982, il quale, a mio modesto avviso, è stato probabilmente il miglior mattatore sul palco dell'Elements, dimostrando una capacità di calcare la scena e di tenere il pubblico decisamente notevole. E tutto questo a dispetto del Dark Skysuo taglio di capelli spiccatamente glam! Il fatto che un centinaio di metallari nel 2009 si siano uniti a lui cantando il ritornello di Maniac (la soundtrack del film Flashdance) che risale al lontano 1983 la dice lunga. Questo ci porta a riflettere non solo riguardo al recente revival degli anni '80-'90 anche nell'ambito metal, ma più che altro sulla portata degli influssi della "old school", che alla faccia di ogni detrattore continua a farsi sentire a gran voce. I Dark Sky hanno avuto il grande merito di saperci riportare alle radici, in quegli anni dove tutto è iniziato (basti pensare agli Stryper o ai Whitecross). E hanno avuto anche la bravura di coinvolgere in questo anche generazioni che con quel periodo hanno poco a che fare. In questo modo il testimone passa di mano in mano, e la memoria compie la sua missione: nel ricordo troviamo ispirazione per nuove strade da percorrere. Anche questo è Cristianesimo. (A.C.)

THEOCRACY: Di tutta la due giorni di festival, il concerto dei Theocracy era tra quelli che personalmente Theocracyaspettavo con più ansia, sicura che non mi avrebbero deluso. E in effetti così è stato: un concerto davvero fomentoso in cui non sono stata ferma un attimo. Questo, nonostante delle piccole pecche e imperfezioni da parte del bassista e batterista, che sono state sopperite alla grande dalla carica di Matt Smith: nonostante questa sia stata solo una delle prime volte in sede live del gruppo al completo, Matt ha retto veramente benissimo il palco, coinvolgendo il pubblico ed eseguendo Theocracydei grandissimi acuti. I Theocracy hanno più che altro proposto brani tratti dal secondo album, "Mirror Of Souls", ben sette: hanno aperto con A tower of ashes, proseguito con Martyr, On eagle’s wings, per concludere con Mirror of soul Part III e Absolution day. Dell’incredibile debut hanno riproposto, a mio malincuore, solo la bellissima Mountain: sinceramente mi aspettavo qualche traccia di più da quel capolavoro. Ad ogni modo questa è stata anche un’occasione per ascoltare due nuovi brani che andranno nel prossimo imminente album, che promette davvero molto bene: Nailed e Fairytale. Il palcoscenico svizzero è stato un bel trampolino di lancio per il gruppo che si appresta questo autunno a calcare le scene di diversi festival nel Vecchio Continente. (I.R.)

SEVENTH ANGEL: Erano tornati all’attivo al Nordic Fest (Oslo 2008) dopo una lunghissima pausa durata sedici anni, li abbiamo ritrovati anche in Svizzera per questa edizione dell’Elements Seventh Angelof Rock. Più energici che mai, i Seventh Angel, capitanati sempre dal trascinante Ian Arkley, hanno proposto un concerto pescando brani soprattutto dall’album "Lament For The Weary", ma anche dal nuovo in uscita "The Dust Of Years". Un’esibizione sicuramente ad altissimi livelli, ma dopo tutto c’era da aspettarselo: Ian e compagni sono da sempre una garanzia, e non smentiscono mai. Come si era notato anche ad Oslo, il loro sound si è incattivito (essendo ormai molto ricco di elementi death), cosa che ha esaltato davvero tanto il caloroso pubblico del festival, che si sa, è tendenzialmente orientato verso i generi più estremi. Tra furiosi headbanging e i soliti cori, si conclude anche quest’ottima esibizione, ma i Seventh Angel sono stati grandi anche fuori dal palco. Disponibilissimi con il pubblico, sempre pronti per le foto e due chiacchiere, e anche per assistere ai concerti delle band che hanno suonato dopo di loro. Sono sempre stati grandi e l’hanno dimostrato ancora una volta. (D.F.)

CAGE: Che serata! Dopo nomi di un certo calibro come Theocracy e Seventh Angel, in condizioni normali la nostra fame di metal sarebbe già stata più che soddisfatta. CageMa in realtà mancava ancora la portata principale, quella che il sottoscritto, insieme a gran parte del pubblico, attendeva con impazienza. Mancava all'appello l'esibizione dei Cage, i re del power metal americano, come amano definirsi. E finalmente, dopo lunghi preparativi di messa punto del palco e un sound-check che pareva interminabile, ecco comparire Sean Peak con una lunghissima Cagegiacca di pelle nera, il quale comincia a gasare il pubblico con i suoi potentissimi acuti. Si parte alla grande con Planet crusher, Norm Leggio è un treno inarrestabile alla batteria, il gigantesco Dave "Conan" Garcia sembra voler frantumare la chitarra tra le sue mani, e tutto il resto della band mostra un energia incredibile. Dopo un paio di brani, sia vecchi che nuovi, ecco il cavallo di battaglia: "Do you feel power? Do you want more power? All fear the HELL DESTROYEEEEEER!" E con queste parole di Sean, si scatena l'apoteosi tra il pubblico. Ecco Hell destroyer, la canzone che tutti volevano sentire. E allora eccoci a cantare il refrain a squarciagola e a fare headbanging Cageselvaggio, fomentati da Sean che ci porge il suo microfono. Energia allo stato puro dall'inizio alla fine, anche con altri pezzi come I am the King, Kill the devil, Speed kills e infine Christ hammer, chiesto a gran voce dal pubblico. Un'esibizione fantastica, perfetta in ogni punto, sia per la presenza scenica, sia per gli aspetti tecnici, grazie ad un suono finalmente settato come si deve e per la professionalità di tutti i musicisti che non hanno sbagliato una nota. Forse esagerano (ma neanche troppo) nel proclamarsi American power metal kings, ma fa parte della loro attitudine un po' "tamarra" alla Manowar. Però, sicuramente per me, sono stati comunque i re indiscussi almeno dell'Elements of Rock! (D.F.)

SHADOWS OF PARAGON: Gli unblacksters svedesi Shadows Of Paragon sono una band che amo moltissimo sin dall'omonimo debut Ep del 2004. Di lì diversi anni di disadorno silenzio che Shadows Of Paragonpotevano anche far temere il peggio, ma poi finalmente il gruppo si è rifatto vivo nel 2008 con il super Ep "Fear Of Being Forever Lost", reso in free download a scopo promozionale in vista dell'annunciato full-length "Through The Valley Within", la cui date release però non è stata mai rivelata; sinceramente più di un pensierino di poterlo trovare in anteprima al festival ce l'avevo fatto, ma niente, occorre ancora pazientare, comunque è evidente il ritardo intercorso. Qui all'EoR i nostri suonano come band di chiusura, e nonostante l'ora tarda gli astanti sono piuttosto numerosi, ma purtroppo lo show è letteralmente martoriato da problemi tecnici: sound check complesso, dovendo risettare tutto dopo lo stravolgimento portato dai Cage, l'assemblaggio della batteria dà diversi problemi, ed infatti a fine primo brano un piatto è fuori gioco, e di nuovo i tecnici dell'EoR a lavoro Shadows Of Paragone spettacolo spezzato... Si riprende, e al singer per ben due volte si smonta il microfono, cosa che lo costringe a saltare diverse strofe e a cantare provvisoriamente con quello del chitarrista, che però aveva volumi più bassi; a fare i capricci ci si mettono anche i campionamenti, sicché a fine concerto, richiamati sul palco dal pubblico, fanno sapere di non poter dare di più perché tutto è sostanzialmente fuori controllo. Davvero un peccato, la stilistica ed il climax della loro musica erano spettacolari, così come di grande impatto era la teatralità imbastita dal singer, che si dimenava come un folle dentro una vera camicia di forza, peraltro insanguinata, fino al proclama di metà show: "Christ heals all suffering". Così via l'insania ed i suoi simboli, e la sua gestualità si è fatta molto più composta, senza tuttavia perdere di intensità. Che dire insomma...il tutto è assolutamente da rivedere in condizioni di normalità. (V.)

Eventi Correlati

Immancabile anche quest'anno la coppia pastor Bob Beeman e Jim La Verde con la sua band di praise and worship. E' davvero un immenso piacere vedere ogni anno con quanta passione seguono questo festival, annunciando il Vangelo. Quest'anno il messaggio di pastor Bob, ben equilibrato tra l'edificazione del credente e l'evangelizzazione di chi ancora non ha accettato Gesù come salvatore, ruotava intorno al versetto di 2 Corinzi 5:17 (Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove), ribadendo che come nuove creature, quando accettiamo il sacrificio di Cristo sulla croce, abbiamo la libertà dal peso del peccato. Per quanto riguarda invece Jim La Verde, ha guidato le lodi, con il calore con cui ci ha sempre abituati, proponendo anche nuovi canti, in versione più rock. Ospite della sua band, anche Simé Koch degli Eluveitie. Un sentito ringraziamento a Bob e Jim, per il loro impegno costante nel mondo del white metal. (D.F.)

Conclusione

Siamo giunti così, anche quest’anno, alla conclusione dell'Elements of Rock, il terzo a cui la redazione di WhiteMetal.it ha partecipato. Tirando le somme, questa due giorni non può che essere positiva. Complimenti all’organizzazione che ha messo insieme un’ottima line-up, migliorandosi a mio avviso rispetto all’anno precedente, accontentando alla grande gli amanti del melodico con Theocracy, Dark Sky, Vindex e gli headliner Cage, ma anche gli appassionati di melodie più estreme, con Morgenroede, Shadows Of Paragon (nonostante i tantissimi inconvenienti tecnici), Seventh Angel e soprattutto con i Rift, la vera sorpresa del festival. Buona anche l’affluenza del pubblico, con tantissimi giovani e anche giovanissimi a urlare, handbangeggiare insieme sotto il palco e, cosa ancora più importante, a rendere tutti Gloria a Dio. (I.R.)

Vaake - Ilaria Ricci - Daniele Fuligno
           Francesco Pellegrino - Andrea Ciceri 

 

 

 Best view:  No Firefox!   Optimized:  FONT: Old-English ( —> download Old-English font <—); SCHERMO: 1280x1024   Credit:  Template by Vocinelweb.it