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"Elements Of Rock 2009"- Live Report
La scorsa edizione dell'imponente christian
festival della tedescofona provincia zurighese fu abbastanza carente a
livello di moniker proposti, sebbene poi il risultato complessivo si
sia rivelato più che soddisfacente. Quest'anno
la direzione è corsa ai ripari, assemblando una line-up di intrigante
fascino, alla quale i christian metal heads del continente (ma non solo)
hanno risposto presente: e
la presenza in questa tornata dell'EoR è
stata in effetti corposa, forse persino maggiore dell'edizione del 2007,
quella troneggiata dai Virgin Black, show che resterà
nell'immaginario dei più che gremivano la hall, un evento irripetibile.
Nessuna defezione dell'ultima ora, a parte quella dolorosa e tuttavia
annunciata con largo anticipo dei Crimson Moonlight, peraltro
egregiamente sostituiti dagli Shadows Of Paragon, ma stranamente
qualche problema organizzativo, con un ritardo nella risposta alle email
e nella verifica del pagamento dei biglietti che ha creato un certo
malumore, pecca che non fa troppo onore alla proverbiale puntualità
svizzera; tutta la modalità di acquisto e pagamento dei ticket
probabilmente andrà resa più snella e immediata in futuro, allineandosi
così agli altri grandi metal festival europei. Per il resto la macchina
organizzativa è stra-rodata e anche in questa edizione si mostra
perfetta, sicché la due giorni (in realtà tre, ma nella serata del
giovedì non c'erano band, e non c'eravamo neppure noi) fila via liscia
senza intoppi o ritardi di sorta. La novità principale del 2009 è stata
lo slittamento dell'evento di un mese, ed il caldo si è fatto sentire,
tuttavia a fine concerto è stato annunciato che l'edizione 2010 tornerà
nel consueto e più mite mese di aprile.
(V.M.)
Prima Serata
DISOBEDIENCE: La band svizzera
si è presentata sulle scene dell'Elements of Rock lasciandomi
inizialmente un poco interdetto. Il sound proposto era decisamente un
po' caotico e
difficilmente classificabile. I primi brani proposti
davano l'idea di una "pastiche" musicale
non molto ben riuscita.
Tuttavia questa impressione è andata scemando mano a mano che la
performance del gruppo procedeva. Lentamente, nel marasma, è affiorata
una vena accattivante e aggressiva, principalmente espressa dal vocalist
del gruppo. Rimane tuttavia da sottolineare le incertezze del lead guitarist che ogni tanto si lasciava andare a uno stile un po' grezzo
anche per il genere estremo in cui la band si schiera. Ma, notazioni di
stile a parte, i Disobedience hanno mostrato all'Elements
trasparenza di messaggio evangelico, e molta energia sul palco. Questi
due elementi risollevano di molto qualsiasi mancanza musicale (la
fondazione del gruppo risale al 2000 ma diversi problemi nella line-up
non hanno permesso un rodaggio come si deve) che comunque, dato la
giovane esperienza musicale e un solo Ep alle spalle, possono essere
ovviati nel tempo.
(A.C.)
DIVIDING LINE: Gli svizzeri Dividing Line sono stati
il secondo gruppo a salire sul
palco. Devo dire la verità: quando sono
entrata in sala ero un
pochino scettica, soprattutto
per come si
presentavano, definendosi "happy dark rock with a touch of gothic". E
invece sono stati capaci di fare un concerto ben suonato e
coinvolgente
con il pubblico che
partecipava cantando i loro brani, tra cui su tutti
Not in the mood,
tratto dal primo
omonimo album. Colpiva
soprattutto la presenza
scenica del tastierista Matthias Stober, oltre
che le sue belle melodie. Bravo il cantante, Reto Frischknecht, che si è
allontanato dallo stile baritono utilizzato in diversi brani del primo
Cd, proponendo uno stile maggiormente azzeccato e personale, tendente al
power. Il gruppo ha proposto molti brani presenti nel nuovo album,
"Vanitas", uscito proprio a maggio e disponibile al festival: da quello che ho potuto vedere e
apprezzare in sede live c’è stato un discreto miglioramento rispetto al
passato, il tutto è da risentire su Cd.
(I.R.)
RIFT:
Avevo importanti aspettative per questa nuova band teutonica, fin da
quando la scoprii, ossia
subito dopo
l'annuncio della loro presenza al
festival. Il sound è tra i miei preferiti, un atmospheric
sludge con
trame post-metal e qualche riffing core, un po' sullo stile Benea
Reach, ma con meno progressività e molto più deep growl che scream.
Il sound in questione live
rende moltissimo, soprattutto qualora il
singer fosse un'autentica furia,
come è di certo quello dei Rift,
una nostra vecchia conoscenza, ossia
Claudio Enzler dei Sacrificium
e dei Thy Bleeding Skies,
acts presenti alle due
scorse edizioni
dell'EoR. Dopo
aver assistito allo show posso dire che tra i tre
progetti questo è il più originale e futuribile. Show davvero stupendo,
dove emozionalità e devastazione ritmica si intrecciavano in un
pindarico amplesso sonoro, e dove l'adrenalinica e interattiva scenica
del singer è stata un superlativo valore aggiunto. Esaltante conferma
per me, sorprendente scoperta per molti altri. Alla fine disponibili a
prezzi popolari presso il loro stand magliette e canottiere con il nuovo
logo, ma anche il loro debut Ep "The Art Of Misleading". Noi di WM.it
abbiamo proceduto ad una copiosa incetta di acquisti!
(V.M.)
VINDEX: La quarta band della giornata sono i Vindex,
puro heavy metal direttamente dalla Slovacchia. Durante la loro
esibizione sono stati proposti oltre ai loro brani, anche diverse cover,
tra cui Metal heart degli Accept che ha suscitato non poco
successo tra il pubblico. Grintosi come l'heavy comanda, l'intera band
si è comportata egregiamente sul palco. A partire dal singer Luděk
Struhař, davvero molto trascinante, fino ad arrivare al batterista
Robert Jarský, inarrestabile e incredibilmente simile al ben più noto
Mike Portnoy, sia nell'aspetto che nelle movenze. Ma il migliore di
tutti è stato senza ombra di dubbio il giovanissimo chitarrista Filip
Koluš, un vero guitar hero che nel finale ci ha deliziato per diversi
minuti, con assoli ultra veloci dando libero sfogo alla sua tecnica
impeccabile, ricca di tapping e sweep tipicamente neoclassical, mandando
letteralmente in visibilio in pubblico. Complimenti quindi ai Vindex,
è stato un vero piacere vederli finalmente sul palco, dato che l'anno
scorso, per un imprevisto, dovettero rinunciare al concerto.
(D.F.)
INEVITABLE END: Sono tre le band rimanenti per chiudere questa
prima serata,
e il terzetto che ci aspetta contiene band di alto
livello, da seguire ininterrottamente.
Dei
restanti tre,
i primi sono i brutalissimi
e scatenati
Inevitable
End; il coinvolgimento
sotto
il palco è ai massimi
livelli: nel pubblico
formiamo
due file di
headbanging, e, incitati dagli stessi membri della
band, il pogo
accompagna
quasi tutte le song. Sul palco
i nostri non si fermano un
momento, spingendosi e fomentando come pazzi; ad un tratto il
chitarrista Marcus "Skagget" Bertilsson arriva persino a salire su una
cassa e suona lassù alcuni secondi, acclamato dalla sala gremita. Unica
nota dolente che mi permetto di sottolineare è un settaggio del sound
non ottimale, poiché nelle prime file riuscire ad ascoltare la
perfomance vocale è stato praticamente impossibile, soffocata
dall'elevata potenza strumentale.
(F.P.)
ILLUMINANDI: Una delle mie grandi attese di questo
festival, gli Illuminandi non hanno purtroppo
dato prova di sé
come nei fasti del festival del 2007. Innanzitutto il loro sound check è
stato probabilmente il più lungo e il più problematico. Con
un'abbondanza di strumenti classici al seguito è certamente una cosa da
tenere in conto, è forse da ovviare precedentemente e non poco prima
della performance. Ma è possibile che la gestione dei tempi non fosse
così lasca vista l'abbondanza delle band in line-up. A questo si
sono
aggiunti problemi di mixer durante l'esibizione. Problemi
che, d'altro
canto non vanno sottovalutati: il
doppio cantato,
tenorile e in
growling, necessita di accorgimenti
adatti
a valorizzare i contrasti, e
allo stesso tempo ad armonizzare il
sound degli strumenti a corda con
quelli elettrici. Insomma, concludendo le note tecniche, la musica degli
Illuminandi richiede un' "armonia" di gestione tecnica che non è
stato possibile ottenere. Voglio chiarire che questa non è un accusa,
riporto semplicemente la sensazione di amaro in bocca per un'esibizione
che poteva essere certamente migliore! Ma questo non significa che non
sia stata gradita dal pubblico che, per la maggior parte, ha dimostrato
in più modi l'apprezzamento e l'entusiasmo. Oltretutto va sottolineato
la presentazione di due nuove canzoni che, a quanto pare, dovremmo
vedere presto all'interno di una nuova produzione, o almeno così ci
auguriamo.
(A.C.)
MISERATION: L'ora è tarda,
e terminato il concerto degli
Illuminandi circa la metà della gente che
riempiva la sala
decide
di uscire, ed i restanti, me compreso, vanno alla ricerca di un
posticino per sedersi e riposare almeno qualche minuto. Dopo un
rapidissimo sound check, vediamo risalire due non troppo vecchie
conoscenze, ovvero il bassista e il chitarrista "Skagget", degli
Inevitable End, stavolta con i Miseration, closer band della
prima serata. Il vocalist Christian Alvestam comincia ad urlare per
fomentare e risvegliare il pubblico intorpidito, e riesce a coinvolgere
abbastanza bene i presenti, mentre gli altri incitano furiosi
headbanging. Il sound è ottimo e devastante, merito di un'ottima
prestazione vocale di Alvestam e di un drummer in grado di tenere il
passo con le chitarre, molto più brutal rispetto alla registrazione su
disco di "Your Demons, Their Angels". Una chiusura davvero di alto
livello, peccato per la stanchezza e l'orario (il concerto termina
alcuni minuti dopo le 3!), che avrebbero permesso a molta più gente di
parteciparvi con maggiore grinta ed entusiasmo.
(F.P.)
Seconda Serata
BLOOD DRIFT:
La seconda giornata (il cui inizio è anticipato di un'ora rispetto alla
prima) apre con
i giovanissimi Blood Drift, penalizzati purtroppo
dall'assenza di un chitarrista, assenza che costringe il quartetto a
optare per un aumento sensibilmente elevato del volume del basso, così
da sostenere il potenziale ritmico della brutal band. Ad annunciare
l'inizio del concerto è un'intro melodica e malinconica, durante la
quale il gruppo prende posizione sul palco; è ancora pomeriggio
inoltrato e la sala è semi deserta, ma non appena i ragazzi ci danno
dentro di riff e groove, sotto il palco comincia ad accalcarsi la gente.
Il minuto frontman Matthias Soberon, (attivissimo nelle webzine
christian metal Firestream.net
e
JesusMetal.com) preferisce dimenarsi
sul palco e urlare a torso nudo, e a ben dire non è certo
una scelta
sbagliata, dato che saltando come un
forsennato da una parte all'altra e
lanciando growl senza mai riprender fiato, dopo le prime track è
completamente madido di sudore, come anche i fan sotto di lui, che si
dimenano in headbanging e pogo. Non mancano potentissimi intermezzi
strumentali, durante i quali Matthias invece di restar senza far nulla
per ben due volte preferisce scendere dal palco e dimostrare che poga
con la stessa violenza con la quale canta; il sound è lanciatissimo e i
ragazzi tengono il palco alla grande, e sebbene la sala non sia
pienamente gremita, nessuno può star fermo ascoltando dal vivo queste
promettenti macchine da guerra. Nove le track suonate dai nostri, che
nonostante tutto sono riusciti a compiere una spettacolare prestazione
live.
(F.P.)
MORGENROEDE: Li avevo già goduti all'ultimo Nordic Fest di
Oslo, li attendevo euforico di nuovo
qui in Svizzera, e questo show a
mio avviso ha superato l'altro, anche complici un'acustica ed un palco
migliori. Come già quello del Nordic, il pubblico dell'EoR ha
estremamente apprezzato, e per quanto mi riguarda, ossia per quelli che
sono i miei gusti, sono stati proprio loro la best band del festival.
Stilistica unblack neoclassical avantgarde di bellezza commovente, i
pezzi in faretra sono purtroppo ancora pochi, così i nostri capitanati
dall'eccezionale Ronny Hansen (ex Antestor,
ed uso l'"ex" dato
che, come lui stesso ha rivelato en passant nello
show, "Antestor is
dead...") allungano lo spettacolo con una cover dei Vaakevandring,
altra ex band del singer, e per la precisione trattasi dello splendido
brano Fall of man, non presente nel loro (leggendario) unico
Demo. Spettacolo finito, il pubblico sublimato chiede a gran voce
"more!", ma di altro proprio non ne hanno! Concerto breve quanto intenso
dunque, e band poi estremamente disponibile in backstage. Unica
amarezza, ovvero aspettativa delusa: speravo portassero per l'occasione
l'atteso debut Ep, ma come sappiamo qualche mese fa un crash dell'hard
disk su cui lavoravano ha vanificato tutte le song ormai mixate - tranne
una, Nemesis, uscita come singolo -; per ricominciare da capo ci
vuole tempo, ed evidentemente per presentarlo all'EoR non è bastato.
(V.M.)
DARK SKY: Per molti dei ragazzi di WhiteMetal.it che
hanno partecipato all'Elements of Rock di quest'anno, i Dark Sky
sono stati una vera e propria sorpresa. Se mi permettete di fare per un
poco
il saccente, posso dirvi che per me non lo è stata. Ho avuto modo
di ascoltare diversi loro pezzi, soprattutto dell'ultimo album "Empty
Faces" e sapevo a cosa andavo incontro: un'elettrizzante band hard &
heavy che sarebbe stata in grado di riportarci direttamente nel cuore
degli anni '90! E questo grazie soprattutto al carisma del cantante
Frank Breuninger, presente nel progetto dai primi vagiti del lontano
1982, il quale, a mio modesto avviso, è stato probabilmente il miglior
mattatore sul palco dell'Elements, dimostrando una capacità di calcare
la scena
e di tenere il pubblico decisamente notevole. E tutto questo a
dispetto del
suo taglio di capelli spiccatamente glam! Il fatto che un
centinaio di metallari nel 2009 si siano uniti a lui cantando il
ritornello di Maniac (la soundtrack del film Flashdance) che
risale al lontano 1983 la dice lunga. Questo ci porta a riflettere non
solo riguardo al recente revival degli anni '80-'90 anche nell'ambito
metal, ma più che altro sulla portata degli influssi della "old school",
che alla faccia di ogni detrattore continua a farsi sentire a gran voce.
I Dark Sky hanno avuto il grande merito di saperci riportare alle
radici, in quegli anni dove tutto è iniziato (basti pensare agli
Stryper o ai Whitecross). E hanno avuto anche la bravura di
coinvolgere in questo anche generazioni che con quel periodo hanno poco
a che fare. In questo modo il testimone passa di mano in mano, e la
memoria compie la sua missione: nel ricordo troviamo ispirazione per
nuove strade da percorrere. Anche questo è Cristianesimo.
(A.C.)
THEOCRACY: Di tutta la due giorni di festival, il
concerto dei Theocracy era tra quelli che personalmente
aspettavo
con più ansia, sicura che non mi avrebbero deluso. E in effetti così è
stato: un concerto davvero fomentoso in cui non sono stata ferma un
attimo. Questo, nonostante delle piccole pecche e imperfezioni da parte
del bassista e batterista, che sono state sopperite alla grande dalla
carica di Matt Smith: nonostante questa sia stata solo una delle prime
volte in sede live del gruppo al completo, Matt ha retto veramente
benissimo il palco, coinvolgendo il pubblico ed eseguendo
dei
grandissimi acuti. I Theocracy hanno più che altro proposto brani
tratti dal secondo album, "Mirror Of Souls", ben sette: hanno aperto con
A tower of ashes, proseguito con Martyr, On eagle’s
wings, per concludere con Mirror of soul Part III e
Absolution day. Dell’incredibile debut hanno riproposto, a mio
malincuore, solo la bellissima Mountain: sinceramente mi
aspettavo qualche traccia di più da quel capolavoro. Ad ogni modo questa
è stata anche un’occasione per ascoltare due nuovi brani che andranno
nel prossimo imminente album, che promette davvero molto bene: Nailed
e Fairytale. Il palcoscenico svizzero è stato un bel trampolino
di lancio per il gruppo che si appresta questo autunno a calcare le
scene di diversi festival nel Vecchio Continente.
(I.R.)
SEVENTH ANGEL: Erano tornati all’attivo al Nordic Fest (Oslo
2008) dopo una lunghissima pausa durata sedici anni, li abbiamo
ritrovati anche in Svizzera per questa edizione dell’Elements
of Rock.
Più energici che mai, i Seventh Angel, capitanati sempre dal
trascinante Ian Arkley, hanno proposto un concerto pescando brani
soprattutto dall’album "Lament For The Weary", ma anche dal nuovo in
uscita "The Dust Of Years". Un’esibizione sicuramente ad altissimi
livelli, ma dopo tutto c’era da aspettarselo: Ian e compagni sono da
sempre una garanzia, e non smentiscono mai. Come si era notato anche ad
Oslo, il loro sound si è incattivito (essendo ormai molto ricco di
elementi death), cosa che ha esaltato davvero tanto il caloroso pubblico
del festival, che si sa, è tendenzialmente orientato verso i generi più
estremi. Tra furiosi headbanging e i soliti cori, si conclude anche
quest’ottima esibizione, ma i Seventh Angel sono stati grandi
anche fuori dal palco. Disponibilissimi con il pubblico, sempre pronti
per le foto e due chiacchiere, e anche per assistere ai concerti delle
band che hanno suonato dopo di loro. Sono sempre stati grandi e l’hanno
dimostrato ancora una volta.
(D.F.)
CAGE: Che serata! Dopo nomi di un certo calibro come
Theocracy e Seventh Angel, in condizioni normali la nostra
fame di metal sarebbe già stata più che soddisfatta.
Ma in realtà
mancava ancora la portata principale, quella che il sottoscritto,
insieme a
gran parte del pubblico, attendeva con impazienza. Mancava
all'appello l'esibizione dei Cage, i re del power metal
americano, come amano definirsi. E finalmente, dopo lunghi preparativi
di messa punto del palco e un sound-check che pareva interminabile, ecco
comparire Sean Peak con una lunghissima
giacca di pelle nera, il quale
comincia a gasare il pubblico con i suoi
potentissimi acuti. Si parte
alla grande con Planet crusher, Norm Leggio è un treno
inarrestabile alla batteria, il gigantesco Dave "Conan" Garcia sembra
voler frantumare la chitarra tra le sue mani, e tutto il resto della
band
mostra un energia incredibile. Dopo un paio di brani, sia vecchi
che nuovi, ecco il cavallo di battaglia: "Do you feel power? Do you want
more power? All fear the HELL DESTROYEEEEEER!" E con queste parole di
Sean, si scatena l'apoteosi tra il
pubblico. Ecco Hell destroyer,
la canzone che tutti volevano sentire. E allora eccoci a cantare il
refrain a squarciagola e a fare headbanging
selvaggio, fomentati da Sean
che ci porge il suo microfono. Energia allo stato puro dall'inizio alla
fine, anche con altri pezzi come I am the King, Kill the devil,
Speed kills e infine Christ hammer, chiesto a gran voce
dal pubblico. Un'esibizione fantastica, perfetta in ogni punto, sia per
la presenza scenica, sia per gli aspetti tecnici, grazie ad un suono
finalmente settato come si deve e per la professionalità di tutti i
musicisti che non hanno sbagliato una nota. Forse esagerano (ma neanche
troppo) nel proclamarsi American power metal kings, ma fa parte della
loro attitudine un po' "tamarra" alla Manowar. Però, sicuramente
per me, sono stati comunque i re indiscussi almeno dell'Elements of
Rock!
(D.F.)
SHADOWS OF PARAGON: Gli unblacksters svedesi Shadows Of Paragon
sono una band che amo moltissimo sin dall'omonimo debut Ep del 2004. Di
lì diversi anni di disadorno silenzio che
potevano anche far temere il
peggio, ma poi finalmente il gruppo si è rifatto vivo nel 2008 con il
super Ep "Fear Of Being Forever Lost", reso in free download a scopo
promozionale in vista dell'annunciato full-length "Through The Valley
Within", la cui date release però non è stata mai rivelata; sinceramente
più di un pensierino di poterlo trovare in anteprima al festival ce
l'avevo fatto, ma niente, occorre ancora pazientare, comunque è evidente
il ritardo intercorso. Qui all'EoR i nostri suonano come band di
chiusura, e nonostante l'ora tarda gli astanti sono piuttosto numerosi,
ma purtroppo lo show è letteralmente martoriato da problemi tecnici:
sound check complesso, dovendo risettare tutto dopo lo stravolgimento
portato dai Cage, l'assemblaggio della
batteria dà diversi
problemi, ed infatti a fine primo brano un piatto è fuori gioco, e di
nuovo i tecnici dell'EoR a lavoro
e spettacolo spezzato... Si riprende,
e al singer per ben due volte si smonta il microfono,
cosa che lo costringe a saltare diverse strofe
e a cantare provvisoriamente con quello del chitarrista, che però aveva
volumi più bassi; a fare i capricci ci si mettono anche i campionamenti,
sicché a fine concerto, richiamati sul palco dal pubblico, fanno sapere
di non poter dare di più perché tutto è sostanzialmente fuori controllo.
Davvero un peccato, la stilistica ed il climax della loro musica erano
spettacolari, così come di grande impatto era la teatralità imbastita
dal singer, che si dimenava come un folle dentro una vera camicia di
forza, peraltro insanguinata, fino al proclama di metà show: "Christ
heals all
suffering". Così via l'insania ed i suoi simboli, e la sua gestualità si
è fatta molto più composta, senza tuttavia perdere di intensità. Che
dire insomma...il tutto è assolutamente da rivedere in condizioni di
normalità.
(V.M.)
Eventi Correlati
Immancabile anche quest'anno la coppia pastor
Bob Beeman e Jim La Verde con la sua band di praise
and worship. E'
davvero un immenso piacere vedere ogni anno con quanta passione seguono
questo festival, annunciando il Vangelo. Quest'anno il messaggio di
pastor Bob, ben equilibrato tra l'edificazione del credente e
l'evangelizzazione di chi ancora non ha accettato Gesù come salvatore,
ruotava intorno al versetto di 2 Corinzi 5:17 (Se dunque uno è in
Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco,
sono diventate nuove), ribadendo che come nuove creature, quando
accettiamo il sacrificio di Cristo sulla croce, abbiamo la libertà dal
peso del peccato. Per quanto riguarda invece Jim La Verde, ha guidato le
lodi, con il calore con cui ci ha sempre abituati, proponendo anche
nuovi canti, in versione più rock. Ospite della sua band, anche Simé
Koch degli Eluveitie. Un sentito ringraziamento a Bob e Jim, per
il loro impegno costante nel mondo del white metal.
(D.F.)
Conclusione
Siamo giunti così, anche quest’anno, alla conclusione dell'Elements of
Rock, il terzo a cui la redazione di WhiteMetal.it ha partecipato.
Tirando le somme, questa due giorni non può che essere positiva.
Complimenti all’organizzazione che ha messo insieme un’ottima line-up,
migliorandosi a mio avviso rispetto all’anno precedente, accontentando
alla grande gli amanti del melodico con Theocracy, Dark Sky,
Vindex e gli headliner Cage, ma anche gli appassionati di
melodie più estreme, con Morgenroede, Shadows Of Paragon
(nonostante i tantissimi inconvenienti tecnici), Seventh Angel e
soprattutto con i Rift, la vera sorpresa del festival. Buona
anche l’affluenza del pubblico, con tantissimi giovani e anche
giovanissimi a urlare, handbangeggiare insieme sotto il palco e, cosa
ancora più importante, a rendere tutti Gloria a Dio.
(I.R.)
Valerio Mei - Ilaria Ricci -
Daniele Fuligno
Francesco Pellegrino - Andrea Ciceri
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