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29/5/2010

 

"Elements Of Rock 2010"- Live Report

 

Eyjafjallajökull, un vulcano di cui sicuramente la quasi totalità di noi non conosceva l'esistenza fino al fino al 20 marzo di quest'anno. Un vulcano che con le ceneri delle sue eruzioni ha mandato in tilt il traffico aereo e ha in parte rovinato questa edizione dell'Elements Line-upof Rock. Fino alla vigilia erano dubbie le presenze di due band di grosso calibro, ovvero i norvegesi In Vain e i finlandesi HB. Se i primi sono riusciti a raggiungere la terra elvetica, per i secondi non c'è stato nulla da fare. Chiaramente, non appena giunta questa notizia, un po' di malumore c'è stato. La mancanza degli HB, andava a sommarsi anche all'assenza di Jim La Verde, impegnato in quei giorni a girare come cameraman il nuovo film Transformer 3. Ad abbassare ulteriormente le nostre aspettative, c'è stato anche un piccolo problema organizzativo per quanto riguarda il posto per dormire: non era più disponibile la palestra a cui ci eravamo abituati in questi anni, ma potevamo scegliere tra un tendone di un circo e un'altra palestra di dimensioni decisamente più ridotte. La prima ipotesi è stata scartata quasi subito e si è optato per dormire più scomodi del solito, con a malapena lo spazio per il proprio sacco a pelo, ma comunque con un tetto vero sopra la testa e soprattutto un bagno agibile. Ma di questo EoR 2010 ricorderemo solo questi disagi? Assolutamente no, e leggiamo il perché! (D.F.)

Prima Serata 

SLIPPERY WAY: A sostituire l'assenza degli HB, sono stati chiamati gli Slippery Way, band che abbiamo Slippery Waygià incontrato sullo stesso palco nel 2007. Se l'esibizione di tre anni fa fu piuttosto deludente, quest'anno il nostro trio elvetico se l'è cavata alla grande nell'impresa di aprire le danze di questo festival. Ottimo il loro hard rock scanzonato, ma al tempo stesso trascinante. Divertenti sul palco soprattutto grazie al cantante, che con il suo aspetto alla Jack Black di School of Rock, ha trasmesso subito simpatia. Ottimo modo di iniziare questo EoR. Da evidenziare, rispetto alle passate edizioni, un buon mixaggio fin da subito, senza dover aspettare le esibizioni di altre band per ottenere una pulizia di suono accettabile. (D.F.)

BACK POCKET PROPHET: Band graziata del festival, dovevano essere il penalizzato e sconosciuto gruppo di apertura, e invece si sono ritrovati ad Back Pocket Prophetessere una delle sorprese dell'EoR 2010. La risposta del pubblico è stata notevole rispetto a quelle che erano le aspettative, molta presenza dei fan come entusiasmo e numero. Inizialmente il sound permetteva l'ascolto solo di batteria e voce, ma andando avanti sono stati bilanciati meglio anche basso e chitarra, permettendo di comprendere la bravura tecnica dei due musicisti in questione, nota di merito in particolare per il bassista che si è dimostrato sia scenicamente che musicalmente l'elemento trainante del gruppo, a differenza del singer, che pur trasmettendo molta energia al pubblico lasciava un po' a desiderare sul cantato. L'esibizione avrà sicuramente fatto guadagnare punti alla band sul piano della promozione dei propri lavori. (F.R.)

TIMESWORD: La terza band che ha preso le redini del festival sono stati i progster italiani Timesword. A distanza di un paio di mesi dall'uscita del loro debut "Chains Of Sin" quale occasione Timeswordmigliore di quella di un festival di questo calibro per farsi conoscere in giro, e va detto che se la sono guadagnata tutta; la prestazione è stata davvero notevole, fedeltà assoluta a quello che sentiamo su Cd, e ottima tenuta di palco in primis del Timeswordsinger Mark Pastorino che si è dimostrato molto a suo agio col pubblico. Durante l'esibizione abbiamo potuto sentire tutti i pezzi del disco eccetto A new way, buono il sound in particolare per quel che è riguardato il basso di Luca Prederi, elemento molto presente sul bilanciamento dei volumi, e ciò ha permesso di notare la bravura tecnica dei musicisti che hanno saputo fare il proprio lavoro senza ombra di pecche. Il pubblico è stato molto presente e ha gradito la performance che avrà fatto acquistare punti a noi italiani davanti agli occhi degli svizzeri dell'EoR. (F.R.)

SACRIFICIUM: Indubbiamente, dopo i Mad Max, i Sacrificium sono stati la band che ha attirato più pubblico e scatenato più fervore. La loro proposta musicale d’altro canto si è dimostrata più che efficace anche nelle passate edizioni dell’EoR grazie al loro mix di death metal da vecchia scuola e accattivanti passaggi melodici. Claudio Enzler, il Sacrificiumcantante e leader della band, grazie alla sua personalità magnetica e la sua capacità di saper tenere il palco ha ribattuto lo show della band tedesca verso altezze di gradimento non indifferenti. E ve lo scrive uno che di sicuro non ama il genere proposto dal gruppo, ma che tuttavia non ha potuto fare a meno di godersi uno spettacolo potente e carico di energia. La scaletta ha previsto grandi classici della band tratti dalle storiche produzioni "Cold Black Piece Of Flesh" (2002) e "Escaping the Stupor" (2005). Ma sono stati proposti un paio di nuovi brani che dovrebbero vedere la luce in un prossimo album, in fase di studio e registrazione da marzo 2009. A tutt’oggi però non è dato di sapere quando avremo la fortuna di poterlo ascoltare. Concludendo la prestazione è stata energica e schiettamente, forse brutal-mente, positiva. Se è vero che inizialmente, per chi non è fan del genere, i Sacrificium possano sembrare lineari, un ascolto più attento rivelerà presto la versatilità della band è una profondità inaspettata, messe in luce ancora una volta in questo festival lasciando pochi o nessuno delusi da quanto c’era sul palco. (A.C.)

MAD MAX: Il compito da headliner della giornata di venerdì spetta a pieno diritto ai tedeschi Mad Max. Mad MaxGrande prestazione la loro, a mio parere la migliore tra tutte le band del festival. Hanno riproposto diversi pezzi, calcando un po' tutti i loro album, più un ottima cover degli Stryper (Calling on You) e nel finale ci hanno regalato anche un momento di worship con Open the eyes of my heart. La loro professionalità maturata in quasi trent'anni di esperienza si vede subito fin dalle prime battute: una tecnica strumentale impeccabile, e nei loro volti si leggeva chiaramente una grande passione per la musica e una genuina voglia di suonare. Grandissimi nell'intrattenere il pubblico con la loro simpatia, anche a concerto finito. Apprezzatissimi anche da chi è abituato ad ascoltare ben altri generi di metal, sicuramente più estremi. (D.F.)

KRIEGEREICH: Verso le due di notte inizia l'esibizione dei KriegereichKriegereich, e nonostante la stanchezza, il pubblico è ancora numeroso e pronto ad acclamare questi giovani blackster. Un pubblico che li conosce bene, dato che diversi componenti del gruppo sono sempre stati durante le scorse edizioni dall'altra parte del palco, come pubblico. Una festa in famiglia potremmo dire, ed è anche questo che rende l'EoR un festival così ricco di calore e fratellanza. Il loro è uno show energico e fa davvero piacere vedere l'esito positivo che sono stati in grado di raggiungere. (D.F.)

Seconda Serata

ESCAPE FROM SICKNESS: Cinque del pomeriggio di questo sabato di festival, Escape From Sicknesse si parte con un po' di metal moderno grazie agli Escape From Sickness, autori di un buonissimo metalcore in stile The Devil Wears Prada (tra l'altro molto simili anche come atteggiamenti e movenze sul palco). La loro giovane età non deve trarre in inganno, sul palco ci sanno fare e non sembrano per nulla intimoriti. Ne risulta perciò uno show piacevole, e apprezzabile anche per il buon livello tecnico messo in mostra da due chitarristi. Insieme ai Back Pocket Prophet, sono loro l'altra bella sorpresa di questo EoR. (D.F.)

T-RAGE: I T-Rage sono una band molto giovane, senza ancora un album all’attivo, la cui fondazione risale al 2008. La loro proposta musicale è un metal piuttosto leggero, dalle line rock decisamente easy listening e tendenti alla scena pop. Il fiore all’occhiello del gruppo sono i due cantanti Thomas Winkler (classe 1985) e la minuta Janine Hulliger (classe 1988). Essi propongono interessanti duetti e parti soliste, con Winkler con una voce potente e tenorile a cui in genere risponde la Hulliger con un cantato di impostazione Rock T-Ragemelodica che al sottoscritto ha ricordato molto da vicino quello di Anette Olzon dei Nightwish. Le spalle dei due giovani sono coperte e sicure grazie al lavoro di Jean Marc Crettaz e Jurg Kunzi (rispettivamente classe 1967 e 1968) che si occupano delle chitarre. Due musicisti non proprio di primo pelo, che certamente dimostrano molta esperienza e grande capacità di adattamento per lavorare con un gruppo così giovane ed eterogeneo. Se siete curiosi di sentire cosa può produrre una così strana line-up potete ascoltare alcune canzoni direttamente dal loro sito. Per quanto la proposta musicale della band sia stata interessante e accattivante, diversa da quello che abbiamo visto passare nelle scorse edizioni, tuttavia non sembra possibile, per chi scrive, dare un giudizio pienamente positivo. La presenza scenica dei due cantanti è potente e indubbiamente innegabile, ma al punto da far eclissare tutti gli altri membri della band che vengono relegati in un ombroso secondo piano, finendo per fare la parte di semplice "tappetino" su cui si muovono i due protagonisti. La scelta strategica di puntare tutto su (l’unico, per ora) punto di forza rischia a lungo andare di sfibrare il prodotto artistico che si cerca di proporre. Mi è sembrato che questa sensazione sia stata percepita dal pubblico e che abbia reagito di conseguenza. (A.C.)

DOOMENICUS: Quest'anno le band della nostra penisola erano due, se venerdì era toccato ai Timesword, Doomenicussabato stava ai Doomenicus sventolare il tricolore sul palco dell'EoR. I pugliesi capeggiati dal bassista-cantante Doomenicus (nome d'arte ripreso da Domenico) si sono rivelati a mio avviso un'altra sorpresa del festival suonando in maniera impeccabile il loro doom metal dalle radici vecchia scuola, ottimi il sound e la tenuta di palco dei quattro musicisti (in particolare il chitarrista Iubal sui soli) i quali hanno preso brani sia dal loro ultimo full length che dal loro primo demo, aggiungendo qualche pezzo inedito di quella che sarà una futura release. La line-up è cambiata dall'ultimo disco grazie all'ingresso di un nuovo chitarrista al posto dell'ex Murnau, e ciò non ha creato nessun tipo di problema in sede live data la buonissima esibizione. Il pubblico ha apprezzato in numero limitato, dato che il festival predilige generi più estremi e veloci, sta di fatto che chi ha seguito il concerto con interesse è rimasto pienamente soddisfatto dato che la band ha saputo creare l'atmosfera giusta che richiede il genere. Possiamo pertanto dire che la nostra buona figura come paese quest'anno l'abbiamo fatta grazie anche a questa band. (F.R.)

SLECHTVALK: Pur essendo uno dei gruppi più attesi all'EoR di quest’anno debbo dichiarare Slechtvalkche a livello umano ci sia stata qualche pecca nel vichingo gruppo. Se in effetti il precedente seminario di Shamgar mi ha lasciato l’amaro in bocca, con birra e patatine sono riuscito ad attenuare il tutto fino alla comparsa del gruppo sul palco, e lì l’atmosfera è cambiata. Grande supporto da parte dei fans che avevano me compreso, ampie aspettative sulla performance. Poco importa se le enormi Marshall rendevano la voce un grugnito insensato e basso e chitarra una accozzaglia di suoni impastati, gli Slechtvalk erano lì, con i pugni alzati e le ginocchia che andavano a ritmo di una granitica batteria. I pezzi proposto sono stati alcune canzoni del nuovo album, per quanto fosse possibile comprendere dal testo, e una in particolare, ha reso grato il pubblico, il cavallo Slechtvalkdi battaglia dell’album precedente Thunder of war, famosa e conosciuta al punto giusto, e con un Premnath (tastierista) che uscito dal buio della timidezza ha dato sfogo ai sottofondi che rendono gli Slechtvalk degni di essere ascoltati. Buono spettacolo anche se ha fatto più la presenza scenica e gli abiti davvero curati nei dettagli, piuttosto che la tecnica esecutiva in se, animali da palco sufficientemente pompati comunque. La parte più difficile dello spettacolo è stata rincorrerli per avere autografi e foto, in quell’occasione davvero ti guardavano straniti con la birra in mano bofonchiando rari accenni di inglese… eccoli finalmente i vichinghi. Nel complesso un buon concerto ampiamente promosso dagli album studio e dall’essere un gruppo seppur di nicchia, apprezzabile, nonostante un paio di cadute di stile del cantante. Un grande "Skal" per i falchi dei paesi bassi! Dio li Vegli! (G.P.S.)

IN VAIN: Arrivati solo qualche ora prima a causa delle bizze del vulcano islandese, gli In Vain hanno ultimato il sound check tra le richieste e gli incitamenti dei fans disposti nelle prime file, tra cui il In Vainsottoscritto. S’inizia subito con Captivating solitude e si prosegue con i brani dell’ultimo lavoro; testa alta e sguardo di ghiaccio, il frontman mentre canta è pressoché immobile, in una posa scenica davvero riuscita. Gli In Vain esaltano il concetto di gruppo; il frontman è presente solo nei "suoi" pezzi e sono ben quattro, le voci che si alternano e coprono le diverse linee di growl e di scream. L’atmosfera si scalda dopo lo strumentale Ain’t no lovin' usata come bridge per introdurre la seconda parte dell’esibizione, con le attesissime, Dark prophets, black hearts e October’s monody; ottimo il cantato, non così In Vainper la qualità e la fedeltà del suono, soprattutto nelle parti melodiche senza batteria. Durante l’esecuzione di Black prophets, black hearts il cantante forse vedendo il mio entusiasmo mi ha passato il microfono per cantare una parte del coro! Il logo sinuoso degli In Vain racconta bene la ricercatezza delle atmosfere dei loro pezzi che hanno sicuramente spiazzato all’inizio quella parte di pubblico che non li conosceva. Si conclude con il ritmo cadenzato di The titan che permette a tutta la band di esibirsi in un coinvolgente headbanging. Pubblico davvero entusiasta alla fine, tutti a chiedere un ulteriore bis, tanto da costringere il timido bassista a rientrare per ringraziare e salutare. (D.D.C.)

X-SINNER: Tanto attesi dal pubblico si sono presentati sul palco gli americani X-Sinner, veterani indiscussi del settore che dalla fine degli anni '80 hanno calcato numerosi palchi in giro X-Sinnerper gli States, e ciò non è stato difficile da notare. Il pubblico era incontenibile, e il sound estremamente potente (forse eccessivamente, dato che ciò che arrivava alle orecchie era un indistinguibile miscuglio di tutti i suoni emessi), punti cardine di quella che è stata probabilmente l'esibizione più apprezzata e energica del festival, in quanto nonostante l'ora tarda la sala era piena di fans che saltavano. Salvo qualche inconveniente con la testata del chitarrista solista sui primi pezzi l'esibizione è andata a gonfie vele. La band è conosciuta come la versione cristiana degli Ac/Dc, e ha saputo riproporre quel tipo di sound in maniera molto fedele. La tracklist ha spaziato sui due dischi recenti, andando X-Sinnerpure a ripescare buona parte dei pezzi del debut "Get It", disco che li ha fatti conoscere parecchio negli anni '80, ed è stato interessante vedere che su quei pezzi il pubblico aveva una risposta decisamente più entusiasmante, segno che la loro storia è conosciuta anche dalle generazioni più giovani. Ottimo l'approccio col pubblico da parte del singer Rex Scott, che ha saputo intrattenere con carisma e esperienza, e non dimentichiamocelo ... energia... vista l'età avanzata. Possiamo ritenerci quindi molto soddisfatti del lavoro degli headliners, dicendo indubbiamente che non sono venuti dall'America invano. (F.R.)

WORLD TO ASHES: A pagare il pegno di chiudere un festival che ormai avrebbe consumato pure delle orecchie di acciaio è toccato ai World To Ashes, classica band death-metalcore World To Ashesdi quelle che a questo festival sono spuntate come funghi nel corso degli anni. I pochi fan che avevano ancora le energie per rimanere in piedi durante il concerto hanno comunque apprezzato l'esibizione con generoso e incoraggiante entusiasmo (anche questo fa la differenza con altri ambienti dove non si vive in un clima di fratellanza) e la band si è trovata quindi a proprio agio, suonando con disinvoltura e sereno entusiasmo. In qualche pezzo è stato presente Claudio Enzler dei Sacrificium, il quale con il suo growl prettamente basso e gutturale ha duettato con Christoph Zacharias della band, buona l'intesa tra i due e buona la prestazione della band, che ha saputo affrontare la difficile situazione di chi suona alla fine di un festival zeppo di bands che ormai aveva dato quello che doveva dare. (F.R.)

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Anche quest'anno abbiamo avuto il piacere di incontrare pastor Bob Beeman, che con il suo calore e il sorriso di sempre ha esposto due meditazioni sia sabato che domenica mattina. La prima era basata sul ricercare la Dio attraverso quattro passi basilari, ovvero avere un pastor Bobcuore ben disposto ad accettare Gesù, amare la Sua Parola, odiare il peccato e amare il prossimo. E il quarto punto è stato poi il fulcro della meditazione di domenica, un'esortazione a vivere attivamente la vita da cristiano, scendendo in strada, nei parchi, per parlare e aiutare concretamente le persone più bisognose di conoscere il Vangelo. Un discorso che si è sviluppato intorno al passo di Matteo 25:35-36 (Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi). Jim La Verde è stato poi egregiamente sostituito da Marcel Bürgi (cantante dei Lost Silence, una band hard rock) che ha guidato le lodi semplicemente con la chitarra acustica, creando una bellissima atmosfera. Ancora più particolare il momento di lode di domenica mattina: Marcel Bürgiguidati in parte dalla batteria di Thomas Power (Black Pocket Prophet), ognuno dei partecipanti è stato a sua volta libero di lodare con altri tamburi sparsi per la sala o di condividere al microfono una preghiera, un canto o un passo della Bibbia. Difficile descriverlo a parole, ma è stato un momento davvero edificante spiritualmente, perché caratterizzato da un'atmosfera gioiosa e spontanea. E' stato davvero piacevole notare non solo la presenza di noi metallari, ma anche di molti bambini e persone adulte, a dimostrazione di quanto sia semplice in posti così, abbattere i pregiudizi. Tra i vari seminari di quest'anno, abbiamo deciso di seguire quello di ShamgarShamgar degli Slechtvalk. Ha condiviso la sua testimonianza, di come sia riuscito ad affrontare un brutto periodo di depressione, dove pensò addirittura al suicidio. Ha condito le sue parole con molti passi dalla Bibbia, che l'hanno portato a farsi delle domande per uscire da questa crisi. Non è stato facile seguire tutto con attenzione: un po' per l'orario (subito dopo un buon pranzo abbondante), poi per la solita barriera linguistica e infine per l'inaspettata timidezza di questo ragazzone. A vederlo sul palco con la sua band è una furia, ma qui parlava a bassa voce, come se avesse avuto paura di disturbare. Nel finale spazio anche a delle domande da parte del pubblico. Una di queste, molto viperina, aveva per argomento, come poter inserire tematiche cristiane, in un contesto musicale, il viking, notoriamente ben radicato in ambito pagano. A questo Shamgar ha risposto affermando che del viking è attratto dalla simbologia, dallo stile e dell'attitudine piuttosto che dalle tematiche, sentendosi quindi libero di utilizzare lyrics cristiane nelle sue canzoni. Nel finale la platea gli ha dedicato un lungo applauso per ringraziarlo di quello che ha condiviso. (D.F.)

Conclusione

Tirando le somme, le delusioni per le assenze degli HB e di Jim La Verde, sommate ai piccoli problemi di organizzazione sono decisamente passate in secondo piano rispetto alla soddisfazione finale. Nel complesso la line-up è stata tutt'altro che scadente, tutti i gruppi hanno suonato con passione e il pubblico ha gradito molto. C'è stata molta partecipazione anche a tarda notte, che altre volte non si era vista. Forse siamo partiti con un po' di scetticismo, ma già dopo l'esibizione della prima band, vi assicuro che era scomparso. Ormai l'EoR è una certezza, e come redazione di WhiteMetal.it non vediamo l'ora di essere ancora presenti alla prossima edizione! (D.F.)

 

                                                                              Daniele Fuligno - Francesco Romeggini
                                                                    Andrea Ciceri - Giovanni Paolo Spanu - Dario Di Carne

    

 

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