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4/4/2011

 

"Elements Of Rock 2011"- Live Report

 

Son passati solo pochi giorni e ancora è in noi non solo lo spirito del festeggiamento, ma anche quello della preghiera che ci ha coinvolto nei giorni scorsi; a nostro avviso, Line-upè sicuramente un’esperienza che ogni whitemetaller deve provare. È stato bello ritrovarsi sui vari treni e città per percorrere insieme la strada che ci ha portati prima a Zurigo e poi a Uster, dove un’accoglienza gioiosa ci ha ricevuto; lo staff è stato prodigo di consigli e suggerimenti, peccato che non fossero forniti di mappe per raggiungere il posto in cui avremmo passato la notte. Dopo molte foto all’unica mappa stradale affissa all’ingresso della sala Verpflegung e dopo aver chiesto informazioni anche in lingua spagnola, siamo riusciti a beccare il posto giusto; posati i sacchi a pelo e le nostre cose, l’Elements of Rock è cominciato sul serio anche per noi. (R.C.)

Prima Serata

FREAKINGS: Il festival comincia in sordina con i Freakings sul palco ad aprire la prima Freakingsserata. La band, presentata come thrash metal in realtà deve moltissimo agli ultimi Metallica, anzi, direi che  è fin troppo debitrice a "St. Anger". I riff attingono di qua e di là su una ritmica sempre più o meno uguale a se stessa. I Freakings compensano alle pecche tecniche e compositive con l'entusiasmo sul palco e con l'allegria che i tre riescono a trasmettere, aprendo tutto sommato l'appetito di buona musica degli ancora pochi sotto il palco. (S.P.)

TWINSPIRITS: Secondi nella prima giornata a calcare il palco dell'EoR sono i nostrani Twinspirits. Con loro inizia ad aumentare la qualità delle esibizioni di questa edizione e di conseguenza l'affluenza Twinspiritsdi pubblico. La band ne approfitta per presentare la nuova realese "Legacy" e in modo particolare la complessa suite The endless sleep. Ne viene fuori un ottimo show sia per la presenza scenica della band (anche se il bassista Alberto Rigoni era costretto a suonare seduto per un infortunio alla gamba), sia per l'alto tasso tecnico della musica proposta che è riuscita in maniera pregevole a coinvolgere anche i meno avvezzi al prog metal. A mio parere i punti più alti sono stati raggiunti con i pezzi più spinti come Slave to this world e Number One del precedente album. Un sentito ringraziamento infine a Daniele Liverani per l'intervista che ci ha concesso a fine concerto, a testimoniare le disponibilità della band a confrontarsi con il pubblico anche fuori dal palco. (D.F.)

REX CARROLL BAND: Il momento blues proposto dalla Rex Carroll Band ha regalato a tutto il pubblico Rex Carroll Banddell'EoR un momento insolito per il contesto nel quale ci trovavamo, avvolti dalle sonorità veloci e percussive del metal. Hanno proposto diversi pezzi blues dai ritmi sicuramente più lenti della musica ascoltata finora, ma non per questo il mitico chitarrista dei Whitecross si è limitato nei suoi lunghissimi assoli di chitarra alternando ad ogni pezzo una Fender Stratocaster bianco panna ad una Gibson Les Paul nero opaco fiammato. Come sempre è riuscito ad ottenere delle sonorità straordinarie nonostante utilizzasse il ponte fisso come sua solita abitudine negli ultimi anni. Il momento di pausa dal metal è sembrato a mio parere riuscito e apprezzato da tutti anche perché ha dato modo di poter separare in modo originale le band e poter apprezzare al meglio le varie differenze di stile. (N.R.)

DEUTERONOMIUM: Il quarto gruppo a prendere posto sulla scena di quest'EoR è quello che finalmente apre le danze (nel vero senso della parola!) richiamando sotto il palco Deuteronomiumun buon numero di whitemetaller pronti a scatenarsi a suon di death'n'roll. I Deuteronomium fomentano la folla regalandoci un'esibizione senza pari. Miika, sempre sorridente quando suona, riesce a tenere bene il palco pur alternando alla musica alcuni momenti di riflessione. Lo show si divide nettamente in due parti, riflettendo la discografia della band: da una parte infatti troviamo il coinvolgente death'n'roll dei primi album, dall'altra il più sofisticato, ma sempre gradevolissimo, death melodico. I Deuteronomium ci tengono carichi fino alla fine con un bis old style (che ci ha resi tutti più felici) confermandosi come la migliore tra le band che hanno suonato venerdì. (S.P.)

EMERALD: Chi era presente durante la scorsa edizione, ricorderà sicuramente Emeraldi T-Rage, un gruppo heavy svizzero dove svettava una spanna sopra gli altri componenti un giovane cantante di nome Thomas Winkler. Quest'anno lo ritroviamo ancora sullo stesso palco a guidare però gli Emerald, autori di un heavy power metal molto adrenalinico. Lo show è entusiasmante, caratterizzato da un forte coinvolgimento con il pubblico, fattore importantissimo per un genere come questo. Più volte si è visto il frontman duettare con chi si trovasse sotto il palco, soprattutto con i brani più carichi di testosterone, come l'epica Pipes are calling o la funambolica Mutiny. Nel complesso lo spettacolo è stato molto coinvolgente, anche se verso la fine, una parte dei metal-head più estremi si sono allontanati in attesa di sonorità più dure. (D.F.)

FALLEN WALLS: La chiusura della prima serata musicale ha visto la thrash-death Fallen Wallsband Fallen Walls, che come tutte le band di chiusura dei festival ha pagato un po' il pegno della serata. I suoni non troppo brillanti in uscita erano decisamente sbilanciati all'interno ed è stato spiacevole vedere che si sono dovuti fermare più di tre volte sullo stesso brano perché il batterista non riusciva a tenere il tempo per problemi di cassa spia (cosa peraltro già successa altre volte in queste occasioni); peccato anche per la mancanza di pubblico che li ha costretti a interrompere il concerto poco dopo metà scaletta; se non altro è stato interessante vedere nella band un componente suonare in sottofondo una sorta di Didgeridoo. Speriamo che si presentino altre occasioni più rosee per questo combo. (F.R.)

 Seconda Serata

EARTHLINK: Si riparte con un po' di metalcore, gli esordienti Earthlink salgono sul palco e suonano Earthlinki loro pezzi hardcore non scevri di influenze groove-thrash quali ultimi Pantera. Scarsa la prestazione del basso che comunque non usciva nemmeno in maniera ottimale, a metà concerto ci siamo resi conto che il cantante-chitarrista non riusciva a stare in piedi: gli è stato infatti portato uno sgabello per poter proseguire il concerto da seduto ed il malessere che aveva alle gambe non è riuscito a fermare il concerto che comunque è stato eseguito fino in fondo; ha poi espresso gratitudine nei confronti di alcuni amici che come ha visto lui stesso, pregavano per lui mentre suonava. (F.R.)

LIGHTMARE: In un EoR dove grandi nomi e ottime soffiate arrivano dallo Stadthofsaal di Uster, anche un grande power metal tedesco si affaccia alla seconda serata del festival. Sto parlando dei Lightmare, un monicker che sembra uno scherzo ma basta ascoltare dal vivo le ottime orchestrazioni, gli accanti riff veloci in puro stile Helloween e LightmareGamma Ray per capire che non si scherza affatto. Una strumentistica efficace, unita alla voce di un cantante non proprio al top della performance vocale (probabilmente a causa di una lieve raucedine che gli ha impedito di procedere rilassato e fluido, nei passaggi di registro petto, testa e acuti) danno una ragione live al buonissimo livello dell’album "The Fool" da cui sono state prese quasi tutte le song performate. Da notare il visibilio della folla con The One, The fool e Rebellion dai toni epici. Ottime le ritmiche percussive e di basso tipiche del power old school. E infine, chicca della serata (e qui va la mia stima al singer visto il non fortunato stato in cui versavano laringe e corde vocali), hanno salutato una folla esultante, saltante e urlante e con la non semplice cover della celebre Soldiers under command, pezzo storico degli Stryper. Nonostante la fatica a ingranare la marcia sulle primissime note (abbiamo anche pensato di sostituire Lightmare con Nightmare), grazie a Dio e all’impegno di tutti loro, si può dire che se questo è un Lightmare non accendete la luce, la fanno esplodere già loro...e comunque non ci vogliamo svegliare! (G.P.S.)

THY BLEEDING SKIES: Anche loro attesissimi sul palco, ben noti ai veterani Thy Bleeding Skiesfrequentatori delle passate edizioni. Il leader è infatti un habitué dell'EoR, essendo presente ogni anno con una delle sue band (Sacrificium tanto per citarne una). Quest'anno in più al suo fianco abbiamo visto il bassista degli stessi Sacrificium. L'esecuzione dei brani è praticamente perfetta dal punto di vista tecnico, i nostri non sbagliano un colpo. Tuttavia, la musica presentata è molto poco dinamica, nonostante al pubblico sembri importare poco (stesso pubblico che in un momento di esaltazione si butta addirittura in un wall of death). Insomma, non convincono al 100% creando una sorta di divisione di pareri tra gli irriducibili del pogo e chi invece si aspettava un'esibizione più coinvolgente. (S.P.)

SACRED WARRIOR: Chi se lo aspettava un come back come questo? Davamo Sacred Warriortutti per defunta questa band da ormai molti anni, e invece ce li siamo ritrovati all'EoR sia pure con qualche ruga in più, ma con la stessa bravura di vent'anni fa. I Sacred Warrior hanno presentato tutto il repertorio della loro discografia traendone i brani in maniera abbastanza omogenea, come Children of the light, Victory, Fire from heaven e la megaballad He died. La forma della band è smagliante, Ray Parra è la stessa sirena di vent'anni fa, e gli altri sono altrettanto rimasti in pari, se non addirittura migliorati, come ad esempio Tony Velasquez che ci ha fatto partecipi di un bell'assolo di batteria, roba che ai tempi avrebbe a mio avviso suonato molto meno precisamente. Sul finale hanno duettato con Jim La Verde e vari membri della worship band sul pezzo Holy holy holy chiudendo in maniera decisamente ottima l'esibizione. Grande partecipazione del pubblico. (F.R.)

WHITECROSS: E' finalmente il momento degli headliner del festival. Dopo l'antipasto della Rex Carroll Band, ecco la portata principale, il piatto che tutti noi stavamo aspettando. Però bisogna essere sinceri: in sala si mormorava anche che Scott Wenzel non fosse più il cantante Whitecrossdi una volta, e che lo spettacolo l'avrebbe fatto di nuovo solo Rex Carroll. E invece no, Scott nonostante l'età sembra non aver perso la grinta e la voce di una volta, anzi sembra lo stesso di vent'anni fa. Uno show mostruosamente carico di energia dove sono stati proposti i classici come We know what’s right, He's the rock, Down, Good enough, Shakedown, Because of Jesus e tanti altri che il pubblico ha cantato e apprezzato fino alla fine. Fantastici gli intermezzi con gli assoli di batteria prima e chitarra dopo, con un Rex Carroll inarrestabile che ha fuso insieme le sue strumentali più belle. Ma non è tutto! Ancor più bello e entusiasmante il finale con l'immancabile In the kingdom, dove sono stati invitati sul palco a cantare anche i Sacred Warrior e Jim La Verde, un momento davvero emozionante. Nonostante siano passati quasi venticinque anni dalla prima release dei Whitecross, fa un enorme piacere vederli ancora cantare insieme al pubblico con la stessa passione di sempre le parole "We’re alive, we’re strong / We’re a nation, we belong / Let us all stand together in the kingdom!" (D.F.)

ANTESTOR:Finalmente! Dopo la giusta attesa per l’esibizione degli altri gruppi, tocca a loro: gli attesissimi Antestor. Erano già in giro dalla sera precedente, ammirati e temuti come le grandi star, e come tali anche un po’ freddi nei confronti dei numerosi ammiratori venuti fin laggiù anche per loro. Questa è stata la prima esibizione del gruppo tornato a grande richiesta sulla scena white; della band originaria erano presenti il grande Vrede, al secolo Ronny Hansen e il chitarrista Vemod / Lars Stokstad, mancava il solo il nuovo Antestortastierista, tant’è che le tastiere erano in playback. È stata l’unica band che ha avuto bisogno di chiudere il sipario per la sua preparazione e questa cosa, credetemi, ha acceso ancor più l’attesa. Quando Vrede ha provato il suo grido, noi eravamo tutti già sotto il palco in trepidante attesa, fino a quando le luci si sono spente e il sipario finalmente aperto: erano lì, bandiera norvegese alle spalle e face painting d’ordinanza. Erano lì, erano gli Antestor! Vinterferden dall’album "The Return Of The Black Death" ha aperto la magica ora; subito dopo, Via Dolorosa ha travolto tutti i presenti, anche la sottoscritta non ha capito più nulla: ciò che mi ha colpito di più della loro esecuzione è stato il fatto che tutti fossimo in religioso silenzio e partecipassimo con attenzione senza pogare e senza altre distrazioni del caso, vi assicuro che l’emozione era davvero molto forte. Personalmente, non avrei sprecato subito quella song, anzi l’avrei lasciata fra le ultime, ma posso assicurare che ogni traccia è stato un concentrato di emozionalità. Tra le canzoni proposte ricordiamo Betrayed, The crown I carry da "The Forsaken", A sorvereing fortress, ancora da "The Return Of The Black Death", intervallati però da qualche effetto Larsen con la chitarra di Robert Bordevik. Verso la fine, il cantante ha cominciato a sciogliersi, a scherzare e a fotografare il pubblico in fomento. Tornando all’esibizione, questa è proseguita con altre song del disco più recente del gruppo nordico: Vale of tears e l’ultima Rites of death, chiusa da laconiche campane. L’unica vera nota stonata, che un po’ ci ha lasciato con l’amaro in bocca, è stata quando tutto il pubblico ha richiamato sul palco la band come a pochi gruppi è successo in questo EoR: purtroppo non si sono presentati nemmeno per un ultimo saluto. Qualche fischio è partito è vero, ma nonostante questo piccolo incidente e il sound non propriamente pulito, è stata a mio avviso la più emozionante esibizione di tutto il festival. Ora non ci resta che attendere il nuovo album! (R.C.)

CRESCENT MOON: Vediamo spuntare questa ragazzina sul palco e rimaniamo allibiti quando appena dopo la sua introduzione di tastiera cominciano a entrare sul palco altri ragazzi giovani Crescent Mooncome lei. I Crescent Moon sono una band di adolescenti che a occhio e croce spazieranno dai tredici ai diciassette anni, eppure per la loro giovanissima età hanno fatto scintille. Il cantante chitarrista che a vederlo sembrava avere ancora la voce bianca, growlava da paura, suonando pure molto bene non risparmiandosi allo stesso tempo una presenza scenica degna di lode. Hanno proposto un death metal melodico dove veniva lasciato molto spazio a lunghe parti strumentali, ottima esibizione e ottimi dialoghi tra le due chitarre. A differenza della prima serata il pubblico era nettamente numeroso, l'uragano black metal chiamato Antestor non è servito a decimare le forze di chi aveva ancora voglia di ascoltare musica. E a insaputa di quanto ci aspettavamo i Crescent Moon, hanno chiuso alla grande questo festival devastando quello che era rimasto delle nostre orecchie con le loro manine. (F.R.)

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Per quanto riguarda i workshop, abbiamo pensato che fosse più giusto separarci in modo da permettere a tutti noi di partecipare a quello che poteva interessarci, in modo da permetterci di raccontare ai lettori di WhiteMetal.it il maggior numero di esperienze. Il seminario di Benny Ramos dei Whitecross prestato alla Rex Carroll Band si è tenuto subito dopo pranzo in una chiesa nelle vicinanze; non sapevo che fosse un pastore e la cosa mi ha toccato profondamente: è meraviglioso quando un uomo di Dio riesce a stare tra la gente e, nel suo caso, su di un palco! Il suo seminario è partito dalla consapevolezza che non si può lavorare troppo su noi stessi, tralasciando la Parola di Dio e la sua ineguagliabile potenza. Attraverso esempi di vita concreta, Benny Ramos ha parlato della sua esperienza di musicista e di uomo di fede. L’unica pecca è stata il non utilizzo di un semplice microfono: Benny parlava a voce bassa rivolgendosi alla traduttrice che si trovare in una zona amplificata e parlava in direzione dell’uditorio, purtroppo però nessuno di noi conosce il tedesco. (R.C.)

Un altro dei seminari proposti dagli organizzatori è stato il Guitar Master Class tenuto da Rex Carroll e indirizzato più che altro a chi già sapesse suonare la chitarra. In realtà tra gli ascoltatori c'erano più che altro i curiosi che volevano godere dei virtuosismi che il nostro guitar hero avrebbe messo in mostra. Al di là degli aspetti tecnici prettamente legati alla chitarra (l'utilizzo di scale pentatoniche, blues, maggiori, minori eccetera), quello che emerso da questo seminario sono state le parole di Rex che ha ribadito che la musica è comunicazione, e come tale, se si suona lo strumento bisogna buttarsi con coraggio e far sentire la proprio voce al mondo. Se i risultati di questo li vediamo in lui, allora perché non seguire le sue parole? Come di consueto, le due mattinate del festival sono state dedicate ai momenti di lode e adorazione guidati da Jim La Verde, e dalle meditazioni dell'immancabile Pastor Bob. Il sabato le sue parole sono state un incoraggiamento sul cercare di approfondire la propria relazione con Dio, mettendo da parte tutto ciò che è materiale, che ha un valore effimero e una fine. Più particolare invece la domenica mattina, quando è stato lasciato lo spazio al pubblico di poter testimoniare e condividere la propria esperienza positiva riguardo alla partecipazione all'EoR. Molte delle persone che hanno parlato hanno constatato il calore e la fratellanza che avvolgono questo festival, e che mai avrebbero pensato di trovare così alla prima partecipazione. (D.F.)

Conclusione

Per chi ci segue anche sul forum, avrà notato che non siamo partiti con la convinzione che sarebbe stato un bel festival, a causa della mancanza di grossi nomi che tutti si aspettavano, come gli HB che sono in tournée per il loro ultimo lavoro e per la scelta di gruppi non molto conosciuti o già visti. Qualcuno è partito anche solo per stare insieme con gli amici vecchi e nuovi e con la convinzione di poter condividere anche la preghiera. Qualcuno è partito per poter vedere gli Antestor per tutti i motivi che abbiamo sopra elencato. Alla fine delle tre giornate possiamo dirlo: ci siamo ricreduti su tutto! Le band sono state tutte al di sopra delle aspettative; le band più storiche hanno dimostrato di avere ancora qualcosa da insegnare; le più giovani hanno stupito per preparazione e la novità apportata (tranne in un caso specifico). Se chiudiamo un occhio sulle varie pecche in fase di mixaggio, si può dire che è stato un intenso e positivo Festival, sicuramente migliore di quello dell’anno passato, ma che non ci aspettavamo sul serio. Siamo già pronti per un altro EoR, e voi?, sarete dei nostri? (R.C.)

 

                                                            Daniele Fuligno - Roberta Cannone - Francesco Romeggini
                                                              Sara Passannanti - Giovanni Paolo Spanu - Nicola Rubini

    

 

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