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"Elements Of Rock 2011"- Live Report
Son passati solo pochi giorni e ancora è in noi
non solo lo spirito del
festeggiamento, ma anche quello della preghiera
che ci ha coinvolto nei giorni scorsi; a nostro avviso,
è sicuramente
un’esperienza che ogni whitemetaller deve provare. È stato bello
ritrovarsi sui vari treni e città per
percorrere insieme la strada che ci ha portati prima a Zurigo e poi a
Uster, dove un’accoglienza gioiosa ci ha ricevuto; lo staff è stato
prodigo di consigli e suggerimenti, peccato che non fossero forniti di
mappe per raggiungere il posto in cui avremmo passato la notte. Dopo
molte foto all’unica mappa stradale affissa all’ingresso della sala
Verpflegung e dopo aver chiesto informazioni anche in lingua spagnola,
siamo riusciti a beccare il posto giusto; posati i sacchi a pelo e le
nostre cose, l’Elements of Rock è cominciato sul serio anche per noi.
(R.C.)
Prima Serata
FREAKINGS: Il festival comincia in
sordina con i Freakings
sul palco ad
aprire la prima
serata. La
band,
presentata
come thrash metal in realtà deve
moltissimo
agli ultimi
Metallica, anzi, direi che è fin troppo
debitrice a "St. Anger". I riff attingono di qua e di là su una ritmica
sempre più o meno uguale a se stessa. I Freakings compensano alle
pecche tecniche e compositive con l'entusiasmo sul palco e con
l'allegria che i tre riescono a trasmettere, aprendo tutto sommato
l'appetito di buona musica degli ancora pochi sotto il palco.
(S.P.)
TWINSPIRITS: Secondi nella prima giornata a calcare il palco dell'EoR
sono
i nostrani Twinspirits. Con loro inizia ad aumentare
la qualità delle esibizioni di questa edizione e di conseguenza
l'affluenza
di pubblico. La band ne approfitta per presentare la nuova
realese "Legacy" e in modo particolare la complessa suite The endless
sleep. Ne viene fuori un ottimo show
sia per la presenza scenica della band (anche se il
bassista Alberto Rigoni era costretto a suonare seduto per un infortunio
alla gamba), sia per l'alto tasso tecnico della musica proposta che è
riuscita in maniera pregevole a coinvolgere anche i meno avvezzi al prog
metal. A mio parere i punti più alti sono stati raggiunti con i pezzi
più spinti come Slave to this world e Number One del precedente album.
Un sentito ringraziamento infine a Daniele Liverani per l'intervista che
ci ha concesso a fine concerto, a testimoniare le disponibilità della
band a confrontarsi con il pubblico anche fuori dal palco.
(D.F.)
REX CARROLL BAND:
Il momento blues proposto dalla Rex Carroll Band ha regalato a
tutto il pubblico
dell'EoR
un momento insolito per il contesto nel quale ci trovavamo, avvolti
dalle sonorità
veloci e
percussive del metal. Hanno proposto diversi pezzi blues dai ritmi
sicuramente più lenti della musica ascoltata finora, ma non per questo
il mitico chitarrista dei Whitecross si è limitato nei suoi
lunghissimi assoli di chitarra alternando ad ogni pezzo una Fender
Stratocaster bianco panna ad una Gibson Les Paul nero opaco fiammato.
Come sempre è riuscito ad ottenere delle sonorità straordinarie
nonostante utilizzasse il ponte fisso come sua solita abitudine negli
ultimi anni. Il momento di pausa dal metal è sembrato a mio parere
riuscito e apprezzato da tutti anche perché ha dato modo di poter
separare in modo originale le band e poter apprezzare al meglio le varie
differenze di stile.
(N.R.)
DEUTERONOMIUM:
Il quarto gruppo a prendere posto sulla scena di quest'EoR è quello che
finalmente apre le danze (nel vero senso della parola!) richiamando
sotto il palco
un
buon numero di whitemetaller pronti a scatenarsi a suon di death'n'roll.
I Deuteronomium fomentano la folla regalandoci un'esibizione
senza pari. Miika, sempre sorridente quando suona, riesce a tenere bene
il palco pur alternando alla musica alcuni momenti di riflessione. Lo
show si divide nettamente in due parti, riflettendo la discografia della
band: da una parte infatti troviamo il coinvolgente death'n'roll dei
primi album, dall'altra il più sofisticato, ma sempre gradevolissimo,
death melodico. I Deuteronomium ci tengono carichi fino alla fine
con un bis old style (che ci ha resi tutti più felici) confermandosi
come la migliore tra le band che hanno suonato venerdì.
(S.P.)
EMERALD: Chi era presente durante la scorsa edizione, ricorderà
sicuramente
i T-Rage, un gruppo heavy
svizzero dove svettava una spanna sopra gli
altri componenti un
giovane cantante
di nome Thomas Winkler. Quest'anno lo ritroviamo ancora sullo
stesso palco a guidare però gli Emerald, autori di un heavy power
metal molto adrenalinico. Lo show è entusiasmante, caratterizzato da un
forte coinvolgimento con il pubblico, fattore importantissimo per un
genere come questo. Più volte si è visto il frontman duettare con chi si
trovasse sotto il palco, soprattutto con i brani più carichi di
testosterone, come l'epica Pipes are calling o la funambolica Mutiny.
Nel complesso lo spettacolo è stato molto coinvolgente, anche se verso
la fine, una parte dei metal-head più estremi si sono allontanati in
attesa di sonorità più dure.
(D.F.)
FALLEN WALLS:
La chiusura della prima serata musicale ha visto la thrash-death
band
Fallen Walls, che come tutte le band di chiusura dei festival ha
pagato un po' il pegno
della
serata. I suoni non troppo brillanti in uscita erano decisamente
sbilanciati all'interno ed è stato spiacevole vedere che si sono dovuti
fermare più di tre volte sullo stesso brano perché il batterista non
riusciva a tenere il tempo per problemi di cassa
spia (cosa peraltro già successa altre volte in queste occasioni);
peccato anche per la mancanza di pubblico che li ha costretti a
interrompere il concerto poco dopo metà scaletta; se non altro è stato
interessante vedere nella band un componente suonare in sottofondo una
sorta di Didgeridoo. Speriamo che si presentino altre occasioni più
rosee per questo combo.
(F.R.)
Seconda Serata
EARTHLINK:
Si
riparte con un po' di metalcore, gli esordienti Earthlink salgono
sul palco e suonano
i
loro pezzi hardcore non scevri di influenze groove-thrash quali ultimi
Pantera. Scarsa
la
prestazione del basso che comunque non usciva nemmeno in maniera
ottimale, a metà concerto ci siamo resi conto che il
cantante-chitarrista non riusciva a stare in piedi: gli è stato infatti
portato uno sgabello per poter proseguire il concerto da seduto ed il
malessere che aveva alle gambe non è riuscito a fermare il concerto che
comunque è stato eseguito fino in fondo; ha poi espresso gratitudine nei
confronti di alcuni amici che come ha visto lui stesso, pregavano per
lui mentre suonava.
(F.R.)
LIGHTMARE:
In un EoR dove grandi nomi e ottime soffiate arrivano dallo Stadthofsaal
di Uster, anche un grande power metal tedesco si affaccia alla seconda
serata del festival. Sto parlando dei Lightmare, un monicker che
sembra uno scherzo ma basta ascoltare dal vivo le ottime orchestrazioni,
gli accanti riff veloci in puro stile Helloween e
Gamma
Ray per capire che non si scherza
affatto. Una strumentistica efficace, unita alla
voce
di un cantante non proprio al top della performance vocale
(probabilmente a causa di una lieve raucedine che gli ha impedito di
procedere rilassato e fluido, nei passaggi di registro petto, testa e
acuti) danno una ragione live al buonissimo livello dell’album "The Fool"
da cui sono state prese quasi tutte le song performate. Da notare il
visibilio della folla con The One, The fool e Rebellion dai toni
epici. Ottime le ritmiche percussive e di basso tipiche del power old
school. E infine, chicca della serata (e qui va la mia stima al singer
visto il non fortunato stato in cui versavano laringe e corde vocali),
hanno salutato una folla esultante, saltante e urlante e con la non
semplice cover della celebre Soldiers under command, pezzo storico degli
Stryper. Nonostante la fatica a ingranare la marcia sulle
primissime note (abbiamo anche pensato di sostituire Lightmare
con Nightmare), grazie a Dio e all’impegno di tutti loro, si può
dire che se questo è un Lightmare non accendete la luce, la fanno
esplodere già loro...e comunque non ci vogliamo svegliare!
(G.P.S.)
THY
BLEEDING SKIES:
Anche loro attesissimi sul palco, ben noti ai veterani
frequentatori
delle passate
edizioni.
Il leader è infatti un habitué dell'EoR, essendo presente ogni anno con
una delle sue band (Sacrificium tanto per citarne una).
Quest'anno in più al suo fianco abbiamo visto il bassista degli stessi
Sacrificium. L'esecuzione dei brani è praticamente perfetta dal
punto di vista tecnico, i nostri non sbagliano un colpo. Tuttavia, la
musica presentata è molto poco dinamica, nonostante al pubblico sembri
importare poco (stesso pubblico che in un momento di esaltazione si
butta addirittura in un wall of death). Insomma, non convincono al 100%
creando una sorta di divisione di pareri tra gli irriducibili del pogo e
chi invece si aspettava un'esibizione più coinvolgente.
(S.P.)
SACRED WARRIOR:
Chi se lo aspettava un come back come questo? Davamo
tutti
per defunta questa band da ormai molti anni, e invece ce li siamo
ritrovati all'EoR sia pure con qualche ruga in più, ma con la stessa
bravura di vent'anni fa. I Sacred Warrior hanno presentato tutto
il repertorio della loro discografia traendone i brani in maniera
abbastanza omogenea, come Children of the light, Victory, Fire from
heaven e la megaballad He died. La forma della band è smagliante, Ray
Parra è la stessa sirena di vent'anni fa, e gli altri sono altrettanto
rimasti in pari, se non addirittura migliorati, come ad esempio Tony
Velasquez che ci ha fatto partecipi di un bell'assolo di batteria, roba
che ai tempi avrebbe a mio avviso suonato molto meno precisamente. Sul
finale hanno duettato con Jim La Verde e vari membri della worship band
sul pezzo Holy holy holy chiudendo in maniera decisamente ottima
l'esibizione. Grande partecipazione del pubblico.
(F.R.)
WHITECROSS: E' finalmente il momento degli headliner del festival.
Dopo l'antipasto della Rex Carroll Band, ecco la portata
principale, il piatto che tutti noi stavamo aspettando. Però bisogna
essere sinceri: in sala si mormorava anche che Scott Wenzel non fosse
più il cantante
di una volta, e che lo spettacolo l'avrebbe fatto di nuovo
solo Rex Carroll. E invece no, Scott nonostante l'età sembra non aver
perso la grinta e la voce di una volta, anzi sembra lo stesso di
vent'anni fa. Uno show mostruosamente carico di energia dove sono stati
proposti i classici come We know what’s right, He's the rock, Down, Good
enough, Shakedown, Because of Jesus e tanti altri che il pubblico ha
cantato e apprezzato fino alla fine. Fantastici gli intermezzi con gli
assoli di batteria prima e chitarra dopo, con un Rex Carroll
inarrestabile che ha fuso insieme le sue strumentali più belle. Ma non è
tutto! Ancor più bello e entusiasmante il finale con l'immancabile In
the kingdom, dove sono stati invitati sul palco a cantare anche i
Sacred Warrior e Jim La Verde, un momento davvero
emozionante. Nonostante siano passati quasi venticinque anni dalla prima
release dei Whitecross, fa un enorme piacere vederli ancora
cantare insieme al pubblico con la stessa passione di sempre le parole "We’re
alive, we’re strong / We’re a nation, we belong / Let us all stand
together in the kingdom!"
(D.F.)
ANTESTOR:Finalmente! Dopo la giusta attesa per
l’esibizione degli altri gruppi, tocca a loro: gli attesissimi
Antestor. Erano già in giro dalla sera precedente, ammirati e temuti
come le grandi star, e come tali anche un po’ freddi nei confronti dei
numerosi ammiratori venuti fin laggiù anche per loro. Questa è stata la
prima esibizione del gruppo tornato a grande richiesta sulla scena
white; della band originaria erano presenti il grande Vrede, al secolo
Ronny Hansen e il chitarrista Vemod / Lars Stokstad, mancava il solo il
nuovo
tastierista, tant’è che le tastiere
erano in playback. È stata l’unica band che ha avuto bisogno di chiudere
il sipario per la sua preparazione e questa cosa, credetemi, ha acceso
ancor più l’attesa. Quando Vrede ha provato il suo grido, noi eravamo
tutti già sotto il palco in trepidante attesa, fino a quando le luci si
sono spente e il sipario finalmente aperto: erano lì, bandiera norvegese
alle spalle e
face painting d’ordinanza.
Erano lì, erano gli Antestor! Vinterferden dall’album "The Return
Of The Black Death" ha aperto la magica ora; subito dopo, Via Dolorosa
ha travolto tutti i presenti, anche la sottoscritta non ha capito più
nulla: ciò che mi ha colpito di più della loro esecuzione è stato il
fatto che tutti fossimo in religioso silenzio e partecipassimo con
attenzione senza pogare e senza altre distrazioni del caso, vi assicuro
che l’emozione era davvero molto forte. Personalmente, non avrei
sprecato subito quella song, anzi l’avrei lasciata fra le ultime, ma
posso assicurare che ogni traccia è stato un concentrato di
emozionalità. Tra le canzoni proposte ricordiamo Betrayed, The crown I
carry da "The Forsaken", A sorvereing fortress, ancora da "The Return Of
The Black Death", intervallati però da qualche effetto Larsen con la
chitarra di Robert Bordevik. Verso la fine, il cantante ha cominciato a
sciogliersi, a scherzare e a fotografare il pubblico in fomento.
Tornando all’esibizione, questa è proseguita con altre song del disco
più recente del gruppo nordico: Vale of tears e l’ultima Rites of death,
chiusa da laconiche campane. L’unica vera nota stonata, che un po’ ci ha
lasciato con l’amaro in bocca, è stata quando tutto il pubblico ha
richiamato sul palco la band come a pochi gruppi è successo in questo
EoR: purtroppo non si sono presentati nemmeno per un ultimo saluto.
Qualche fischio è partito è vero, ma nonostante questo piccolo incidente
e il sound non propriamente pulito, è stata a mio avviso la più
emozionante esibizione di tutto il festival. Ora non ci resta che
attendere il nuovo album!
(R.C.)
CRESCENT MOON:
Vediamo spuntare questa ragazzina sul palco e rimaniamo allibiti quando
appena dopo la sua introduzione di tastiera cominciano a entrare sul
palco altri ragazzi giovani
come
lei. I Crescent Moon sono una band di adolescenti che a occhio e
croce spazieranno dai tredici ai diciassette anni, eppure per la loro
giovanissima età hanno fatto scintille. Il cantante chitarrista che a
vederlo sembrava avere ancora la voce bianca, growlava da paura,
suonando pure molto bene non risparmiandosi allo stesso tempo una
presenza scenica degna di lode. Hanno proposto un death metal melodico
dove veniva lasciato molto spazio a lunghe parti strumentali, ottima
esibizione e ottimi dialoghi tra le due chitarre. A differenza della
prima serata il pubblico era nettamente numeroso, l'uragano black metal
chiamato Antestor non è servito a decimare le forze di chi aveva
ancora voglia di ascoltare musica. E a insaputa di quanto ci aspettavamo
i Crescent Moon, hanno chiuso alla grande questo festival
devastando quello che era rimasto delle nostre orecchie con le loro
manine.
(F.R.)
Eventi Correlati
Per
quanto riguarda i workshop, abbiamo pensato che fosse più giusto
separarci in modo da permettere a tutti noi di partecipare a quello che
poteva interessarci, in modo da
permetterci di raccontare ai lettori di WhiteMetal.it il maggior numero
di esperienze. Il seminario di Benny Ramos dei Whitecross
prestato alla Rex Carroll Band si è tenuto subito dopo pranzo in
una chiesa nelle vicinanze; non sapevo che fosse un pastore e la cosa mi
ha toccato profondamente: è meraviglioso quando un uomo di Dio riesce a
stare tra la gente e, nel suo caso, su di un palco! Il suo seminario è
partito dalla consapevolezza che
non
si può lavorare troppo su noi stessi, tralasciando la Parola di Dio e la
sua
ineguagliabile potenza. Attraverso esempi di vita concreta, Benny Ramos
ha parlato della sua esperienza di musicista e di uomo di fede. L’unica
pecca è stata il non utilizzo di un semplice microfono: Benny parlava a
voce bassa rivolgendosi alla traduttrice che si trovare in una zona
amplificata e parlava in direzione dell’uditorio, purtroppo però nessuno
di noi conosce il tedesco.
(R.C.)
Un altro dei seminari proposti dagli organizzatori è stato il
Guitar Master Class tenuto da Rex Carroll e indirizzato più che altro a
chi già sapesse suonare la chitarra. In realtà tra gli ascoltatori
c'erano più che altro i curiosi che volevano godere dei virtuosismi che
il nostro guitar hero avrebbe messo in mostra. Al di là degli aspetti
tecnici prettamente legati alla chitarra (l'utilizzo di scale
pentatoniche, blues, maggiori, minori eccetera), quello che emerso da
questo seminario sono state le parole di Rex che ha ribadito che la
musica è comunicazione, e come tale, se si suona lo strumento bisogna
buttarsi con coraggio e far sentire la proprio voce al mondo. Se i
risultati di questo li vediamo in lui, allora perché non seguire le sue
parole? Come di consueto, le due mattinate del festival sono state
dedicate ai momenti di lode e adorazione guidati da Jim La Verde, e
dalle meditazioni dell'immancabile Pastor Bob. Il sabato le sue parole
sono state un incoraggiamento sul cercare di approfondire la propria
relazione con Dio, mettendo da parte tutto ciò che è materiale, che ha
un valore effimero e una fine. Più particolare invece la domenica
mattina, quando è stato lasciato lo spazio al pubblico di poter
testimoniare e condividere la propria esperienza positiva riguardo alla
partecipazione all'EoR. Molte delle persone che hanno parlato hanno
constatato il calore e la fratellanza che avvolgono questo festival, e
che mai avrebbero pensato di trovare così alla prima partecipazione.
(D.F.)
Conclusione
Per
chi ci segue anche sul forum, avrà notato che non siamo partiti con la
convinzione che sarebbe stato un bel festival, a causa della mancanza di
grossi nomi che tutti si aspettavano, come gli HB che sono in
tournée per il loro ultimo lavoro e per la scelta di gruppi non molto
conosciuti o già visti. Qualcuno è partito anche solo per stare insieme
con gli amici vecchi e nuovi e con la convinzione di poter condividere
anche la preghiera. Qualcuno è partito per poter vedere gli Antestor
per tutti i motivi che abbiamo sopra elencato. Alla fine delle tre
giornate possiamo dirlo: ci siamo ricreduti su tutto! Le band sono state
tutte al di sopra delle aspettative; le band più storiche hanno
dimostrato di avere ancora qualcosa da insegnare; le più giovani hanno
stupito per preparazione e la novità apportata (tranne in un caso
specifico). Se chiudiamo un occhio sulle varie pecche in fase di
mixaggio, si può dire che è stato un intenso e positivo Festival,
sicuramente migliore di quello dell’anno passato, ma che non ci
aspettavamo sul serio. Siamo già pronti per un altro EoR, e voi?, sarete
dei nostri?
(R.C.)
Daniele Fuligno - Roberta Cannone - Francesco Romeggini
Sara Passannanti - Giovanni Paolo Spanu - Nicola Rubini
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