Italian Christian Metal Website  -  Il sito italiano dedicato al Metallo Cristiano

Menu

 
 
 

14/4/2012

 

"Elements Of Rock 2012"- Live Report

 

Anche quest'anno lo staff di WhiteMetal.it è stato presente allo Stadthofsaal di Uster per assistere per la sesta volta consecutiva all'Elements of Rock. Il bill proposto dagli organizzatori, pone al vertice due tra le band più importanti della scena christian metal: i Barren Cross per la parte melodica e i Crimson Moonlight per quella estrema. Nomi dunque altisonanti, che hanno fatto confluire nella sala un pubblico piuttosto numeroso, senza però raggiungere i livelli visti con l'esibizione degli Antestor l'anno scorso, o con quella dei Virgin Black nel 2007. In generale ottima la scaletta di quest'anno, con band dall'alto livello tecnico  che spaziano tra tutti i generi, dall'hard rock al grind come potrete leggere di seguito. (D.F.)

 

Prima Serata

SKILLAS REVENGE: Ad aprire le danze di questo Elements of Rock è toccato agli Skyllas Revenge, neofita band metalcore dall'organico relativamente giovane: si parla di ragazzini a malapena sulla ventina che però hanno dimostrato abbastanza bene di sapere quello che fanno suonando discretamente e tenendo bene il palco con sicurezza e disinvoltura. L'esibizione però è durata molto poco, tre brani per un totale di un quarto d'ora circa, probabilmente la band non ha molto materiale da rendere disponibile, ma va bene così, la loro bella figura l'hanno senz'altro fatta. (F.R.)

HYPERSONIC: La band che quest'anno ha portato in alto la bandiera tricolore all'Elements of Rock è stata quella degli Hypersonic. Caldissimi sul palco, hanno fomentato il pubblico con il loro power metal melodico che dal vivo risulta essere ancora più coinvolgente che da Cd. La forte personalità di Alessia Rapisarda ha guidato la band in uno show entusiasmante in cui è stato proposto gran parte del disco di esordio e dove hanno spiccato le esecuzioni di My spirit free, Winter melodies e la funambolica Heaven. Oltre a tutto ciò sono stati presentati tre ottimi pezzi nuovi che testimoniano che la band è già a lavoro su altro materiale. La risposta del pubblico non poteva che essere positiva, tutti carichi sotto il palco ad innalzare cori di approvazione. (D.F.)

EXHALE: E' il turno degli Exhale, band svedese dedita a un grind brutale e minuziosamente curato. Mescolando sapientemente i brani da tutta la discografia (non particolarmente estesa in realtà, constando dei soli "Prototype" e "Blind"), gli Exhale propongono un repertorio ben calibrato che funziona alla grande, suscitando il consenso (e il conseguente scatenamento) del pubblico - anche di quello, come la sottoscritta, che non era rimasto granché convinto dall'uscita di "Blind": in effetti portati sul palco i brani acquistano grande personalità e impatto. Insomma, i nostri sanno fare il proprio lavoro e lo dimostrano a tutta la sala! E l'ottima risposta del pubblico costituisce il miglior feedback. (S.P.)

PERTNESS: Posso dire senz'altro che questo è stato il gruppo rivelazione dell'anno. I Pertness hanno portato sul palco il loro epic metal dimostrandosi un gruppo interessante e valido. La prima curiosità da sottolineare della loro esibizione è stata l'assenza del bassista che causa forza maggiore non ha potuto essere presente quella sera. La band ha peraltro suonato con una base di basso registrata alla quale sembravano essere sopraggiunte anche alcune parti di chitarra e di cori, il risultato è stato a mio avviso impeccabile. Sono stati presentati in maniera omogenea i pezzi del proprio repertorio di due album, quali ad esempio From The Beginnig e The legacy dell'ultimo e le due parti di Riders of heaven del primo. Il loro sound ricorda sicuramente un po' la scuola metal tedesca alla Grave Digger o Blind Guardian, con un cantato che non azzarda a salire su toni acuti ma che si concentra sullo spessore epico ed energico delle linee più basse. Ottimo risultato! (F.R.)

ICON CLAN: I suoni si ammorbidiscono un capellino e dall'epic metal si passa ad una specie di happy rock. gli Icon Clan suonano un metal'n'roll molto allegro e dall'anima blues, il cantante chitarrista Manu Lehtien, nonchè frontman dei Deuteronomium dimostra anche in questa band la sua attitudine a voler tirare su un sound allegro e divertente con un buon risultato. l'unica pecca di questa esibizione forse si potrebbe trovare nel fatto che è risultata un pochino troppo lunga, suonare per un'ora una scaletta di pezzi dalla durata media di 3-4 minuti forse può rivelarsi eccessivo, in ogni caso questo trio ha ampliato con un respiro più "happy" le coordinate decisamente più extreme-oriented di questa prima serata del festival. (F.R.)

A HILL TO DIE UPON: L'ultimo gruppo della serata di venerdì sono stati gli A Hill To Die Upon. Personalmente, dopo aver ascoltato "Omens", attendevo davvero con ansia la loro performance. Ma anche io, come molti altri quella sera, sono stato colto dalla stanchezza. Sono rimasto lì sino alla fine ma non me li sono goduti quanto avrei voluto. Da quello che ricordo il settaggio del mixer non rendeva troppa giustizia ai pezzi che in genere venivano coperti dalla batteria e parevano un po' appiattiti e simili l'uno all'altro. Tuttavia due sono spiccati tra i tanti: Darkness that can be felt e la programmatica Satan, your yingdom must come down. C'è anche da aggiungere che il gruppo ha presentato due pezzi nuovi che compariranno nel prossimo lavoro della band dell'Illinois. Sono inoltre rimasto favorevolmente colpito dai fratelli Cook, con i quali ho avuto la fortuna di poter parlare per far loro un intervista. Sono ragazzi gentili e umili, cosa che contrasta deliziosamente con la terribile presenza che hanno sul palco. Ma questo è in genere il "pane quotidiano" delle christian metal bands. (A.C.)

 Seconda Serata

ANTARAXID: La seconda serata si apre con l'esibizione degli svizzeri Antaraxid, una band giovanissima, autore di un metalcore in stile As I Lay Dying, dove non mancano le dure influenze death o i grezzi riff thrash. Sul palco sono una furia, un fantastico alternarsi di growl e scream incorniciato da una base strumentale piuttosto tecnica. Lo show è ricco di dinamismo ed esplosività, i giusti ingredienti per caricare un pubblico solitamente un po' freddino nei confronti delle band di apertura. Il difficile compito di essere i primi a calcare il palco della serata clou del festival è stato assolto in maniera pregevole. (D.F.)

STAIRWAY: Serata decisamente dedicata agli irriducibili degli anni ottanta quella di sabato. A inaugurare il tema e scaldare gli animi sale sul palco il terzetto britannico degli Stairway. I tre, nonostante siano misconosciuti da gran parte del pubblico (eccettuati i fan un po' attempati schierati in primissima fila), ci convincono proprio, merito soprattutto della voce del cantante-bassista, che incanta, risultando calda e in perfetta sintonia con il british heavy proposto. Questo e i brani melodici ma non stucchevoli ne fanno un gruppo da riscoprire. Purtroppo l'esibizione è inficiata da alcuni elementi negativi, primo fra tutti il pessimo suono della chitarra, che ammazza proprio il sound (complice anche un effetto troppo marcato della voce, che in alcuni momenti infastidisce non poco). In secondo luogo, lo scarso interesse del pubblico più giovane verso le sonorità proposte lascia alle volte crollare i tentativi del gruppo di interagire con gli astanti. Tuttavia l'impressione complessiva del concerto è molto positiva. (S.P.)

OPUS IRAE: Se la seconda serata dell’Elements Of  Rock, ha caricato per bene la miccia dello Stadthofsaal con band dalla caratura adamantina come Barren Cross, Dark Sky e Crimson Moonlight, tuttavia sono riusciti a far capolino tra questi sacri mostri del christian metal, anche  un gruppo sconosciuto, che umilmente, senza merchandise, Cd o gadget, si è a buon titolo guadagnato la sua dose di applausi esibendosi in terra elvetica forse per la prima volta davanti a un pubblico così vasto ed eterogeneo. Sono gli Opus Irae, unblack sinfonico con la pregevole aggiunta in alcuni pezzi di una voce operistica femminile, uno dei punti di forza e peculiarità della band. Altro aspetto secondo me degno di nota sono le tematiche ispiranti la scenografia sul palco e il nome stesso del gruppo: le sette piaghe d’Egitto, il simbolo era infatti una stella a otto punte inscritta in una stella a sette punte nei cui raggi erano scritte in gotici caratteri latini, le piaghe con cui Dio inginocchiò l’Egitto che teneva schiavo il suo popolo eletto. Grande simbolismo dunque, e un’ispirazione lontana da quell’unblack  a volte tirato per i capelli per conciliare cristianità è sonorità ferali. Growl e scream del cantante sapientemente modulati, blastbeats coinvolgenti e groove di un basso che ha saputo essere evocativo e mai disturbante lasciando spazio ad una tastiera sapiente e sacrale che ha reso il tutto omogeneo e pregevole. Melodie e riff di tutto rispetto, uniti alla punta di diamante del gruppo, la bellissima Frederike che con i suoi occhi penetranti, la sua voce melodiosa e un corpo incorsettato davvero di divina fattura, ha ricevuto numerosi fischi ma non certo di diniego. Tutta la band comunque merita l’elogio per la presenza scenica, a partire dall’ingresso sul palco: un’entrata in scena convinta e ad effetto con fumo, luci blu e la band girata di tergo, prima di esibirsi. Circa sette i brani eseguiti, e anche se il pubblico non li conosceva non è stato un problema: le corna e i pugni in alto che si muovevano con il basso lasciavano ad intendere che tutto lo Stadthofsaal era con loro. (G.P.S.)

BARREN CROSS: Un gruppo al quale il christian metal è decisamente debitore. Il buon caro Jim che tutti gli anni vediamo in veste di worship leader quest'anno si è deciso a portarci tutta la band per rivivere le emozioni dei vecchi tempi. I Barren Cross hanno suonato per circa due ore, e la cosa sorprendente era la mancanza di stanchezza percepita da quel pubblico decisamente entusiasta che si poteva vedere a fine concerto. Spaziando per tutto il repertorio della loro discografia i Barren hanno riempito le due ore suonando egregiamente grazie a un sound davvero ottimo; tanto per fare qualche nome citiamo Believe, Dying day e He loves you del primo "Rock For The King"; Killer of the unborn, Cultic regime e Living dead del secondo "Atomic Arena"; The stage of intensity e la bellissima Two thousands years del terzo "State Of Control" e la titletrack del seguente "Rattle Your Cage". Mike ha presentato inoltre un nuovo pezzo della band intitolato Whitewashed love dal tiro più moderno e punk, un ottimo segnale riguardo all'attività della band; da sottolineare la presenza carismatica sul palco di Jim che col suo basso e la sua indiscutibile maestria nel suonarlo si rivolgeva sempre verso il pubblico divertendo e tenendo attiva la scena con la sua simpatia. Una di quelle esibizioni che non possono che rendere contenti coloro che hanno seguito dagli inizi la storia di questo movimento. (F.R.)

DARK SKY: La serata di sabato, sempre più orientata verso i generi melodici, è impreziosita anche dall'esibizione dei Dark Sky. Il combo tedesco suona per la seconda volta sul palco di questo festival, ponendosi tra le band più attese, soprattutto per chi come me riviveva ancora i momenti dello show del 2009. Di nuovo non deludono e si riconfermano nella loro abilità di trascinare e coinvolgere il pubblico con le loro sonorità hard & heavy frizzanti ed energiche. Sono stati proposti diversi brani da "Empty Faces" aprendo il concerto con Hands up, il pezzo perfetto per caricare il pubblico sotto il palco. Ci sono state le anticipazioni del nuovo disco su cui stanno ancora lavorando e forse l'unica cosa che è mancata è stata la divertentissima cover di Maniac. Mostruosamente caldi sul palco, sono riusciti di nuovo a farci rivivere l'essenza di quell'heavy metal vecchio stampo forse un po' ignoto alle nuove leve. (D.F.)

CRIMSON MOONLIGHT: A contrastare i suoni melodici dei Dark Sky, ci pensano i Crimson Moonlight, gli headliner della sponda estrema. Aspettavo la loro esibizione con una certa impazienza e curiosità. Sapevo della loro formidabile presenza scenica e le aspettative erano piuttosto elevate. Dopo una lunghissima preparazione si apre finalmente il sipario e ci ritroviamo di fronte ad un palco scarsamente illuminato per far risaltare una cornice di icone ortodosse illuminate di blu. Sfruttando questa atmosfera quasi sacrale, i Crimson Moonlight entrano in scena vestiti di nero, incappucciati e senza troppi fronzoli partono furiosamente a suonare il loro black metal duro e al tempo stesso precisissimo nelle ritmiche. Il settaggio del suono, come succede spesso per questi generi, non è perfetto, ma al pubblico importa poco. La carica e il carisma di Pilgrim sul palco sono più che sufficienti a fomentare la sala quasi gremita; tra furiosi headbanging, pugni e corni in alto, si svolge un show lungo, mai noioso, ma sempre intenso. Nonostante non sia un amante del genere, mi sono rimaste ottime impressioni: la professionalità della band sul palco è stata ineccepibile, come anche tutta la scenografia e la relativa teatralità, il valore aggiunto di esibizione praticamente perfetta. (D.F.) 

ENDTIME PROPHECY: Chiudere il festival a notte fonda e mantenere il contatto con il pubblico ormai stanco e decimato non è un'impresa facile. Gli Endtime Prophecy, con il loro melodic death, sono riusciti abbastanza bene ad affrontare questa situazione, senza mostrare alcun segno di cedimento, ma solo una voglia enorme di suonare e far divertire i pochi ragazzi in sala. Il pubblico ha perciò reagito piuttosto bene, collaborando con la band per far partire un ultimo wall of death, in realtà un po' ridicolo visto il numero esiguo di partecipanti, ma un buon segnale di conferma che la voglia di scatenarsi con la buona musica non si esaurisce con la fatica di due giorni così intensi. (D.F.)

Eventi Correlati

L'edizione 2012 è sta segnata dall'assenza di Pastor Bob, restato a negli Stati Uniti per causa di forze maggiori. Gli organizzatori del festival hanno comunque sopperito a questo, offrendo seminari a mio parere più interessanti di quanto visto in passato. Possiamo citare quello di un commosso Ray Parris, chitarrista dei Barren Cross che ha esposto una meditazione sul passo evangelico di Marco 2:1-12, dal titolo "Exactly, who is Jesus?" (Esattamente, chi è Gesù?), e soprattutto quello tenuto da un meticolosissimo Simon Rosén, meglio conosciuto come Pilgrim dei Crimson Moonlight, dal titolo "After our likeness; the church as an image of the holy trinity (A nostra somiglianza; la chiesa come immagine della santa trinità), di cui pubblicheremo un approfondimento dedicato a breve. Immancabili durante le mattinate di sabato e domenica gli appuntamenti di lode e adorazione guidati dal Jim LaVerde e i successivi momenti di  meditazione, sempre spiritualmente edificanti nonostante l'assenza di una figura carismatica come Pastor Bob. (D.F.) 

Conclusione

Nessuna pecca organizzativa per questo Elements of Rock, tutto è filato liscio e rendiamo merito a Markus Schibler e tutto il suo staff. Molti gli stand presenti dentro e fuori la sala, e soprattutto sempre forniti di materiale non così facilmente reperibile. L'Elements of Rock si riconferma come festival di punta per la scena christian metal europea e ci tengo a ricordare che quella del prossimo anno sarà la decima edizione. Un traguardo importante, e come staff di WhiteMetal.it faremo di tutto per essere nuovamente presenti e condividere con voi i momenti di un festival così speciale. (D.F.)

 

                                                            Daniele Fuligno - Francesco Romeggini - Sara Passannanti
                                                            Andrea Ciceri - Giovanni Paolo Spanu

    

 

 Best view:  No Firefox!   Optimized:  FONT: Old-English ( —> download Old-English font <—); SCHERMO: 1280x1024   Credit:  Template by Vocinelweb.it