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29/4/2013

 

Eor 2013- Live Report

 Uster (Svizzera)

Siamo giunti alla decima edizione dell'Elements of Rock, un traguardo non da poco da celebrare nel migliore dei modi. E come se non tirando fuori dal cilindro una line-up stratosferica? Questa edizione è stata infatti caratterizzata da nomi come Whitecross, X-Sinner, Drottnar e soprattutto Horde. Esatto, proprio la creatura di Jayson "Anonymous" Sherlock, al suo ultimo concerto in queste vesti. Insomma, un evento imperdibile, corredato anche dalla scoperta di talentuose band come Aliens Ate My Setlist, Necroblation o la conferma della grandezza di altre come Nomad Son e i nostri Metatrone. Let's go! (D.F.)

Prima Serata

PATH OF CONFUSION: Si parte con i giovani Path Of Confusion, fautori di un thrash melodico di stampo moderno non esente da influenze crossover. I quattro ragazzi alternano omogeneamente brani del proprio repertorio e cover più o meno note come ad esempio la Cyanide degli ultimi Metallica. Nonostante qualche sbavatura e un settaggio di suoni acerbo a penalizzare le due chitarre, la band dimostra una più che buona tenuta di palco e suona i nove brani della propria scaletta. Dal proprio repertorio la band estrae episodi come Liar, Hypocrite e Godless world, ascoltabili tra l'altro anche sulla pagina ufficiale della band. Una buona partenza per il festival e una più che discreta presentazione per una band che pur essendo un po' alle prime armi dimostra buone premesse per una futura maturazione in sede live. (F.R.)

ALIENS ATE MY SETLIST: La seconda band salita sul palco di questo Elements of Rock sono stati gli Aliens Ate My Setlist autori di un energico post-hardcore con nette influenze elettroniche. Lo show è stato trascinante e questi giovani ragazzi tedeschi hanno dimostrato che sanno tenere benissimo il palco e coinvolgere la platea. Tra tutti ha svettato Nick, cantante della band, in grado di alternare growl, scream e clean con una naturalezza disarmante. Tra i pezzi proposti ci sono quelli dell'Ep "Illusions", come To be honest - I haven't been on Apollo 13 o la rabbiosa And again I've been swallowed by a whale... ma la classica scaletta sul palco non sono proprio riuscito a trovarla! (D.F.)

METATRONE: l’Italia non ha mai avuto un ruolo marginale nelle performance più gradite dell’Elements of Rock, e ancora una volta, la nostra nazione dimostra il suo carisma sotto il monicker Metatrone che non ha bisogno di ulteriori presentazioni. A buon titolo i veri opener di questa edizione, i nostri si sono esibiti subito con energia mostrando una passione e una capacità di coinvolgere che ha riportato alla memoria la loro prima esibizione nello Stadthofsaal di Uster quando presentarono e mostrarono sul palco la forza del primo disco “The Powerful Hand” (da cui anche questa volta hanno proposto dei pezzi). Hanno infiammato i cuori di tutti spronando al galoppo la loro arma vincente, cioè l’ultimo album  “Paradigma” dal suono meno melodico, ma più spigoloso e sinfonico dei lavori precedenti, soprattutto nei brani Padre e Uomo rigorosamente in italiano. Una difficoltà incontrata a livello tecnico è riuscita a inficiare anche se solo marginalmente la performance della band: il microfono del cantante Jo Lombardo si accendeva e spegneva a tratti, (guasto poi risolto dopo tre brani) e la cosa è stata piuttosto seccante sia per il singer, sia per noi fan italiani. In ogni caso, l’affetto con cui gridavamo le parole delle canzoni coprendo i guasti del microfono e la potentissima voce di Jo Lombardo in grado di eseguire acuti udibili anche senza il mezzo preposto hanno arginato benissimo il problema. E’ stata poi proposta una versione speciale di Passione dall’album “Paradigma”, in cui oltre al pezzo strumentale, sono state aggiunte di parti in clean voice eseguite da Jo Lombardo, e bridges del tastierista don Davide Bruno, che memore del suo passato di death metaller non sopito, eseguiti appunto in growl. Energia tecnica e voglia di trascinare il pubblico in sala, unite a una fede salda che si esprime appieno nei testi e nelle musiche: questi sono i Metatrone, ancora una volta dal sud dell’Italia arriva il caldo abbraccio dello Spirito di unità, di “gente che resiste e grida in alto: Padre!” (G.P.S.)

 

KING JAMES: Spazio ai veterani! Salgono sul palco i King James, formazione hard rock degli anni '90 nota per i suoi due episodi discografici. L'esibizione si rivela decisamente lunga, ma se i brani portati sul palco sono forse un po' poco accattivanti il pubblico reagisce molto bene seguendo con attenzione il concerto. Il punto di forza della band è senza ombra di dubbio la seicorde di Rex Carrol, consci della magia sprigionata dalle sue dita lo ascoltiamo tutti con attenzione pur sapendo che questo per lui è solo un riscaldamento (quando infatti la sera dopo lo vedremo suonare con i Whitecross rimarremo praticamente tutti a bocca aperta). Il loro live ha visto anche al suo interno momenti di riflessione, in cui sopra un arpeggio di chitarra il cantante portava un breve messaggio al pubblico; ciò ha senz'altro contribuito ad aumentare positivamente le emozioni di questo concerto compensandone un po' la eccessiva lunghezza. (F.R.)

HORDE: A lungo si parlerà dell'ultimo concerto di questo artista immenso, nel quale tutto il mondo del white metal estremo e non solo ha trovato ispirazione, e potrò dire con orgoglio: io c'ero! Ed era come se ci fossimo solo io e l'unblack, tanto onirica era l'atmosfera creata, con il palco avvolto da un alone di mistero, figure incappucciate distinguibili a stento e un sound incredibilmente superiore (quasi quasi non si riconosceva la Stadthofsaal di Uster). L'headbanging non è mancato, la cognizione del tempo è andata del tutto persa e a onore del vero in certi momenti l'emozione era così forte che la sottoscritta non riusciva a tenere gli occhi aperti per i lucciconi (durante Thine hour hast come, giusto per citare uno dei momenti clue). Grazie Horde, hai regalato momenti di incanto supremo, assolutamente indimenticabili! (S.P.)

FORCHRISTSAKE: Chiudere la prima giornata del festival, subito dopo Horde non è una delle imprese più facili, soprattutto per un gruppo emergente come possono essere i ForChristSake. Nonostante tutto, la presenza scenica della band (curioso il look del cantante, totalmente incappucciato, viso compreso, per quasi metà concerto) e il loro death metal ricco di elementi progressive molto coinvolgenti hanno portato il pubblico e non cedere alla stanchezza, ma a far ancora casino sotto il palco. Qualche stecca al livello tecnico c'è stata, soprattutto nei velocissimi assoli di chitarra, ma quasi nessuno se n'è accorto. (D.F.)

 

 Seconda Serata

NECROBLATION: Tre ragazzini salgono sul palco... e la musica riparte! i Necroblation sono un giovane combo svizzero dedito a un death metal tendente talvolta al thrash e talvolta al black. Con un debut-album appena stampato la band si presenta proponendone quasi tutti i brani con l'aggiunta di inediti come Cut my foreskin, Uncontrolled rage ed Encore, per un totale di una decina di pezzi. L'età giovane dei ragazzi si sente in alcune sprecisioni performative, ma la grinta non manca assolutamente, e considerando l'alto contenuto tecnico delle composizioni la cosa si eclissa, tanto più che sul disco i brani suonano veramente bene. Curioso l'abbigliamento dei musicisti, i quali hanno abbinato magliettine di thrash-band come i Deliverance a pantaloni leopardati, un omaggio al pomp-rock anni '80? Può darsi; in ogni caso una trovata divertente, e una buona partenza per i Necroblation. (F.R.)

INNERSIEGE: Si prosegue con gli heavy metaller americani InnerSiege, anch'essi alla presentazione della loro prima release discografica. La band suona otto brani del disco più due inediti, lasciando fuori dalla scaletta solo Free e What kind of love. I musicisti dimostrano ottime capacità tecnico-performative e i brani pur essendo abbastanza lineari come costruzione suonano abbastanza bene in sede live, il tutto merito in particolare delle buone capacità del singer e della coppia di chitarre (da menzionare d'altronde la presenza tra i due di Kevin Grose, vecchia conoscenza del festival in quanto sempre presente in veste di chitarrista nelle sezioni di worship con Jim LaVerde). Il sound funziona a sprazzi, in alcuni momenti i suoni sono usciti bene, in altri ahimè c'è stata un po' di confusione. Probabilmente i fonici quest'anno hanno avuto qualche difficoltà in più nel gestire i volumi, ma a parte questo gli InnerSiege hanno saputo portare una ventata di sano heavy made in USA, forse un po' monotono, ma complessivamente funzionante. (F.R.)

SACRIFICIUM: Ormai lo sappiamo. Se non ci sono i Thy Bleeding Skies, molto probabilmente ci sono i Sacrificium e viceversa. Ma una cosa è certa: ogni volta che una band di Claudio Enzler sale sul palco dell'Elements of Rock, tra il pubblico si scatena il delirio. Il loro death che su Cd è melodico, in sede live si trasforma in brutalità pura e sotto il palco si riversa in pogo selvaggio, walls of death, crowd surfing e stage diving. Sono stati sicuramente tra i gruppi più trascinanti del festival e nonostante non siano più una novità, il loro nome è garanzia. Anche quest'anno l'hanno confermato. In una parola, superlativi. (D.F.)

 

NOMAD SON: Dopo i Sacrificium è la volta dei paladini del doom metal targato Malta. Anche il sabato, dunque, una band del mare nostrum a scuotere gli animi con una potenza appassionata che pochi altri popoli possono vantare. E le alte aspettative non vengono tradite, tutt'altro! I nostri ci rapiscono con le loro cadenze funeree e con un cantato che riesce a far crollare anche le perplessità dei più restii all'interesse verso il doom. L'intensissima Winds of Golgotha ci attanaglia in una stretta così energica dalla quale non riusciremmo a liberarci neanche se lo volessimo (e comunque non lo vorremmo mai e poi mai!) . Sotto il palco, il terremoto. L'esibizione procede tutta su questa linea, senza abbassamenti di tono, neanche nell'ultima track proposta, un anticipo che ci lascia pregustare una prossima uscita di tutto rispetto. Sono sicura di non esagerare definendo il concerto quasi perfetto. E il quasi è lì per un unico difetto: avremmo voluto che questa goduria pazzesca durasse di più! (S.P.)

X-SINNER: Nonostante li avessimo già visti nel 2010, è stata almeno per me una delle band più attese. Lo show di tre anni fa è stato trascinante, ha portato in sala molto pubblico, ma ricordo una qualità audio piuttosto scadente. Quest'anno invece i volumi sono stati settati meglio e le premesse erano totalmente a loro favore. Senza troppi fronzoli hanno iniziato subito con il recente cavallo di battaglia Back in red, passando poi per World cover in blood e alcuni brani del primo album tra cui cito nel finale Lift Him up. Travolgenti dall'inizio alla fine, non un calo di intensità dimostrando anche un buon contatto con il pubblico frutto di un'esperienza ormai più che ventennale. Il loro hard rock alla Ac/Dc ha saputo unire le due fazioni di pubblico, l'ala estrema e l'ala melodica, tutti sotto il palco a divertirsi con il grande (in tutti i sensi) Rex Scott, ormai una delle icone intramontabili del white metal. Instancabili! (D.F.)

WHITECROSS: Se gli X-Sinner sono stati formidabili, dai Whitecross mi aspettavo altrettanto, ma purtroppo non abbiamo assistito ad un''esibizione perfetta come quella del 2011. Scott Wenzel è sembrato quasi provato fisicamente in alcuni momenti del concerto e la sua voce non sempre ha raggiunto l'energia di un tempo. Comunque il pubblico, me compreso, al momento non ci ha fatto caso ed è stato presente cantando tutti i cavalli di battaglia come We know what's right, He's the rock, Because of Jesus, Enough is enough, Love on the line, Good enough o la malinconica You will find it there, guidato anche da un Rex Carroll praticamente inarrestabile con la sua Gibson Les Paul, vera e propria colonna portante della band con i suoi assoli impossibili. Il top è arrivato comunque con l'intramontabile In the kingdom, quando hanno cantato insieme a Scott Wenzel anche Jimi Bennett e Jeremy Ray, rispettivamente i frontman dei King James e InnerSiege, ma soprattutto un pubblico unito in un unico coro. Uno show ricco di emozioni forti nonostante qualche passaggio sottotono. Per me resteranno sempre gli unici inarrivabili e inimitabili hard rocker cristiani. (D.F.)

DROTTNAR: Arrivo un poco in ritardo nella sala e trovo una furia devastante. È in corso una guerra, senza dubbio. La densa coltre di fumo (eccessivo - qualcuno è arrivato preparato e si aggira sotto il palco munito di maschera antigas) lascia storditi gli astanti ma non riesce a bloccare la violenza che li investe: un pugno in bocca! Nonostante la lunghissima (estenuante) attesa mi abbia fiaccato non poco, la stanchezza cade di colpo e non mi impedisce di godermi lo spettacolo e inneggiare a “Stratum”, con il resto della sala, in un coro esaltato e fomentatissimo. Presenza scenica curata nei minimi dettagli, grande coinvolgimento del pubblico, tecnica e trasporto nell'esecuzione: insomma, ci sono stati tutti gli elementi necessari a rendere ottimo il concerto e confermare i Drottnar come una colonna della scena extreme. Poi una curiosa sorpresa finale: a chiudere lo show sono i connazionali Frosthardr, che con un fare decisamente più rude interrompono la precisione chirurgica dei Drottnar fomentano ancor di più il pubblico. (S.P.)

NAHUM: L'intermezzo a sorpresa dopo i Drottnar ha portato un gran scompiglio nella sala che, mai come in questa edizione, è rimasta piena di gente anche per l'ultimo dei gruppi, quello al quale era affidato l'ingrato compito di chiudere la scena. I Nahum non perdono l'occasione di esaltare con uno show di  impatto: uno swedish thrash-death dalle venature piuttosto oscure quello portato in scena da questi ragazzi di Ostrawa, che si presentano zozzi di carbone e aggressività. Il cantante scatta da un punto all'altro del palco, mentre i suoi compari si fanno portatori di un losco alone di cattiveria al suo fianco. Il pubblico sotto il palco risponde con altrettanto impeto, voglioso fino all'ultimo di godere della bellissima musica ed esperienza di questa decima edizione dell'Elements of Rock. (S.P.)

 

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Don Davide Bruno ha condotto un seminario dal titolo “La dignità dell’uomo” in cui appunto emerge chiara la figura dell’uomo e la sua centralità nel disegno della misericordia divina, della vita e della salvezza. Il tastierista dei Metatrone, ora sacerdote  cristiano cattolico, porta il suo contributo, anche con l’aiuto di aneddoti curiosi, inseriti nella sua esperienza cristiana e personale, che lo portò da persona lontana da Dio (pur metallaro curioso ed intelligente), a innamorarsi di Cristo, a prestare servizio come scout e ad entrare in seminario. Molte le domande poste dai presenti, mirate a comprendere una figura così controversa e per molti paradossale, come quella del cristiano metallaro. Si è chiarito il principio che solo chi ti fa sentire amato con grande ed unica dignità, conquista il tuo cuore, rispettando e facendo fruttare tutto il proprio essere, le proprio passioni e desideri che non vengono soffocati in nome di un sterile e comodo “conformarsi” esteriore. ma  vengono elevati e fatti germogliare per portare l’uomo alla conformazione secondo il volere di Dio. Questo è il miracolo che Dio opera in ogni uomo, e il fulcro centrale di questo prezioso seminario. (G.P.S.)

Il vocione di pastor Bob era mancato veramente molto, il suo ritorno dopo un anno di assenza ha riempito tutti di gioia. Nel frattempo è cambiato il colore dei suoi capelli (decisamente più sul grigio-bianco) ma non la sua simpatia, e come in tutte le edizioni la sua presenza nella sessione del sabato mattina è stata un vero toccasana. Dopo il momento di worship guidato dal nostro caro e insostituibile Jim LaVerde abbiamo assistito ad una testimonianza del cantante dei King James, Jimi Bennett, il quale ha raccontato di come la fede lo abbia aiutato a superare un terribile momento di lutto, ovvero la morte della figlia; una storia toccante e un messaggio di incoraggiamento per chiunque si trovi in difficoltà. Il messaggio di pastor Bob invece si è concentrato sull'uso da parte dell'uomo di ciò che Dio gli mette a disposizione; in particolare ha sottolineando il fatto che Dio crea ogni persona in maniera originale desiderando quindi che ognuno alla propria maniera e con i propri mezzi benedica il prossimo usando beneficamente le proprie risorse e la propria creatività. Una mattinata quindi nel complesso meravigliosa, l'economia del festival d'altronde non può fare a meno di momenti come questi, nei quali chi più chi meno ci sentiamo tutti una grande famiglia. (F.R.)

Conclusione

La domenica mattina si è svolta all'incirca come quella di sabato, con l'aggiunta di testimonianze dal pubblico, la santa cena finale e con la differenza che eravamo tutti più stanchi e provati da questi due giorni intensi. Tirando le somme, questa decima edizione dell'Elements of Rock (la settima per WhiteMetal.it, ormai siamo dei veterani) la ricorderemo come quella in cui si è svolto l'ultimo concerto di Horde e per l'esibizione di altri grandi nomi della scena; finora è molto probabilmente la line-up più altisonante della storia dell'Elements of Rock. A livello organizzativo tutto si è svolto nel migliore dei modi, ma dal punto di vista tecnico si può ancora migliorare nella qualità del suono in sala. Piccole cose, perché comunque siamo più che soddisfatti di quanto abbiamo visto e sentito, e non ci resta che iniziare il conto alla rovescia per l'anno prossimo... e fate di tutto per non mancare all'appuntamento! (D.F.)

 

                                                            Daniele Fuligno - Francesco Romeggini
Sara Passannanti - Giovanni Paolo Spanu

    

 

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