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03/4/2014

 

Eor 2014- Live Report

Venerdì 14.03.2014 - Uster (Svizzera)

Undicesima edizione dell'Elements of Rock, senza pastor Bob, senza Jim LaVerde e infine senza lo Stadthofsaal, fuori uso per una momentanea inagibilità e rimpiazzato con la palestra Stadthalle e il conseguente rischio di un'acustica non proprio all'altezza. Un festival che visti i presupposti partiva con delle aspettative più basse del solito. Ma ancora una volta, l'ormai tradizionale trasferta di WhiteMetal.it in terra elvetica si è dimostrata ricca di emozioni e sorprese sempre superiori alle aspettative. Leggiamo come è andata! (D.F.)

Prima Serata

DOLOHRUZ: Il festival si apre con il thrash metal vecchio stampo dei Dolohruz, travolgente e senza troppi fronzoli. Coinvolgenti, ma non sempre convincenti con un cantato in qualche occasione non troppo incisivo. Senza ombra di dubbio bisogna comunque riconoscere in loro il merito di aver scaldato il pubblico dell’Elements of Rock che ha risposto energicamente fin dalle prime battute. Complici anche due cover non semplici (soprattutto per il cantato), ma comunque ben riuscite, come The trooper degli Iron Maiden e Breaking the law dei Judas Priest. (D.F.)

SLECHTVALK: Si inizia subito in prima giornata, è il secondo gruppo e le energie sono tutte per loro, Slechtvalk. Non c’è bisogno di presentazioni per i falconi del viking metal cristiano, la grande carrellata che ci presentano è tecnicamente più cruda e grim rispetto a quando era presente il tastierista Premnath nella band, attualmente non è più in line-up. Ne risulta uno show graffiante e cupo, ma con la carica che solo una band con esperienza ferrata come la loro sa imprimere, uno spettacolo fatto di una grande creatura, la loro storia musicale, un “Frankenstein” composto di vari pezzi cuciti magistralmente tra loro, dall’album “Falconry” a “The War That Plague The Lands” approdando all’ultimo lavoro “Forlorn Throne”. Davvero ottimi e con una ricerca del suono perfetta, strumenti calibrati  e volumi bilanciati per non rendere tutto una accozzaglia di suoni indistinti (unica mia paura in questi casi). I falconi sono scesi in picchiata anche quest’anno e hanno ghermito tutti gli spettatori portandoli dove dovevano… su su nel cielo per vedere più vicino il volto del Re! (G.P.S.)

GLORYHAMMER: A controbilanciare il decadentismo dei blackster sono arrivati i simpaticissimi Gloryhammer. I power metaller scozzesi sono guidati dal carismatico Thomas Winkler, una nostra vecchia conoscenza in quanto regalò al festival grandi emozioni nel 2011 con gli Emerald e nel 2010 con i T-Rage. La band che lo ha seguito quest’anno è stata fondata da Christopher Bowes, tastierista e cantante degli Alestorm, e, con un disco di debutto appena pubblicato, porta in giro uno spettacolo totalmente parodistico incarnante un po’ tutti gli stereotipi del fantasy metal. Una principessa da salvare, una corazza da indossare, unicorni, draghi, e soprattutto ... un goblin da ammazzare; questi gli ingredienti del loro show, divertente ed emozionante. Scendendo un po’ nel dettaglio abbiamo visto un goblin interpretato da Christopher Bowes, artefice di un’ottima performance alle tastiere e una principessa, interpretata da Marie Lorey, che è comparsa ogni tanto per duettare con Thomas Winkler. Quest’ultimo, ricoperto da un’armatura da guerriero, è stato il vero padrone della scena. La sua performance strabiliante, unita a un carisma notevole sul palco e a un’innata scioltezza nell’intrattenere il pubblico si è rivelata la punta di diamante del concerto. I brani del disco sono scorsi fluidi fino alla fine, anche dopo l’uccisione del malvagio goblin da parte del nostro eroe. Divertimento e ottima musica. I Gloryhammer, pur non appartenendo al movimento christian metal, hanno riscosso un notevole successo dal pubblico dell’Elements of Rock. (F.R.)

SIGNUM REGIS: Si prosegue con il power metal degli slovacchi Signum Regis. La band ha presentato al festival il suo ultimo lavoro "Exodus", disco realizzato con la collaborazione a distanza di più cantanti. In sede live la band ha arruolato come membro stabile Mayo Petranin, già presente sul disco nel brano Mountain of God. La performance di quest’ultimo è stata notevole e non ci ha fatto rimpiangere quelle degli altri singer. Ha partecipato anche Thomas Winkler dei Gloryhammer, il quale nel disco aveva cantato Enslaved. La sua ricomparsa sul palco dopo lo show precedente è stata accompagnata da qualche  “Where is the goblin?!” uscito dal pubblico e la sua esecuzione del brano è stata ovviamente priva di pecche. Ma prive di pecche sono state soprattutto le esecuzioni del bassista Ronnie Köning e del chitarrista Filip Koluš. Il primo, fondatore e leader della band, ha saputo eseguire le sue linee complesse con precisione e senza mai sovrastare gli altri; il secondo allo stesso modo ha riproposto alla perfezione le ottime e complicatissime partiture soliste presenti su disco. Due punti chiave del concerto, che però nulla tolgono al lavoro degli altri ottimi musicisti. Oltre ai brani più noti dell’ultimo disco, come The promised land, The ten plagues e Let us go!, la band ha riproposto canzoni estratte dai vecchi lavori come la stupenda Mystical majesty. Il pubblico è stato presente ed ha apprezzato notevolmente; la sezione power della prima giornata è stata più che soddisfacente. (F.R.) 

MARHOLD: La prima serata si chiude in dolcezza con l’esibizione dei Marhold, guidati dalla cantante e violinista Alexandra. Lei in particolare è risultata essere incredibilmente magnetica sul palco, reggendo la pressione di suonare a fine serata di fronte ad un pubblico giustamente privo dell’energia iniziale. Quello suonato da loro è comunque un metal melodico con nette influenza prog, un sound più da contemplazione che da headbanging scatenato. Ottima quindi la scelta di inserirli in fondo, e altrettanto ottima la loro esibizione. (D.F.)

 

 

 Seconda Serata

FRANK NEEDS HELP: La prima band del sabato sono stati i Frank Needs Help, metalcore dalla Svizzera. Sebbene il genere non fosse particolarmente di mio interesse, dopo il primo pezzo ho dovuto ricredermi. A mio parere, tra le meglio riuscite citerei Outside inside, insieme a The red heart on a paper. In generale è stata un'ottima esibizione. Unica pecca, il mixaggio ha penalizzato la tastiera, presente a tratti, se non addirittura assente in alcuni brani. In ogni caso, è stata una buona esibizione che ha aperto una serata altrettanto carica di ottimi artisti. Il pubblico, un po' come me, in apertura inizialmente distratto e preso dal bere e chiacchierare, dopo il primo pezzo si è spostato sotto il palco per godere pienamente della musica di questa giovane band. (P.I.) 

A SICKNESS UNTO DEATH: L’esibizione dei  tedeschi  A  Sickness  Unto Death  probabilmente non entrerà nella storia di questa undicesima edizione dell’Elements of Rock. La giovane band sassone, unica rappresentante del doom in questa edizione 2014, non ha entusiasmato lo scarso pubblico presente al loro concerto (una quarantina di persone al massimo, non più di dieci/quindici che partecipavano attivamente ballando e pogando). Probabilmente  la  collocazione  oraria  ha  penalizzato  il  gruppo, il secondo ad esibirsi il sabato pomeriggio, quando molti dei partecipanti erano ancora fuori dalla Stadthalle. A parere di chi scrive però, è stata un po’ carente la parte canora dell’esibizione, Tim Ziegeler non ha scaldato il pubblico, la sua prova è apparsa sottotono e non coinvolgente. La  band  ha  mostrato  comunque  di  possedere  qualità  sia  tecniche  che compositive;  belli  i  pezzi  suonati  (in  particolare  Goddess  in  dust),  tutti provenienti dall’album “Despair” del 2013, l’unico finora pubblicato. Questo gruppo ha sicuramente le carte in regola per farsi  apprezzare dagli amanti del doom, ci auguriamo di rivederli nelle prossime edizioni, magari con una collocazione oraria più favorevole e con il meritato riscontro di pubblico. (G.Me.)

ASCENDANT: I danesi Ascendant sono un combo di musicisti molto giovani con un disco sulle spalle. Con il loro black-death metal dalle lievi sfumature metalcore hanno saputo portare sul palco una folata di energia devastante. Ottima in questo senso la presenza del cantante Kristoffer Vammen, il quale alternando growl e screaming ha sfoderato una grinta sensazionale anche in termini di presenza scenica. La band ha pubblicato da poco un singolo dal titolo When the blindy follow the enigma, partendo da questo brano, i quattro musicisti hanno messo in piazza un po’ tutta la loro proposta discografica; Legacy, Shadows of wealth, le due parti di Degradation, The astral sleep e Disgrace for stagnation. Il pubblico ha reagito con un’entusiasmo micidiale, cimentandosi in poghi, headbanging, e soprattutto in un potente wall of death (durante il quale il sottoscritto è pure finito in terra sommerso da diversi ragazzi). La performance, per quanto lunga, è stata senza ombra di dubbio soddisfacente, l’energia sprigionata dai quattro musicisti ha avuto una difficile concorrenza quest'anno. (F.R.)

OSKORD: Dopo un sound check direi quasi snervante per artisti e pubblico, i nostri attesissimi Oskord cominciano lo show: folla in delirio e grandissima partecipazione di tutto il pubblico, palpabile l’emozione di sentire dal vivo (pur con un cantante diverso da quello del disco) , gli autori di quell’Ep semplice ma incisivo come “Weapon Of Hope”. Soli sei pezzi che sono stati magistralmente e fedelmente interpretati, sia dal punto di vista tecnico che dalla presenza di palco, più tre inediti che faranno parte del prossimo Ep, ancora attualmente in conclusione. Un successo che non ha saziato il pubblico, vorace di un folk metal  tutto ucraino con  l’antico testamento al centro: le nostre asce (oskord è una tipica ascia da guerra ucraina) est europee, hanno mostrato la tempra concludendo magistralmente con Waters of Meribah la più galvanizzante e impegnativa del loro primo Ep. Umili e gioiosi anche fuori dal palco, persone davvero da rincontrare, come artisti e come fratelli, si spera ad un nuovo festival.  Gli Oskord non hanno deluso e peccato davvero per chi non se li sia goduti!! (G.P.S.)

PANTOKRATOR: Premetto che non conoscevo la band quindi questo report è influenzato in maniera determinante dalla mia ignoranza. I Pantokrator si sono presentati piuttosto bene sul palco, sound solido, e buona presa sul pubblico. Musicisti piuttosto bravi tecnicamente (forse la band più preparata di tutto l'Elements of Rock 2014) ma sinceramente ho trovato molta poca fantasia nei brani proposti. Considerando che il cantante usa solo il growl e che i chitarristi avranno suonato forse un paio di soli brevissimi, la parte melodica è stata ridotta all'osso. Anche sulle ritmiche e sulle dinamiche non ho trovato grandi variazioni. Da rivedere dopo aver magari approfondito la discografia. (G. Me.)

MODEST ATTRACTION: L’attesa per il ritorno all’Elements of Rock di Christian Liljegren era notevole, come l’aspettativa nei confronti della sua performance. Tutte cose che ovviamente sono state più che soddisfatte, ma procediamo con ordine. I Modest Attraction erano una delle prime bands del singer, più precisamente quella in cui cantava prima di fondare i Narnia. Fu dopo l’inizio dell’attività con Grimmark che la band si sciolse, rimanendo inattiva fino ad adesso; il comeback a Uster quindi era decisamente inaspettato. I quattro musicisti saliti sul palco ad accompagnare il singer sono il bassista Simeon Liljegren (nonché fratello di Christian), il batterista Mick Nordström già nei Jerusalem, il chitarrista Stephan Molin e il tastierista Richard Eriksson; la line-up è quindi solo parzialmente quella dei tempi. Le atmosfere proposte dal sound ci riportano indietro agli anni ’70, un hard rock in pieno stile Deep Purple e Rainbow. La partenza è stata affidata a Firefall, brano riproposto poi dai Narnia col titolo Times of Changes; musicisti in ottima forma e un Christian Liljegren padrone della scena, la sua ottima voce la conoscevo, ma la sua capacità di fare spettacolo in sede live era qualcosa ancora da scoprire, in certi momenti mi faceva venire in mente persino Freddie Mercury; uno showman scatenato. La setlist ha previsto classici della band come 15 years, Down on my knees, Time, Don’t worry about tomorrow e la ballad I can’t live without Your love (ovvero la Heavenly love di "The Awakening"). La performance è stata poi arricchita da un assolo di batteria di Mick e da qualche stacco di basso distorto ad opera di Simeon. Da sottolineare anche gli ottimi controcanti di Simeon e di Matt, quest'ultimo ha dimostrato più volte di essere anche un eccezionale cantante. Il pubblico era formato maggiormente da veterani, ma l’entusiasmo non era minore di quello dei più giovani. Una degna conclusione della sezione melodica di quest’anno, la quale è stata inferiore dal punto di vista dei numeri, ma non della qualità. (F.R.)

MY DARKEST HATE: Gli ultimi a calcare il palco di questo Elements of Rock 2014 sono stati i My Darkest Hate, l’ennesima band death metal di Claudio Enzler, ospite fisso e affezionato di quasi tutte le edizioni del festival elvetico. Come di consueto, le band da lui capitanate sanno coinvolgere come nessun'altra è in grado di fare. Nonostante la stanchezza, il pubblico ha tirato fuori le energie residue pogando e scatenandosi come se fosse appena iniziato il festival. La band ha dato vita uno spettacolo travolgente, suonando in più occasioni fuori dal palco mischiati tra il pubblico, tra lo stupore e il divertimento generale di tutti. Perfetti sotto ogni punto di vista, la proposta musicale di quest'anno non poteva concludersi in maniera differente. (D.F.)

 

Conclusione

Tirando le somme, nonostante una line-up non altisonante come quella del decimo anniversario, le esibizioni a cui abbiamo assistito si sono comunque rivelate molto buone sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista del carico emotivo. Anche i dubbi riguardanti l'acustica in palestra si sono ben presto dissipati: davvero ottimo il lavoro di mixaggio, se non addirittura superiore di quanto ascoltato certe volte nello storico Stadthofsaal. E come non citare infine Mark Richard Jordan (batterista nel gruppo lode), autore del sermone di sabato e Silas Bitterli in veste di worship leader; entrambi hanno ricoperto egregiamente i compiti di pastor Bob e Jim LaVerde . Ancora una volta un'organizzazione impeccabile, ben diretta dal nostro metalpfarrer (pastore metal) Samuel Hug, che con questa edizione lascia il direttivo per dedicarsi al progetto Metal Church. Non sappiamo ancora chi ricoprirà il suo ruolo nelle prossime edizioni, ma siamo più che fiduciosi, e non vediamo l'ora di scoprirlo il prossimo anno. (D.F.)

 

 

                                                           

Daniele Fuligno – Francesco Romeggini
Giacomo Manfredi – Giambattista Mendicino
Giovanni Paolo Spanu – Paola Imberti
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