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29/11/2008

 

"Nordic Fest 2008"- Live Report

 

Il consolidato annuale festival scandinavo, ideato e patrocinato dal christian metal webstore norvegese Nordic Mission, che nel 2006 ospitò la sola e unica live performance di Horde come pure l'ultimo show dei leggendari Paramaecium, lasciatasi alle spalle un'edizione 2007 un poco in sordina, torna stavolta in pompa magna ad annunciare Line-upe acclamare una line-up principesca. La sede è ancora una volta Oslo (sfatiamone alcuni luoghi comuni: ad Oslo non fa chissà quanto freddo, inoltre si vedono in giro pochissimi metallari; confermiamone, di contro, altri di luoghi comuni: è città incredibilmente vivibile, è città davvero cara, fino a diventare pressoché usuraia per l'infame tassa di cambio nell'acquisto delle corone, l'unica moneta utilizzabile), e, zoommando, ancora una volta il centralissimo locale-pub Sub Scene. Partiamo da questo a raccontare il Nordic Fest 2008. Ubicato in una prestigiosa traversa della opulenta via principale, la Karl Johans gate - dove il sabato si fatica a camminare fino alle quattro del mattino tanta è la gioventù che vi si riversa, e dove fin quasi a quell'ora molti negozi rimangono aperti -, il locale è decisamente grazioso, ma ahimè molto angusto, troppo, purtroppo; se a ciò aggiungiamo un'acustica mediocre (supportata in negativo da un mixaggio che non riusciva quasi mai a far fronte a questa deficienza strutturale, anzi... soprattutto nella serata del venerdì), c'è solo da sperare che per le edizioni che verranno l'organizzazione ripensi la location, Pilgrimaffinché sia, qualitativamente e quantitativamente, all'altezza di un evento da circa trecento ticket staccati e da fans e band realmente intercontinentali. Premessa logistica di sfondo necessaria a completare un quadro d'insieme che andremo ora a descrivere negli elementi principali del mosaico, ovvero i gruppi. Per la prima volta in tanti anni di Nordic Fest le serate di musica sono tre, dal giovedì al sabato, con la domenica dedicata a vari seminari ed eventi nei quali si impone per carisma l'immancabile figura di pastor Bob. Quindici sono i gruppi che si alterneranno sullo stretto e poco rialzato palco: vi troveremo nomi osannati quali Tourniquet e Slechtvalk, giovani o vogliose promesse come Dalit, Morgenroede e Blood Drift, reunion celebri più o meno recenti che rispondono al nome di Seventh Angel e Deuteronomium, giovani leoni ruggenti quali Benea Reach e My Silent Wake, ma anche presenze dubbie, ovviamente con riferimento ai bravi ma non certo cristiani (equivocamente però da anni spacciati per tali) italiani Thy Majestie. A presentare gli act un ospite d'eccezione: Pilgrim dei Crimson Moonlight, che ritroveremo sul palco, e stavolta a screamare in face painting, nella ventura edizione dello svizzero Elements Of Rock. (V.M.)

Prima Serata

La prima serata del Nordic Fest anno di Grazia 2008 cade di giovedì, ed essendo un po' per tutte le latitudini quello seguente un giorno lavorativo, pochi sarebbero stati i presenti al concerto. Così l'organizzazione evidentemente deve aver ragionato, e, di conseguenza, ha piazzato l'ingresso gratuito per invogliare ad assistere alle tre sole band presenti, tutti monicker giovanissimi ed emergenti, che in ordine di scaletta sono stati: Leprous, Veracious, Frail Grounds. I primi sono autori di un interessante avantgarde progressivo e piuttosto sperimentale, norvegesi al pari dei terzi, prog power, e come loro non propriamente una christian band. Cristiani e svedesi sono invece gli intriganti Veracious, autori del talentuoso Ep avantgarde/extreme "Veracity". Come se la sia cavata sul prestigioso palco tal terzetto di ensemble non so però dirvi, dato che noi saremmo arrivati ad Oslo solo nel pomeriggio di venerdì, giusto in tempo per non perderci nulla dei cinque big (facciamo quattro...) che si sarebbero succeduti a partire dalle 19:30. (V.M.)

Seconda Serata

MORGENROEDE: L’onore-onere di aprire la seconda serata dell’edizione 2008 del Nordic Fest spetta ai Morgenroede. Il gruppo vede al microfono una nostra Morgenroedevecchia e carissima conoscenza: Ronny Hansen, ovvero Vrede degli Antestor (e Vaakevandring). Inutile sottolineare l’influenza nel sound di uno dei più bei gruppi dell’intera scena cristiana. Il gruppo entra sul palco, ma non riesco a vedere Vrede. Iniziano a suonare: tastiere, blastbeats devastanti, guitar riffing portentoso. Defilata sul lato sinistro mi chiedo quand’è che farà la sua entrata in scena, già lo immagino ricoperto di face-painting. La mia attenzione però Morgenroedeviene attirata da un ragazzo proprio vicino a me, in prima fila, che si dimena sulle transenne con uno scatenatissimo headbanging. Mi fa sorridere. Poi vedo che sale le scalette, va sul palco e si posiziona dietro al microfono. Era proprio lui, Vrede, in mezzo a tutti noi! Inizia a cantare con penetranti e pungenti scream. Mi si illuminano gli occhi. L’esibizione è stata grandiosa, seppur troppo breve: hanno suonato solo cinque pezzi, probabilmente quelli che andranno a comporre il loro Ep. Il gruppo, a parte lui, mi è sembrato piuttosto giovane d’età, ma sicuramente ha ben chiaro in mente cosa vuole fare. Aspettiamo l’uscita del loro primo lavoro, non credo che dovremo attendere ancora tanto. (I.R.)

ARCANE LEGION: Che possiamo dire degli Arcane Legion? Innanzitutto che li abbiamo ritrovati qua, nelle fredde terre del nord, dopo lo scorso appuntamento all'Elements Of Rock. E (sono un po' rammaricato a scriverlo) oltre a questo c'è poco altro da dire. I ragazzotti germanici non hanno tenuto il palco molto bene, e hanno generato entusiasmo modesto tra gli ascoltatori. I motivi erano abbastanza evidenti: Malte Lehnung, Arcane Legionlead vocalist e chitarrista della band, ce l'ha messa tutta ma la voce non ha raggiunto i picchi che le canzoni richiedevano. Forse è stata l'emozione, la quale a quanto pare ha anche prodotto riff e assoli molto approssimativi, che sembravano buttati lì un po' a caso. Facendo però le dovute considerazioni bisogna precisare che la band è giovanissima, attiva soltanto dal 2006, con appena un Demo sulle spalle e con esibizioni live che si contano sulle dita di due mani. E' anche giusto non chiedere loro troppo, sopratutto con un contorno di band di alta levatura che non potevano fare altro che gettare su di loro ombra. Oltre a questo ricordiamo anche che quella sera i mixer e l'audio non erano settati al 100%. Dovendo tirare le conclusioni si può dire che i ragazzi devono fare ancora un po' di gavetta, ma hanno dimostrato di avere una solida base power metal che cerca di trovare la propria individualità in un genere ormai vasto e a volte abusato. Ma tutto questo arriverà solo col tempo e noi, fiduciosi, aspettiamo che arrivi il loro momento. (A.C.)

MY SILENT WAKE: È la seconda volta che assisto ad un concerto dei My Silent Wake. La prima è My Silent Wakestata in occasione dell’Elements Of Rock 07, e devo dire che sono state due esibizioni completamente differenti. Se prima mi avevano colpito per l’atmosfera così doom che erano riusciti a ricreare in sede My Silent Wakelive, ora mi hanno fatto scatenare come non mai. Qui la componente più doom è stata lasciata a casa per dar maggior spazio ad un sano death grazie a ritmiche più veloci e al combinarsi del growl di Ian (che più tardi si sarebbe esibito anche con gli ottimi Seventh Angel) e di uno scatenatissimo Jasen, un vero animale da palco. Il gruppo ha proposto principalmente brani tratti dal nuovissimo album "A Garland Of Tears" (di cui ancora non è uscita la versione inclusiva del Dvd), non dimenticandosi però di classici come la stupenda Burning o The dying things we're living for, tratte rispettivamente dal primo "Shadow Of Sorrow" e dal successivo "The Anatomy Of Melancholy". (I.R.)

DEUTERONOMIUM: Altro giro altro regalo! Per la precisione un'altra band risorta dalle ceneri del passato come una gloriosa fenice. E' ormai dal 2006 che i Deuteronomium sono tornati a calcare i palchi europei e non, e da quando hanno fatto ritorno il "death & roll", così il gruppo ha Deuteronomiumdeciso di etichettare il proprio stile, sconquassa gli amplificatori dei locali dove passano senza alcuna pietà! Se dovessimo fare dei confronti la performance che ci hanno regalato ad Oslo è stata un gradino sotto tono rispetto a quella esplosiva dell'Elements Of Rock (se ne volete un assaggio potete acquistare la versione "deluxe" del loro ultimo album che contiene un Dvd con un intero concerto in Finlandia, un reportage dall'Elements e dei take presi durante le registrazioni in studio. E' in finlandese però!). Questo potrebbe essere dovuto a molti fattori di cui non siamo a conoscenza, o forse per semplice stanchezza. Ma non crediate! Lo spettacolo c'è stato ed è stato più che gradito! Gran parte dei pezzi suonati provenivano da "From The Midst Of The Battle", l'ultima fatica del gruppo finlandese che gli è valso, il 20 agosto di quest'anno, un degno Deuteronomiumundicesimo posto nella "Top 40" del loro paese natale. Come sempre Miika Partala, cantante e chitarrista della band, ha suonato con un bel sorriso sulle labbra. E' bello vedere gente che sa divertirsi assieme al pubblico! Notevoli le esecuzioni del bassista Manu Lehtinen che si dimostra, come negli album in studio, pieno di inventiva e voglioso di usare tutte e quattro le corde del basso, senza fermarsi a sottolineare la batteria ma creando linee tutte sue. A mio avviso i Deuteronomium al Nordic Fest hanno dimostrato ancora una volta di rimanere una delle proposte più interessanti all'interno dell'ambito del christian metal estremo, proponendo un forte retroterra musicale, inventiva e capacità di innovazione, per non parlare di un esperienza live che non delude e di una testimonianza di fede chiara e netta nelle proprie lyrics. (A.C.)

BENEA REACH: Per quanto mi riguarda l’attesa di questo Festival convogliava tutta su di loro; erano proprio i padroni di casa, in quanto norvegesi, Benea Reach i miei headliner. Una volta Benea Reachannunciati, mesi fa, dall’organizzazione del Nordic Fest, mi sono un poco documentato su di loro, conoscendoli prima d'allora solo di nome, nome affatto conosciuto: mi sono poi procurato i due loro album, ovvero il debut "Monument Bineothan", in cui militava l’ex chitarrista storico degli Extol Christer Espevoll, e il recente "Alleviat". Devo dire che sono rimasto sconvolto dal sound di questa band! Un chirurgico e ricercato Benea Reachatmospherical sludge con elementi post-metal e post-hardcore, dalle vocals strepitose e dalla potenza ritmica letteralmente squassante. Lo consideravo act troppo professionale e meticoloso perché potessero fallire live, e non sono stato smentito: sono stati semplicemente perfetti. Lunghissima la fase preparatoria considerata la mole della strumentazione mobilitata, i nostri faticavano a starci sul palco della Sub Scene tanti erano! Vocalist, due chitarre, basso, batteria, un chitarrista aggiunto che lavorava per lo più all’effettistica, più una voce femminile che di tanto in tanto entrava in scena: e poi non stavano fermi un attimo!, una dinamicità irrefrenabile, guidata dal favoloso singer Ilkka, con la sua stentorea magistrale alternanza di growl e scream viscerali, che riuscivano ad emergere nonostante lo tsunamico muro sonoro prodotto dall'infuocata strumentazione, all'interno della quale Benea Reachmenzione d'onore va al diveltente lavoro dietro le pelli del massivo drummer Marco. Show lunghissimo, credo siano stati circa 13 i brani proposti. Devastante, ogni altro aggettivo sarebbe inutile. Volendo trovare un neo, la prepotenza ritmica emersa in sede live sovrasta quella su Cd, troppo: questo infatti è andato a discapito delle melodie oniriche, degli stacchi atmosferici e delle clean vocals, praticamente sommerse e difficilmente percepibili. Ma per ciò la colpa va additata soprattutto al mixaggio, che come abbiam detto in premessa del report non è stato certo esemplare, soprattutto nella giornata del venerdì. Comunque sia, il loro è stato un concerto strabiliante, e posso dire che ad Oslo ho trovato conferma del fatto che i Benea Reach siano insospettabilmente assurti ad uno dei miei gruppi preferiti di sempre. (V.M.)

Terza Serata

GRAVE DECLARATION: Cinque sono state le band a calcare il palco del Sub Scene nella serata del venerdì, ben sette saranno quello che lo faranno in questa del sabato. Ad aprirla non saranno i Blood Drift, com'era da programma: l’organizzazione decide un'abile inversione dell’ultima ora, e così i primi ad esibirsi sanno i… Sorprise. Che non è un bislacco monicker, ma proprio la band "sorpresa", mai annunciata e sulla quale hanno gravitato pronostici più o meno fantasiosi e utopici, che vanno dalle reunion di Extol o Grave DeclarationAntestor, ad una nuova (accadde già nell’Endtime Festival 2007) performance dei Vaakevandring, ai Morphia... tutte candidature avanzate in una apposito topic del forum del sito ufficiale del festival, con motivazioni spesso convincenti. In realtà però la "sorpresa" non è stata alcuna di queste ipotesi, eppure qualcuno in questo topic ci aveva indovinato: si è trattato della one man band norvegese Grave Declaration, autrice dell’eccellente Ep "The Nightshift Worshiper", per l’occasione presentatasi con una live line-up, piuttosto raccattata e molto poco scenica, comunque efficace. Il mastermind Thor Georg Buer era carico all’inverosimile quanto emozionato, pur restando freddo e lucido nella risoluzione dei vari problemi tecnici che hanno costellato lo show, show che è risultato sensazionale: il pubblico ha decisamente gradito la sorpresa al suo disvelarsi, Thor ha introdotto il concerto con una sentita preghiera di ringraziamento e lode, e poi via di black death sinfonico in stile Dimmu Borgir. Suoni stavolta perfetti, la prestazione vocale del nostro è superlativa, il sound trascinante, sotto di lui è tutto un headbanging e un pogo vorticoso… l'esperienza non dura però molto, considerati i pochi pezzi in faretra, ma quel che ne è risultato è uno dei momenti migliori del Nordic Fest, musicalmente, emotivamente e quanto a fomento di massa. La tanto elucubrata "sorpresa" è stata quindi estremamente gradita. (V.M.)

BLOOD DRIFT: A succedere al trascinante spettacolo dei Grave Declaration ecco un’altra giovanissima Blood Driftband, il brutal act belga dei Blood Drift, con all’attivo il solo interessante tre tracce Ep "Thrusting Plagues". Leader e scatenato vocalist è Matthias Soberon, esile diciannovenne dai lunghi biondi capelli molto conosciuto nell’ambiente del metal cristiano per il fatto di essere moderatore del portale di riferimento mondiale, ovvero Firestream.net, come pure attivissimo neodirettore della storica Blood Driftwebzine JesusMetal.com. I tre brani dell’Ep, nuovi pezzi ed una apprezzata cover degli Extol per una prestazione anch’essa entusiasmante: brutal death con cenni progressivi ben eseguito, alternanza vocale di deep growl con uno scream quasi metalcoroso, Matt tiene il palco alla grande fomentando col suo continuo dimenarsi un pubblico già reso alticcio dai Grave Declaration, e che qui entra in uno stato di visibilio da pogo senza pari in questo Nordic Fest. Il teenager act ha conquistato Oslo, grande soddisfazione per loro, gran piacere per noi. (V.M.)

DALIT: Dopo aver tenuto incessantemente il piede sul doppio pedale, ecco arrivare la terza serata del Festival ad un invasivo ed emozionale passaggio in down-tempo, perché è di doom che si occupano i Dalit. Band fisicamente altissima nei suoi quattro componenti Dalit(anche in Stronghold, Aspiration e Implacable), al suo primo concerto, e che conoscevano per le interessanti tracce sul MySpace contaminate di suadenti tendenze post-metal. I Dalit però han mutato le proprie coordinate stilistiche nell’elegante album in digipack venduto durante il Festival (uscirà ufficialmente nel 2009 per la EndTime Productions) e riproposto live: via le componenti più ricercate e oniriche, il sound si fa grezzo e prepotente doom/death, che implementa l’aggressività cedendo nell’atmosfera. A esser sincero ho poco gradito questa evoluzione, dai Dalit mi aspettavo altro, la nuova proposta è più "banale" e mi ha preso poco, sia live che su Cd. Gli astanti della hall del Sub Scene mi è parso abbiano in gran parte apprezzato la loro performance, per me invece non nascondo siano stati una piccola delusione. (V.M.)

THY MAJESTIE: Arriviamo ai nostrani Thy Majestie. Occorre però una premessa: i Thy Majestie NON sono una Thy Majestieband cristiana che può essere inserita nel movimento. Poco dopo la loro esibizione ho avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con i ragazzi, sorpresi anche loro di trovarsi ad un festival cristiano. L’equivoco gira già da un po' di tempo, alimentato da diversi fattori: una cover degli Stryper, un album che ha per concept la storia di Giovanna D’Arco e la firma per la controversa Fear Dark (ora Dark Balance), ex etichetta di christian bands. Thy MajestieFatta questa doverosa e spero ormai esaustiva precisazione, passiamo alla loro esibizione. I TM sono stati veramente molto bravi, hanno fomentato il pubblico che ha risposto alla grande offrendo pezzi dal nuovissimo album "Dawn", uscito da poco più di due mesi, da "Hastings 1066" e da "Jeanne d’Arc" che, soprattutto con Maiden of steel, ha fatto handbangeggiare e saltellare la sala come pochi. Molto carismatico e pieno di grinta il nuovo cantante Dario Cascio supportato dagli altri componenti. È però triste constatare come questo validissimo gruppo sia quasi più conosciuto fuori dai nostri confini. Per questo, cristiani o meno, supporto ai validissimi Thy Majestie e in generale al metallo italiano. (I.R.)

SEVENTH ANGEL: Era dal '92 che non si vedevano più sulla scena. Il che vuol dire che chi è stato ad Oslo ha assistito al primo live della band dopo ben 16 anni! Noi c'eravamo. I Seventh Seventh AngelAngel vedono la loro formazione nel lontano 1982. Al tempo furono considerati compagni e pionieri del thrash metal assieme a gente del calibro dei Metallica, degli Slayer e dei Megadeth. Il Daily Telegraph li ha descritti così: "one of the leading Christian thrash metal bands in Great Britain". Ebbene vi assicuro che questa fama non è immeritata e la band a Oslo lo ha dimostrato senza timore. Difficile descrivere l'atmosfera di attesa che si respirava in sala, l'eccitazione si poteva tagliare con un coltello. Nessuna delusione: ci hanno emozionato ed esaltato! Certo, è vero: Ian Arkley ha decisamente qualche annetto di più sulle spalle, e anche gli altri membri della band. Ma in questo caso il tempo non ha invecchiato bensì Seventh Angelmaturato i nostri, portandoli a presentare i brani musicali meno smaliziati, con un sound più sporco e aggressivo, influenzato dal "fatalismo" del doom, senza perdere riff accattivanti e percussivi, ritmiche veloci e massicce, doppia cassa e grande solidità. Uno spettacolo a tutto tondo, "speziato" dai commenti e dalle battute del chitarrista Simon Bibby che hanno causato l'ilarità generale. I Seventh Angel sono stati un ottimo "piatto" del "carnet" del Nordic Fest 2008, possiamo dire anche una delle portate principali, una pietanza che a qualche purista (quelli che vorrebbero che i generi musicali diventassero fissi come i reperti di un museo) avrebbe potuto far storcere il naso, ma è indubbio che li avrebbe sicuramente saziati. (A.C.)

SLECHTVALK: Se i Dalit sono stati, considerate le aspettative che riponevo in loro, una piccola delusione, gli Slechtvalk hanno rappresento la massimizzazione non plus ultra di questo concetto… ahimè, perché sono una band che adoro nonché uno dei Slechtvalkpiù convincenti motivi che mi hanno trascinato ad Oslo. Favolosi su Cd come poche altre black/folk e viking band al mondo, autori di un eccitante Dvd dall’ottima produzione, look altamente coreografico, qui al Nordic Fest Slechtvalkerano grandemente attesi (la sala si era riempita alla saturazione) ma penso che siano stati ben pochi a potersi dichiarare soddisfatti a fine concerto. Perché? Be’, era un’impresa riconoscere i brani. Gli Slechtvalk hanno voluto fortemente brutalizzare l’esibizione: batteria e chitarre altissime, melodie e atmosfere completamente annichilite nel gorgo nero generato da blastbeats e zanzarosità distorte, che ha ingoiato anche gran parte delle vocals. Tutte le canzoni suonavano dunque uguali, piatte, caotiche. Tanto rumore e molte poche emozioni. Peccato perché sono una grandissima band e l’hanno dimostrato anche in sede live in tante occasioni. Ma purtroppo non qui. (V.M.)

TOURNIQUET: Ho l'onore e la responsabilità di parlarvi dello spettacolo dei Tourniquet, la gemma della line-up del Nordic Fest di quest'anno. Premetto che non sarò imparziale: sono rimasto Tourniquetfolgorato dallo stile, dalla forza e dalla potenza di questo gruppo. A mio modesto avviso la performance migliore del festival. E d'altro canto cosa ci si poteva aspettare da una band con praticamente 20 anni di esperienza alle spalle, 11 album all'attivo, fans e popolarità a livello mondiale (il video di Ark of suffering è andato in onda per un po' su MTV), diversi premi e nomination (Kirkpatrick è stato nominato per dieci anni di seguito "batterista preferito" dai lettori di HM: The Hard Music Magazine), per non parlare della presenza di  collaboratori del calibro di Marty Friedman (avete presente Tourniqueti Megadeth?) nelle registrazioni in studio? Ci si poteva aspettare esattamente quanto abbiamo visto ad Oslo: una carica di tritolo! La presenza e il carisma di Kirkpatrick hanno fatto sentire il proprio peso fin da subito. Pur essendo un batterista (e che batterista!) il leader dei Tourniquet si è dimostrato un grande frontman in grado di eccitare il pubblico, motivarlo e intrattenerlo. A circa metà spettacolo il Nordic Fest ha potuto assistere ad uno strepitoso assolo di batteria e posso dirvi che, almeno per la mia modesta esperienza di concerti dal vivo, ho sentito un solo un assolo migliore di questo ed era eseguito da Mike Portnoy. Ma non dimentichiamoci degli altri membri della band che non sono stati da meno: Luke Easter ha sfoderato tutte le sue abilità vocali in duetti Tourniquetschizofrenici con il chitarrista Aaron Guerra, il quale non si è tenuto in dietro e ha mostrato a tutti la sua grande flessibilità, precisione e senso della melodia. Ma abbiamo avuto anche uno special guest: Tim Gaines, il bassista degli Stryper! La sua presenza ha dato l'occasione di proporre al pubblico un paio di cover della leggendaria band statunitense che hanno entusiasmato tanto quanto il resto. Non c'è scampo: che propongano vecchi cavalli di battaglia o pezzi nuovi come Where moth and rust destroy i Tourniquet infiammano il pubblico, scatenano il moshing e l'headbanging generale e non ce n'è per nessuno. Due pollici bene bene in alto dunque. Ho avuto modo di parlottare un poco con la band (il mio inglese parlato è sufficiente a sostenere una conversazione di 5 secondi!): ci aspetta presto un nuovo album e li ho salutati con la speranza di vederli in Italia. (A.C.)

Conclusione

Se dovessimo tirare le somme riguardo alla nostra missione ad Oslo possiamo comunque concludere con un bilancio positivo. Per quanto l'esperienza sia stata meno completa rispetto all'Elements (a causa della scarsità di tempo non si è potuto partecipare alle varie iniziative e ai seminari di riflessione di Pastor Bob e degli altri) c'è da dire che, musicalmente parlando, non abbiamo avuto di che lamentarci. Il livello di qualità fornito dall'organizzazione è stato eccellente e si è riflesso in una proposta musicale decisamente ricca e allettante. L'orientamento della scelta ha pesato senza mezzi termini verso l'ambito brutale ed estremo, mettendo un po' in secondo piano quello melodico. Ma in fondo siamo nelle terre del nord e, considerata la maggior parte del pubblico, non ci si poteva aspettare qualcosa di molto diverso da quello che poi è stato fatto. Se le cose continueranno così non posso fare altro che consigliarvi di metter via i soldi per l'anno prossimo, e magari fare scorta di cibo che non scade (Oslo è decisamente cara, meglio risparmiare sul cibo che tanto non è un granché e spendere qualcosa di più per qualche Cd o merchandise). Sarebbe opportuno organizzarsi per avere anche più tempo a disposizione, sia perché la città è molto bella e merita di essere visitata, sia per poter partecipare anche alla parte più religiosa del festival della quale si è un po' sentita la mancanza. In fondo l'ambito white è caratterizzato anche da questo e mutilarlo non lo rende molto differente da altre proposte musicali. (A.C.)

  Valerio Mei - Ilaria Ricci - Andrea Ciceri 

 

 

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