|
"Nordic Fest 2008"- Live Report
Il consolidato annuale festival scandinavo,
ideato e patrocinato dal christian metal webstore norvegese Nordic Mission, che nel 2006 ospitò la sola e unica live performance di
Horde come pure l'ultimo show dei leggendari Paramaecium,
lasciatasi alle spalle un'edizione 2007 un poco in sordina, torna
stavolta in pompa magna ad annunciare
e acclamare una line-up principesca. La sede è
ancora una volta Oslo (sfatiamone alcuni luoghi comuni:
ad Oslo non fa chissà quanto freddo, inoltre si
vedono in giro pochissimi metallari; confermiamone, di contro, altri di
luoghi comuni: è città incredibilmente vivibile, è città davvero cara,
fino a diventare pressoché usuraia per l'infame tassa di cambio nell'acquisto
delle corone, l'unica moneta utilizzabile), e, zoommando, ancora
una volta il centralissimo locale-pub Sub Scene. Partiamo da questo a
raccontare il Nordic Fest 2008. Ubicato in una prestigiosa traversa
della opulenta via principale, la Karl Johans gate - dove il sabato si fatica a camminare
fino alle quattro del mattino tanta è la gioventù che vi si riversa, e dove
fin quasi a quell'ora molti negozi rimangono aperti -, il locale è
decisamente grazioso, ma ahimè molto angusto, troppo, purtroppo; se a ciò
aggiungiamo un'acustica mediocre (supportata in
negativo da un mixaggio che non riusciva quasi mai a far fronte a questa
deficienza strutturale, anzi... soprattutto nella serata del venerdì), c'è solo da sperare che per le
edizioni che verranno l'organizzazione ripensi la location,
affinché sia, qualitativamente e quantitativamente, all'altezza di un
evento da circa trecento ticket staccati e da fans e band realmente
intercontinentali. Premessa logistica di sfondo
necessaria a completare un quadro d'insieme che andremo ora a descrivere
negli elementi principali del mosaico, ovvero i gruppi. Per la prima volta in
tanti anni di Nordic Fest le serate di musica sono tre, dal giovedì al
sabato, con la domenica dedicata a vari seminari ed eventi nei quali si impone per
carisma l'immancabile figura di pastor Bob. Quindici sono i gruppi che
si alterneranno sullo stretto e poco rialzato palco: vi troveremo nomi
osannati quali Tourniquet e Slechtvalk, giovani o vogliose promesse come
Dalit, Morgenroede e Blood Drift, reunion celebri più o meno recenti che
rispondono al nome di Seventh Angel e Deuteronomium, giovani leoni
ruggenti quali Benea Reach e My Silent Wake, ma anche presenze dubbie, ovviamente
con riferimento ai bravi ma non certo cristiani (equivocamente però da anni
spacciati per tali) italiani Thy Majestie. A presentare gli act un
ospite d'eccezione: Pilgrim dei Crimson Moonlight, che ritroveremo sul
palco, e stavolta a screamare in face painting, nella ventura edizione dello svizzero Elements Of Rock.
(V.M.)
Prima Serata
La prima serata del Nordic Fest anno di Grazia
2008 cade di giovedì, ed essendo un po' per tutte le latitudini quello seguente un giorno lavorativo, pochi sarebbero stati i presenti al
concerto. Così l'organizzazione evidentemente deve aver ragionato, e, di conseguenza, ha
piazzato l'ingresso gratuito per invogliare ad assistere alle tre sole
band presenti, tutti monicker giovanissimi
ed emergenti, che in ordine di scaletta sono stati: Leprous, Veracious,
Frail Grounds.
I primi sono autori di un interessante avantgarde progressivo e
piuttosto sperimentale, norvegesi al pari dei terzi, prog power, e come
loro non propriamente una christian band. Cristiani e svedesi sono
invece gli intriganti Veracious, autori del talentuoso Ep avantgarde/extreme
"Veracity". Come se la sia cavata sul prestigioso palco tal
terzetto di ensemble non so però dirvi, dato che noi saremmo arrivati ad Oslo solo nel pomeriggio di
venerdì, giusto in tempo per non perderci nulla dei cinque big (facciamo
quattro...) che si sarebbero succeduti a partire dalle 19:30.
(V.M.)
Seconda Serata
MORGENROEDE:
L’onore-onere di aprire la seconda serata dell’edizione 2008 del Nordic
Fest spetta ai Morgenroede. Il gruppo vede al microfono una
nostra
vecchia
e carissima conoscenza:
Ronny Hansen,
ovvero Vrede degli Antestor
(e
Vaakevandring). Inutile sottolineare l’influenza nel sound di uno
dei più bei gruppi dell’intera scena cristiana. Il gruppo entra sul
palco, ma non riesco a vedere Vrede. Iniziano a suonare: tastiere,
blastbeats devastanti, guitar riffing portentoso. Defilata sul lato
sinistro mi chiedo quand’è che farà la sua entrata in scena, già lo
immagino ricoperto di face-painting. La mia attenzione però
viene
attirata da un ragazzo
proprio vicino a
me, in prima fila, che si dimena sulle
transenne
con uno
scatenatissimo headbanging. Mi fa sorridere. Poi vedo che sale le
scalette, va sul palco e si posiziona dietro al microfono. Era proprio
lui, Vrede, in mezzo a tutti noi! Inizia a cantare con penetranti e
pungenti scream. Mi si illuminano gli occhi. L’esibizione è stata
grandiosa, seppur troppo breve: hanno suonato solo cinque pezzi,
probabilmente quelli che andranno a comporre il loro Ep. Il gruppo, a
parte lui, mi è sembrato piuttosto giovane d’età, ma sicuramente ha ben
chiaro in mente cosa vuole fare. Aspettiamo l’uscita del loro primo
lavoro, non credo che dovremo attendere ancora tanto.
(I.R.)
ARCANE LEGION:
Che possiamo
dire degli Arcane Legion? Innanzitutto che li abbiamo ritrovati
qua, nelle fredde terre del nord, dopo lo scorso appuntamento all'Elements
Of Rock. E (sono un po' rammaricato a scriverlo) oltre a questo c'è poco
altro da dire. I ragazzotti germanici non hanno tenuto il palco molto
bene, e hanno generato entusiasmo modesto tra gli ascoltatori. I motivi
erano abbastanza evidenti: Malte Lehnung,
lead
vocalist e chitarrista della band, ce l'ha messa tutta ma la voce non ha
raggiunto i picchi che le canzoni richiedevano. Forse è stata
l'emozione, la quale a quanto pare ha anche prodotto riff e assoli molto
approssimativi, che sembravano buttati lì un po' a caso. Facendo però le
dovute considerazioni bisogna precisare che la band è giovanissima,
attiva soltanto dal 2006, con appena un Demo sulle spalle e con
esibizioni live che si contano sulle dita di due mani. E' anche giusto
non chiedere loro troppo, sopratutto con un contorno di band di alta
levatura che non potevano fare altro che gettare su di loro ombra. Oltre
a questo ricordiamo anche che quella sera i mixer e l'audio non erano
settati al 100%. Dovendo tirare le conclusioni si può dire che i ragazzi
devono fare ancora un po' di gavetta, ma hanno dimostrato di avere una
solida base power metal che cerca di trovare la propria individualità in
un genere ormai vasto e a volte abusato. Ma tutto questo arriverà solo
col tempo e noi, fiduciosi, aspettiamo che arrivi il loro momento.
(A.C.)
MY SILENT WAKE:
È la seconda volta
che assisto ad un concerto dei My Silent Wake. La prima è
stata
in
occasione dell’Elements Of Rock 07, e devo dire che sono state due
esibizioni completamente differenti. Se prima mi avevano colpito per
l’atmosfera così doom che erano riusciti a ricreare in sede
live,
ora mi hanno fatto scatenare come non mai. Qui la
componente più
doom è stata lasciata a casa
per dar maggior spazio ad un sano death grazie a ritmiche più veloci e
al combinarsi del growl di Ian (che più tardi si sarebbe esibito anche
con gli ottimi Seventh Angel)
e di uno
scatenatissimo Jasen, un vero animale da palco. Il gruppo ha proposto
principalmente brani tratti dal nuovissimo album "A Garland Of Tears"
(di cui ancora non è uscita la versione inclusiva del Dvd), non
dimenticandosi però di classici come la stupenda Burning o The
dying things we're living for, tratte rispettivamente dal primo "Shadow
Of Sorrow" e dal successivo "The Anatomy Of Melancholy".
(I.R.)
DEUTERONOMIUM:
Altro giro altro regalo! Per la precisione un'altra band
risorta dalle ceneri del passato come una gloriosa fenice. E' ormai dal
2006 che i Deuteronomium sono tornati a calcare i palchi europei
e non, e da quando hanno fatto ritorno il "death & roll", così il gruppo
ha
deciso di etichettare il proprio stile, sconquassa gli
amplificatori dei locali dove passano senza alcuna pietà!
Se dovessimo fare
dei confronti la performance che ci hanno regalato ad Oslo è stata un
gradino sotto tono rispetto a quella esplosiva dell'Elements Of Rock (se
ne volete un assaggio potete acquistare la versione "deluxe" del loro
ultimo album che contiene un Dvd con un intero concerto in Finlandia, un
reportage dall'Elements e dei take presi durante le registrazioni in
studio. E' in finlandese però!). Questo potrebbe essere dovuto a molti
fattori di cui non siamo a conoscenza, o forse per semplice stanchezza.
Ma non crediate! Lo spettacolo c'è stato ed è stato più che gradito!
Gran parte dei pezzi suonati provenivano da "From The Midst Of The
Battle", l'ultima fatica del gruppo finlandese che gli è valso, il 20
agosto di quest'anno, un degno
undicesimo
posto nella "Top 40" del loro paese natale. Come sempre
Miika Partala,
cantante e chitarrista della band, ha suonato con un bel sorriso sulle
labbra. E' bello vedere gente che sa divertirsi assieme al pubblico!
Notevoli le esecuzioni del bassista Manu Lehtinen che si dimostra, come
negli album in studio, pieno di inventiva e voglioso di usare tutte e
quattro le corde del basso, senza fermarsi a sottolineare la batteria ma
creando linee tutte sue.
A mio avviso i
Deuteronomium al Nordic Fest hanno dimostrato ancora una volta di
rimanere una delle proposte più interessanti all'interno dell'ambito del
christian metal estremo, proponendo un forte retroterra musicale,
inventiva e capacità di innovazione, per non parlare di un esperienza
live che non delude e di una testimonianza di fede chiara e netta nelle
proprie lyrics.
(A.C.)
BENEA REACH:
Per quanto mi riguarda l’attesa di questo Festival
convogliava tutta su di loro; erano proprio i padroni di casa, in quanto
norvegesi, Benea Reach i miei headliner. Una volta
annunciati, mesi fa, dall’organizzazione del Nordic Fest,
mi sono un poco documentato su di loro, conoscendoli prima d'allora solo
di nome, nome affatto conosciuto: mi sono poi procurato i due loro
album, ovvero il debut "Monument Bineothan", in cui militava l’ex
chitarrista storico degli Extol Christer Espevoll, e il recente "Alleviat".
Devo dire che sono rimasto sconvolto dal sound di questa band! Un
chirurgico e ricercato
atmospherical sludge con elementi post-metal e
post-hardcore, dalle vocals strepitose e dalla potenza ritmica
letteralmente squassante. Lo consideravo act
troppo professionale e meticoloso perché potessero fallire
live, e non sono stato smentito: sono stati semplicemente perfetti.
Lunghissima la fase preparatoria considerata la mole della
strumentazione mobilitata, i nostri faticavano a starci sul palco della
Sub Scene tanti erano! Vocalist, due chitarre,
basso, batteria, un chitarrista aggiunto che lavorava per
lo più all’effettistica, più una voce femminile che di tanto in tanto
entrava in scena: e poi non stavano fermi un attimo!, una dinamicità
irrefrenabile, guidata dal favoloso singer Ilkka, con la sua stentorea
magistrale alternanza di growl e scream viscerali, che
riuscivano ad emergere nonostante lo tsunamico muro sonoro
prodotto dall'infuocata strumentazione, all'interno della quale
menzione d'onore va al diveltente lavoro dietro le pelli
del massivo drummer Marco. Show lunghissimo, credo siano stati circa 13
i brani proposti. Devastante, ogni altro aggettivo sarebbe inutile.
Volendo trovare un neo, la prepotenza ritmica emersa in sede live
sovrasta quella su Cd, troppo: questo infatti è andato a discapito delle
melodie oniriche, degli stacchi atmosferici e delle clean vocals,
praticamente sommerse e difficilmente percepibili. Ma per ciò la colpa va additata soprattutto al mixaggio, che come
abbiam detto in premessa del report non è stato certo esemplare,
soprattutto nella giornata del venerdì. Comunque sia, il loro è stato un
concerto strabiliante, e posso dire che ad Oslo ho trovato conferma
del fatto che i Benea Reach siano insospettabilmente assurti ad
uno dei miei gruppi preferiti di sempre.
(V.M.)
Terza Serata
GRAVE DECLARATION:
Cinque sono state
le band a calcare il palco del Sub Scene nella serata del venerdì, ben
sette saranno quello che lo faranno in questa del sabato. Ad aprirla non
saranno i Blood Drift, com'era da programma: l’organizzazione
decide un'abile inversione dell’ultima ora, e così i primi ad esibirsi
sanno i… Sorprise. Che non è un bislacco monicker, ma proprio la band
"sorpresa", mai annunciata e sulla quale hanno gravitato pronostici più
o meno fantasiosi e utopici, che vanno dalle reunion di Extol o
Antestor,
ad una nuova (accadde già nell’Endtime Festival 2007) performance dei
Vaakevandring, ai Morphia...
tutte candidature avanzate in una apposito topic del forum del sito
ufficiale del
festival, con motivazioni spesso convincenti. In realtà però la
"sorpresa" non è stata alcuna di queste ipotesi, eppure
qualcuno in questo
topic ci aveva indovinato: si è trattato della one man band norvegese
Grave Declaration, autrice dell’eccellente Ep
"The Nightshift Worshiper", per l’occasione
presentatasi con una live line-up, piuttosto raccattata e molto poco
scenica, comunque efficace. Il mastermind Thor Georg Buer era carico
all’inverosimile quanto emozionato, pur restando freddo e lucido nella
risoluzione dei vari problemi tecnici che hanno costellato lo show, show
che è risultato sensazionale: il pubblico ha decisamente gradito la
sorpresa al suo disvelarsi, Thor ha introdotto il concerto con una
sentita preghiera di ringraziamento e lode, e poi via di black death
sinfonico in stile Dimmu Borgir. Suoni stavolta perfetti, la
prestazione vocale del nostro è superlativa, il sound trascinante, sotto
di lui è tutto un headbanging e un pogo vorticoso… l'esperienza non dura
però molto, considerati i pochi pezzi in faretra, ma quel che ne è
risultato è uno dei momenti migliori del Nordic Fest, musicalmente,
emotivamente e quanto a fomento di massa. La tanto elucubrata "sorpresa"
è stata quindi estremamente gradita.
(V.M.)
BLOOD DRIFT:
A succedere al
trascinante spettacolo dei Grave Declaration ecco un’altra
giovanissima
band,
il brutal act belga dei Blood Drift, con all’attivo il solo
interessante tre tracce
Ep
"Thrusting Plagues".
Leader e scatenato vocalist è Matthias Soberon, esile diciannovenne dai
lunghi biondi
capelli molto
conosciuto nell’ambiente del metal cristiano per il fatto di
essere
moderatore del portale di riferimento mondiale, ovvero Firestream.net, come pure
attivissimo neodirettore
della
storica
webzine JesusMetal.com.
I tre brani
dell’Ep, nuovi pezzi ed una apprezzata cover degli Extol per una
prestazione anch’essa entusiasmante: brutal death con cenni progressivi
ben eseguito, alternanza vocale di deep growl con uno scream quasi
metalcoroso, Matt tiene il palco alla grande fomentando col suo continuo
dimenarsi un pubblico già reso alticcio dai Grave Declaration, e
che qui entra in uno stato di visibilio da pogo senza pari in questo
Nordic Fest. Il teenager act ha conquistato Oslo, grande soddisfazione
per loro, gran piacere per noi.
(V.M.)
DALIT:
Dopo aver tenuto
incessantemente il piede sul doppio pedale, ecco arrivare la terza
serata del Festival ad un invasivo ed emozionale passaggio in
down-tempo, perché è di doom che si occupano i Dalit. Band
fisicamente altissima nei suoi quattro componenti
(anche
in Stronghold, Aspiration e Implacable), al suo
primo concerto, e che conoscevano per le interessanti tracce sul MySpace
contaminate di suadenti tendenze post-metal. I Dalit però han
mutato le proprie coordinate stilistiche nell’elegante album in digipack
venduto durante il Festival (uscirà ufficialmente nel 2009 per la
EndTime Productions) e riproposto live: via le componenti più ricercate
e oniriche, il sound si fa grezzo e prepotente doom/death, che
implementa l’aggressività cedendo nell’atmosfera. A esser sincero ho
poco gradito questa evoluzione, dai Dalit mi aspettavo altro, la
nuova proposta è più "banale" e mi ha preso poco, sia live che su Cd.
Gli astanti della hall del Sub Scene mi è parso abbiano in gran parte
apprezzato la loro performance, per me invece non nascondo siano stati
una piccola delusione.
(V.M.)
THY MAJESTIE:
Arriviamo ai
nostrani Thy Majestie. Occorre però una premessa: i Thy
Majestie NON sono una
band
cristiana che può essere inserita nel movimento. Poco dopo la loro
esibizione ho avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con i
ragazzi, sorpresi anche loro di trovarsi ad un festival cristiano.
L’equivoco gira già da un po' di tempo, alimentato da diversi fattori:
una cover degli Stryper, un album che ha per concept la storia di
Giovanna D’Arco e la firma per la controversa Fear Dark (ora Dark
Balance), ex etichetta di christian bands.
Fatta
questa doverosa e spero ormai esaustiva precisazione, passiamo alla loro
esibizione. I TM sono stati veramente molto bravi, hanno
fomentato il pubblico che ha risposto alla grande offrendo pezzi dal
nuovissimo album "Dawn", uscito da poco più di due mesi, da "Hastings
1066" e da "Jeanne d’Arc" che, soprattutto con Maiden of steel,
ha fatto handbangeggiare e saltellare la sala come pochi. Molto
carismatico e pieno di grinta il nuovo cantante Dario Cascio supportato
dagli altri componenti. È però triste constatare come questo validissimo
gruppo sia quasi più conosciuto fuori dai nostri confini. Per questo,
cristiani o meno, supporto ai validissimi Thy Majestie e in
generale al metallo italiano. (I.R.)
SEVENTH ANGEL:
Era dal '92 che non
si vedevano più sulla scena. Il che vuol dire che chi è stato ad Oslo ha
assistito al primo live della band dopo ben 16 anni! Noi c'eravamo. I
Seventh
Angel
vedono la loro formazione nel lontano 1982. Al tempo furono considerati
compagni e pionieri del thrash metal assieme a gente del calibro dei
Metallica, degli Slayer e dei Megadeth.
Il
Daily Telegraph li ha descritti così: "one of the leading Christian
thrash metal bands in Great Britain".
Ebbene vi assicuro
che questa fama non è immeritata e la band a Oslo lo ha dimostrato senza
timore. Difficile descrivere l'atmosfera di attesa che si respirava in
sala, l'eccitazione si poteva tagliare con un coltello. Nessuna
delusione: ci hanno emozionato ed esaltato! Certo, è vero: Ian Arkley ha
decisamente qualche annetto di più sulle spalle, e anche gli altri
membri della band. Ma in questo caso il tempo non ha invecchiato bensì
maturato
i nostri, portandoli a presentare i brani musicali meno smaliziati, con
un sound più sporco e aggressivo, influenzato dal "fatalismo" del doom,
senza perdere riff accattivanti e percussivi, ritmiche veloci e
massicce, doppia cassa e grande solidità. Uno spettacolo a tutto tondo,
"speziato" dai commenti e dalle battute del chitarrista Simon Bibby che
hanno causato l'ilarità generale. I Seventh Angel sono stati un
ottimo "piatto" del "carnet" del Nordic Fest 2008, possiamo dire anche
una delle portate principali, una pietanza che a qualche purista (quelli
che vorrebbero che i generi musicali diventassero fissi come i reperti
di un museo) avrebbe potuto far storcere il naso, ma è indubbio che li
avrebbe sicuramente saziati.
(A.C.)
SLECHTVALK:
Se i Dalit
sono stati, considerate le aspettative che riponevo in loro, una piccola
delusione,
gli Slechtvalk hanno rappresento la massimizzazione non plus
ultra di questo concetto… ahimè, perché sono una band che adoro nonché
uno dei
più
convincenti motivi che mi hanno trascinato ad Oslo. Favolosi su Cd come
poche altre black/folk e viking band al mondo, autori di un eccitante
Dvd dall’ottima produzione, look altamente coreografico, qui al Nordic
Fest
erano
grandemente attesi
(la sala si era
riempita alla saturazione) ma penso che siano stati ben pochi a potersi
dichiarare soddisfatti a fine concerto. Perché? Be’, era un’impresa
riconoscere i brani.
Gli Slechtvalk
hanno voluto fortemente brutalizzare l’esibizione: batteria e chitarre
altissime, melodie e atmosfere completamente annichilite nel gorgo nero
generato da blastbeats e zanzarosità distorte, che ha ingoiato anche
gran parte delle vocals. Tutte le canzoni suonavano dunque uguali,
piatte, caotiche. Tanto rumore e molte poche emozioni. Peccato perché
sono una grandissima band e l’hanno dimostrato anche in sede live in
tante occasioni. Ma purtroppo non qui.
(V.M.)
TOURNIQUET:
Ho l'onore e la responsabilità di parlarvi dello spettacolo
dei Tourniquet, la gemma della line-up del Nordic Fest di
quest'anno. Premetto che non sarò imparziale: sono rimasto
folgorato dallo stile, dalla forza e dalla potenza di
questo gruppo. A mio modesto avviso la performance migliore del festival. E d'altro canto cosa
ci si poteva aspettare da una band con praticamente 20 anni di
esperienza alle spalle, 11 album all'attivo, fans e popolarità a livello
mondiale (il video di Ark of suffering è andato in onda per un
po' su MTV), diversi premi e nomination (Kirkpatrick è stato nominato
per dieci anni di seguito "batterista preferito" dai lettori di HM: The
Hard Music Magazine), per non parlare della presenza di collaboratori
del calibro di Marty Friedman (avete presente
i Megadeth?) nelle registrazioni in studio? Ci si
poteva aspettare esattamente quanto abbiamo visto ad Oslo: una carica di
tritolo! La presenza e il carisma di Kirkpatrick hanno fatto sentire il
proprio peso fin da subito. Pur essendo un batterista (e che
batterista!) il leader dei Tourniquet si
è dimostrato un grande frontman in grado di eccitare il
pubblico, motivarlo e intrattenerlo. A circa metà spettacolo il Nordic
Fest ha potuto assistere ad uno strepitoso assolo di batteria e posso
dirvi che, almeno per la mia modesta esperienza di concerti dal vivo, ho
sentito un solo un assolo migliore di questo ed era eseguito da Mike
Portnoy. Ma non dimentichiamoci degli altri membri della band che non
sono stati da meno: Luke Easter ha sfoderato tutte le sue abilità vocali
in duetti
schizofrenici con il chitarrista Aaron Guerra, il quale non
si è tenuto in dietro e ha mostrato a tutti la sua grande flessibilità,
precisione e senso della melodia. Ma abbiamo avuto anche uno special
guest: Tim Gaines, il bassista degli Stryper! La sua presenza ha
dato l'occasione di proporre al pubblico un paio di cover della
leggendaria band statunitense che hanno entusiasmato tanto quanto il
resto. Non c'è scampo: che propongano vecchi cavalli di battaglia o
pezzi nuovi come Where moth and rust destroy i Tourniquet
infiammano il pubblico, scatenano il moshing e l'headbanging generale e
non ce n'è per nessuno.
Due pollici bene
bene in alto dunque. Ho avuto modo di parlottare un poco con la band (il
mio inglese parlato è sufficiente a sostenere una conversazione di 5
secondi!): ci aspetta presto un nuovo album e li ho salutati con la
speranza di vederli in Italia.
(A.C.)
Conclusione
Se dovessimo tirare le somme riguardo alla
nostra missione ad Oslo possiamo comunque concludere con un bilancio
positivo. Per quanto l'esperienza sia stata meno completa rispetto all'Elements
(a causa della scarsità di tempo non si è potuto partecipare alle varie
iniziative e ai seminari di riflessione di Pastor Bob e degli altri) c'è
da dire che, musicalmente parlando, non abbiamo avuto di che lamentarci.
Il livello di qualità fornito dall'organizzazione è stato eccellente e
si è riflesso in una proposta musicale decisamente ricca e allettante.
L'orientamento della scelta ha pesato senza mezzi termini verso l'ambito
brutale ed estremo, mettendo un po' in secondo piano quello melodico. Ma
in fondo siamo nelle terre del nord e, considerata la maggior parte del
pubblico, non ci si poteva aspettare qualcosa di molto diverso da quello
che poi è stato fatto. Se le cose continueranno così non posso fare
altro che consigliarvi di metter via i soldi per l'anno prossimo, e
magari fare scorta di cibo che non scade (Oslo è decisamente cara,
meglio risparmiare sul cibo che tanto non è un granché e spendere
qualcosa di più per qualche Cd o merchandise). Sarebbe opportuno
organizzarsi per avere anche più tempo a disposizione, sia perché la
città è molto bella e merita di essere visitata, sia per poter
partecipare anche alla parte più religiosa del festival della quale si è
un po' sentita la mancanza. In fondo l'ambito white è caratterizzato
anche da questo e mutilarlo non lo rende molto differente da altre
proposte musicali.
(A.C.)
Valerio Mei - Ilaria Ricci - Andrea Ciceri
|