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19/10/2012

 

Rose Rovine e Amanti- Live Report

Sabato 6.10.2012: Rose Rovine e Amanti al Theatre Club - Milano

L'ottobre mediolanense inizia pizzicando un arpeggio neofolk in un locale di periferia. Si tratta del Theatre, che stasera presenta una In Folk Noctis dedicata all'arte e alla musica più decadenti. Ospiti della serata, tra i grandi nomi internazionali, i Rose Rovine e Amanti, perla del neofolk nazionale e orgogliosi Christian Soldiers. La formazione vede sul palco fisarmonica/tastiera, batteria, basso e violino ad accompagnare e sostenere il carismatico Damiano, mente e voce del progetto. Già in apertura il pubblico è conquistato da Rain, song tratta dall'ultimo lavoro "Giorni di Splendore e Sole". I nostri non si fanno tentare dall'orgoglio dell'ultima fatica, ma riescono a mescolare il vecchio col nuovo, in un equilibrio che incanta noi sotto il palco. Si susseguono dunque brani più antichi (soprattutto tratti da "Demian", come Noi ritorneremo o Rose Rovine e Amanti) e recentissimi come Versi scritti sul golfo di Lerici, Giorni di Splendore e Sole o The story of the tiny pure Judith, con qualche rarità. Il pubblico mormora sottovoce le parole dei brani ascoltati, mentre occhi e orecchie sono tutti puntati sul palco. Qualcuno balla. Qualcun'altro è così preso che non si accorge che il proprio bicchiere versa birra a destra e a manca.. L'apice viene raggiunto con l'emozionantissima Woyzeck, ripescata tra le antichità dei Rose. Da brivido. L'assenza della chitarra elettrica non toglie nulla ai brani presentati e tuttavia ci priva dell'attesissima Il Grande Tradimento, come ci spiega lo stesso Damiano in un'amichevole chiacchierata dopo concerto, rispondendo al nostro disappunto. Il tempo scorre velocissimo e non ci accorgiamo di essere giunti alla chiusura, quando viene annunciata Demian. Gli accordi bassissimi eseguiti dalla tastierista rendono la versione live del brano tenebrosa e davvero particolarissima, degno finale di un concerto che resterà ancora a lungo nella nostra memoria. (S.P.)

The Theatre Club. Un tempo un semplice capannone. Ora un locale degno delle atmosfere di Anne Rice in "Intervista col Vampiro". Altrettanto degni i suoi “abitanti”: volti emaciati e pallidi, occhiaie in evidenza, chi create con l'ombretto e chi invece sfoggiava le proprie. Signorine alte e diafane, "intrappolate" in corsetti gotici, vestitini ammiccanti e trasparenti decorati con ricchi richiami in stile vittoriano. Uomini in divisa e stivali militari, con tagli corti, anni '30. Altri in camicia e cravatta (entrambe nere), posati, distinti, i capelli raccolti. Il DJ set pompava un "beat" duro, incalzante che richiamava le origini di questo “ecosistema” fiorito nel cuore degli anni '90 nell'underground nordeuropeo. Un ambiente a cui il sottoscritto non è molto consono, ma che, non lo si può negare, esercita uno strano fascino, una sorta di familiarità. Perché in fondo ogni figlio degli anni '80 è un po' cresciuto in posti simili, volenti o nolenti li abbiamo scorti in qualche trasmissione televisiva, in qualche influsso nella musica mainstram, in qualche notizia nei telegiornali. Qui si è tenuto In Folk Noctis II, il secondo atto di una rassegna di band che ha visto sul palco in questa occasione gli Oniric, i Rose Rovine e Amanti (una vecchia conoscenza per quelli di whitemetal.it), i Rome e i Dernière Volonté. Non mi dilungherò sulle mie impressioni riguardo alle performance delle band, perché sarebbero solo opinioni personali e non un giudizio tecnico competente. Il genere suonato mi è per lo più alieno e mentre potrei parlare con cognizione di causa di Power Metal, Thrash Metal e qualcosa di Progressive qui non posso fare altro che riconoscere la mia ignoranza. Condividerò invece una semplice riflessione. Mi ritengo un uomo molto fortunato per aver avuto l'occasione di scambiare quattro chiacchiere con dei musicisti (e quindi degli artisti). Poter “toccare con mano” lo sviluppo dei progetti e quindi poter osservare le cose anche dal punto di vista di chi cerca di comunicare al mondo dei significati è qualcosa di straordinario perché vuol dire stare a stretto contatto con una delle principali caratteristiche dell'essere umano: esprimersi in modi che travalicano il linguaggio comune. Ma è anche vero che tutto questo non si può dare se non all'interno di vite concrete, ovvero di personaggi che hanno pregi e difetti, che devono arrivare a fine mese con lo stipendio, che non possono permettersi di fare le cose come vorrebbero perchè non hanno i mezzi. Voglio ringraziare Damiano Mercuri per avermi fatto intendere proprio questo: si può essere grandi artisti, credere in grandi cose, sposare ideali elevati, e allo stesso tempo essere uomini con i piedi per terra, in grado di fare una battuta, pronti a farsi fare una foto, ed avere pazienza con chi tarda a pagare i propri debiti. (A.C.)
 

                                                            Sara Passannanti
Andrea Ciceri

    

 

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