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Shadow Gallery in Italia
Mercoledì 6.10.2010: Shadow Gallery live all'Alcatraz di Milano
Venticinque anni di attività, sei dischi
all'attivo e nessuna tournèe! Queste fino a qualche mese fa erano le
condizioni di una delle band più significative nella storia del
progressive metal, quella "religione" politeista (anche se possiamo dire
che la figura di un Dio preponderante quali i Dream Theater
spicca subliminalmente nell'adorazione dei devoti)
che
ha elargito in maniera sia pur molto settaria il giusto culto agli
Shadow Gallery. Freschi dalla pubblicazione dell'ultimo "Digital
Ghost", per mano della InsideOut, i nostri hanno deciso che forse era il
momento di girare un po' i palchi europei, ed il momento era propizio
anche grazie alla mano della "nuova" label; è risaputo infatti che molti
dei loro blocchi pubblicitario-distributivi erano dovuti
all'inefficienza (forse anche voluta) della ex-label Magna Carta, e
questo ci può far pensare anche a poche risorse per girare, pochi
finanziamenti e poca ricerca di contatti e agenzie; ma ahimè... questo è
un capitolo chiuso da tempo. Quello che apriamo invece è quello della
PRIMA DATA IN ITALIA nella carriera della band, e come non poteva
avvenire in quel "santuario dei concerti internazionali" chiamato
comunemente Alcatraz di Milano?
Molti erano gli interrogativi che mi accompagnavano prima di assistere
all'esibizione: quale sarà la formazione in sede live?; sentirò la
stessa roba che sento continuamente su cd?; faranno solo pezzi recenti
oppure attingeranno da tutta la discografia?; come sarà il sound?; e
come
faranno
riguardo al loro continuo polistrumentismo nei dischi? Tutte domande a
cui risponderò piano piano nel corso della descrizione di questo evento.
Ma partiamo dall'inizio, i greci Maplerun aprono lo show con i
loro pezzi rock-groove metal, buoni performance e sound, ma dato che non
rientrano nei parametri di questo sito passiamo subito agli headliners.
Una Bohemian rhapsody messa di sottofondo annuncia l'arrivo a
luci calate della band, che subito dopo la fine del brano fa ingresso
sul palco tra le urla entusiaste del pubblico; e piano piano ce li
vediamo salire tutti, a partire da Carl-Cadden James che pur con i suoi
capelli ormai bianchi entra in scena con energia imbracciando il basso e
il flauto (potete capire la gioia quando ho visto il secondo degli
strumenti!), a seguire sono entrati l'altro veterano Brendt Allman, il
polistrumentista Gary Wehrkamp, il singer (ma non solo...dopo capirete)
Brian Ashland, il batterista Joe Nevolo e infine un nuovo ingresso in
sede live, il giovanissimo Eric Deigert che si alternerà in maniera
gloriosa tra chitarra e tastiera. La partenza è delle più omaggiabili,
dato che l'attacco dell'esibizione è lasciato a tre mostri sacri di "Tyranny",
ovvero in ordine Stiletto in the sand, War for sale e
Mistery, e questo ci rassicura fin da subito su una scaletta molto
dinamica nell'attingere da tutta la discografia: abbiamo sentito infatti
pezzi da "Carved In Stone" (Deeper than life e Cristalline
dream), quasi tutto "Digital Ghost" e
pezzi
vari da tutta la discografia come Questions at hand del primo
disco, The andromeda strain, Room V, Ghost of a chance
e altri ancora, infarciti talvolta da stacchi solisti di qualcuno della
band; quello che invece ci ha fatto fin da subito digrignare i denti è
stato il sound, deludente sotto diversi aspetti, ma cerchiamo di capire
anche il perché.
Come dicevo prima gli Shadow Gallery
sono conosciuti per il loro polistrumentismo, e il risultato nel
concerto è stato un continuo cambio di strumenti da buona parte dei
componenti, sicuramente teatrale ed emozionante da un punto di vista
visivo, ma ahimè anche dannoso per la sua difficile gestibilità dal
punto di vista del mixaggio audio; per fare un esempio Gary Wehrkamp
alternava continuamente chitarra e tastiera, così come
faceva
il ragazzo turnista, e di fatto i loro strumenti sembravano peggio
settati, a differenza della chitarra di Brend Allman che è risultata
eccellente sotto tutti i punti di vista. Il singer Brian Ashland ha
fatto sicuramente una buona parte al microfono, ma non sono mancati pure
lì i problemi (da citare forse il momento in "strong" in cui cantava con
il microfono disattivato e non riusciva a trovare un microfono acceso
nel corso del pezzo); lo stesso si
è dimostrato per giunta a sua volta un polistrumentista di prim'ordine,
nel corso del live l'abbiamo visto anche suonare un'altra tastiera (sia
come accompagnatore che come solista) e poi partecipe di un paio di
assoli di chitarra che ci hanno letteralmente lasciati a bocca aperta
per l'inattesa bravura mostrata. Ma credo che si possa dire la stessa
cosa di tutti: Brendt Allman con la seicorde non ha sbagliato una nota,
persino gli assoli più lunghi e
complicati li ha rifatti in maniera identica alle versioni studio, e
soffermiamoci un attimo a parlare di Joe Nevolo, batterista la cui
presenza ufficiale nella band è sempre stata oggetto di punti
interrogativi (nel live a volte è stato pure sostituito da Gary Wehrkamp
quando hanno suonato alcuni pezzi
di "Digital Ghost") ha
suonato
in maniera egregia, e quando è toccato a lui (un assolo di batteria in
mezzo a un pezzo) ci ha lasciati a bocca aperta per quasi
una decina di minuti, nei quali ha fatto
qualunque cosa fosse possibile con un paio di bacchette e un drum
set...matto da legare!
Le sensazioni trasmesse da questo live
sono innumerevoli, nonostante la poca chiarezza degli strumenti (e forse
si può attribuire a una poca esperienza live) la band mi ha lasciato a
bocca aperta, e ha saputo trasmettere energia da vendere, energia
ricambiata in egual misura da un pubblico presente, numeroso ed
emozionato; un concerto che sicuramente passerà alla storia e che ci ha
tolto quel dubbio che in molti avevamo... Gli Shadow Gallery
sanno suonare anche dal vivo, e lo fanno molto bene!
Francesco Romeggini
(foto di Francesco Londino)
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