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3/11/2010

 

Shadow Gallery in Italia

 

Mercoledì 6.10.2010: Shadow Gallery live all'Alcatraz di Milano

 

Venticinque anni di attività, sei dischi all'attivo e nessuna tournèe! Queste fino a qualche mese fa erano le condizioni di una delle band più significative nella storia del progressive metal, quella "religione" politeista (anche se possiamo dire che la figura di un Dio preponderante quali i Dream Theater spicca subliminalmente nell'adorazione dei devoti) che ha elargito in maniera sia pur molto settaria il giusto culto agli Shadow Gallery. Freschi dalla pubblicazione dell'ultimo "Digital Ghost", per mano della InsideOut, i nostri hanno deciso che forse era il momento di girare un po' i palchi europei, ed il momento era propizio anche grazie alla mano della "nuova" label; è risaputo infatti che molti dei loro blocchi pubblicitario-distributivi erano dovuti all'inefficienza (forse anche voluta) della ex-label Magna Carta, e questo ci può far pensare anche a poche risorse per girare, pochi finanziamenti e poca ricerca di contatti e agenzie; ma ahimè... questo è un capitolo chiuso da tempo. Quello che apriamo invece è quello della PRIMA DATA IN ITALIA nella carriera della band, e come non poteva avvenire in quel "santuario dei concerti internazionali" chiamato comunemente Alcatraz di Milano?

Molti erano gli interrogativi che mi accompagnavano prima di assistere all'esibizione: quale sarà la formazione in sede live?; sentirò la stessa roba che sento continuamente su cd?; faranno solo pezzi recenti oppure attingeranno da tutta la discografia?; come sarà il sound?; e come
faranno riguardo al loro continuo polistrumentismo nei dischi? Tutte domande a cui risponderò piano piano nel corso della descrizione di questo evento. Ma partiamo dall'inizio, i greci Maplerun aprono lo show con i loro pezzi rock-groove metal, buoni performance e sound, ma dato che non rientrano nei parametri di questo sito passiamo subito agli headliners. Una Bohemian rhapsody messa di sottofondo annuncia l'arrivo a luci calate della band, che subito dopo la fine del brano fa ingresso sul palco tra le urla entusiaste del pubblico; e piano piano ce li vediamo salire tutti, a partire da Carl-Cadden James che pur con i suoi capelli ormai bianchi entra in scena con energia imbracciando il basso e il flauto (potete capire la gioia quando ho visto il secondo degli strumenti!), a seguire sono entrati l'altro veterano Brendt Allman, il polistrumentista Gary Wehrkamp, il singer (ma non solo...dopo capirete) Brian Ashland, il batterista Joe Nevolo e infine un nuovo ingresso in sede live, il giovanissimo Eric Deigert che si alternerà in maniera gloriosa tra chitarra e tastiera. La partenza è delle più omaggiabili, dato che l'attacco dell'esibizione è lasciato a tre mostri sacri di "Tyranny", ovvero in ordine Stiletto in the sand, War for sale e Mistery, e questo ci rassicura fin da subito su una scaletta molto dinamica nell'attingere da tutta la discografia: abbiamo sentito infatti pezzi da "Carved In Stone" (Deeper than life e Cristalline dream), quasi tutto "Digital Ghost" e pezzi vari da tutta la discografia come Questions at hand del primo disco, The andromeda strain, Room V, Ghost of a chance e altri ancora, infarciti talvolta da stacchi solisti di qualcuno della band; quello che invece ci ha fatto fin da subito digrignare i denti è stato il sound, deludente sotto diversi aspetti, ma cerchiamo di capire anche il perché.

Come dicevo prima gli Shadow Gallery sono conosciuti per il loro polistrumentismo, e il risultato nel concerto è stato un continuo cambio di strumenti da buona parte dei componenti, sicuramente teatrale ed emozionante da un punto di vista visivo, ma ahimè anche dannoso per la sua difficile gestibilità dal punto di vista del mixaggio audio; per fare un esempio Gary Wehrkamp alternava continuamente chitarra e tastiera, così come faceva il ragazzo turnista, e di fatto i loro strumenti sembravano peggio settati, a differenza della chitarra di Brend Allman che è risultata eccellente sotto tutti i punti di vista. Il singer Brian Ashland ha fatto sicuramente una buona parte al microfono, ma non sono mancati pure lì i problemi (da citare forse il momento in "strong" in cui cantava con il microfono disattivato e non riusciva a trovare un microfono acceso nel corso del pezzo); lo stesso si è dimostrato per giunta a sua volta un polistrumentista di prim'ordine, nel corso del live l'abbiamo visto anche suonare un'altra tastiera (sia come accompagnatore che come solista) e poi partecipe di un paio di assoli di chitarra che ci hanno letteralmente lasciati a bocca aperta per l'inattesa bravura mostrata. Ma credo che si possa dire la stessa cosa di tutti: Brendt Allman con la seicorde non ha sbagliato una nota, persino gli assoli più lunghi e complicati li ha rifatti in maniera identica alle versioni studio, e soffermiamoci un attimo a parlare di Joe Nevolo, batterista la cui presenza ufficiale nella band è sempre stata oggetto di punti interrogativi (nel live a volte è stato pure sostituito da Gary Wehrkamp quando hanno suonato alcuni pezzi di "Digital Ghost") ha suonato in maniera egregia, e quando è toccato a lui (un assolo di batteria in mezzo a un pezzo) ci ha lasciati a bocca aperta per quasi una decina di minuti, nei quali ha fatto qualunque cosa fosse possibile con un paio di bacchette e un drum set...matto da legare!

Le sensazioni trasmesse da questo live sono innumerevoli, nonostante la poca chiarezza degli strumenti (e forse si può attribuire a una poca esperienza live) la band mi ha lasciato a bocca aperta, e ha saputo trasmettere energia da vendere, energia ricambiata in egual misura da un pubblico presente, numeroso ed emozionato; un concerto che sicuramente passerà alla storia e che ci ha tolto quel dubbio che in molti avevamo... Gli Shadow Gallery sanno suonare anche dal vivo, e lo fanno molto bene!

 

Francesco Romeggini

(foto di Francesco Londino)

 

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