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Il volto di Cristo e il segno della
Resurrezione? La
Sindone
Ma Gesù di Nazaret è realmente esistito nella storia?
e, ponendo di sì, i Vangeli sono fantasiose e miracolistiche
storielle romanzate o sono resoconti reali del più straordinario
evento di sempre? Cristo, ammessane l'effettività storica, è veramente
risorto?, oppure la tomba vuota fu un inganno ad arte dei suoi
discepoli per dar fascino misterico e trascendente alla loro neonata
setta? Quesiti la cui risposta può stravolgere la visione esistenziale. Per chi ha
fede sono certezze indubitabili,
scontate, ma per chi da essa è ancora lontano ma sta cercando di
capirla o avvicinarla, questi interrogativi logorano la ragione.
La più
tangibile delle prove, il più forte appiglio della ragione, potrebbe essere la
Sacra Sindone conservata a
Torino, che però il
test del C-14 , peraltro di
discussa efficacia su un oggetto così fortemente contaminato da incendi
e materiale organico, datò risalente al
1300. La Chiesa in merito lascia piena libertà
di giudizio all'esame scientifico, che però si è diviso tra sostenitori
del "pro" e del "contro" la veridicità della reliquia, in ciò
inevitabilmente guidati nelle conclusioni dall'apriori ideologico più
che dalla controversa risultanza sperimentale. Esponiamo qui le tesi del "pro"
riportando un articolo scientifico tratta dal sito
www.shroud.it a cui rimandiamo per ogni eventuale approfondimento,
ricordando inoltre le parole che papa Giovanni Paolo II proferì in
merito il 24 maggio 1998: "La Sindone è provocazione all'intelligenza.
Essa richiede innanzitutto l'impegno di ogni uomo, in particolare del
ricercatore, per cogliere con umiltà il messaggio profondo inviato alla
sua ragione ed alla sua vita. Il fascino misterioso esercitato dalla
Sindone spinge a formulare domande sul rapporto tra il sacro Lino e la
vicenda storica di Gesù. Non trattandosi di una materia di fede, la
Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni.
Essa affida agli scienziati il compito di continuare ad indagare per
giungere a trovare risposte adeguate agli interrogativi connessi con
questo Lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo del
nostro Redentore quando fu deposto dalla croce. La Chiesa esorta ad
affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, che
diano per scontati risultati che tali non sono; li invita ad agire con
libertà interiore e premuroso rispetto sia della metodologia scientifica
sia della sensibilità dei credenti".
Valerio Mei
1. Cosa
certamente è la Sindone
È un lenzuolo di
lino che ha certamente avvolto il cadavere di un uomo flagellato,
coronato di spine, crocifisso con chiodi, trapassato da una lancia al
costato. Le tradizionali dimensioni erano
riportate
come 436 cm di lunghezza e 110 cm di larghezza fino a tempi recenti. Dal
1998 nelle pubblicazioni ufficiali le dimensioni erano date come 437 cm
per 111 cm. Dopo l’intervento dell’estate 2002, le nuove misure
comunicate ufficialmente sono 442 cm per 113 cm.
Le macchie di
sangue e di siero presenti sono irriproducibili con mezzi artificiali. È
sangue coagulatosi sulla pelle di un uomo ferito e ridiscioltosi a
contatto con la stoffa umida. Si tratta di sangue umano maschile di
gruppo AB che all'analisi del DNA è risultato molto antico.
Il sangue è dello
stesso tipo di quello riscontrato sul Sudario conservato nella
Cattedrale di Oviedo (Spagna), una tela di 83 x 52 cm che presenta
numerose macchie di sangue simmetriche, passate da una parte all'altra
mentre era piegata in due. La tradizione la
definisce Santo Sudario o Sagrado Rostro, cioè Sacro Volto. La preziosa
stoffa giunse ad Oviedo nel IX secolo, in un'Arca Santa di legno con
altre reliquie, proveniente dall'Africa settentrionale. Il sangue
presente sul Sudario è umano, appartiene al gruppo AB e il DNA presenta
profili genetici simili a quelli rilevati sulla Sindone. Il Centro
Español de Sindonologia (http://www.linteum.com)
ha ulteriori informazioni sul Sudario di Oviedo nel suo website.
Interessante anche
il confronto con gli studi compiuti sui resti del miracolo eucaristico
di Lanciano (Chieti). Qui nel sec. VIII, nella chiesa di san Legonziano,
nelle mani di un monaco basiliano che dubitava della presenza reale di
Cristo
nelle
specie eucaristiche, al momento della consacrazione l'ostia diventò
carne e il vino si mutò in sangue. Dalle indagini
compiute nel 1970 da Odoardo Linoli, libero docente in anatomia e
istologia patologica e in chimica e microscopia clinica all'Università
di Siena, risultò che la carne è vero
tessuto miocardico di un cuore umano e il sangue è autentico sangue
umano del gruppo AB.
Oltre al sangue,
sulla Sindone c'è l'immagine del corpo che vi fu avvolto. Questa
immagine, dovuta a degradazione per disidratazione e ossidazione delle
fibrille superficiali del lino, è paragonabile ad un negativo
fotografico. È superficiale, dettagliata, tridimensionale, termicamente
e chimicamente stabile. È stabile anche all'acqua, non è composta da
pigmenti, è priva di direzionalità e non è stata provocata dal semplice
contatto del corpo con il lenzuolo: con il contatto il telo o tocca o
non tocca. Non c'è via di mezzo. Invece sulla Sindone c'è immagine anche
dove sicuramente non c'era contatto. I suoi chiaroscuri sono
proporzionali alle diverse distanze esistenti fra corpo e telo nei vari
punti di drappeggio. Si può dunque ipotizzare un effetto a distanza di
tipo radiante.
Sotto le macchie
di sangue non esiste immagine del corpo: il sangue, depositatosi per
primo sulla tela, ha schermato la zona sottostante mentre,
successivamente, si formava l'immagine.
2. Cosa certamente
non è la Sindone
L'immagine non è
stata prodotta con mezzi artificiali. Non è un dipinto né una stampa:
sulla stoffa è assente qualsiasi pigmento. Non è il risultato di una
strinatura prodotta con un bassorilievo riscaldato: le impronte così
ottenute passano da parte a parte, tendono a sparire, hanno diversa
fluorescenza e non hanno caratteristiche tridimensionali paragonabili a
quelle della Sindone.
3. Cosa non
conosciamo della Sindone
Il meccanismo
fisico-chimico all'origine dell'impronta. Si può ipotizzare un
meccanismo come un fiotto di radiazione non penetrante che si attenua
con il passaggio nell'aria, che diminuisce con la distanza.
4. Perché la
Sindone non può essere medievale
La manifattura
rudimentale della stoffa, la torcitura Z (in senso orario) dei fili, la
tessitura in diagonale 3 a 1, la presenza di tracce di cotone egizio
antichissimo,
l'assenza
di tracce di fibre animali rendono verosimile l'origine del tessuto
nell'area siro-palestinese del primo secolo.
Altri indizi:
grande abbondanza di pollini di provenienza mediorientale e di aloe e
mirra; la presenza di un tipo di carbonato di calcio (aragonite) simile
a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme; tracce sugli occhi di
monete coniate il 29 d.C. sotto Ponzio Pilato; una cucitura laterale
identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche del primo secolo
rinvenute a Masada, un’altura vicina al Mar Morto.
Nel medio evo
erano completamente ignorate le conoscenze storiche e archeologiche
sulla flagellazione e la crocifissione del I secolo, di cui si era persa
la memoria.
L'eventuale
falsario medievale non avrebbe potuto raffigurare Cristo con particolari
in contrasto con l'iconografia medievale: corona di spine a casco,
trasporto sulle spalle del solo patibulum (la trave orizzontale
della croce), chiodi nei polsi e non nelle mani, corpo nudo, assenza del
poggiapiedi. Inoltre avrebbe dovuto tener conto dei riti di sepoltura in
uso presso gli ebrei all'epoca di Cristo.
Lo stesso falsario
avrebbe dovuto immaginare l'invenzione del microscopio, avvenuta alla
fine del XVI secolo, per aggiungere elementi invisibili ad occhio nudo:
pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura, aragonite.
Il falsario
avrebbe dovuto conoscere la fotografia, inventata nel XIX secolo, e
l'olografia realizzata negli anni '40 del
XX secolo. Avrebbe dovuto saper distinguere tra circolazione venosa e
arteriosa, studiata per la prima volta nel 1593, nonché essere in grado
di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la
vita ed in altri con sangue post-mortale; rispettando inoltre, nella
realizzazione delle colature ematiche, la legge della gravità, scoperta
nel 1666.
Ammessa la
conoscenza di tutte queste nozioni scientifiche, l'ipotetico
contraffattore avrebbe dovuto avere la capacità ed i mezzi per produrre
l'oggetto. È inconcepibile che un falsario di tale sovrumana levatura
sia rimasto completamente sconosciuto a contemporanei e posteri dopo
aver prodotto un'opera così perfetta; egli avrebbe però utilizzato una
stoffa appena uscita dal telaio, e quindi medievale, vanificando tutti i
suoi poteri di preveggenza sulle future scoperte scientifiche.
Alla luce delle
conclusioni scientifiche attuali, però, è innegabile che la Sindone
abbia avvolto un cadavere. Sarebbe dunque da ipotizzare non un
falsario-artista, ma un falsario-assassino; le difficoltà in questo
secondo caso non sarebbero minori.
Sarebbe stato
impossibile per lo spregiudicato omicida trovare una vittima il cui
volto fosse congruente in diverse decine di punti con le icone di Cristo
diffuse nell'arte bizantina; e, soprattutto, "pestare a sangue" l'uomo
in maniera adeguata, in modo da ottenere determinati gonfiori del viso
riprodotti nelle icone. Ne avrebbe dovuti uccidere parecchi prima di
raggiungere il suo scopo: sarebbe stato, quindi, un serial killer
imprendibile... Anche altri particolari, come l'apparente assenza dei
pollici e la posizione più flessa di una gamba, sono in sintonia con le
antiche raffigurazioni del Cristo morto, ma difficilmente riproducibili
con un qualsiasi cadavere.
Procurare alla
vittima, ormai deceduta, una
ferita
del costato con una lancia romana, facendone uscire sangue e siero
separati, non è assolutamente un esperimento facile da compiere.
Altrettanto arduo sarebbe stato mantenere il cadavere avvolto nel
lenzuolo per una trentina di ore impedendo il verificarsi del fenomeno putrefattivo, processo accelerato dopo decessi causati da un così alto
numero di gravi traumi.
Un'altra
difficoltà, ma non di minor peso, sarebbe stata quella di prevedere che
da un cadavere si potesse ottenere un'immagine così ricca di
particolari; infine, sarebbe impossibile togliere il corpo dal lenzuolo
senza il minimo strappo o il più lieve spostamento che avrebbero
alterato i contorni delle tracce di sangue. La realizzazione artificiale
della Sindone è impossibile ancora oggi; a maggior ragione nel medio
evo.
5. Perché la
Sindone è il lenzuolo funerario di Cristo
C'è una perfetta
coincidenza tra le narrazioni dei quattro Vangeli sulla Passione di
Cristo e quanto si osserva sulla Sindone, anche riguardo ai particolari
"personalizzati" del supplizio.
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La
flagellazione come pena a sé stante, troppo abbondante per essere il
preludio della crocifissione (120 colpi invece degli ordinari 21).
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La coronazione
di spine, fatto del tutto insolito.
-
Il trasporto
del patibulum.
-
La sospensione
ad una croce con i chiodi invece delle più comuni corde.
-
L'assenza di
crurifragio.
-
La ferita al
costato inferta dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero.
-
Il mancato
lavaggio del cadavere (per la morte violenta e una sepoltura
affrettata).
-
L'avvolgimento
del corpo in un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba
propria invece della fine in una fossa comune.
Il breve tempo di
permanenza nel lenzuolo.
Valutando con un calcolo di probabilità 100 affermazioni che sono state
fatte pro o contro l'autenticità della Sindone, l'ingegnere Giulio
Fanti, docente all'Università di Padova, ed Emanuela Marinelli hanno
ottenuto questo risultato: è più probabile il fatto che esca lo stesso
numero al gioco della roulette per 52 volte consecutive, piuttosto che
la Sindone non sia il lenzuolo funebre di Gesù di Nazareth.
6. Indizi congrui
con la tesi della Risurrezione
Il corpo dell'Uomo
della Sindone non presenta il minimo segno di putrefazione; è rimasto avvolto
nel lenzuolo per un tempo di 30-36 ore.
La formazione
dell'immagine potrebbe essere spiegata con un effetto fotoradiante
connesso alla Risurrezione.
Non c'è traccia di
spostamento del lenzuolo sul corpo. È come se questo avesse perso
all'improvviso il suo volume.
7. Obiezioni sulla
datazione radiocarbonica della Sindone
La datazione è
stata effettuata dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo. Il
risultato, 1260-1390 d.C., è stato annunciato il 13/10/88 e pubblicato
su
Nature il 16/2/1989.
7.1 - Limiti del
metodo e controindicazioni all'applicabilità alla Sindone
-
Alcuni
postulati su cui si basa il metodo vengono oggi messi in
discussione.
-
Esistono casi
clamorosi di datazioni errate a causa di contaminazioni
ineliminabili.
-
Peculiarità
dell'oggetto, che è un "unicum".
-
Il lenzuolo ha
subito molte vicissitudini (incendi, restauri, acqua, esposizioni
all'ambiente esterno, al fumo delle candele, al respiro dei fedeli,
ecc.) e quindi è andato soggetto ad alterazioni e contaminazioni.
7.2 - Perplessità
sullo svolgimento dell'esame e sospetti sulla sua correttezza
-
Esclusione di
alcuni laboratori a vantaggio di altri.
-
Eliminazione
di uno dei due metodi di datazione con il C14.
-
Rifiuto della
collaborazione con altri scienziati e della multidisciplinarità da
parte dei tre laboratori prescelti con esclusione di tutta una serie
di esami, fra cui l'indispensabile analisi chimica preliminare dei
campioni da datare.
-
Scelta errata
del sito di campionamento: da un unico
punto
e per di più da un angolo che è molto inquinato e può essere stato
restaurato nel medio evo. Il chimico Alan Adler della Western
Connecticut State University di Danbury (USA), membro della
Commissione per la conservazione della Sindone, ha analizzato 15
fibre estratte dal campione sindonico usato per la datazione
radiocarbonica. Dopo un confronto con 19 fibre provenienti da varie
zone della Sindone, ha riscontrato sul campione usato per la
radiodatazione un grado di inquinamento tale da poter dichiarare che
esso non è rappresentativo dell'intero lenzuolo.
-
Non tornano i
conti dei pesi e delle misure dei campioni sindonici: dai dati
dichiarati essi pesano circa il doppio di quanto avrebbero dovuto.
-
Comportamento
anomalo dei laboratori e cambiamenti di protocollo.
-
Farsa del test
alla cieca.
-
Funzione dei
campioni di controllo completamente vanificata dall'annuncio della
loro età.
-
Acquisizione
anomala e fuori protocollo di un campione aggiuntivo.
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Manca un
verbale delle operazioni di prelievo.
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Obbligo della
riservatezza infranto.
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I laboratori
non hanno voluto far conoscere i dati primari dei loro esami e i
protocolli completi del lavoro svolto.
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Disomogeneità
dei tre campioni: secondo il test statistico di Pearson sulla
variabile X² (chi quadro) esistono 957 probabilità su 1000 che la
data radiocarbonica ottenuta non sia quella dell'intero lenzuolo.
-
Per il X²
pubblicato su Nature in riferimento alla Sindone (6,4) viene
arbitrariamente attribuito il livello di significatività 5. Essendo
invece la significatività 4,07, i valori ottenuti dai tre laboratori
sono incompatibili tra loro e il risultato finale ufficialmente reso
noto dai carbonisti perde di significato.
-
Sarebbe
opportuno ripetere la datazione anche con altri metodi, come quello
dell'analisi del grado di depolimerizzazione della cellulosa del
lino. Essa va però inserita in un contesto multidisciplinare di
altri esami, con controlli rigorosi di tutte le operazioni.
7.3 - L'incendio e
la patina biologica
L'alta temperatura
raggiunta durante l'incendio di Chambéry (la cassetta con la Sindone fu
avvolta dalle fiamme nell'incendio del 4 dicembre 1532) ha provocato
scambi di isotopi che hanno portato ad un arricchimento di carbonio
radioattivo, facendo risultare in proporzione più "giovane" il tessuto.
La reazione è stata favorita dalla presenza dell'argento che ricopriva
la cassetta.
Alcuni
batteri
operanti sulla superficie del lino possono, attraverso la loro attività
enzimatica, legare chimicamente gruppi alchilici alla cellulosa. Questi
gruppi
contengono carbonio derivato dall'ambiente locale. Anche quando i
batteri vengono rimossi dalla pulizia, le modificazioni della cellulosa
restano.
Va sottolineato
che le trasformazioni del lino dovute all'incendio e all'azione
microbica sono di natura chimica e non fisica: perciò i solventi e le
tecniche di pulizia usati dai laboratori della radiodatazione, che
rimuovono la contaminazione di tipo fisico, come la sporcizia, non
rimuovono i gruppi contenenti carbonio che si sono aggiunti, perché
questi gruppi formano legami chimici direttamente con le molecole della
cellulosa stessa.
Leoncio Garza
Valdés, ricercatore dell'Istituto di Microbiologia dell'Università di
San Antonio (Texas) afferma di aver identificato, su un campione di
Sindone fornitogli non ufficialmente da Giovanni Riggi, la presenza di
un complesso biologico composto da funghi e batteri che ricopre come una
patina i fili e non è eliminabile con i consueti trattamenti di pulizia.
Esso perciò avrebbe falsato la datazione radiocarbonica.
Una mummia
egiziana conservata nel Museo di Manchester ha fornito addirittura date
diverse per le ossa e le bende; queste ultime sono risultate 800-1.000
anni più "giovani" delle ossa. Un interessante esperimento è stato
condotto da Garza Valdés, il quale ha trattato un campione delle bende
della mummia con uno speciale preparato enzimatico che rimuove il
rivestimento batterico. Datando la stoffa dopo questa pulizia speciale
si è ottenuta la stessa età del cadavere.
7.4 Un rammendo
del XVI secolo
A tre esperti
tessili sono state sottoposte da Joe Marino e Sue Benford,
indipendentemente e senza dire che erano della Sindone, una serie di
fotografie di uno dei campioni prelevati nel 1988 per la datazione
radiocarbonica e della parte rimasta che non fu utilizzata. Tutti e tre
vi hanno riconosciuto una tessitura diversa da un lato. Secondo i
calcoli della Beta Analytic, uno dei più grandi servizi di datazione
radiocarbonica a livello mondiale, una mescolanza di 60% di materiale
del 1500 con 40% di materiale del I secolo porterebbe ad una datazione
del 1200. La proporzione di materiale più recente è stata valutata in
base a quanto osservato dai tre esperti tessili.
Interessanti
osservazioni sono state condotte da Raymond N. Rogers, un chimico in
pensione del Los Alamos National Laboratory, New Mexico, USA, che ha
fatto parte dello STURP (Shroud of Turin Research Project), il gruppo di
scienziati americani che esaminò la Sindone nel 1978. Rogers dispone di
fibre di lino (di cui è composta la Sindone) provenienti sia dalla zona
del prelievo per l’analisi radiocarbonica (dove fu fatto un precedente
prelievo che fu esaminato dall’esperto tessile belga Gilbert Raes nel
1973), sia da altre parti della Sindone.
Le fibre del
campione di Raes appaiono rivestite e impregnate da una sostanza amorfa
giallo-bruna, il cui colore varia di intensità da una fibra all’altra.
Le fibre provenienti dal resto della Sindone non presentano tale
rivestimento. Nel campione di Raes sono state identificate fibrille di
cotone del tipo Gossypium herbaceum, una antica varietà mediorientale.
Nel resto della Sindone ce n’è solo qualche piccola traccia.
I fili di Raes,
come quelli della tela d’Olanda (cucita come fodera dalle suore clarisse
di Chambéry dopo l’incendio del 1532) e di lini moderni, hanno molta
meno lignina nelle giunture di crescita rispetto alle fibre del resto
della Sindone. Sono state trovate, nel campione di Raes, tracce di
alizarina (radice di robbia) su cristalli di calcite e su probabili
residui di
un mordente di ossido idroso di alluminio (allume). Una mistura di
mordenti e alizarina può produrre la tonalità di giallo desiderata. Queste
incrostazioni non si attaccano
al
lino mentre ricoprono molto il cotone. Quest’ultimo, dunque, può essere
stato aggiunto per rendere possibile la colorazione, in modo da rendere
più facile il confronto di colore con il resto della Sindone.
All’interno, il centro del filo di cotone colorato appare chiaro, quindi
il liquido usato era viscoso e fu applicato spalmandolo. Prima della
colorazione, i fili furono trattati con amido. Il rivestimento delle
fibre è quasi certamente una gomma vegetale gialla, molto probabilmente
la gomma Arabica, usata diffusamente in passato per applicazioni
tessili.
La differenza fra
le fibrille del campione di Raes e quelle del resto della Sindone porta
Rogers ad affermare che i campioni usati per la datazione radiocarbonica
non sono rappresentativi della Sindone.
Rogers ha inoltre
osservato una sovrapposizione nel centro di un filo del campione di Raes.
Un filo più scuro è ritorto in un filo più grande e più chiaro. Si nota
chiaramente una giuntura. Un “rammendo invisibile” era possibile nel XVI
secolo con grande perizia. Già nel 1982 un filo del campione di Raes fu
datato con il metodo radiocarbonico in California. Metà filo appariva
coperto da amido. Il filo fu diviso a metà: la parte non inamidata
risultò del 200 d.C., mentre la parte inamidata fornì una data del 1200
d.C.
Rogers ha
affermato che un esame di datazione, che misura nel lino la scomparsa
graduale di un composto, la vanillina, ha trovato che questa era
presente nella zona analizzata nel 1988 ma non nella parte principale
della Sindone. Egli ha affermato che anche le tele trovate con i rotoli
del Mar Morto, che risalgono all’epoca di Cristo, non mostrano
vanillina. Ha valutato che la Sindone potrebbe avere una qualsiasi età
fra i 1.300 e i 3.000 anni.
7.5 -
L'irradiamento
Tre ricercatori
italiani, il prof. Mario Moroni, l'ing. Francesco Barbesino e il dott.
Maurizio Bettinelli, hanno condotto importanti esperimenti su tele di
una mummia egiziana: tali campioni, irraggiati con un flusso neutronico
e successivamente trattati termicamente simulando l'incendio di Chambéry,
sono risultati alla datazione radiocarbonica più giovani di circa 1100
anni rispetto alla loro vera età.
Molto interessanti
sono anche gli esperimenti del biofisico Jean-Baptiste Rinaudo,
ricercatore di medicina nucleare a Montpellier. Secondo questo
scienziato, l'ossidazione acida delle fibrille superficiali della
Sindone nelle zone di immagine, l'informazione tridimensionale contenuta
nella figura, la proiezione verticale dei punti si possono spiegare con
un irradiamento di protoni che sarebbero stati emessi dal corpo, sotto
l'effetto di un apporto di energia sconosciuta. Gli esperimenti condotti
su tessuti di lino hanno portato a
risultati confrontabili con la Sindone. Interessante il fatto che il
successivo invecchiamento artificiale dei campioni rinforza le
colorazioni delle ossidazioni ottenute. J.-B. Rinaudo ritiene che gli
atomi coinvolti nel fenomeno siano quelli del Deuterio, presente nella
materia organica: è l'elemento che ha bisogno della minore
energia per estrarre un protone dal suo nucleo, che è formato da un
protone e da un neutrone. È un nucleo stabile, quindi c'è stato bisogno
di un apporto di energia per romperlo. I protoni prodotti avrebbero
formato l'immagine, mentre i neutroni avrebbero irradiato il tessuto,
con il conseguente arricchimen-to in C14 che avrebbe falsato la
datazione.
- Ferita al piede destro.
- Aloni causati da acqua.
- Ferita al costato.
- Pieghe della tela.
- Colpi di flagello.
- Tallone e pianta del piede destro.
- Linee carbonizzate della tela prodotte dall'incendio del 1532.
- Rappezzi fatti dalle Clarisse di Chambéry.
- Contusioni alle spalle dovute al trasporto del patibulum.
- Ferite alla testa dovute alla corona di spine.
- Ferita alla fronte.
- Ferita al polso sinistro.
Un altro studio
molto importante è stato condotto da un medico statunitense, August
Accetta, il quale ha realizzato un esperimento su se stesso iniettandosi
una soluzione di difosfato di metilene contenente tecnezio-99m, un
isotopo radioattivo che decade rapidamente. Ogni atomo di tecnezio
emette un unico raggio gamma che può essere registrato da una apposita
apparecchiatura di rilevamento. L’obiettivo era quello di realizzare
un’immagine provocata da una radiazione emessa da un corpo umano.
Secondo il dott. Accetta, infatti, l’immagine sulla Sindone potrebbe
essere stata causata dall’energia sprigionatasi all’interno del corpo di
Cristo al momento della resurrezione. Le immagini ottenute sono molto
simili a quelle che si osservano sulla Sindone e davvero questo
esperimento arriva fin sulla soglia del mistero di quell’impronta che
richiama il mistero centrale della fede.
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