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Stryper in Italia
Martedì 19.1.2010, Milano: gli Stryper per la prima
volta live in Italia
"IN ALTO LE BIBBIE!" Finiva così,
categoricamente, l'annuncio su "Liveitaly", notizia che ha lasciato a
bocca aperta una marea di fans dell'heavy metal anni '80... Ebbene sì,
perché per la prima volta il suolo italiano viene calcato non da una
band, ma da LA christian metal band! Signori e signore, è il 19 gennaio
2010, e l'Alcatraz di Milano vede esibire
per
la prima volta sul proprio palco nientepopodimeno che... gli STRYPER!!!
C'era chi credeva di non vederli mai in Italia, chi addirittura credeva
di non vederli mai in Europa, qualche anno fa, prima che venissero in
Spagna; chi, ancora prima, poteva dire che ormai avevano chiuso, perché
dall'84 al 2004 di strada ne avevano fatta in abbondanza su e giù per
l'America (una tournée pure in Giappone) per poter essere soddisfatti e
chiudere in bellezza; chi con "Reborn" aveva temuto un cambio stilistico
radicale atto a una totale decadenza di notorietà; chi temeva uno
split-up oppure un periodo di stallo causato dalla tragedia accaduta in
casa di Michael Sweet, il quale alcuni mesi fa ha perso la moglie a
causa di un tumore (r.i.p. Kyle, sappiamo che il tuo contributo negli
Stryper è stato essenziale). E invece NO, NO, NO e poi NO!!! gli
Stryper vanno avanti inarrestabili,
e ce li ritroviamo in Italia non solo a
presentare un disco valido finalmente degno di portare
il loro nome,
ma soprattutto
con
una carica e un'energia pari a quelle di 20 anni fa! Questo è il
massimo!, e ci fa tutt'ora capire che il messaggio che portano avanti
NON MORIRA' MAI!!!
La formazione ha visto il rientro nella band di Tim Gaines, nota che ha
fatto sicuramente salire la fibrillazione dei partecipanti al concerto,
e la sua presenza si è sentita. I cancelli hanno aperto alle 20, e poco
dopo le 21 la band ha dato avvio al concerto con l'immortale Soldiers
under command; noi siamo arrivati giusto giusto a metà canzone per
colpa di un ritardo ferroviario di quasi due ore (l'inaffidabilità dei
treni italiani non è una novità ...ahimè), in ogni caso il pubblico era
già in delirio, il locale era quasi pieno a discapito di quanto si
temesse all'inizio, e questo è un buon segno.
Nei circa 75 minuti di concerto la band ha
suonato ininterrottamente aggiungendo solo due o tre pezzi dell'ultimo
disco a quello che ormai è il classico repertorio firmato "Stryper
Live". Il sound era molto chiaro, ottimo settaggio dei volumi (in
particolare le voci),
eccezion
fatta per qualche assolo dove probabilmente i fonici non facevano in
tempo a tirare su il volume, il tutto a causa anche dei continui
passaggi di testimone tra Michael e Oz, che come sappiamo duettano
spesso con le chitarre; gli strumentisti hanno dimostrato una forma
smagliante sull'esecuzione, e grinta da vendere come presenza scenica,
come detto prima sembrava di vedere una performance di 15 anni fa (in
certi momenti mi pareva addirittura di sentire un disco in playback da
tanta era la precisione). Tra i classici proposti sono mancati cavalli
di battaglia come Makes me wanna to sing, In God we trust
o Always there for You e il pubblico un po' le ha compiante, per
il resto si è avuta una rispolverata di un po' tutto il repertorio delle
"api", partendo da "The Yellow And Black Attack" da cui hanno preso
Loud'n clear, passando per manifesti come Calling on You,
Sing along song, More than a man, Reach out,
Surrender e The rock that makes me roll; arrivando anche al
più
remoto
"Against The Law", da cui hanno tratto la stupenda All for One.
A metà concerto Michael ha raccontato un
po' al pubblico delle proprie origini musicali citando Judas Priest,
Van Halen, Iron Maiden, e non ha fatto in tempo a dirlo
che si sono messi a suonare Breaking the law dei Judas,
una cover che ha fatto letteralmente impazzire il pubblico; stavano
anche accennando il riff di The trooper ma poi si è fermato
(purtroppo). Una nota del concerto che ha fatto discutere molto è stata
l'esecuzione della famosa ballad Honestly riarrangiata un po' in
versione blues-pop con lievi modifiche al giro armonico, non era
certamente come la volevamo sentire, forse era meglio non farla, ma una
sperimentazione su tutto un concerto ci può anche stare, tanto più che è
durata poco. Non è mancato infine il tanto desiderato lancio delle
Bibbie (siamo riusciti a prenderne una pure noi), un Nuovo Testamento
più Salmi e Proverbi etichettato Stryper, che per molti è un
cimelio, per noi qualcosa di più.
Il concerto è finito alle 22:30 spaccate,
mezz'ora e il locale era già
chiuso,
la band si è comunque dimostrata disponibilissima dopo a salutare i
fans, fare foto e firmare autografi
prima di ripartire sul pullman, altra nota
di merito da aggiungere alla lista. L'esibizione è stata in definitiva
proprio come la volevamo, con gli acuti spaccatimpani di Michael, che
ancora oggi tiene le tonalità di un tempo (pur sfruttando i trucchetti
vari del tipo "mi fermo e faccio cantare il pubblico così riprendo
fiato"), gli ottimi guitar solos di entrambi i chitarristi, linee di
basso (e pure slap vari) suonate alla grande, e soprattutto con quella
drum section grezza e sprecisa che noi tutti adoriamo, e che tutti
volevamo sentire così! ...grande Robert!! ...e soprattutto GRANDI STRYPER!! Uno dei nostri sogni si è avverato, e se qualcuno di loro
quattro aprendo per sbaglio questa pagina leggesse anche solo questa
riga saprei di non aver scritto invano l'appello che sto per scrivere e
che penso molti di noi farebbero loro: "TORNATE IN ITALIA!!!".
Francesco Romeggini
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