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ASCER
Il Prezzo Da Pagare
 
 

Ascer

 

Nuova realtà prog da Pescara, gli Ascer entrano nel vivo della scena con l'Ep "Il Prezzo Da Pagare". Angelo, fondatore e tastierista della band, ci dedica questa piacevolissima intervista. Buona lettura!

Ciao Angelo, grazie per la tua disponibilità nel concederci questa intervista. Iniziamo con un po' di storia della band. Come nascono gli Ascer?

Gli Ascer nascono quasi per caso. Nel 2007 io, mia moglie e un’altra ragazza del gruppo di lode della nostra chiesa, per partecipare al secondo Festival Arte Controcorrente, dovevamo trovare un nome a questo terzetto: da li nacque il nome Ascer, che visto il suo significato (felice), ci piacque da subito. Scrissi un brano evangelistico e lo arrangiai stile swing: io al piano, due voci soliste femminili e una base di basso e batteria. Fu una bellissima esperienza, ma niente a che vedere con l’attuale progetto. L’anno successivo con altri ragazzi (allora giovanissimi) della mia stessa chiesa vollero partecipare con me allo stesso festival, e vista la passione per il rock che ci accumunava, ci presentammo con un brano sempre evangelistico ma con tutt’altro genere musicale, mantenendo il nome dell’anno precedente. Il risultato tecnico non fu dei migliori, era la nostra prima esperienza e soprattutto ero io il cantante (pur non essendo un cantante), ma quella esperienza ci diede comunque tanto entusiasmo e da li decidemmo che quel gruppo sarebbe andato avanti. Volevamo fare un salto di qualità, e ancor di più volevo svolgere il mio vero ruolo cioè quello di tastierista. Da lì l’idea e proponemmo a Carine (anche lei nel gruppo di lode della mia chiesa) di fare una prova come cantante nel nostro gruppo. Il risultato fu soddisfacente, perché anche se per lei era un genere musicale completamente nuovo, la sua ecletticità e capacità interpretativa, diedero l’impronta che volevamo per questo gruppo. Quindi dal 2010 circa si è concretizzato l’attuale gruppo degli Ascer.

Dalle lyrics del vostro Ep di debutto ("Il Prezzo Da Pagare") emerge un chiaro messaggio di evangelizzazione e conseguentemente una forte testimonianza di amore per il prossimo. Quanto peso hanno i testi nelle vostre canzoni? Che scopo hanno per una band come gli Ascer?

La nostra passione per il rock ha contribuito il 50% alla nascita degli Ascer, il restante è dato dalla nostra passione per il propagare la parola di Dio. E’ per noi di fondamentale importanza il messaggio che viene dato attraverso i testi dei nostri brani. Alcuni di questi parlano esplicitamente del messaggio della salvezza, come la title-track Il prezzo da pagare, altri parlano dei fattori, problemi, e tematiche della vita quotidiana, ma comunque affrontati attraverso la Parola di Dio. È questo il nostro scopo, diffondere ciò che crediamo e in cui crediamo attraverso la nostra musica.

Parlando invece da un punto di vista meramente tecnico, quali sono le band che più influenzano il vostro sound?

Credo che abbiamo preso diverse influenze non solo da più gruppi rock, metal, progressive, ma anche da altri generi musicali che si allontanano da queste etichette. Ma non potremmo mai nascondere che la band che più ci influenza sono i Dream Theater.

Sei soddisfatto del risultato ottenuto con l'Ep “Il prezzo da pagare”? Ci sono degli aspetti che vorresti migliorare con le prossime release?

Questo primo lavoro serve soprattutto come biglietto da visita, una raccolta di soli cinque pezzi ma che riassume bene ciò che sono e che cosa fanno gli Ascer. Siamo contenti del prodotto che abbiamo realizzato, ma sappiamo che dobbiamo lavorare sodo per migliorarci, sia sull’aspetto tecnico, sia sull’aspetto di propagazione del prossimo Cd magari programmando un tour e provare a proporlo a qualche radio per promuovere l’album. Cosa che non abbiamo fatto con “Il prezzo da pagare”, ma come ho detto prima, si può migliorare lavorando sodo e facendo bagaglio delle esperienze precedenti.

In Italia sembra che il prog in ambito white metal vada per la maggiore. Penso a voi, S91, Seven Horizons, Members Of God, Timesword... è positivo vedere anche come ci si stia attivando per con festival come il Rock for the King. Insomma, il movimento è in crescita, ma che ostacoli possono incontrare band che testimoniano la propria fede con il metal? Come reagiscono le chiese con questa musica?

E’ molto incoraggiante per noi constatare che in Italia esistono diverse realtà cristiane che come noi hanno la passione per il rock o il metal, è un dato di fatto che nascano nuove band ogni anno, tuttavia ci sono degli ostacoli che frenano e inibiscono questo fermento di innovazione musicale. Il primo muro viene alzato a causa del genere, tabù nella maggior parte nelle chiese italiane. Non si può negare che il rock in generale sia comunque stato ed è ancora molto spesso un canale per promuovere messaggi completamente opposti a quelli che la chiesa giustamente insegna, ma non si può definire uno strumento cattivo solo perché ne viene fatto un cattivo uso. La musica è neutra, a prescindere dal genere. Il secondo ostacolo è quello dettato dalla cultura che spesso influenza i nostri messaggi. Mi spiego meglio: sento spesso definire concerti di musica cristiana “concerti a scopo evangelistico”, ma alla fine sono concerti di lode e adorazione, dove si loda Dio, cosa molto buona, ma di evangelizzazione c’è veramente poco. Sono eventi dove i credenti si trovano bene e a proprio agio, ma le persone che dovrebbero ascoltare un messaggio che li porta a conoscere Dio, si trovano come dei pesci fuor d’acqua. Non è sbagliato fare musica e concerti di lode e adorazione, ma non si può pensare che le due cose siano la stessa. Credo che non funzioni cantare “gloria e alleluia” per presentare Dio alle persone, bisogna partire dal presupposto che la gente non conosce Dio, ma conosce la religione, un linguaggio “evangelicale” allontana le persone anziché avvicinarle al messaggio che vogliamo loro proporre. Altro limite è quello di vivere una vita parallela a quella secolare. Anche qui mi spiego meglio: non mi piace ad esempio l’etichetta “musica cristiana”.  Spesso ci viene chiesto: “ma allora fate musica cristiana?” e rispondiamo cosi: “no, non facciamo musica cristiana, ma siamo cristiani che fanno musica”. Non vogliamo binari cristiani dove far scorrere la nostra musica, niente radio cristiane, ma radio secolari, niente contest o concorsi di musica cristiana ma live in piazze o pub, è li che deve arrivare il nostro messaggio. Spero che la chiesa italiana cominci a cambiare mentalità a tal proposito, e ad adottare strategie che promuovano più Dio e meno la religione.

Sareste pronti a portare la vostra musica anche all'estero? Ci sono diversi festival in Europa legati al white metal, cito fra tutti l'Elements of Rock in Svizzera.

Parlando appunto di strategia, abbiamo preferito fin da subito esprimere i nostri testi in italiano affinchè il messaggio abbia più probabilità di essere recepito. Ultimamente però stiamo pensando di tradurre alcuni nostri brani anche in inglese, proprio per il fatto che in futuro ci farebbe piacere uscire anche fuori dalla nostra nazione, sia fisicamente, che mediaticamente.

C'è un vostro concerto in particolare che ti è rimasto nel cuore?

Un avvenimento che mi è rimasto nel cuore è sicuramente il primo provino che abbiamo fatto per partecipare a un concorso che si sarebbe poi svolto in un paesino. Ricordo che in un piccolo magazzino adibito a sala prove dagli organizzatori, ci ritrovavamo con altri gruppi in questo unico stanzone. Si suonava a turno, due pezzi per gruppo e chi suonava era quindi ascoltato da tutti gli altri musicisti che partecipavano al provino. Era la nostra prima volta in un contesto non cristiano ed eravamo emozionatissimi, anche se non c’era pubblico. Iniziammo a suonare e durante la nostra esecuzione notai che le altre band ci stavano ascoltando quasi trattenendo il respiro, sembravano delle statue, e appena finiti i due brani partì un applauso assolutamente spontaneo e prolungato. Dissi a me stesso: "questo progetto allora può funzionare!". Quell’emozione non la dimenticherò mai.

Al momento state lavorando su nuovi brani? Quali sono i progetti a breve termine?

Abbiamo altri brani oltre a quelli che compongono il nostro Ep: circa 2 ore di repertorio di  musica inedita. Non abbiamo appuntamenti particolari ma nelle prossime due stagioni vogliamo suonare il più possibile per promuovere il nostro Ep e dopodiché nel prossimo autunno e inverno cominciare a registrare in studio qualche altro brano per un prossimo nuovo lavoro discografico, anche se un nuovo album è ancora un’idea a livello embrionale.

Grazie mille Angelo per questa intervista. Vuoi lasciare un messaggio finale ai nostri lettori?

Un ringraziamento doveroso ma sincero va a tutti gli amici di WhiteMetal.it che prestano orecchio alla nostra voce e quindi alla nostra musica e al nostro messaggio. Potete trovarci su Facebook e sul nostro sito (www.ascerprog.it) per seguire i nostri live o se siete interessati al nostro Ep. Buona musica a tutti voi!

 

Daniele Fuligno

 

 

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