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Doomenicus

 

Finalmente, dopo tanta attesa e in occasione del nuovo, splendido lavoro, possiamo intervistare con piacere i Doomenicus, christian doom band pugliese doc. Si capisce da subito quanto siano importanti le definizioni soprattutto per i diversi ambiti che abbracciano: prima di tutto, i testi sono christian oriented, cosa davvero rara nel panorama metal italiano; inoltre, propongono un genere di nicchia, il doom, che ha degli estimatori molto attenti ai particolari; infine, vengono da una realtà del Sud che ha già dato molto alla scena metal, ma che fatica a trovare i giusti scenari per proporsi. Eccovi, i Doomenicus!

La prima domanda non può che essere questa: com’è nato il nome Doomenicus? Chiariteci il mistero! E poi, perché utilizzate dei soprannomi? Hanno un significato particolare?

S (Stefano) - I soprannomi perché ognuno ha cercato di impersonarsi in qualcuno in particolare. Data la mia fede cristiana, ho scelto Iubal perché è il primo musicista che compare nella Bibbia.

Do (Domenico) - Doomenicus nasce da un gioco di parole dovuto al mio nome e al nome del genere suonato.

A (Alessandro) - Murnau. Personalmente sono un grande appassionato di film appartenenti alla corrente dell’espressionismo tedesco, un filone che, a mio avviso, richiama molte atmosfere presenti nel nostro genere. Il mio soprannome è un tributo ad uno dei più grandi registi di questo movimento.

Come mai avete deciso di orientarvi sul genere doom, un genere di nicchia se possiamo dire, visto che la maggior parte dei ragazzini sognano di essere gli Iron Maiden di domani.

A - Per prima cosa, perché non siamo più dei ragazzini, in quanto l’età media è di 23/25-30 anni quasi e poi, perché si trova, obbiettivamente, più soddisfazione nel dedicarsi a qualcosa di nicchia e su cui si può comunque parlare ancora abbondantemente. In Italia band death, thrash, heavy te le trovi ad ogni angolo di strada, il doom invece è un genere poco battuto, e anzi, molto snobbato, quindi siamo anche facilmente individuabili e possiamo lavorare con maggior tranquillità. Massimo rispetto per gli Iron, ma oramai bisogna guardare avanti. Gli anni ottanta sono passati ormai da un pezzo…

Do - La passione ci ha portato ha suonare questo tipo di musica.

S - Fondamentalmente i percorsi che abbiamo avuto nella nostra vita non sono stati semplici. Il genere suonato personalmente mi ha aiutato a condividere certe esperienze poco felici.

Da (Davide) - Perché il doom è diverso. Non suoniamo per spirito di emulazione, ma per passione.

Scegliere di scrivere i testi che rivelano una certa relazione con la cristianità, è una scelta non facile, poco di moda… In che modo vi siete avvicinati al white? E come vivete la vostra spiritualità?

Do - E’ difficile andare avanti nella vita quando si presentano brutte situazioni. Un brutto periodo concilia la scrittura con alcuni tipi di testi a sfondo religioso.

A - Ho un’idea molto personale di Dio e della fede. Non sono praticante ma credo nella presenza di qualcosa di più grande. Cambiano solo i nomi, ma il concetto d’infinita grandezza rimane sempre quello. Il fatto di scrivere o di concentrarci su aspetti del genere, non implica che abbiamo un rapporto bigotto con la fede. Anzi, è un inutile pregiudizio. Di certo non buttiamo le Bibbie al pubblico come gli Stryper!

S - Il genere musicale si sposa ottimamente con le lyrics. Se la musica porta ad esternare certe emozioni perché non associare testi a sfondo cristiano con questo sound? E poi non tutte hanno direttamente un nesso con la fede.

Da - Non mi occupo personalmente dei testi, ma non credo siano tutti accostabili al white.

Passando invece ad analizzare il vostro ultimo lavoro, "Sacred", del quale prima di tutto dobbiamo farvi i complimenti visto che ci ha conquistati al primo ascolto! Abbiamo notato un crescendo di perfezione… Come sono stati i cinque mesi di lavoro del full-length? Su che cosa avete maggiormente lavorato?

S - Innanzi tutto grazie per i complimenti. Ci siamo concentrati sulle ritmiche, per rendere l’intero full-length cadenzato e martellante. La produzione, la registrazione e l’artwork sono stati fatti in maniera professionale, ci sono costati tanto e ne siamo contenti; questo perché siamo decisi ad andare avanti.

Da - Se dici questo significa che abbiamo lavorato bene e questo non può che farci piacere. Abbiamo lavorato sodo su tutti i fronti: dalla musica all’artwork, cercando di non lasciare nulla al caso.

Do - Per quanto mi riguarda ho focalizzato l’attenzione sui vocalizzi cupi e caldi. Volevo dare una timbrica pesante all’album.

La cura particolare all’arrangiamento è merito del fatto di essere in quattro stavolta; come vi siete conosciuti?

S - Nella nostra città pochissime persone apprezzano questo genere di musica. Le uniche che in qualche modo potevano discutere dell’argomento, hanno anche creato una band: la nostra.

Come singoli, avete altri progetti e/o altri gruppi? O date anima e corpo a questo progetto?

Da - Ho un progetto grindcore-demenziale (Collapse Of Humour). E’ una sorta di valvola di sfogo.

Do - Una sera io e Alessandro siamo andati a suonare al box per pura voglia di fare qualcosa di diverso. Nacquero i Remember November. Successivamente abbiamo donato anima e corpo ai Doomenicus, con l’arrivo di Stefano e Davide. La prima volta che abbiamo suonato insieme, abbiamo capito che l’affiatamento c’era.

Parlateci un po’ di voi… Quali sono i vostri modelli musicali? Vi ispirate a qualche gruppo in particolare?

A - Sono sempre stato un grande sostenitore di Chuck Schuldiner. Un vero stacanovista del genere fino alla fine (RIP). Poi ci sono Frank Zappa, Robert Fripp, Edward Van Halen, Fabrizio de Andrè, Paul Chain, Litfiba, Giovanni Lindo Ferretti, Fred Buscaglione, i Black Sabbath e molti altri.

S e D - Paul Chain, Mario “The black” Di Donato, Candlemass, St. Vitus, Black Sabbath.

Da - Sicuramente Black Sabbath, Slayer e Faith No More su tutti, però non mi fossilizzo su un genere, preferisco spaziare: dai Prozac + ai Jamiroquai, da Duke Ellington ai Carcass.

Ho letto su una recensione che la voce di Domenico Caruso è stata paragonata a quella del grande Ozzy Osbourne… Come rispondete a questa, quanto meno lusinghiera affermazione?

Do - Ne sono molto lusingato ma per me Ozzy rimane solo e l’irraggiungibile padre dell’ heavy.

A - Domenico canta meglio. ahahah

Vista la vostra affezione al doom, come convincereste un incallito unblackster ad ascoltare "Sacred"?

Do - Con una nuova crociata! Ahahah

Com’è il rapporto con la vostra terra, la Puglia? Che aria metal si respira lì?

S - C’è una forte scena underground, ma pochi sono i ragazzi che credono fermamente in quello che fanno. Non investono sul loro operato e nelle loro idee, perché hanno paura che le stesse siano fallimentari. Ci sono tantissime band valide ma non riescono ad emergere.

Da - Prima di suonare nei Doomenicus, ero in una band di hard-rock/heavy metal, e suonando quel genere non era facile trovare spazi. Immagina col doom. Il problema principale molte volte è anche l’invidia. Manca cooperazione tra le band.

A - La Puglia è una terra bellissima, ricca di storia, di cultura e, purtroppo, di problemi. Il cancro che affligge, nello specifico, la “scena” musicale, è la mancanza di comunicazione e di cooperazione fra le band e questo rende molto difficile una crescita, anche piccola. Paradossalmente, se vai nel sud della Puglia, da Bari in poi, la situazione è leggermente migliore.

Do – La musica partenopea la fa da padrone.

Infine, che ce lo fate un saluto in stile doom?

Requiem æternam dona eis and Light the candle in this days!

 

 

Roberta Cannone

 

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