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In Vain

 

Gli In Vain hanno suonato al Cycle di Calenzano (FI), parte dello staff di Whitemetal.it era presente al concerto, la band ha concesso molto gentilmente un’intervista allo staff.

1. Come nascono gli In Vain?

Andreas: Io e Johnar volevamo creare una band, registrammo alcune canzoni che diedero vita a un EP, da li è cominciato tutto.

Johnar: Era inizialmente un progetto estivo, eravamo solamente tre membri e non potevamo suonare live dato che non avevamo un batterista. Io suonavo la chitarra e programmavo le batterie, Andreas cantava e un altro ragazzo cantava in clean, quindi era inizialmente una band studio che durava solo quell'estate. In seguito firmammo per un secondo EP con la Indie Recordings e si aggiunsero altri membri nella band, da li in poi facemmo gli altri tre albums, ma all'inizio era solamente un progetto studio.

2. Vi definite una band cristiana? O magari una band di cristiani? Come vivete la vostra fede?

Andreas: No, non è una band cristiana noi abbiamo due membri cristiani ma non scriviamo testi cristiani. Ovviamente però io e Johnar, che siamo i due cristiani della band, scriviamo tutti i testi delle canzoni, quindi è ovvio che ci sia qualcosa del genere nel nostro background.

Johnar: Gli altri membri della band sono più o meno antireligiosi ma siamo molto amici e ci rispettiamo tanto. Non ho creato la band con lo scopo di lasciare un messaggio, ma solo per fare musica. Siamo due cristiani nella band, ma non vogliamo lasciare un messaggio religioso o politico, in alcune canzoni abbiamo anche testi filosofici.

Andreas: Creiamo testi personali quindi è ovvio che quello sia parte del nostro background.

3. In alcune canzoni parlate della natura e degli Indiani d'America, come mai questa scelta?

Johnar: Ho letto molto a riguardo dei nativi americani, molti libri, credo che sia un argomento molto affascinante. Ho ritenuto che alcune storie potessero essere buone per dei testi, è così che ho scritto Their Spirits Ride with the Wind del disco "The Letter Rain". Decisi poi di fare un'altra canzone su questo argomento ed è così che ho scritto Wayakin (The Guardian Spirit of the Nez Perce), in quel brano invitammo un nativo americano in studio per cantare e suonare alcuni strumenti tipici della sua tradizione, ma quel capitolo è chiuso per adesso, sono solo due canzoni, lo ritengo un argomento molto interessante.

4. Qual'è la differenza musicale tra i primi due album e Ænigma?

Johnar: La prima differenza che io noto non riguarda la musica ma la produzione, penso che questa sia migliorata. Poi credo che in "The Letter Rain" ci siano più canzoni veloci, "Mantra" ha invece più canzoni lente, nel nuovo disco ho voluto reinserire alcuni elementi veloci combinandoli con quelli lenti. Se analizzi "Ænigma" noterai che ci sono due o tre tracce veloci come To the core e Time of Yore e brani lenti come Floating on the Murmuring Tide, l'ultima traccia del disco. Credo che il disco sia un mix dei primi due. Ci sono inoltre tracce più corte dato che ho voluto scrivere canzoni più brevi, due di esse durano intorno ai cinque minuti; ho voluto scrivere brani più semplici e quindi corti, non troppi riff, pur sempre complessi ma di più facile ascolto. Ho cercato quindi di mescolare orecchiabilità e complessità, un difficile equilibrio, Image of time è un buon esempio di questa combinazione.

5. Parliamo dei cambi di line-up, come influenzeranno il sound degli In Vain?

Johnar: Dopo "Ænigma" solo il bassista ha abbandonato la band per andare negli States, se registreremo un nuovo album prima che ritorni non avremo la sua voce, questa è l'unica differenza, non avendo mai scritto le musiche non ha mai avuto un grande impatto nel sound, ma le sue linee vocali sono grandiose. 

E sul palco?

Johnar: Oh si! Lui è grandioso nei live, il nostro nuovo bassista credo che sia migliore al basso, le sue linee vocali sono buone nelle parti in clean ma non ha la voce adatta per le parti più hard, Kristian invece è bravo in entrambi gli stili; quindi se riregistreremo prima del suo ritorno le voci più cattive dovrà farle qualcun'altro, ma per adesso non so, vedremo.

6. Che tipo di lavoro fate? Guadagnate qualcosa dalla musica?

Johnar: Io lavoro come analista finanziario in un fondo investimenti

Giacomo: come me (ride n.d.r.)

Andreas: Io lavoro come project leader in un'industria

Johnar: Il nostro batterista non è nel tour perchè lavora in Corea del Sud, Kristian è negli Stati Uniti, sta diventando pilota, Sindre lavora nella televisione, Kjetil è un insegnante, e il nostro nuovo bassista turnista è un diciannovenne, quindi è ancora uno studente.

Andreas: Gli In Vain non sono un lavoro a tempo pieno, ma solo una passione.

Johnar: Spendiamo molto per la band, l'unica ambizione che abbiamo è quella di rimanere sotto un'etichetta per registrare e rilasciare un nuovo album; per quello è molto importante per noi vendere i nostri dischi, la nostra etichetta ha bisogno di soldi, quindi se noi vendiamo loro possono dire "ok possiamo fare un altro album", e più guadagniamo più possiamo spendere per nuovi tour e per migliorare il nostro equipaggiamento, non abbiamo bisogno di quei soldi per la band, ma per investirli. In questo tour noi non guadagniamo niente, piuttosto paghiamo, abbiamo tre turnisti da pagare. Non è un buon business quello del musicista! 

Francesco e Giacomo: Lo sappiamo! Anche noi suoniamo in una band (ridono n.d.r.)

7. E' la vostra prima volta in Italia. Cosa ne pensate dei fan italiani e della scena musicale italiana? 

Johnar: Sono molto appassionati; probabilmente la nostra più grande soddisfazione è stata nel vedere che le persone nella prima fila erano veramente coinvolte nella musica, non è sicuramente il pubblico più numeroso che gli In Vain hanno avuto nel tour ma è senz’altro lo show vissuto con più sentimento. 

8. Un ultimo saluto a Whitemetal.it?

Andreas: Grazie per il vostro supporto, comprate l'album, il merchandise ed ascoltate gli In Vain, apprezziamo molto il supporto che ci date, speriamo di vederci sullo stage qualche volta.

 

 

Francesco Romeggini, Dario Di Carne, Giacomo Manfredi

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