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INTERVISTA
16/4/2013
 
 

Metatrone

 

Seguendo un'orbita totalmente aliena rispetto al movimento christian metal ecco all'improvviso apparire nella volta, brillantissima, una fantastica band siciliana che più white di così davvero non si può. Andiamo dunque a conoscere meglio la sensazione Metatrone attraverso le parole del chitarrista e backing vocalist Stefano Calvagno.

Ciao e benvenuto su WhiteMetal! Ti faccio innanzitutto i miei complimenti per il vostro incredibile disco d’esordio, "The Powerful Hand". Perché non presenti il gruppo ai nostri lettori? Com’è nata l’idea Metatrone? In che modo vi siete conosciuti e sviluppati come band?

Ciao Ilaria e ciao a tutti i lettori di Whitemetal.it. Grazie innanzitutto per i complimenti, davvero. I Metatrone sono un nome nuovo nella scena musicale internazionale ma si tratta dell’ ufficializzazione di una realtà che suona e scrive canzoni da quasi 10 anni. La formazione che ha realizzato "TPH", e che vede oltre me alla chitarra, Virgilio Ragazzi al basso, Tony Zappa alla batteria, Davide Bruno alle tastiere e Jo Lombardo alla voce, è la stessa che diede vita alla band nel 1998, epoca in cui ci chiamavamo Metafora, monicker col quale realizzammo un 4-trakcs interamente autoprodotto dal titolo "Reazioni e Memorie", che per noi è molto più che un demo…direi l’inizio vero e proprio della nostra amicizia. L’idea Metatrone, e quindi anche il cambio del nome, rientrano negli avvenimenti legati all’ingresso vocazionale di Davide, nel 2001, eventi che hanno portato un radicale rinnovamento umano ed artistico in ognuno di noi. Abbiamo sempre dedicato molto tempo all’attività di studio ed è per questo che siamo usciti dal vivo solo in poche occasioni. I frutti di tanto lavoro però oggi li stiamo raccogliendo proprio con il nostro disco d’esordio.

Sempre nel 2006 il vostro album è prima uscito cantato interamente in italiano, dal titolo "La Mano Potente", e qui le tracce sono solo otto: queste sono tutte presenti nella versione inglese? Cosa vi ha spinto inoltre alla scelta di tradurre il lavoro?

"La Mano Potente" è stato realizzato assieme a "The Powerful Hand" perché entrambe le versioni fanno parte di un progetto ben strutturato che al momento prevede l’uso dell’inglese e dell’italiano. Avevamo deciso insieme di procedere su queste due vie prima ancora di entrare in studio. Non si è trattato quindi di fare una traduzione. La versione in italiano, che ha preceduto quella inglese di quasi un anno, contiene 6 degli 11 brani presenti in "TPH" più due tracce, tra cui l’ottava presa dall’ultimo lavoro di Insout "Acoustic Privacy" progetto smooth jazz di cui fanno parte Riccardo Saperi e Claudio Allia, i due sound engineer che ci hanno seguito nella realizzazione del master. Vedi, la scelta della doppia lingua risponde ad esigenze strettamente comunicative. Che poi la versione in inglese sia più commerciabile sul piano della distribuzione internazionale del disco, questa è una cosa che viene da sé. Pertanto ci riserviamo la possibilità di realizzare in futuro brani in altre lingue diverse.

Complimenti anche per la firma con la più importante label italiana dedicata al metal nostrano! Come è avvenuto il vostro incontro? Avete trovato pienamente aperti i ragazzi della Scarlet alla vostra proposta lirica?

Abbiamo mandato loro un rough-mix che è piaciuto molto, suscitando il loro interesse, vuoi anche per la novità proposta dalle nostre tematiche. In un ambiente dai contenuti abbastanza scontati e per di più in un periodo in cui si registra un certo appiattimento compositivo, specie riguardo ai testi, il nostro messaggio ha in qualche modo acceso l’attenzione. I ragazzi della Scarlet stanno facendo davvero un ottimo lavoro in ogni senso.

"The Powerful Hand" sta riscuotendo ovunque giudizi più che positivi. Vi aspettavate questo successo di critica e di entusiasmo nei vostri confronti, eravate cioè pienamente consci della validità del disco in fase di realizzazione?

Beh, vedi quando entri da "new comer" in un ambiente difficile e spesso sospettoso delle novità come è quello del metal, hai sempre la sensazione che il tuo messaggio, che sai essere innovativo, possa creare fermento e muovere giudizi contrastanti. In realtà in questa prima parte della promozione i responsi di molte riviste specializzate sono stati davvero positivi ed incoraggianti. Tuttavia le critiche arriveranno e noi siamo già preparati ad affrontarle per crescere ancora come musicisti.

Il vostro background musicale e le band di riferimento per il sound dei Metatrone?

Siamo tutti cresciuti con il metal ed il rock del ventennio 1980-2000, un calderone in cui hanno primeggiato per noi i musicisti più inclini alle melodie, per cui quando tuoi colleghi scrivono che nel nostro songwriting c’è molto di Queensryche e Fates Warning prima maniera, in fondo non sbagliano. Io posso aggiungere anche primi Helloween, Angra, Malmsteen, Dream Theater finanche i sempre verdi Toto.

Il tastierista Davide Bruno ha incominciato il suo cammino spirituale entrando nel seminario di Catania che, da quel che ho letto, vi ha anche aiutato a finanziare il progetto. Puoi dirci qualcosa di più in proposito?

Posso dirti che è stato naturale e sorprendente allo stesso tempo vedere come un'istituzione come il Seminario Arcivescovile di Catania si sia avvicinata al rock e al metal in particolare, grazie ad una grande apertura verso linguaggi espressivi nuovi. Una volta entrato Davide in seminario, abbiamo continuato a lavorare nei fine settimana ai nuovi brani e ai nuovi testi senza pensare al futuro di queste fatiche. Non c’era nell’aria nessuna prospettiva discografica quindi ciò che ci spingeva ad andare avanti era solo un’esigenza spirituale. Abbiamo così cominciato a condividere col seminario questo nuovo nostro percorso artistico, tanto più che erano loro stessi a chiedere di questa strana fusione fra heavy metal e religiosità. Il tempo e la pazienza hanno unito i nostri rapporti. Il rettore e gli altri superiori hanno seguito costantemente, ma senza invadenza, il cammino del gruppo, hanno creduto in noi e nel nostro messaggio fino a proporsi, con nostra immensa sorpresa, parte integrante del "progetto Metatrone" mostrando grande apertura e disponibilità.

Molto significativa è a mio avviso la front cover del disco: io la vedo come l’incontro tra Dio e la musica metal che si fa portatrice della Sua parola. Che ne dici?, ci sono altri piani di lettura?

E' una buona interpretazione! Abbiamo voluto simboleggiare però qualcosa di più grande e cioè che Cristo ama, accoglie e libera gli appassionati di musica metal. Questo slogan lo abbiamo usato per inaugurare a Catania l’uscita de "La Mano Potente" e ci sembra il modo più chiaro per esprimere il senso dell’artwork e di tutto il progetto. Ti ringrazio per la domanda, perché ci permette di chiarire una cosa importante e cioè che noi non siamo predicatori, ma persone normali che cercano, con la musica, di testimoniare Cristo. E c’è una bella differenza, non credi?

Perché anche il metal può parlare di Dio?

Perché non dovrebbe? La nostra testimonianza è anche in questo: mostrare che l’heavy metal è un linguaggio musicale come ce ne sono altri! Certo è un genere forte e passionale ma può dare messaggi positivi. C’è gente che non ha idea di cosa sia l’heavy metal e che si costruisce un’immagine in base all’esempio che i musicisti metal danno di sé e della propria arte, con il loro modo di presentarsi e per i contenuti dei loro testi. L’energia del rock e del metal può farsi portavoce di un messaggio che apre alla speranza. Se questo vuol dire essere alternativi, se questo significa oggi correre il rischio di essere fuori dal coro, beh va bene così! Questo spirito della band e del progetto ha colpito già in molti e le recensioni finora raccolte ci danno ragione.

Circa le vostre lyrics, qual è il filo conduttore? Quello che io ho colto è il voler rimarcare la differenza che corre tra un’esistenza che ha conosciuto il Verbo e un’altra vacua e sempre sull’orlo del baratro che non si poggia sull’unica vera Roccia.

La tua interpretazione risponde ad una esigenza personale e così è per l’interpretazione che chiunque può dare del nostro lavoro. Ed è giusto e normale che sia così. In realtà posso dirti che nei testi abbiamo cercato di esprimere la nostra scelta e la nostra posizione di uomini in cammino che testimoniano Cristo. Quindi non ci poniamo all’esterno per giudicare quanto lontana da Dio sia l’esistenza di chi non crede, perché noi stessi non sapremmo giudicare e quantificare la nostra fede. Siamo in cammino e ciascuno lo è in modo personale. Come ho detto prima, nella musica cerchiamo di testimoniare Cristo con la nostra vita e con l’arte. I testi si ispirano spesso alle Sacre Scritture, come The Best Way o The Rock. Altre a volte nascono da ciò che la vita stessa ci mette davanti, con la sua realtà ora triste, vedi War Is Pain Again, ora felice, vedi Not Afraid.

Ho letto anche che uno dei vostri obiettivi è addirittura raccogliere fondi per le missioni in giro per il mondo: ce ne puoi parlare? Come valutate i risultati raggiunti finora da questo punto di vista? 

Stiamo raccogliendo i frutti di questo lavoro, anche se siamo ancora agli inizi, è chiaro. La raccolta di fondi per il sostegno missionario è parte integrante del progetto Metatrone. Anche questo aspetto ha in un certo senso colpito l’interesse degli addetti ai lavori, i quali in più occasioni hanno voluto rimarcare questo aspetto della band. Al momento siamo impegnati nella raccolta di fondi destinati al sostegno materiale di un gruppo missionario che da anni si occupa del recupero di giovani detenuti in Guatemala. Ma è ancora troppo presto per fare un bilancio.

A livello live avete già fatto diverse date a Catania. Come vi pare viene percepita la vostra esperienza musicale e di fede durante i concerti? Sono previste altre date italiane o internazionali nel prossimo futuro?

Abbiamo girato un po' per l’isola durante questa estate toccando con mano il calore della gente. Sono state esperienze galvanizzanti sotto ogni punto di vista! Vedere saltare centinaia di giovani al ritmo di The Rock fa un certo effetto! Il live è un momento fondamentale per un musicista e così è per noi. In ogni concerto diamo testimonianza della nostra fede, senza paura e con umiltà. Alla fine ciò che resta è questo: passione, energia e una immagine positiva. E' accaduto che molta gente, anche se non abituata al frastuono di un live metal, ha voluto ascoltare tutti i brani fino alla fine, perché in qualche modo si sentiva accolta! Sai benissimo quanto sia difficile per una band agli esordi programmare un tour promozionale adeguato. Noi ci stiamo lavorando. Vedremo di riuscire a suonare presto anche al di fuori dell’isola. Per saperne di più restate sintonizzati sul nostro sito www.metatrone.org

In Italia le white metal band si contano sulle dita di una mano, ma pare davvero che ultimamente qualcosa si stia muovendo (e questo di certo anche grazie a voi!); in ambito internazionale invece il metal cristiano è un vero e proprio movimento, che seppur di nicchia è decisamente consistente. Conosci o conoscete altri gruppi che fanno musica metal cristiana? Quali apprezzate in modo particolare?

Forse non ci crederai, ma come abbiamo già avuto modo di dire in altre occasioni, non avevamo idea di cosa fosse il white metal né tanto meno che fosse un movimento così ricco di bands e di vitalità, prima di entrare, inconsapevolmente, a farne parte. Non conoscevamo praticamente nulla del genere. Solo in questi pochi mesi siamo venuti a conoscenza di esponenti del calibro di Narnia, DivineFire, Boarders e Majestic Vanguard giusto per citarne alcuni, grazie anche a webzine come la vostra! Sono tutte band validissime che meritano davvero l’attenzione degli amanti del genere e dei media.

Grazie davvero per la piena disponibilità, l’ultima parola a te, un messaggio dei Metatrone a tutti i nostri lettori!

Grazie a te Ilaria e a tutto lo staff di Whitemetal.it per l’affetto e la disponibilità a concederci questa piacevole intervista. Complimenti per la vostra webzine! Un saluto a tutti i lettori di Whitemetal.it. Ci vediamo presto dal vivo! E che Dio vi benedica.

 

 

Ilaria Ricci

 


 


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