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Di
seguito l'appassionante intervista con Albert e Jordan, bassista e
cantante della nuova ottima traditional doom band maltese Nomad Son.
Ciao
Albert e complimenti
per "First Light" un debut davvero ottimo. Sei già il bassista di una
doom band molto importante e stimata come i Forsaken, come mai
hai sentito il bisogno di mettere in piedi i Nomad Son?
Albert: Ciao Vaake! Prima di tutto, parlando per tutto
il gruppo, vorrei ringraziare te e tutto Whitemetal.it per esservi
interessati ai Nomad Son, e per averci accolti
con
tanto entusiasmo! Tornando al soggetto, vorrei chiarificare il fatto che
Forsaken
è
un
progetto che ci sta ancora molto a cuore, e a cui sono ancora pienamente
dedito. Comunque,
in questi
ultimi anni,
ho
cercato a lungo l’opportunità di iniziare
un
nuovo
progetto doom, principalmente per ampliare l’ambito dei testi delle mie
canzoni, ma anche per cercare di avventurarmi in profondità nelle radici
anni ’70 ed ’80 del genere, e anche per soddisfare la mia sete di doom!
Per
rendere l’idea più chiara, l’orientamento epic doom metal dei Forsaken è
già stabilito. Il nostro sound e stile di testi sono già chiaramente
scolpiti, come rivelerà il nostro prossimo album, "After The Fall". Mi
piace tremendamente suonare e scrivere per i Forsaken, ma alcune delle
mie idee vagano verso altre direzioni, anche se sempre in direzione
doom. Come saprai, il doom metal non è trattenuto da nessuna forma di
idioma musicale. Ci sono diverse direzioni che la musica può prendere,
e, anche se entrambi i gruppi si identificano sotto il nome di doom
metal, credo che i Forsaken e i Nomad Son abbiano ognuno una propria
interpretazione del genere, oltre che un sound ed un’identità personale.
Parecchie
volte ho delle idee che non c'entrano con il tracciato epico del sound
dei Forsaken ed era importante per me trovare un modo di utilizzare
queste idee. I Nomad Son hanno provveduto a darmi questa opportunità, e
sono molto grato di aver trovato ottimi membri come Chris, Julian,
Jordan ed Edward, che hanno la mia stessa visione e sono dedicati al
progetto quanto me.
Il
gruppo oltre te è costituito dai quattro membri dei Frenzy Mono,
rock band maltese con leggere influenze stoner, molto distante quindi
dal doom. Com’è nata questa collaborazione? Quanto è importante questo
progetto Nomad Son, anche rispetto alla propria band originaria?
Jordan: Nomad Son è un legame forte tra i membri dei Frenzy Mono
ed Albert Bell (bassista dei Forsaken.) Durante la registrazione di “Unorthodox”,
il debutto dei Frenzy Mono, nel 2006, David Vella (un produttore della
Temple Studios) chiese ad Albert di venire allo studio ad ascoltare una
traccia dal nostro debutto. Questa traccia segnò l’inizio della nostra
collaborazione, ed i nostri primi passi nel doom metal. In seguito, in
una sessione nello studio, abbiamo conosciuto Albert, e abbiamo provato
a suonare insieme. La sensazione che abbiamo provato durante la nostra
prima prova è stata così incredibile che non la so esprimere a parole.
Era una jam session cosi bestiale che durò diverse ore, e nella quale
sono stati scritti pezzi quali Shallow Grave e Empyrean Fade. Ecco come
sono nate le cose. Dopo di ché abbiamo continuato a suonare insieme ed a
scrivere pezzi, che poi sono andati a finire su “First Light”.
Per
quanto riguarda la seconda parte della tua domanda, in origine i Nomad
Son dovevano solamente essere un side-project, ma vi assicuro che è
molto di più di quello, specialmente ora che le prospettive del gruppo
sono più chiare. Stiamo prendendo il tutto seriamente, spingendoci al
limite, immergendoci nel mondo del doom metal. Per noi i Nomad Son sono
ad un livello
pari
ai Frenzy Mono, come lo sono anche i Forsaken, nel caso di Albert. Ci
siamo dedicati a questo progetto al 100%. Al momento stiamo lavorando a
nuovo materiale per il nostro secondo album, e occasionalmente suoniamo
qualche live. Nel frattempo, ognuno di noi è dedicato ai nostri altri
gruppi allo stesso modo, quindi potete aspettarvi presto nuovi album da
parte dei Forsaken e dai Frenzy Mono!
Per
voi dei Frenzy Mono quello del doom classico, per giunta così
pesante, è un sound completamente nuovo rispetto alla vostra stilistica,
eppure avete accettato questa sfida, ed il risultato è stato
sorprendente. Già conoscevate il traditional doom heavy? Che difficoltà
avete incontrato in fase compositiva ed esecutiva? Quanto sei rimasto
soddisfatto della riuscita di "First Light"?
Jordan: I Frenzy Mono si ispirano molto a gruppi classic rock
anni ’70 come i Led Zeppelin e Deep Purple, e via dicendo. Comunque, il
seme doom c’è sempre stato, come il nostro amore per gruppi quali Black
Sabbath. Quando abbiamo iniziato il gruppo abbiamo immediatamente
accettato la proposta di Albert per entrare in archetipo con gruppi doom
quali Pentagram, Trouble, Candlemass e St. Vitus. La combinazione di
tutti questi punti di riferimento ha dato nascita al nostro debutto
“First Light”. Credo che questi siano i fattori che abbiano reso “First
Light” così speciale.
Qualcuno potrebbe dire che il sound del gruppo sia un lieve ma perfetto
miscuglio tra il sound dei Frenzy Mono e le idee da bassista di Albert
Bell. In tutta onestà, credo che i risultati di questa fusione siano
strabilianti, e “First Light” ne è testimone. Non abbiamo trovato
nessuna difficoltà nell’immergerci nel doom metal perché ci viene
naturale, ed ora è una parte di noi. Mentre scrivevamo, registravamo e
producevamo l’album eravamo convinti che stavamo realizzando qualcosa di
speciale. Ma furono i risultati finali a meravigliarci. Inutile dire che
il nostro produttore David Vella da Temple Studios e le sue grandiosi
idee hanno costituito gran parte del progetto.
Il
doom dei Nomad Son è in stile Candlemass, Saint Vitus,
primi Trouble e, ovviamente, Forsaken. Quanto ti senti
debitore nei confronti di queste band? Altre fonti di ispirazione
musicale dei Nomad Son?
Albert: C’è una varietà di ispirazioni che costituiscono il
sound doom dei Nomad Son. Di sicuro i gruppi doom che hai nominato sono
grandi fonti di ispirazione, come lo sono anche gruppi anni ’70, come i
Deep Purple e i Uriah Heep. Influenze da parte dei Black Sabbath sono
anche varie, ma anche da altre fonti, quali la NWOBHM (come per esempio
i Witchfinder General) e il progressive rock anni ’70 (ELP, King Crimson,
Camel, ecc.) Comunque, non credo che i Nomad Son possono essere
classificati come replica di altri gruppi. Noi abbiamo
un’interpretazione personale della musica heavy, ed anche se non stiamo
cercando di portare innovazione al genere (non è nel nostro intento),
c’è qualcosa di decisamente speciale nel nostro sound.
La
produzione di "First Light" è superlativa, è raro sentire tanta potenza
ritmica tuttavia così ben mixata con voce ed assoli; anche le ultime
produzioni dei Forsaken sono notevoli, ma qui il risultato del
lavoro studio è eccezionale.
Albert: Come Jordan ha già menzionato prima, siamo molto felici
del risultato di questo lavoro. Raramente mi fa piacere ascoltare ad un
album in cui ho partecipato, ad essere onesto. Ma devo dire che nel caso
di “Firts Light”, mi ha fatto piacere riascoltarlo frequentemente. Credo
sia dovuto ad una
combinazione
di fattori, insieme ad il feeling generale che appare per tutto l’album.
Bisogna proprio dire che la produzione di David Vella è fenomenale.
Comunque, anche il nostro approccio verso la registrazione ha davvero
contribuito al risultato finale. Anche se stavamo lavorando in tempi
stretti, non ci siamo sentiti per niente sotto pressione scrivendo e
registrando il materiale. Ci siamo impegnati al massimo affinché il
prodotto finale raggiungesse il risultato raggiunto da ogni membro della
band. Forse, anche più importante, è il legame di amicizia nel gruppo, e
le attitudini positive tra di noi, che ci hanno fatto raggiungere quel
livello. Eravamo lì nello studio (notte e giorno) ad incoraggiarci,
aiutandoci a vicenda a sviluppare idee, rispettando le proprie
intuizioni ed abilità musicali. Credo che sia questo l’ingrediente
principale dei Nomad Son e della musica su “First Light”.
Partiture dark ambient e progressive, accenni epici e molta solennità.
Siete riusciti a dare numerosi varianti alle composizioni senza mai
rivoluzionare il tema musicale portante; è venuto tutto come volevi?
Albert: Quando si hanno alte aspettative sulla propria band, non
si è mai soddisfatti al 100% del proprio lavoro. Con ogni release si
cerca sempre di maturare e migliorare. Nel caso di “First Light” però,
eravamo convinti di dover imparare al meglio tutto il materiale prima di
registrarlo. Infatti, abbiamo lavorato molto nello studio a casa di
Chris (il nostro chitarrista). Tutto questo lavoro di pre-produzione ci
ha davvero aiutato nel sistemare le nostre idee su ogni traccia, quindi
quando siamo entrati nello studio c’erano solo piccole cose che abbiamo
sistemato. Ad essere onesto, non credo ci sia niente in “First Light”
che avremmo potuto realizzare diversamente. Il pelo nell’uovo sarebbe il
modo in cui Delirium (pezzo strumentale realizzato interamente con la
tastiera) introduce At the Thresholds of Consciousness. In origine
Delirium avrebbe dovuto far parte di At the Thresholds..., e forse
sarebbe stato meglio cosi. Comunque, al di là di questo piccolo
dettaglio, credo che gli ingredienti in “First Light” (il songwriting, i
pezzi, i testi, la performance di ogni membro, la produzione, il
mixaggio e la masterizzazione) si miscelano creando un risultato
eccellente. Non voglio dire che non ci siano cose che possiamo
migliorare...ma credo che abbiamo già percorso una lunga strada sul
nostro debut. La vera sfida per noi è restare sempre allo stesso
livello.
La
tastiera è utilizzata con molta parsimonia.
Albert: Il modo in cui la tastiera è utilizzata, nel doom metal
potrebbe diluire la pesantezza della musica.
Ci
sono parecchi gruppi che utilizzano le tastiere in modo “economico”,
indebolendo l’attacco dei riff. Potrei fare una lunga lista di gruppi
che cadono in questa trappola. Nel nostro caso, la pesantezza è
assolutamente primordiale, e non è compromettibile. Lo stile di suonare
di Julian e la sua visione soddisfa totalmente quel nostro
pre-requisito. Oltre a questo, è anche il suo suono da Hammond ad
aggiungere aggressività al nostro sound, come dicono varie recensioni
positive sul nostro debutto. E’ una gioia lavorare con lui, ed è anche
una delle colonne portanti del gruppo.
Anche
l’artwork è molto curato. Quale è il significato della front cover?
Albert: Il soggetto dell’artwork (realizzata dal grande Jowita
Kaminska-Peruzzi) è basato su due temi centrali: il primo è quello della
vetrata, che rappresenta il trionfo sopra le difficoltà e il male,
mentre il secondo è rappresentato dall’infausto sfondo oscuro, che
rappresenta l’oscurità della nostra musica. Quindi, l’idea generale è
quella che la nostra musica vuole rappresentare il trionfo su tutta la
negatività che incontriamo intorno a noi, e il nostro voler trasmettere
speranza a chi ci accompagna durante il viaggio dei Nomad Son.
Tu sei l’autore
delle lyrics. Riassumici di cosa trattano e quale è il messaggio che è
alla base di "First Light".
Albert: Ci sono vari temi esplorati in “First Light”, di cui
alcuni sono introspettivi e sperimentali, come quelli di The Light at
the End e Seven Notes in Black (in cui affronto in diversi modi la morte
di mia madre verso la fine del 2007 e la sua battaglia contro la sua
malattia terminale). Alle volte i testi offrono anche dei commentari
socio-politici come su Forever Twilight, in cui discuto la graduale, ma
certa, distruzione del nostro pianeta, e il decadimento dell’uomo. A
differenza dei miei testi nei Forsaken, non c’è un messaggio centrale su
“First Light”. Comunque, in generale, direi che l’album si centra su
riflessioni sulla negatività che ci circonda, mentre discute la
possibilità di migliorare il mondo e noi stessi. Sta a noi decidere cosa
farne di questa opportunità, per l’individuo e per il sociale.
Il
doom, soprattutto quello classico, quasi sempre tratta tematiche
cristiane, eppure la gran parte delle volte le doom band non sono band
cristiane; perché dunque il doom è così legato alla cristianità?
Albert: Generalmente, direi che è il simbolismo cristiano ad
essere intimamente legato col doom metal (includendo il crocifisso che è
il simbolo del genere!) Questo è probabilmente anche dovuto all’utilizzo
dei crocifissi nei loghi dei Black Sabbath, in questo modo i gruppi doom
omaggiano ai Sabbath più che al cristianesimo. Comunque ci sono anche
molti gruppi doom, quali i Trouble, St Vitus, e i Count Raven che
mostrano conoscenza del cristianesimo in quanto i loro testi sono su
base teologica. C’è anche da ricordare il profondo legame del doom con
l’escatologia cristiana (ovvero l’Apocalisse di Giovanni). Devo dire che
l’immagine dell’Apocalisse è una grande fonte d’ispirazione e calza a
pennello con le tematiche e gli aspetti che esploro con entrambi i
Forsaken e i Nomad Son. Quindi, come puoi vedere, ci sono vari modi in
cui il doom e il cristianesimo si collegano. Comunque, ho anche notato
un comportamento in comune di tutti questi gruppi, ovvero il
decidere
di essere se stessi e di non far parte delle “mode” che girano nel
metal. Quindi questo rende semplice il dire la propria opinione nella
musica, e l’allontanamento da mode nichiliste
ed
anti-Dio, che sono molto comuni nella musica oggi. Gruppi che seguono
queste mode non offrono niente di nuovo alla musica, dato che gruppi
come i Venom e i Mercyful Fate lo hanno già fatto prima di loro, ed
erano anche meglio!
Però
ci sono anche band davvero cristiane, basti pensare ai primi Trouble.
Altre christian doom band che conosci e stimi?
Albert: Ho già nominato i Place of Skulls. Davvero un’ottima
band. Ho avuto il privilegio di vederli suonare al Doom Shall Rise III e
sono stati davvero ottimi, e i loro album sono divini! La loro release
che preferisco e’ l'Ep “Love Through Blood” – semplicemente perfetto.
Veni Domine sono un altro gruppo interessante, a mio parere, da sentire
(che stanno su un confine tra l’epic e il progressive doom) e i svedesi
Faith, che mischiano al doom molti altri generi, includendo musica folk
svedese. Anche se normalmente non mi interesso del death-doom metal, un
gruppo che è un’eccezione alla regola sono i My Silent Wake,
dall’Inghilterra. Noi (i Forsaken) abbiamo avuto il privilegio di aver
suonato con loro al Elements of Rock in Svizzera due anni fa, e sono
stati fantastici in tutti i sensi. Certamente ci sono altri gruppi doom
cristiani che meritano l’attenzione dei fan del genere. Tre gruppi
essenziali dagli Stati Uniti sono i Last Chapter, Pale Divine e i
Dbealty con David Benson. Sorrows Path dalla Grecia è un gruppo davvero
promettente per il futuro. Sono ragazzi grandiosi, e la loro demo
recente raggiunge nuovi standard di approccio.
Il
doom col tempo si è molto evoluto sposandosi col death prima, col gothic
poi, ma anche con il black (vedi il "depressive"), con il metalcore (lo
"sludge"), con il prog death fusion (il "post-metal"), con l’industrial
(il "drone"), per non parlare del funeral doom…Cosa ne pensi di tutto
ciò? Il vero doom è solo quello classico? Quest’altro è ancora doom?
Albert: Io sono davvero conservatore per quanto riguarda ciò che
è doom e quel non lo è! Per me i sotto-generi da te nominati, diluiscono
la pesantezza del doom metal, e io li trovo mono-dimensionali di solito.
Certamente c’è un motivo per i riff lenti, dopotutto, i creatori del
genere – Black Sabbath – lo dimostrano alla perfezione (Black Sabbath,
Hand of Doom, Electric Funeral). Ma ad essere onesto trovo che molti dei
gruppi che usufruiscono degli stili da te nominati utilizzano gli stessi
riff lenti per tutti i 60 minuti dell’album, con risultato senza
ispirazione. Ci sono delle eccezioni come sempre, come ho detto prima
che ci sono dei gruppi doom death (o death metal lento eheh) che mi
piacciono...ma sono solo l’eccezione alla regola.
Tornando ai Nomad Son,
come
è nato il rapporto con la label italiana Metal On Metal Records?
Albert: Mentre suonavamo per la prima volta insieme, abbiamo
scritto e registrato due tracce demo Shallow Grave e Empyrean Fad (che
sono state inserite in una compilation di Metal on Metal prima che le
ri-registrassimo per “First Light”). Abbiamo deciso di mandare quelle
due demo a degli amici importanti nella scena doom che ho, per sentire
cosa ne pensassero. La nostra intenzione era quella di ascoltare i loro
commenti, non di aprire un contratto con una label. Comunque, ho mandato
le tracce a Jowita Kaminska Peruzzi (di Metal on Metal Records, Italia)
che già conoscevo dalla sua collaborazione con l’artwork degli album dei
Forsaken. E’ successo che Jowita e suo marito Simone stavano aprendo una
casa discografica. Sono stati davvero impressionati del nostro lavoro, e
ci hanno chiesto di far parte della loro label. Conoscendo Jowita molto
bene (una professionista onesta di cui mi potevo fidare) ed essendo
pronto al prossimo passo, non ho esitato per niente ed ho firmato il
contratto. Devo dire che la decisione è stata molto buona, e come premio
ho Jowita e Simone che lavorano con i Nomad Son al 100%.
La
critica pare stia accettando ottimamente "First Light". Perché il Cd
piace così tanto?
Jordan: Come hai detto, Vaake, i critici hanno gradito molto
“First Light”. Non abbiamo avuto cattive recensioni fin’ora! Credo che
sia il nostro approccio fresco al doom metal che è stato di loro
gradimento. Noi non stiamo inventando la ruota, come ha già spiegato
Albert, ma c’è qualcosa di unico nel nostro sound che piace ai fan.
Penso anche che la sincerità dell’opera si un fattore importante. Noi
con i Nomad Son non stiamo cercando di provare niente a nessuno, quanto
meno seguire una moda. Stiamo solo riflettendo ciò che c’è dentro di
noi, ed è per quello che penso che i critici hanno apprezzato.
Porterete l’album sui palchi d’Europa?
Jordan: Stiamo sondando varie possibilità a riguardo, e per ora
abbiamo solo confermato un piccolo spettacolo il prossimo Luglio al
riscaldamento del Headbangers Open Festival in Itzehoe, Germania insieme
ai Vicious Rumors (US) e a due gruppi Italiani – Trinakrius e Battle
Ram. Stiamo anche progettando qualche concerto vicino a quel luogo in
Germania, possibilmente nei Paesi Bassi per massimizzare il nostro
potenziale di lavoro lì. C’è anche la possibilità di partecipare ad un
altro festival in Europa quest’anno, ma deve ancora essere confermato.
Ma con certezza, in futuro cercheremo di fare un tour in più posti
possibili.
Già
sei stato con i Forsaken al christian metal festival svizzero
Elements of Rock: tornarci con i Nomad Son sarebbe grande!
Albert: Già, suonare lì sarebbe grandioso. Ho passato dei bei
momenti all’EoR con i Forsaken. L’organizzazione e l’atmosfera di
quel
festival erano impressionanti. Ad essere onesto, Vaake, ho chiesto
tramite email agli organizzatori se c’era la possibilità di suonare al
prossimo, ma non ho avuto risposta. Spero che un giorno riusciremo a
partecipare. Nel frattempo, comunque, Jordan ci dice di non rimanere
seduti a far nulla aspettando una risposta, ma di lavorare ad altre
possibilità di suonare all’estero, oltre che in Germania, che ora è
stata confermata al 100%.
In
quali occasioni vi esibite a Malta? La scena metal maltese sembra molto
viva a giudicare dal gran numero di band.
Jordan: Abbiamo suonato in numerosi locali in Malta, dove i fan
sono stati numerosi e positivamente reattivi. La scena metal maltese ci
ha risposto in modo entusiastico, e di solito abbiamo folle di 150
persone per locale. Speriamo di mantenere lo stesso slancio, e di
suonare concerti per tutto Marzo in poi. La scena metal qui è parecchio
attiva, considerando la grandezza dell’isola, specialmente la scena
doom. Comunque, noi stiamo facendo tutto il possibile per ingrandire lo
spettro dei nostri concerti, senza concentrarci troppo sulla scena
locale. Speriamo grandemente che il 2009 segni il passo decisivo per la
nostra carriera.
Cosa
ci dobbiamo aspettare e cosa ti auguri per il futuro dei Nomad Son?
Albert: I nostri piani immediati sono quelli di continuare a
consolidare la nostra presenza nella scena doom maltese ed estera, e di
continuare a promuovere l’album tramite concerti ed interviste. Abbiamo
anche iniziato a scrivere materiale nuovo per un prossimo album ed
abbiamo già gli schizzi per cinque nuove tracce, di cui due devono
ancora essere aggiustate dal resto del gruppo. I fans possono essere
sicuri che il seguito di “First Light” sarà un'altra potente lastra doom
che uscirà nel 2010! Nel frattempo, quelli di Metal on Metal stanno
lavorando sull’estensione della distribuzione del nostro debutto, e
stanno lavorando alla possibilità di distribuirlo sotto forma di vinile.
Io vado pazzo per i vinili, e quello sarebbe un sogno realizzato anche
per me! Quindi incrocerò le dita affinché questo accada.
Grazie dell’intervista e speriamo di vederci a qualche vostro concerto!
Albert e Jordan: Grazie a te Vaake per quest’opportunità e per
le domande interessanti e coinvolgenti. Speriamo di aver suscitato
curiosità tale nei lettori da spingerli ad ascoltarci. Per chiunque
fosse interessato ad ampliare la conoscenza del gruppo, consiglio di
visitare la nostra pagina myspace (
www.myspace.com/nomadsonmalta
). Ci sono parecchie informazioni e novità sul nostro blog, e
pezzi dal nostro album. Se vi piace quello che sentite, potete comprare
l’album direttamente dal gruppo (accettiamo paypal) scrivendo al
info@nomadson.com . L’album può
essere acquistato anche dalla label (
www.metal-on-metal.com ) e
da vari mercati online, come
www.hellionrecords.de e molti altri (che potete trovare sul
sito della label). Entrambi vogliamo ringraziarvi per il vostro
supporto. Speriamo che le nostre strade si incrocino in futuro. Nel
frattempo,
doom on!
Vaake
(con la
collaborazione di Christopher Warman)

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