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Twinspirits

 

Dopo il trascinante show dei Twinspirits all'Elements of Rock 2011, abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con il tastierista, nonché fondatore della band Daniele Liverani. Troviamo le impressioni a caldo circa questo festival, qualche accenno alla storia dei Twinspirits e un'analisi degli ultimi lavori che la band ha prodotto, ponendo particolare attenzione alle tematiche affrontate nei dischi.

Un commento sulla vostra esibizione all'Elements of Rock? In che modo siete venuti a contatto con gli organizzatori?

A dir la verità conosco i ragazzi dei Timesword che hanno suonato qui l'anno scorso. Mi hanno fatto conoscere questo festival, mi hanno parlato molto bene dell'accoglienza, io ho visitato il sito e non ho fatto altro che scrivere a Samuel (uno degli organizzatori) facendogli i miei complimenti. Gli inviato un po' dei miei Cd, gli sono piaciuti, da cosa è nata cosa e ci siamo trovati qui quest'anno e siamo riusciti a concretizzare questa bellissima avventura.

Durante lo spettacolo avete proposto il vostro ultimo lavoro. Come vi è sembrata la reazione del pubblico?

Devo dire che sono rimasto molto contento. Siamo una band comunque nuova e emergente, sebbene io sia da tanti anni nella scena musicale. Abbiamo deciso di fare i brani dell'ultimo album uscito a febbraio (Legacy n.d.r.) perché avevamo da presentare la suite The endless sleep, anche se forse qualcuno dei ragazzi si aspettava più pezzi dal precedente album. Devo dire la verità: noi non ci classifichiamo come christian metal band, sebbene il nostro chitarrista (Tommy Ermolli, n.d.r.) è molto credente e praticante, ma la suite in questione si adatta molto bene come lyrics a questa serata. Parla infatti di un viaggio nel sovrannaturale, dell'aldilà, di un ipotesi di incontro con un entità superiore che governa l'umanità e si possono trovare degli ottimi riferimenti al contesto di questo festival che comunque ha una sua base religiosa. Questo è uno dei motivi per cui l'abbiamo proposta per intero. Quando scrivo le canzoni, lo faccio in modo che possano essere interpretate in vari modi. Mi piace scrivere liriche poetiche, mi piace scavare nell'animo umano e nella spiritualità al di là della religiosità. Però se tu ascolti e leggi le nostre canzoni ci puoi trovare molti spunti di riflessione su filosofie di vita sempre nell'ambito positivo.

E' vero, ho notato questo soprattutto per il disco "The Forbidden City"...

The Forbidden City è un concept. Dai testi risalta questa dualità del personaggio negativo e del personaggio positivo che cerca di liberarsi da questa oppressione. Infatti in Number One, che abbiamo fatto stasera, è il cattivo che parla, mentre nel finale dettato da I'm free avviene la liberazione dal male. Io sono cattolico, ma non sono uno molto praticamente come il mio chitarrista o altri della band che sono più all'interno del cristianesimo. Però al di là della matrice del festival che è chiaramente il white metal, mi piace vedere come persone con idee differenti riescano ad aggregarsi così bene qui all'Elements.

E' una cosa che ha sorpreso anche noi. Come redazione di WhiteMetal.it siamo qui per la quinta volta e all'inizio non ci saremmo mai aspettati di trovare un movimento così forte. Ma torniamo a parlare di voi. "The Forbidden City" coincide con l'ingresso nella band del singer Göran Nyström. Come siete venuti in contatto con lui? Cosa vi ha colpito?

Noi abbiamo fatto il primo disco The Music That Will Heat The World con un cantante danese, Søren Adamsen, e purtroppo dopo che si è sposato e ha dovuto affrontare diverse problematiche familiari, è stato molto franco con noi dicendoci che non sarebbe più riuscito a venire in Italia per le prove, per i concerti e che fosse giusto lasciare il posto a qualcun'altro. Dopo un anno di ricerca mi sono imbattuto in Göran, frontman di una band svedese di nome Dimension 34 e ho sentito all'interno del suo timbro vocale delle potenzialità non sfruttate in quell'ambito di metal estremo. Con noi perciò è la prima volta che ha cantato con questo stile, scoprendo di avere un ottimo tono pulito; ha ottimi bassi da baritono. Tra le centinaia di cantanti che abbiamo ascoltato, con lui ci siamo trovati meglio e ci ha sorpreso per la sua versatilità. Pensate che la prima ballad l'ha cantata con noi, duettando anche con la sorella del nostro chitarrista in Hide this feeling, e sebbene l'abbiamo addolcito un po', ogni tanto esce ancora fuori la sua grinta.

Grazie per la tua disponibilità Daniele! Vuoi lasciare un ultimo messaggio per concludere l'intervista?

Grazie mille per questa chiacchierata, per il supporto e per l'ottimo lavoro che state svolgendo nell'ambito della vostra realtà giornalistica, perché avete delle ottime recensioni e interviste.
 

 

Daniele Fuligno - Roberta Cannone

(con la collaborazione di Francesco Romeggini, Sara Passannanti, Nicola Rubini)

 

 

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