|
Una vera scoperta quella che stiamo ascoltando! Un gruppo
di signori musicisti polacchi riunitisi per questo progetto che li ha
portati a ben otto album e a diversi tour in tutta Europa. Il tutto è
nato per gioco e per fede, ma si sono ritrovati a fare il tutto esaurito
e ad essere molto apprezzati anche dalla critica. L’idea venne al
vocalist Tomasz Budzyński, conosciuto per essere non solo un musicista
apprezzato in differenti ambiti musicali, tra cui distinguiamo il
punk-rock, ma anche per essere un songwriter e un pittore molto
apprezzato in patria; insieme ad altri dodici musicisti hanno messo su
questo gruppo dal nome senza dubbio originale:
"Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme a me", sono le
parole dell’apostolo Paolo a Timoteo.
Iniziamo subito con
la tiratissima
Shalom,
dalla linea orientaleggiante, che sarà una costante in molte canzoni qui
contenute, a mo’ di richiamo al booklet di cui parleremo dopo; ottimi
passaggi di basso e chitarra, quest’ultima come in tutte le song, è
altamente arricchita di effetti come l’industrial goth comanda. Cantano
in lingua madre, ma per fortuna è possibile capire dai riferimenti
scritti nel booklet a quale passo della Bibbia si riferiscono; in questa
prima traccia è facile ricondurre alle parole di Is 61, 2-3.
Contaminazioni da urban style per Psalm 40;
la diversa provenienza musicale dei vari componenti, fanno di questo
lavoro un insieme di colori dai marcati tratti industrial; di gothic ne
troviamo soprattutto nella scelta dei passi biblici utilizzati.
Continuiamo su questo stile con Psalm 122, ove le chitarre
sono in low-motion e il basso comincia a farsi più presente, chiudendo
in modo originale questo pezzo. Szema Izrael (Dt 6, 4-9) è
sulla strada del low-motion, in cui la fanno da padrone gli strumenti a
percussione, che sono davvero tanti e ci regalano un tocco folk molto
gradito. Una "lettera alla Chiesa", List do Kosciola (At
3,15-20) appunto, si esprime lasciando spazio alla sola voce; troviamo
più grinta nel coro di sostegno al ritornello e ricordar l’uso dei
sintetizzatori è quasi superfluo! La prima song con voce femminile è
Psalm 23, in
cui troviamo anche l’uso del sitar e di altri strumenti folk; la voce è
duttile, eterea e ci fa sognare la terra d’Oriente che ha dato i natali
a nostro Signore. Più orientata nell’hard-rock questa
Nie lekaj sie (Non temere) (Is 11, 6-9.16), martellante al
punto giusto, quasi giocosa sul finale. Bellissimo arpeggio di basso dai
risvolti punk in Pozwolcie dzieciom (Lasciate che i
bambini…) (Lc 18, 15-23), realizzato da questo misterioso Dr Kmieta. E
ancora il basso torna a stupire addirittura in slap con Gdzie ona
jest? (Dove sei?) (1Cor 15, 54-55); song molto particolare:
influenze latine con spruzzate rock, intrusione di strumenti celtici e
chi più ne ha, più ne metta. Dalle lande industrial, Efatha
(Dn 6,17.28), esprime accompagnato da voce di soprano, la vicenda del
profeta Daniele con poche parole, quali: “Egli salva e libera, fa
prodigi e miracoli in cielo e in terra: egli ha liberato Daniele dalle
fauci dei leoni”. Infine, con Psalm 130 concludiamo con un
down tempo di tutto effetto.
Curiosità: mentre ascoltavo questo disco, ho notato sul
retro del booklet una firma di un certo "KIKO", così sono andata a
leggere all’interno di questa cover molto professionale e ho scoperto
che l’art-graphic di questo lavoro è stata realizzata da Kiko Argüello,
fondatore del movimento dei Neocatecumenali. Un vero scoop. Ottimo disco
dalle mille influenze, dalle svariate evocazioni musicali a colpi di
goth. In attesa di recensire altri album, godetevi questo!
Roberta Cannone |