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Cercavo da tempo i
Cd dei 77's, band attiva dal 1984, segnalata pressochè su tutti i
siti dedicati al christian rock ed ora, grazie al buon Valerio Mei, ho
avuto la possibilità di ascoltare il loro penultimo lavoro, risalente al
2001. Il terzetto
formato da Mike Roe (chitarra e voce), Mark Harmon (basso e voce) e
Bruce Spencer (batteria e voce) dichiara, tra le principali influenze
musicali, Elvis, Rolling Stones e The Smiths. La
proposta musicale dei tre americani è infatti un classico rock 'n' roll
non privo di qualche influenza contemporanea (King’s X in
particolare). Sembra che i Seventy Sevens vogliano creare un
ponte tra gli anni settanta e oggi, a partire dalla copertina e dal
titolo dell’album, che rimandano direttamente agli anni d'oro della
psichedelia. Il brano di apertura, Genuine sembra uscito
da un disco dei primi Black Crows: un rock semplice, passionale,
dal sound volutamente retrò. One more time, sostenuta da
un riff di chitarra alla The Cult è uno dei pezzi più
convincenti. Rise è un lento piuttosto atipico con voce e
chitarra solista filtrate da una buona dose di echo e riverbero.
Nonostante
l’etichetta di rock band cristiana e la continua presenza nel circuito
delle radio e degli eventi dedicati al christian rock statunitense, non
aspettatevi dai 77’s inni e lodi al Signore (almeno non in
quest’album). Le liriche di "A Golden Field Of Radioactive Crows"
mi hanno
impressionato positivamente per originalità e intensità. Particolarmente
interessante è il testo di Leaving, con un riferimento ai
momenti in cui, seguendo il filo dei pensieri, la mente si allontana
mille miglia dal corpo: "I go all day outside the mind / instead of
wastin' any time / is someone i can see for miles / if I can only cross
the line / inside a galaxy / am I waiting for someone to come".
Mr. Magoo
è un brano leggero e divertente dalle ritmiche quasi punk, seguito da
Related, l’unica canzone in cui la tecnologia fa capolino in
fase di produzione. Con Mean green season però si torna ad
un sound settantiano figlio di Iggy Pop e The Stooges.
L’atmosfera rarefatta di Begin chiude degnamente un album
di buon vecchio rock 'n' roll concepito ai giorni nostri, senza troppe
pretese forse, ma godibile dall’inizio alla fine.
Marco Ciapparelli |