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7 DAYS
Into Forever
 
 

 

7 DAYS
The Weight Of The World
prog
2006 - Rivel Records
(Svezia)
www.myspace.com/7daysmetal

 

La cover dell’album, dall’aspetto così magneticamente glaciale, sembra racchiudere qualcosa in cui il tempo si sia fermato: questo penetrerà fin dentro le ossa, impossibilitando ogni movimento motorio a favore di un viaggio all’interno della propria anima. La ricerca di una guida, di una flebile luce in mezzo alle tenebre più oscure va oltre un iniziale sconforto grazie ad una grande forza di volontà. La speranza, mai del tutto sopita, sarà in grado di accendere un piccolo fuoco che pian piano si irradierà in tutto il corpo, portando nuova linfa vitale. Questo il tema che percorre e unisce i nove brani che vanno a comporre l’imponente debut, dal titolo "Weight Of The World", di questo gruppo proveniente dalle lande svedesi. I 7 Days nascono dal progetto del chitarrista e mastermind Markus Sigfridsson (già conosciuto con Harmony e Darkwater) coadiuvato da una line up di tutto rispetto: Thomas Vikström alla voce (Talk Of The Town, Candlemass), Andreas Olsson al basso (Narnia, Divinefire), Daniel Flores alla batteria (Mind’s Eye), impreziosita poi dalla partecipazione come guest di Kaspar Dahlkvist alle tastiere (Dionysus). Dall’album emerge un prog di matrice neoclassica dall’ottimo songwriting e dai diversi cambi di tempo, scandito da frequenti ed efficaci inserti sinfonici e da solenni cori barocchi, contraddistinto da tecnica, potenza e melodie che metteranno ben presto salde radici: i brani rimangono piuttosto immediati, stampandosi così sin dal primo ascolto, e questo vale anche per quelli dal sound più ricercato. Ciò che spicca sin da subito sono, oltre alla buona prova vocale di Vikström e alla ritmica prodotta dal reparto chitarre, le tastiere: onnipresenti, sognanti, trascinanti, la spina dorsale dell’intero album, a tratti sinfoniche e capaci di creare atmosfere raffinate ed evocative.

Spetta a Redeemer aprire le danze: questa parte subito maestosa con dei cori accompagnati da sinfonici effetti di keys. Tempi sostenuti per Confession, soprattutto nella parte finale in cui Dahlkvist si esibisce in un elettrizzante assolo. Si cambia decisamente tono con The darkest winter: qui l’incedere è più lento e il brano, dalla grande forza evocativa, si contraddistingue per una marcata epicità. In Fall again assistiamo a un bel duetto al microfono tra Vikström e la brava Caroline Sigfridsson. Si passa per Where are you, brano dal ritmo più lento con un ottima parte strumentale che culmina verso la fine con solenni cori barocchi, e arriviamo alla title track: la song è caratterizzata da grandi sonorità, complessa, articolata, dalla melodia tirata e aggressiva; uno dei migliori episodi del lotto. Altro pezzo forte è la prepotente Save me che dopo un inizio sognante si rivela molto tecnica, con vari cambi di tempo: a metà brano un’esplosione strumentale di prog vi farà trattenere il respiro fino al termine grazie soprattutto alle tastiere sinfonicheggianti e ai riff delle chitarre che si rincorrono all’impazzata.

Si passa senza troppo indugiare a With you forever che non lascia il segno, per arrivare all’atto di chiusura affidato a Wisdom calls, cover dei connazionali maestri del doom-prog, i Veni Domine. Album questo da ascoltare tutto d’un fiato e che vi farà sobbalzare col cuore in mano non poche volte. Complimenti davvero a questo gruppo che si affaccia nella scena metal cristiana con un sorprendente disco.

Ilaria Ricci

VOTO

88

 

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