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Quelli che un tempo erano i Torment hanno
poi fissato il proprio monicker nel trincerista A.W.A.S.
(acronimo di "Acoustic War Against Satan") ponendosi come band di prima
linea sacrificale quanto ad idiosincrasia satanista, e invero la
proposta sonora si addice appieno alla loro "mission": death/thrash
monolitico reso ancor più violento dal gutturale del buon Viktor Kröker,
nonché vieppiù nero da insistite partiture black oriented; al crogiolo
sommate gli immancabili down tempo sontuosi. I quattro teutonici erano
già stati autori di un Ep, e ora escono con un full-length inizialmente
autoprodotto ed in seguito professionalizzato dalla firma con la Open
Grave Records. Il songwriting di questo "Hope" è tanto seminale
quanto ripetitivo, si fatica ad aver nel ricordo cognizione di causa
sulle sostanziali differenze tra i vari brani, e ciò anche dopo numerosi
ascolti: il leitmotiv in questa tempesta catartica è lo smascheramento
del "padre della menzogna", fonte sanguinosa, profluvio di orrori, che
può essere lenita solo dalla piena adesione alla Speranza: "The beast,
that is called That's called: Satan. / God taught man to love and to
live. / Satan seduced to sin, they have to die. Everyone lived in sin. /
Satan ruled over them but God sent his holy son, / So you can get
forgiveness of your sin, and so eternal live. / He died for you and he
died for me You / can resist the beast and get a peaceful and holy live.
/ Once you will go to heaven, / and God will reward you thousand times.
/ Do not trust Satan's word. He wants to seduce you. / Fight with me,
fight with us, live for Christ and spread his love. / We are strong
through Jesus Christ. / At the end of time Satan will be thrown into
eternal hell, / everyone who didn't believe it will follow him".
L'Intro lascerebbe presagire ottimi
auspici: atmosfere tribal nelle quali acusticamente umbratili eppur
ridondanti percussioni creano un qual certo retrogusto "nileiano",
tuttavia nel proseguo del Cd la tecnica e la perfezione esecutiva del
celeberrimo act da Greenville resteranno solo un miraggio per i
volenterosi tedeschi. A seguire il proemio è comunque piazzata una delle
migliori tracce del lotto, la bastonata, oscura ma pur rischiarita da
guitar riff speranzosi, Your choice, di cui sopra ho
citato uno stralcio di lirica. Death thrashoso dall'attitudine in your
face per Erfolg?, Damned to death si
distingue per qualche buon bridge tecnico e per la presenza in dosi
corpose di black con loop dall'aspro sapor di tenebra. La title-track e
Sünderwahn sono pezzi simili, ambedue contrappuntistici
nel loro miscelare diversi stili (fa la sua comparsa anche il thrash'n'roll).
Finish Him è rude thrash, Martyrs' death
tritura di cupa e pestata double bass, con doppio growlato intrecciato.
Ci apprestiamo alla fine con le cadenze e il sound pieno di Creed,
con l'alternanza di thrash'n'roll, black e doom della monicker track
A.W.A.S., e per concludere col febbrile death dal mood
tormentoso di Saved.
Gli A.W.A.S. si approcciano come un coacervo
di old-school, ma in "Hope" si nota tutta l'ingenuità del primo
album: composizioni esageratamente simili, fluidità esecutiva non sempre
convincente, inoltre stona nel contesto l'assenza di un robusto impianto
solistico che l'axeman Konni Epp non è riuscito a garantire. Gli
A.W.A.S. hanno materia prima ma devono lavorare sodo per affinarla,
ciononostante il risultato è già più che discreto.
Vaake
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