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Due anni fa (2009) un album dalla copertina
strepitosa ci ha mostrato le grandi qualitą, sia tecniche che sonore,
degli A Hill To Die Upon, band statunitense formatasi tra il 2004
e il 2005 e composta, attualmente, da due soli membri: Micheal Cook
(batteria) e Adam Cook (chitarre, basso e voce). L’album a cui ci
riferiamo era lo strepitoso "Infinite Titanic Immortal" (disco al
quale prese parte, nel ruolo di bassista, Ravn Furfjord dei
Frosthardr). Ed ecco uscire nel 2011 un nuovo delizioso lavoro di
questa scatenata band, sotto l’etichetta della Bombworks Records, "Omens",
caratterizzato dallo stesso genere, definibile come "blackcore" (un
misto tra black e deathcore, il quale quest’ultimo in "Omens"
domina), che ci ha tenuti col fiato sospeso nell’album precedente.
Il Cd si apre con Darkness can be felt,
spettacolare traccia che ci proietta immediatamente nel mondo degli A
Hill To Die Upon: sonoritą dark (peculiari nel black) e spesso
dissonanti (un classico quando si parla di deathcore), con variazioni di
velocitą aggravate dalla pesante e rabbiosa batteria, che assieme alle
chitarre rende il tutto pił aspro e, mi sia concesso di dirlo, pił
"cattivo". Seguono dunque, ricalcando la stessa linea, The
perfection of evil, Adept of divinity e The
chant of mighty offspring. A rompere il ghiaccio con
un’agghiacciante melodia provvede invece la traccia seguente: Heka
primus (Ordo norma mysterium), canzone di 3 minuti, di cui quasi
2 di assolo mozzafiato, comprensivo di armonici, tapping, e parti
melodiche in contrapposizione alle veloci pelli della batteria.
Validissima anche la successiva, I come as black fire,
caratterizzata da un groove mai costante, al contrario, estremamente
dinamico e brutale. Il brano si conclude con un pezzo di pianoforte che
apre la strada alla strumentale Nehushtan: traccia
originale ma niente di brillante. Ci avviamo verso la fine del disco con
la terzultima (May the thing be destroyed), che torna
sullo stile delle prime tre (tempi velocissimi, suoni grezzi e
dissonanti), con palese influenza da parte della storica unblack metal
band Crimson Moonlight. I 2 minuti e 44 successivi sono dedicati
ad una sorta di inno contro Satana (storico brano interpretato di
recente anche dal grande Robert Plant e riproposto qui in versione
metal): Satan, your kingdom must come down.
Il Cd si chiude con l’angosciosa Ancient
enemy of death, bellissima traccia black che racchiude al suo
interno un "regalo" concesso a tutti gli ascoltatori del disco, i quali
sicuramente verranno colti alla sprovvista (come accaduto al
sottoscritto)… Sta a voi scoprire di cosa si tratta… In generale "Omens"
risulta essere un ottimo album, adatto sia per i fan del black, che del
deathcore alla Impending Doom. Un sound originale e validissimo,
grande bravura tecnica e compositiva, voce rauca e violenta, ottima
composizione e conclusione dell’album. Cosa aspettate? Buon ascolto!
Salvatore Garasto
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