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A HILL TO DIE UPON
Infinite Titanic Immortal
 
INTERVISTA
06/12/2012
 
 

 

A HILL TO DIE UPON
Omens
blackcore
2011 - Bombworks Records
(USA)
www.myspace.com/ahilltodieuponband

 

Due anni fa (2009) un album dalla copertina strepitosa ci ha mostrato le grandi qualitą, sia tecniche che sonore, degli A Hill To Die Upon, band statunitense formatasi tra il 2004 e il 2005 e composta, attualmente, da due soli membri: Micheal Cook (batteria) e Adam Cook (chitarre, basso e voce). L’album a cui ci riferiamo era lo strepitoso "Infinite Titanic Immortal" (disco al quale prese parte, nel ruolo di bassista, Ravn Furfjord dei Frosthardr). Ed ecco uscire nel 2011 un nuovo delizioso lavoro di questa scatenata band, sotto l’etichetta della Bombworks Records, "Omens", caratterizzato dallo stesso genere, definibile come "blackcore" (un misto tra black e deathcore, il quale quest’ultimo in "Omens" domina), che ci ha tenuti col fiato sospeso nell’album precedente.

Il Cd si apre con Darkness can be felt, spettacolare traccia che ci proietta immediatamente nel mondo degli A Hill To Die Upon: sonoritą dark (peculiari nel black) e spesso dissonanti (un classico quando si parla di deathcore), con variazioni di velocitą aggravate dalla pesante e rabbiosa batteria, che assieme alle chitarre rende il tutto pił aspro e, mi sia concesso di dirlo, pił "cattivo". Seguono dunque, ricalcando la stessa linea, The perfection of evil, Adept of divinity e The chant of mighty offspring. A rompere il ghiaccio con un’agghiacciante melodia provvede invece la traccia seguente: Heka primus (Ordo norma mysterium), canzone di 3 minuti, di cui quasi 2 di assolo mozzafiato, comprensivo di armonici, tapping, e parti melodiche in contrapposizione alle veloci pelli della batteria. Validissima anche la successiva, I come as black fire, caratterizzata da un groove mai costante, al contrario, estremamente dinamico e brutale. Il brano si conclude con un pezzo di pianoforte che apre la strada alla strumentale Nehushtan: traccia originale ma niente di brillante. Ci avviamo verso la fine del disco con la terzultima (May the thing be destroyed), che torna sullo stile delle prime tre (tempi velocissimi, suoni grezzi e dissonanti), con palese influenza da parte della storica unblack metal band Crimson Moonlight. I 2 minuti e 44 successivi sono dedicati ad una sorta di inno contro Satana (storico brano interpretato di recente anche dal grande Robert Plant e riproposto qui in versione metal): Satan, your kingdom must come down.

Il Cd si chiude con l’angosciosa Ancient enemy of death, bellissima traccia black che racchiude al suo interno un "regalo" concesso a tutti gli ascoltatori del disco, i quali sicuramente verranno colti alla sprovvista (come accaduto al sottoscritto)… Sta a voi scoprire di cosa si tratta… In generale "Omens" risulta essere un ottimo album, adatto sia per i fan del black, che del deathcore alla Impending Doom. Un sound originale e validissimo, grande bravura tecnica e compositiva, voce rauca e violenta, ottima composizione e conclusione dell’album. Cosa aspettate? Buon ascolto!

Salvatore Garasto

VOTO

77

 

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