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A PLEA FOR PURGING
A Critique Of Mind And Thought
swedecore
2007 - Facedown Records
(USA)
www.myspace.com/apleaforpurging

 

Sappiamo bene come lo swedecore sia ad oggi uno dei generi più inflazionati, ma nonostante questo non mancano le band di discreto livello, come gli A Plea For Purging, quintetto statunitense nato nel 2005 che, dopo un'intensa attività live e due Ep datati 2006, lancia nel 2007 il primo full-length, "A Critique Of Mind And Thought", con la label Facedown Records. E' un riff distorto seguito da un cupo breakdown a lanciare l'opener Sons of vipers, how would you escape the judgement of hell e dopo qualche secondo, accanto al growling non gutturale e alla chitarra solista che esegue un riff death melodico, il comparto ritmico diviene una muraglia devastante. Nella seconda parte la song prende un impatto più melodico, i fill di batteria sono più lenti e la chitarra ritmica quasi assente, ma prima della chiusura finale viene lasciato lo spazio per un ottimo breakdown. While the sparrow sleeps è incentrata principalmente sulla melodia, e il chitarrista solista si diletta con un sound quasi speed metal, dietro le pelli Aaron Eckerman non stacca mai, se non per pochi attimi, le gambe dal doppio pedale e chitarra ritmica e basso sembrano seguirlo alla perfezione, fermandosi per lasciar spazio agli assoli, che in questa song sono inseriti alla perfezione.

The slaying of the serpentine dragon segue per certi versi lo stesso stile della precedente, ma è più core-oriented e più ricca di pathos il che consente di immergersi meglio nel sound. Mancano gli assoli di chitarra, sostituiti da un breakdown, ed è piacevole l'escalation di batteria e basso prima della chiusura con il riff iniziale. The betrayers dopo un'apertura nuovamente speed/swedish si distacca completamente da quanto udito nelle precedenti due tracce (che cominciava a divenir monotono e banale) per farci lanciare in un metalcore che dovrebbe essere pesante e coinvolgente, ma purtroppo non è così: in molti tratti è un po' confusionario, il breakdown di matrice death è sicuramente l'unica parte riuscita discretamente nella song, negli stacchi in cui ci si aspetta maggiore grinta e violenza le chitarre sembrano quasi arrancare e non tenere il passo con i fill, un vero peccato. Con Perseverance possiamo notare un netto miglioramento, e i nostri ci propongono un buon deathcore, alleggerito dal sound della chitarra solista; buona anche la voce, considerato che il vocalist durante i breakdown utilizza un growl gutturale e cupo che si adatta maggiormente al comparto strumentistico. La successiva Resurrection of the beast è un connubio tra lo swedecore tipico di Becoming The Archetype et similia, e il sound più melodico dei nostri: il risultato è comunque un bel pezzo, abbastanza innovativo, ma il riff di chitarra solista dopo un paio di ascolti finisce per stufare. Con A hymn of praise per fortuna ritorniamo a un buon livello: la song è abbastanza personale, ed è difficile trovarvi influenze ben precise all'interno: i nostri passano da uno scatenato metalcore a atmosfere death cupe e coinvolgenti in pochi istanti, ma senza interrompere violentemente gli arrangiamenti durante i passaggi da un genere predominante all'altro. Simile a questa è la successiva Death has been swallowed up in victory, ma non attrae particolarmente l'attenzione, eccezion fatta per il breakdown e per l'assolo heavy oriented. A circa metà song troviamo un intermezzo melodico d'acustica, che secondo me poteva essere tranquillamente omesso. Everything and nothing elimina la componente death, e nella prima parte propone un ottimo metalcore rapido e violento, mentre nella seconda diventa più malinconica e riflessiva, accompagnata anche da un coro epico ("for Your kingdom for Your glory / for Your eyes like stars to fall on my face / a love that keeps my heart still burning). Chiude il platter Turn it down, caratterizzata da fill martellanti e veloci e riff sempre in bilico tra metalcore e death a tratti grezzo e cupo e a tratti più leggero e melodico.

In sostanza non è certamente un disco da buttare, in un genere come lo swedecore non mancano concorrenti di alto livello, e la scena è gremita di band che sperano di uscire dall'underground attirando l'attenzione delle label importanti: ma gli A Plea For Purging meritano una possibilità. I difettucci non mancano in questo platter, ma auguriamoci che con un po' di esperienza riescano a fare ancora meglio nelle prossime uscite.

Francesco Pellegrino

VOTO

71

 

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