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Quello che vi presento oggi è il
debut album dell’ultima creatura di Azazel, prolifico artista italico
che, attraverso numerosi progetti paralleli, si dedica a scandagliare i
lati più estremi e peculiari del metal moderno. Questo "Eznerapsart
Led Oicsnocbus Onamu" si presenta come un progetto decisamente
ambizioso e particolare: il genere proposto è una sorta di funeral drone
doom metal, con ampi riferimenti e divagazioni black metal; una sorta di
summa, quindi, di quanto di più estremo propone il panorama musicale dei
nostri giorni.
Le quattro tracce, di durata
variabile fra i 12 ed i 24 minuti, trasportano l’ascoltatore in un mondo
di solitudine ed oscurità; un mondo che evoca sogni e fantasie e che
sembra voler accogliere tutti i fantasmi e le paure che albergano dentro
il nostro animo. Riuscire a descrivere in modo compiuto un disco dalla
forte impronta drone non è mai semplice, soprattutto perché il fine
ultimo di una produzione di questo tipo è quello di evocare sensazioni e
sentimenti propri solo dell’autore e dell’ascoltatore, quasi a voler
unire le anime di chi compone e di chi fruisce di questa magia musicale.
In tutti i brani del disco Azazel si esibisce in un ottima performance
generale, soprattutto per quanto riguarda le linee vocali che sono
sempre tirate, lugubri e sofferenti. Le trame generali del disco
uniscono un altalenante tappeto di suoni sintetizzati a cadenzati e
tetri accordi di chitarra. I riferimenti a molti dei maestri della
musica estrema sono ben udibili, al di là dei classici Sunn O)))
(universalmente riconosciuti come i padri del drone), la scelta delle
sonorità altamente distorte delle partiture di chitarra ricorda in modo
incredibile i Nadja che, analogamente agli Absum, stanno
portando avanti da anni una ricerca personale delle sonorità più
estreme, proponendo un classico drone doom infarcito di suoni ed
elementi post metal. Anche in "Eznerapsart Led Oicsnocbus Onamu"
la chitarra di Azazel riproduce quelle sonorità acute, distorte ed
estremamente aspre che i grandi del post metal (per tutti Neurosis
ed Isis) hanno saputo così ben delineare.
Nel complesso questo disco convince,
e lo fa, soprattutto, con la sua estrema evocatività e con l’aver saputo
amalgamare stili e generi a volte molto distanti fra loro. Un buon
debut, insomma, che, pur rimanendo adatto soprattutto ai patiti del
genere ed agli eterni cercatori di nuove sonorità, si spera spinga gli
Absum a continuare con coraggio e costanza nella produzione di
nuovi ed oscuri affreschi musicali.
Luca Sileni |