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Appare sempre più variegato ed esteso il panorama white
metal in Brasile. E tra band molto spesso mediocri, forse a causa della
limitatezza dei mezzi di registrazione, se ne scovano di altre che con
la loro tecnica e il gusto compositivo riescono a sopperire questo
deficit. E’ il caso degli Adiastasia, autori di un power suonato
a livelli piuttosto elevati con il loro full-length "Life War".
Si parte con la strumentale Guerra della vita,
dove dei cupi synth fanno da sottofondo ai rumori di un combattimento;
le atmosfere che si creano sono molto in stile hollywood metal (termine
coniato anni fa dai Rhapsody), che permangono per tutta la
successiva Father of light, con i suoi pomposi ed epici
cori. Già da questo brano sono subito evidenti le abilità tecniche dei
musicisti, a partire dal singer Jeff Winner, dotato di una buonissima
estensione vocale, mentre le tastiere e le chitarre, rispettivamente di
Ryvson Lacerda e Janinho Di’Nizz tessono soli velocissimi e travolgenti
che si intrecciano in modo impeccabile tra di loro. The fellowship
è un’ottima e iper-solare cavalcata in crescendo, di quelle che
raramente se ne sentono, la paragonerei per la sua bellezza, a
Riding the winds of eternity sempre dei Rhapsody. Molto
più cupa invece Freedom call, impostata su ritmi
decisamente più lenti e mood decadenti. Il registro rimane pressappoco
lo stesso anche per la prima metà di Eternal life, mentre
nella seconda parte torna a risplendere di luce.
Kingdom of glory,
è un’altra canzone che si accosta nuovamente allo stile dei Rhapsody,
anche per quanto riguarda le lyrics, che parlano di eroi in epiche
battaglie, ma nel loro caso in chiave cristiana: "All that remais until
the and shall win the war / Will be the winner of the crown / Go now in
the way and you will find your strenght to fight / You are the warrior
chosen by God to lead your land".
Dopo tanto dinamismo arriva anche una ballad, delicata e
sognante (non a caso il titolo è By dreams). Momenti epici
anche in questo caso, ma nel complesso risulta troppo prolissa con i
suoi sette minuti di lunghezza. Siamo giunti all’ottava traccia, A
terra, ancora un buon symphonic metal alla Rhapsody, ma
che purtroppo ha grossi problemi di mixaggio, dato che il peso pende
troppo verso le chitarre. La penultima Adiastasia, ha una
struttura un po’ confusa e poco lineare, e sebbene ci siano delle ottime
idee e dei validissimi solos di chitarra e tastiera (soprattutto nel
finale), l’insieme è stato costruito male. Un malinconico pianoforte fa
da apripista per The winner, un pezzo caratterizzato da
variazioni di mood: negli ultimi tre minuti si passerà infatti da riff
cupi ed aggressivi ad altri invece più solari. La conclusione è affidata
a Consumatum est: voce narrante e synth di tastiera come
quelli dell’opener.
Davvero un gruppo valido questi Adiastasia, che non
esiterei a definire i Rhapsody (o Rhapsody Of Fire,
chiamateli come volete) del white metal. Sebbene la loro musica porti a
dire che sa di già ascoltato, vi assicuro che sono comunque travolgenti,
in particolare nella prima parte del full-length. I difetti sono più che
altro da riscontrare nella registrazione medio-bassa - il Cd è
autoprodotto -, ma ora che hanno firmato per la Bombworks Records sono
sicuro che le cose cambieranno. Ottimo debut, e aspettiamoci anche
grandi cose in futuro!
Daniele Fuligno |