|
Prima assoluta per i plumbei Agathothodion, parto
della mente e della vena artistica del one man band Wavy Svendersuhn,
impegnato nella sua dolorosa espressione di fede veicolata dal black
metal anche con un altro progetto, i Darkdark. Perché due
band quindi per lo statunitense è più che legittimo chiedersi?
Perchè vengono espressi due sound molto differenti tra loro: nei
Darkdark Wavy snocciola furia ancestrale in stile Darkthrone,
al contrario in Agathothodion imperano atmosfere nebbiose
straziate e le band di riferimento diventano Leviathan e
Burzum: ma ovviamente solo per quanto concerne la musica, non
certo i testi che si focalizzano invece sulla grandezza di Dio e
sulla sovranità di Cristo. Solo tre sono gli episodi di "Stavkirke", ma la
durata complessiva dell’Ep raggiunge ben 32 minuti di una continua,
irrefrenabile ascetica catarsi, enfatizzata qui dall’uso uno
screaming dilaniato, ma a dire il vero non sempre troppo armonioso:
purtroppo il tallone d’Achille della complessiva composizione
artistica del nostro.
Endless snowfall introduce: le distorsioni
impazzano, la ritmica si ripete mantrica, il giro melodico risulta
vincente. Scende diversa sabbia dalla clessidra prima dell’ingresso
della sezione vocale, ed è screaming: moribondo. La tecnica vocale è
ancora approssimativa, ma la soluzione finale, soprattutto alla
lunga, può risultare anche fascinosa. L’intensità strumentale
aumenta con una doppia cassa più protagonista, gli accennati cambi
di ritmo emergono necessari: si vengono a creare così atmosfere
purgatoriali, fino all’irrompere quasi al quinto minuto di una
gustosa speranzosa chitarra: il finale è vieppiù avvolgente con
percussioni di casse irruenti e profonde. A seguire questi 8:27
un’altra traccia dalla durata rapportabile e dall’ammaliante titolo,
Deep midwinter, che riprende dove aveva concluso
l’altra. Il sound è quindi più massiccio e roboante della
precedente, ma quando lo screaming cerca di seguire una vaga melodia
chitarristica la song ne risente, già infastidita peraltro da troppo
bruschi cambi di ritmo. Successivamente però un arpeggio si impone e
sale il pathos, con lo screaming che a brevissimi tratti si fa
ruggente. D’improvviso cessano le distorsioni invereconde che
segnano tutto il disco ed a chiudere è un candido stacco di sola
batteria. Arriviamo così alla lunghissima (15:28)
Bewildered by icestorms
che parte doom/funeral, angosciato e di alta tensione.
Alcuni passaggi di scream aggressivo fanno sgranare gli occhi, forse
era da utilizzare maggiormente questa linea vocale. A metà traccia
in backing emerge una tastiera che conferisce inevitabilmente
melodia a questa parte del brano, melodia completamente schiacciata
e soffocata poi però da distorsioni estreme, metafora forse
dell’atavica battaglia interiore tra caos e ragione.
Un "via dolorosa" tanto grezza quanto ispirata questa di
"Stavkirke" ed una band gli Agathothodion che se saprà
d’ora in poi lavorare di lima anziché di cesello potrà dar forma e
luce ad ammirevoli opere.
Vaake
|