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AGATHOTHODION
Stavkirke   (Ep)
unblack
2006 - Gud Er Sannhet Records
(USA)
www.myspace.com/agathothodion

 

Prima assoluta per i plumbei Agathothodion, parto della mente e della vena artistica del one man band Wavy Svendersuhn, impegnato nella sua dolorosa espressione di fede veicolata dal black metal anche con un altro progetto, i Darkdark. Perché due band quindi per lo statunitense è più che legittimo chiedersi? Perchè vengono espressi due sound molto differenti tra loro: nei Darkdark Wavy snocciola furia ancestrale in stile Darkthrone, al contrario in Agathothodion imperano atmosfere nebbiose straziate e le band di riferimento diventano Leviathan e Burzum: ma ovviamente solo per quanto concerne la musica, non certo i testi che si focalizzano invece sulla grandezza di Dio e sulla sovranità di Cristo. Solo tre sono gli episodi di "Stavkirke", ma la durata complessiva dell’Ep raggiunge ben 32 minuti di una continua, irrefrenabile ascetica catarsi, enfatizzata qui dall’uso uno screaming dilaniato, ma a dire il vero non sempre troppo armonioso: purtroppo il tallone d’Achille della complessiva composizione artistica del nostro.

Endless snowfall introduce: le distorsioni impazzano, la ritmica si ripete mantrica, il giro melodico risulta vincente. Scende diversa sabbia dalla clessidra prima dell’ingresso della sezione vocale, ed è screaming: moribondo. La tecnica vocale è ancora approssimativa, ma la soluzione finale, soprattutto alla lunga, può risultare anche fascinosa. L’intensità strumentale aumenta con una doppia cassa più protagonista, gli accennati cambi di ritmo emergono necessari: si vengono a creare così atmosfere purgatoriali, fino all’irrompere quasi al quinto minuto di una gustosa speranzosa chitarra: il finale è vieppiù avvolgente con percussioni di casse irruenti e profonde. A seguire questi 8:27 un’altra traccia dalla durata rapportabile e dall’ammaliante titolo, Deep midwinter, che riprende dove aveva concluso l’altra. Il sound è quindi più massiccio e roboante della precedente, ma quando lo screaming cerca di seguire una vaga melodia chitarristica la song ne risente, già infastidita peraltro da troppo bruschi cambi di ritmo. Successivamente però un arpeggio si impone e sale il pathos, con lo screaming che a brevissimi tratti si fa ruggente. D’improvviso cessano le distorsioni invereconde che segnano tutto il disco ed a chiudere è un candido stacco di sola batteria. Arriviamo così alla lunghissima (15:28) Bewildered by icestorms che parte doom/funeral, angosciato e di alta tensione. Alcuni passaggi di scream aggressivo fanno sgranare gli occhi, forse era da utilizzare maggiormente questa linea vocale. A metà traccia in backing emerge una tastiera che conferisce inevitabilmente melodia a questa parte del brano, melodia completamente schiacciata e soffocata poi però da distorsioni estreme, metafora forse dell’atavica battaglia interiore tra caos e ragione.

Un "via dolorosa" tanto grezza quanto ispirata questa di "Stavkirke" ed una band gli Agathothodion che se saprà d’ora in poi lavorare di lima anziché di cesello potrà dar forma e luce ad ammirevoli opere.

Vaake

VOTO

70

 

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