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Album strano. Probabilmente chi ama la sperimentazione di
tutto, e di più, non può fare a meno di ascoltarlo. Un’incredibile
fusione di generi; questo però è sia il punto debole che la forza di
quest’album. Sulla rete non c’è molto materiale su di loro, l’unico
luogo dove si potevano trovare informazioni è stato quindi il loro sito
ufficiale, e su di questo si definiscono una fusione di metal tecnico,
melodic death, progressive e heavy. Sicuramente i ragazzi americani
pescano a piene mani da tutti questi generi, li amalgamo e il risultato
è complessivamente buono. Un modo di fare musica che comunque è ancora
molto sperimentale e che deve essere evoluto per raggiungere un pieno
successo. Inoltre quello che secondo me è l’errore più grosso è la
lunghezza dell’album…35 minuti; se hai l’obiettivo di fondere più cose
insieme devi avere anche il tempo di svilupparlo, altrimenti si finisce,
come in questo caso, a lasciare una sensazione di blocco, di incompiuto,
di tronco.
Ma veniamo al disco. Impostato come un’opera, diviso in
movimenti e intervalli, diventa subito interessante appena attacca la
track2 (Hamantia - Movement II): partenza con chitarra
heavy, attacco con voce growl che si mescola subito dopo con voce
pulita. L’impressione iniziale è più che positiva, cavolo mi sembra di
sentire i Dark Tranquillity con riff alla Iron Maiden e la
pazzia dei Meshuggah. Wow, la curiosità mi assale…
Exaleiphein - Movement I, 1:54 minuti di intervallo con parole
mormorate e sensazioni gotiche che ci accompagnano nel secondo
movimento; questo mi ricorda in maniera folle la track2… l’album
comincia a lasciarmi perplesso, bravi, bravissimi…ma se vi ripetete
nello stesso album vuol dire che le idee non sono sviluppate al meglio.
Splagchna,
rimango colpito, un
pezzo strumentale in cui la band non è intenzionata a far vedere la
propria bravura, nulla di complesso o di incredibilmente tecnico, un
dolce giro di boa che ci porta nella seconda parte dell’album
Xenos - Movement I e Movement II. Queste non aggiungono
assolutamente carne al fuoco e confermano l’enorme potenziale di
crescita che ha ancora questa band.
Nel complesso un buon album, per ascoltatori attenti che
amano sviscerare ogni singola cosa. Faranno sicuramente parlare di loro
se insisteranno nel perfezionarsi e nel proporre e sviluppare le loro
idee. Quest’ultime infatti sono molto interessanti, ma ascoltando
l’album si ha questo senso di blocco che non apre sull’infinito mondo
che vogliono farci vedere gli Aletheian, ma ce ne fa gustare solo
un pezzo... Vedremo l’evoluzione di questi ragazzi sperando un giorno di
ammirare il loro mondo in forma completa.
Luigi Cantamesse |