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CRUTCH/ALETHEIAN
…Hope Prevails
 
ALETHEIAN
Apolutrosis
 
 

 

ALETHEIAN
Dying Vine
death
2005 - Hope Prevails Productions
(USA)
www.myspace.com/aletheian

 

Gli ex Crutch di "...Hope Prevails" del 2001 mutarono successivamente in Aletheian sfornando nel 2003 il buon "Apolutrosis". Diversi sin da allora sono stati i cambi di line-up, principalmente al basso e alla batteria, ma un importante avvicendamento si è registrato anche al microfono dove Joel Thorpe ha rimpiazzato l'ondivago Vinnie Aldrege. La talentuosa band della Pennsylvania, attualmente un quartetto, torna così sul mercato con l'album della possibile svolta dopo tante vicissitudini, un album che abbisogna quindi sia di piena affermazione. Cosa sono riusciti a plasmare dunque i nordamericani con "Dying Vine"? Un disco pazzesco! Produzione al top e adeguato cover-art sono doverose cornici per un lavoro musicalmente sensazionale. Le band di riferimento sono sicuramente i primi Extol - si riconoscono evidenti sia nel riffing che in alcune linee vocali - ma soprattutto i maestri Death per la complessità del songwriting e per la chirurgica esecuzione strumentale. Il death proposto dal combo è uno dei più tecnici in cui ci si possa capitare di imbattere, un continuo intrecciarsi di chitarre, basso e batteria tra tempi dispari e possenza metalcorosa, che lascerà di sasso gli amanti dell'arrangiamento virtuoso. Ma "Dying Vine" non è tecnicità fine a se stessa: cupezza e oscurità, per giunta sia in growl che in scream, traboccano, comunque rischiariti da, seppur radi, speranzosi bagliori: per ciò si spiega la presenza di assoli stranamente solari e addirittura brevi passaggi emo in clean vocals e delle liriche piuttosto ermetiche, ma spesso anche esplicite come nell'ottava Call to arms: "Do not let this opportunity fade and be forsaken by the desire to rest in the shadows. / This is the time to stand and proclaim that there is still Hope. / This is a call to arms, stand up and fight against the lifeless norm. / This is a charge against the apathy that furthers this complacent world. / This is the time for change, all that remains is to move beyond the self-absorbed. / This is a call to arms, stand and embrace the glory that this day unfolds".

Che gli stimati Extol siano ripresi e superati in complessità ritmica ce lo rende evidente già l'opener The paragon, zeppa di cambi di tempi e di intrecci strumentali di primissimo ordine: sound esplosivo, assoli e un atmosferico stacco doom con gutturale sono chiusi da una lunghissima distorsione. L'elaborato drumming introduce Broken legacy in cui il sound è spesso e assai volentieri intricatissimo, in cui la ritmica è anche piuttosto tirata, in cui fa la sua prima comparsa una lontana voce clean, ma soprattutto in cui vorticosi deliri ipertecnici anche di tempi dispari stupiscono. Rallentamenti e partiture tirate, il tutto sempre sinusoidale, spirale e quant'altro, ma anche un trend melodico in stile emo a cui succede violenza cupa, vanno in Out of the shadows a sfociare in un doom dai frequenti break di riff puliti. Bellissima traccia è la seguente As the fall breaks: aperta dal basso si sviluppa in una trabordante difficoltà compositiva che non può non stupire. Torna in An open grave il clean ed una chitarra dark melodica: è la traccia giusta per un'ampia apertura atmosferica da cui fuoriesce un assolo ricco di speranza, e un altro accecante nel suo essere eruttante luce. Tecnicismi e arrangiamenti da strapparsi i capelli non mancano neanche qui! I 3:10 di The shepard's fold sono i meno ispirati dell'opera, ma The devine line riporta il tutto sulle giuste direttive, qui della devastazione death che non disdegna affatto passaggi emozionali. Call to arms è sia squassante che dolcemente melodica, il tutto sublimato da solos e terminato da una totale, geniale, ordinatamente caotica, interminabile, follia compositiva. Diversi secondi di silenzio ed ecco la finale, afona, Burnt offerings, buia, inizialmente horrorifica, le tastiere lugubri impazzano ma l'assolo irradia speranza.

Trentasette minuti di mostruosamente complesso ed articolato death metal, fosco, dirompente, stordente, esaltante. Se sono queste le caratteristiche che cercate dal vostro disco di musica estrema correte a far vostro questo sorprendente masterpiece.

Vaake

VOTO

92

 

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