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Gli ex Crutch di "...Hope Prevails" del 2001
mutarono
successivamente in Aletheian sfornando nel 2003 il buon
"Apolutrosis". Diversi sin da allora sono stati i cambi di
line-up, principalmente al basso e alla batteria, ma un importante
avvicendamento si è registrato anche al microfono dove Joel Thorpe
ha rimpiazzato l'ondivago Vinnie Aldrege. La talentuosa band della
Pennsylvania, attualmente un quartetto, torna così sul mercato con l'album della possibile svolta dopo tante
vicissitudini, un album che abbisogna quindi sia di piena
affermazione. Cosa sono riusciti a plasmare dunque i nordamericani con
"Dying Vine"? Un disco pazzesco! Produzione al top e adeguato cover-art sono doverose cornici per un
lavoro musicalmente sensazionale.
Le band di riferimento sono sicuramente i primi Extol - si
riconoscono evidenti sia nel riffing che in alcune linee vocali - ma
soprattutto i maestri Death per la complessità del
songwriting e per la chirurgica esecuzione strumentale. Il death
proposto dal combo è uno dei più tecnici in cui ci si possa capitare di
imbattere, un continuo intrecciarsi di chitarre, basso e batteria
tra tempi dispari e possenza metalcorosa, che
lascerà di sasso gli amanti dell'arrangiamento virtuoso. Ma "Dying
Vine" non è tecnicità fine a se stessa: cupezza e
oscurità, per giunta sia in growl che in scream, traboccano,
comunque rischiariti da, seppur radi, speranzosi bagliori: per ciò
si spiega la presenza di assoli stranamente solari e addirittura
brevi passaggi emo in clean vocals e delle liriche piuttosto
ermetiche, ma spesso anche esplicite come nell'ottava Call to
arms: "Do not let this opportunity fade and be forsaken by
the desire to rest in the shadows. / This is the time to stand and
proclaim that there is still Hope. / This is a call to arms, stand
up and fight against the lifeless norm. / This is a charge against
the apathy that furthers this complacent world. / This is the time
for change, all that remains is to move beyond the self-absorbed. /
This is a call to arms, stand and embrace the glory that this day
unfolds".
Che gli stimati Extol siano ripresi e superati in
complessità ritmica ce lo rende evidente già l'opener
The paragon, zeppa di cambi di tempi e di intrecci
strumentali di primissimo ordine: sound esplosivo, assoli e un
atmosferico stacco doom con gutturale sono
chiusi da una lunghissima distorsione. L'elaborato drumming
introduce Broken legacy in cui il sound è spesso e
assai volentieri intricatissimo, in cui la ritmica è anche piuttosto
tirata, in cui fa la sua prima comparsa una lontana voce clean, ma
soprattutto in cui vorticosi deliri ipertecnici anche di tempi
dispari stupiscono. Rallentamenti e partiture tirate, il tutto
sempre sinusoidale, spirale e quant'altro, ma anche un trend melodico in stile emo a cui succede
violenza cupa, vanno in Out of the shadows
a sfociare in un doom dai frequenti break di riff puliti. Bellissima
traccia è la seguente As the fall breaks: aperta dal basso si sviluppa in una trabordante difficoltà compositiva
che non può non stupire. Torna in An
open grave il clean ed una chitarra dark melodica: è la
traccia giusta per un'ampia apertura atmosferica da cui fuoriesce un
assolo ricco di speranza, e un altro accecante nel suo essere
eruttante luce. Tecnicismi e arrangiamenti da strapparsi i capelli
non mancano neanche qui! I 3:10 di The shepard's fold
sono i meno ispirati dell'opera, ma The devine line
riporta il tutto sulle giuste direttive, qui della devastazione
death che
non disdegna affatto passaggi emozionali.
Call to arms è sia squassante che dolcemente melodica, il
tutto sublimato da solos e terminato da una totale, geniale,
ordinatamente caotica, interminabile, follia compositiva. Diversi
secondi di silenzio ed ecco la finale, afona, Burnt offerings, buia,
inizialmente horrorifica, le tastiere lugubri impazzano ma l'assolo
irradia speranza.
Trentasette minuti di mostruosamente complesso ed articolato death
metal, fosco, dirompente, stordente, esaltante. Se sono queste le
caratteristiche che cercate dal vostro disco di musica estrema
correte a far vostro questo sorprendente masterpiece.
Vaake
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