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Un anno dopo l'uscita dell'album "The Harvest", gli
Alove For Enemies tornano in studio e registrano "Resistance". Oltre ad essere,
per me, il loro miglior lavoro di sempre, questo disco è anche un
farewell a tutti i fans, dato che circa un anno dopo il gruppo
annuncerà, sul MySpace, lo scioglimento. Purtroppo il gruppo ha deciso
di chiudere proprio quando era giunto a dei
notevoli miglioramenti.
Già dalla opener/title-track possiamo sentire un
notevole sviluppo nel sound, e sono sempre i breakdown a caratterizzare
l'album dall'inizio alla fine: pezzi come Tread on my dreams
e Not without incident gli conferiscono valore e sono un
vero tesoro per gli headbanger. Si può dire che, oltre al notevole
miglioramento musicale, gli
Alove For
Enemies
si siano sviluppati anche con le liriche. Prendo come esempio Call
it faith, che sgrida quei "cristiani" nominali che si credono
chissà cosa, ma che alla fine sono solamente ipocriti e "traditori",
come li definisce il pezzo. Ogni brano qui è pura follia
metalcore/moshcore, tranne Emotion is chaos, che è l'unica
instrumental del Cd, ma non la prima nella storia della band, dato che
nel debutto c'era The silent rival. Devo dire però che
questa instrumental non sia venuta poi così bene, nulla di particolare,
solamente una chitarra acustica e un synth in sottofondo, che però è
servita da introduzione all'ultima traccia, Will of Father,
che conclude il platter con growl furiosi.
Di sicuro è un album che non dona niente di nuovo
al mondo del metalcore e può risultare ripetitivo alle volte, ma non per
questo non è un album valido. Anzi, è il Cd che fa per la gente che
vuole sfogare la propria rabbia senza fare male a nessuno. E' un album
rabbioso e violento, è il farewell di un gruppo morto prematuro. Morto
prima ancora di averci donato un capolavoro. Farewell Alove For
Enemies...
Christopher Warman |