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Debuttano sulla lunga
distanza i cariocas Amnos, e tale esordio è contraddistinto da un
incredibile contrasto fra luci ed ombre. Partiamo dalle prime: una
splendida copertina in cui la visione cimiteriale è, in piena tradizione
romantica, serenatrice e apportatrice di bellezza. La tecnica dei nostri
è, poi, notevole. Infine il genere proposto è un originale mix fra
brutal un/black molto estremo (Soterion e Marduk), con
grandi influenze dark e melodiche (Antestor, Parakletos,
Dimmu Borgir). Ma molte cose non vanno, la produzione è di medio
livello: troppo poco per la musica proposta. Soprattutto colpisce la
ripetitività e la scarsa maturità del songwriting, per cui molte canzoni
sono anche indistinguibili l’una dall’altra. Testi in portoghese in cui
si alternano inni sacri e classico crush-evil.
L’opener Justiça
dimostra già una tendenza barocca (ma non sempre in senso positivo) e
manieristica nel modo di comporre. Gloria in excelsis Deo
introduce tastiere spettrali, da film di Carpenter, ben inserite nel
contesto. A batalha prova a variare i tempi, costantemente
iperveloci, rallentando di tanto in tanto, mentre Agnus Dei
ha un riff thrash sulla consueta matrice black-tastieristica, già logora
a questo punto. Profundo do abismo è molto anonima. Tocca
a Santo, e sulle tastiere di questo pezzo, peraltro molto
ben confezionate, a Sygmoon degli Antestor fischieranno le
orecchie. La titletrack Dia de trevas, rallenta di nuovo,
introduce elementi folk, decisamente "ispirati" (per non dire altro…) ai
Vaakevandring. Sentença de morte ha tempi molto
diversificati, le atmosfere ricordano il capolavoro "The Retun Of The
Black Death", ma senza convincere.
Partono dunque non benissimo
i nostri, soprattutto per la mediocre composizione, ma sono giovani e
sanno suonare...
Daniele E.
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