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AMOS
Gothic Soul
 
AMOS
Lost Essence
 
INTERVISTA
27/5/2009
 
 

 

AMOS
A Matter Of Time
melodic heavy
2005 - Bombworks Records
(Brasile)
www.myspace.com/theamosband

 

"A Matter Of Time", album edito dalla Bombworks Records, è il secondo lavoro del gruppo che fa seguito a "Gothic Soul" e che si rivela piuttosto valido nonostante alcuni limiti che in futuro dovranno essere decisamente superati. Tutti classificano il genere del gruppo come gothic, personalmente però non me la sento di utilizzare questa definizione nonostante le melodie siano imbevute di aromi malinconici: per me sono gothic i Virgin Black, i Saviour Machine o i Kohllapse, ma è anche vero però che questo è un genere che difficilmente rientra in canoni precisi e sopratutto dipende dalla propria percezione. Così definirei il sound di questo combo brasiliano (Rodrigo Shimabukuro alla voce e al basso e Evandro Vaz alla chitarra) un melodic heavy dai tempi a volte piuttosto sostenuti, misto a velature power e prog ed impregnato di atmosfere decadenti. Ma lasciamo da parte le inutili dissertazioni circa su quale tipo di binario dobbiamo incanalare il gruppo e concentriamoci su questa musica che penetra e lascia, seppur a tratti, il segno.

Nelle nove tracce che compongono l’album si spazia su melodie in cui è facile lasciarsi andare, guidati da ritmiche a volte suadenti a volte serrate, da tastiere a tratti sinfoniche, dal buono guitar riffing e da atmosfere a tratti decadenti. Musicalmente gli Amos sono molto validi, peccato però per la voce, tallone d’achille di questo disco: ottima sulle tonalità più basse in cui dà un efficace tocco malinconico, molto meno convincente in quelle più alte utilizzate nei brani più veloci ed heavy come Pentecost e Shadow of thy cross che nonostante la suddetta pecca riescono a risplendere di luce propria. Dopo il passaggio non troppo incisivo di Ark of the covenant, altro brano prettamente heavy aperto da dei decisi riff seguiti alla fine da un’inaspettata esplosione prog, si entra nella parte più interessante del disco: The gathering attacca con dolci e malinconiche note di piano per poi rivelarsi in tutta la sua epicità grazie ad un efficace melodia condita da inserti sinfonici, inserti che ritroviamo primeggiare in Alone in cui si tocca il momento più emozionante dell’album: brano intimista il cui grido soffocato e bisognoso di fede (I need Your love, / I need Your grace, / I miss Your voice, / speak with me every day) non farà fatica a stamparsi nel cuore. Time to die corre veloce su ritmati passaggi tastieristici mentre la poderosa For me, aperta da fraseggi di acustica, ha un animo introspettivo e solenne allo stesso tempo: "I’d give my life for You, my Saviour, / I’d give my life for You, please forgive my sins / (…) bring me to Your life, bring to Your life". A chiudere un altro brano veloce, l’energica Depression, che ci lascia però con lenti e tristi note sul verso "because ashes are blown away".

Quello che ne esce dall’ascolto del Cd è un giudizio più che positivo che riesce ad andare oltre la prova vocale del bassista, convincente solo a fasi alterne. Speriamo che questa imperfezione sia limata già dal prossimo album, per il resto possiamo stare tranquilli.

Ilaria Ricci

VOTO

78

 

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