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AMOS
A Matter Of Time
 
AMOS
Lost Essence
 
INTERVISTA
27/5/2009
 
 

 

AMOS
Gothic Soul
gothic
1999 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/theamosband

 

Eccomi a parlarvi di questo "Gothic Soul" debut album della band brasiliana Amos. Un disco che segna l’avvento della band sudamericana nella scena underground internazionale. L’album mette bene in chiaro quale sia il sound proposto dal terzetto di Campo Grande, ossia, un’ottima commistione di heavy metal classico e di tenebroso gothic metal. Un mix sapiente, ben sviluppato e decisamente maturo per un debut album autoprodotto.

In tutti i brani di questa produzione si possono scorgere i caratteri tipici del gothic più ricercato, ossia, una linea vocale maschile (affidata al singer Rodrigo Shimabukuro) profonda e melanconica, melodie strutturate su giri semitonali, tetri e lapidari riff di basso (Promise) ed un’accordatura delle pelli (affidate a Ricardo Thibal) orientata verso sonorità decisamente profonde ed oscure. La differenza sostanziale che intercorre fra il sound degli Amos e quello della maggior parte delle gothic metal band, è la grande influenza heavy, che pervade in modo inscindibile tutti i brani di questo "Gothic Soul". Accanto alla classica chitarra ritmica, infatti, si affiancano costantemente i veloci ed ispirati riff del chitarrista Evandro Vaz che non lascia mai sola la voce di Rodrigo Shimabukuro nemmeno durante le strofe (Flower of blood). Per quanto riguarda i testi, la band chiarisce la propria posizione religiosa già dal titolo di alcuni brani, come Promise e The Son of God e proprio con Promise porta avanti in modo inequivocabile il messaggio del Cristo morto e risorto per salvare l’umanità, ricordando a tutti gli ascoltatori di non chiudere gli occhi perché il Paradiso è una realtà: "Heaven is a reality / don't close your eyes".

Nel complesso un disco che convince e che unisce sapientemente delle lunghe "cavalcate" chitarristiche (Evil’s root) tipiche dell’heavy metal più classico, con tematiche e sonorità inequivocabilmente goticheggianti. Una produzione che ha saputo, analogamente a quanto fecero i  Candlemass con il doom, unire due generi distanti e di difficile amalgamazione. Un album adatto a tutti gli amanti del metal a 360°, con particolare riferimento a chi è aperto a nuove commistioni e contaminazioni musicali.

Luca Sileni

VOTO

80

 

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