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Questa è la prima opera che ascolto degli Amos,
e devo ammettere di aver pensato inizialmente: com'è possibile che siano
brasiliani? Danno piuttosto l'impressione di essere nordeuropei! Ad un
ascolto successivo ho però capito la differenza: qui manca il chiarore
della tenue luce del crepuscolo che riverbera nel gelo... Si sente
invece molto in lontananza il calore del sole come quello di un fuoco
che cova sotto la cenere.
Tutto parte con Lost essence, la canzone più riuscita fra
le tre, grazie alla varietà di momenti, alla perfetta armonia fra voce e
musica, e al dosaggio perfetto dei tocchi di pianoforte delicati ma
decisi. Solleva l'ascoltatore non con violenza ma con persuasione e
resta ben impressa. Invece Strange loves inizia con un
tiro di chitarra più deciso e poi si smorza in un tappeto di suoni bassi
congeniali per la tonalità di Rodrigo Shimabukuro, ma che fanno venire
il dubbio di aver impostato male l'equalizzatore perchè resta confinata
in un ristretto intervallo di frequenze uditive. L'introduzione di una
voce femminile (che non contrasta ma sottolinea quella principale di
Rodrigo) passa assolutamente in secondo piano. In Waiting for the
night continua la discesa... Dopo un inizio quasi hard rock la
voce si precipita a raggiungere abissi di sussurri che definirei "love
metal", ma a contrastare con questi c'è la presenza di parti che
avrebbero avuto bisogno di sembrare meno magniloquenti e più grintose.
É difficile dare un giudizio finale: soprattutto la parte vocale non si
trova sempre all'altezza e sembra che limiti le possibilità espressive,
ma allo stesso tempo non passa inosservata... Gli strumenti sono fusi in
un amalgama indistinto da cui emerge ogni tanto in maniera piacevole la
chitarra. Le canzoni sembrano mostrare una loro personalità ma certo
avrebbero tratto beneficio da una maggior voglia di rischiare invece che
di adagiarsi su un aurea via di mezzo.
Sofia Agostini
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