|
Che il Regno Unito sia la
nuova Terra Promessa del metal estremo cristiano? Le uscite si
moltiplicano e dopo i Wintersoul con l’ottimo "Frozen Storm
Apocalypse" tocca a questi Ancient Plague. In realtą entrano
in scena sulla lunga distanza con un lavoro molto discontinuo e
supportati da una registrazione tutt’altro che perfetta. Dimmu Borgir,
Exegesis e, a sentire la stessa band, i nostrani Dusk e
Absum fra le influenze. Quindi black che oscilla fra melodico e
depressivo, con forti connotazioni ambientali. I testi si rifanno ad una
cristianitą antica, appunto, e medievaleggiante.
Si attacca con Chant
of the plague I - Summon the celestial Gods, intro folk
debitamente tenebrosa, poi la non bella Lord, help me set this
fire, ben confezionata ma eccessivamente lagnosa e per niente
incisiva. The spirits of Kyöpelinvuori segue sulla
falsariga della precedente; altra song sottotono č The elysian
ąraich, pur con influenze anathemiane. Il disco inizia a farsi
interessante con Chant of the plague II - Svartįlfaheimr,
bell’interludio da colonna sonora. Con la successiva 1348
comincia a funzionare la formula tentata in precedenza e Gospel in
the dark č finalmente una bellissima canzone, come nelle
potenzialitą della band. Suggestiva ballad per piano e voce muliebre č
Of nothingness and the void, che pur evidenzia i limiti
della registrazione. Chant of the plague III - The rainbow serpent
č ambient dal sapore tribale. Un recitato su tappeto tastieristico,
Ragnarök, chiude l’opera.
Una manciata di belle canzoni non fa andare il disco oltre un’ampia
sufficienza, ma l’impressione č che i margini di crescita possano essere
molto ampi. Da seguire nel tempo, certamente.
Daniele E.
|