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ANGEL 7
The 7th Angel
 
 

 

ANGEL 7
Black And White
extreme
2004 - Self / 2006 - Bombworks Records
(Ucraina)
www.7angel.spb.ru

 

Secondo full-length di produzione indipendente, e poi riedito dalla Bombworks, per gli Angel 7, duo vikingo from Ucraina formato dal tuttofare Slava Malinin (vocals, keyboards, bass, drums, programming) e Nikolay Kiriljuk (guitars). "Black And White" è un album interessante che ben mantiene le promesse fatte con il debut "The 7th Angel". I ripetuti accostamenti di sonorità death, thrash, power ed elettroniche, con l’aggiunta di uno screaming feroce, vanno a formare un sound molto personale che però non si perde in tecnicismi e rimane di facile ascolto.

Subito dopo un’apertura strumentale dai modi piuttosto malinconici ecco Nikolay Kiriljuk a chitarre spianate a dare l’inizio a New heavens above the new land, presto seguito dalle velocissime tastiere del tuttofare Slava Malinin e dal suo screaming violentissimo. Subito arriva uno dei pezzi forti dell’album: The price of war. Con sintetizzatore a palla inizia un’epica cavalcata sul campo di battaglia fra i violenti ruggiti di Malinin e le ottime chitarre di Nikolay, ai quali si alternano cori di guerra di interesse più modesto e le sempre ottime tastiere. Inizio più techno per Force of belief and love per poi lasciar spazio ad un bel duetto di chitarra e tastiera che poi andrà ad alternarsi alle sparate sempre violente del singer. Si prosegue con i flauti di Everything, that is necessary for us, is only love, che fanno da introduzione ad un buon pezzo epico e melodico in cui la voce di Malinin è spesso accompagnata da cori. Con TV antichrist si ripropone il duello tra chitarra e tastiera, uno scontro all’ultimo riff e senza esclusione di tasti che caratterizza un altro ottimo pezzo dai ritmi serrati in cui possiamo apprezzare anche la buona melodia di synth e le liriche sempre arrabbiatissime che ormai rappresentano il marchio di fabbrica degli Angel 7. Corde dal sapore mediorientale ci richiamano dalle lande del nord per portarci a combattere un’altra violenta battaglia alle porte di Jerusalem: grida di guerra si alternano a stacchi melodici e cori epici sempre accompagnati da synth e tasti. I ritmi più cadenzati in The eternity calls sembrerebbero meno interessanti se non fosse per un paio di screaming brutali sparati dall’ incazzatissimo Malinin. Subito dopo lo stacchetto elettronico di Spirit of freedom si riprende da dove si era rimasti con le atmosfere melodiche e barbare di Until I have not died, dai ritmi molto sostenuti e dalle ottime chitarre.

Il fruscio del mare ed i dolci arpeggi di From darkness in light sembrano per un attimo portarci fuori dai campi di battaglia ma la dolce atmosfera svanisce presto per lasciare il posto ad accordi malinconici e frenetici che ricordano un po' le strimpellate di Joey De Maio e company (Manowar), ma in fine appare di nuovo il sereno che ci conduce all’ultima traccia del disco, senza dubbio il pezzo migliore: Babylon will fall. Gli Angel 7 qui fanno sfoggio di tutto il loro repertorio mescolando melodia, violenza, cori trionfali, chitarre affilate e quel pizzico di elettronica a dare solennità a questa fantastica ultima cavalcata fra gli splendidi paesaggi del nord. Angel 7 o Seventh Angel o 7th Angel, chiamateli pure come vi pare ma se siete amanti del metallo epico e vikingo dategli un ascolto che non ve ne pentirete.

Andrea Mennichelli

VOTO

82

 

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