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Secondo
full-length di produzione indipendente, e poi riedito dalla Bombworks,
per gli Angel 7, duo vikingo from Ucraina formato dal tuttofare
Slava Malinin (vocals, keyboards, bass, drums, programming) e Nikolay
Kiriljuk (guitars). "Black And White" è un album interessante che
ben mantiene le promesse fatte con il debut "The 7th Angel". I
ripetuti accostamenti di sonorità death, thrash, power ed elettroniche,
con l’aggiunta di uno screaming feroce,
vanno a formare un sound molto personale che però non si perde in
tecnicismi e rimane di facile ascolto.
Subito dopo
un’apertura strumentale dai modi piuttosto malinconici ecco Nikolay
Kiriljuk a chitarre spianate a dare l’inizio a New heavens above
the new land, presto seguito dalle velocissime tastiere del
tuttofare Slava Malinin e dal suo screaming violentissimo. Subito arriva
uno dei pezzi forti dell’album: The price of war. Con
sintetizzatore a palla inizia un’epica cavalcata sul campo di battaglia
fra i violenti ruggiti di Malinin e le ottime chitarre di Nikolay, ai
quali si alternano cori di guerra di interesse più modesto e le sempre
ottime tastiere. Inizio più techno per Force of belief and love
per poi lasciar spazio ad un bel duetto di chitarra e tastiera che poi
andrà ad alternarsi alle sparate sempre violente del singer. Si prosegue con i
flauti di Everything, that is necessary for us, is only love,
che fanno da introduzione ad un buon pezzo epico e melodico in cui la
voce di Malinin è spesso accompagnata da cori. Con TV antichrist
si ripropone il duello tra chitarra e tastiera, uno scontro
all’ultimo riff e senza esclusione di tasti che caratterizza un altro
ottimo pezzo dai ritmi serrati in cui possiamo apprezzare anche la buona
melodia di synth e le liriche sempre arrabbiatissime che ormai
rappresentano il marchio di fabbrica degli Angel 7. Corde dal
sapore mediorientale ci richiamano dalle lande del nord per portarci a
combattere un’altra violenta battaglia alle porte di Jerusalem:
grida di guerra si alternano a stacchi melodici e cori epici sempre
accompagnati da synth e tasti. I ritmi più cadenzati in The
eternity calls sembrerebbero meno interessanti se non fosse per
un paio di screaming brutali sparati dall’ incazzatissimo Malinin.
Subito dopo lo stacchetto elettronico di Spirit of freedom
si riprende da dove si era rimasti con le atmosfere melodiche e barbare
di Until I have not died, dai ritmi molto sostenuti e
dalle ottime chitarre.
Il fruscio del mare ed i dolci arpeggi di
From darkness in light sembrano per un attimo portarci fuori dai
campi di battaglia ma la dolce atmosfera svanisce presto per lasciare il
posto ad accordi malinconici e frenetici che ricordano un po' le
strimpellate di Joey De Maio
e company (Manowar),
ma in fine appare di nuovo il sereno che ci conduce all’ultima traccia
del disco, senza dubbio il pezzo migliore: Babylon will fall.
Gli Angel 7 qui fanno sfoggio di tutto il loro repertorio
mescolando melodia, violenza, cori trionfali, chitarre affilate e quel
pizzico di elettronica a dare solennità a questa fantastica ultima
cavalcata fra gli splendidi paesaggi del nord.
Angel 7
o Seventh Angel o 7th Angel, chiamateli pure come vi pare
ma se siete amanti del metallo epico e vikingo dategli un ascolto che
non ve ne pentirete.
Andrea Mennichelli |