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Terzo gradino esistenziale per la creatura dell'axeman
Dennis Cameron, e terzo differente singer. Drew Baca subentra infatti a
Jerome Mazza, che a sua volta era stato depositario della pesante
eredità di Rob Rock nel bellissimo omonimo debut. Sono assai lontani i
tempi di quell' "Angelica": qui il sound, dal roccioso heavy che
fu, si adagia su comode lande di happy music, creando sonorità tipiche
dell'AOR, dove le melodie sono facili e quasi mielose, ma dove altresì
permangono ottimi spunti chitarristici del sempre ottimo Cameron.
L'opener è già una signora traccia: The fire
inside trova un inatteso protagonista nel basso di Robert Pallen,
le armonie strutturali sono assai catchy, il chorus decisamente happy ed
il refrain trionfa enfatico; bello l'articolato bridge che conduce al
lungo lodevole assolo del mastermind del progetto Angelica. In
Someone to believe in troviamo mood ancor più gioiosi che
arrivano ad esagerano nella zuccherosa polifonia centrale. Con
Cover me ci si addentra addirittura in sentieri blues: sprazzi
intensi e basso pulsante, il blues si fa senza compromessi nel guitar
solo. L'apertura heavy di Home sweet heaven lascia ben
sperare, ed in effetti è la song più graffiante del platter, nonostante
le melodia imperi sempre incontrastata. A little love si
caratterizza per la presenza di un'invasiva tastiera, mentre la seguente
Sail away nonostante non si dissoci dai clichè del
songwriting generale risulta una traccia poco riuscita. Altro attacco heavy lo troviamo in Keep
pushing on la quale però, ben presto, si volge di nuovo alle
delicatezze AOR con anche fasi soffuse e rilassate, ma con protagonisti
sempre gli avvinghianti refrain ed il lead guitar work, in particolare
con un solo piuttosto enfatico. Curiose sono le percussioni di Bobby
Lawrence in Bumble boob groove, preannunciano di certo
qualcosa di particolare, che sarà infatti la versione elettrica e
distorta del "volo del calabrone" di Rimsky Korsakov; sound intenso, il
finale è addirittura caotico: bella traccia! Rhyme & reason
è lenta in avvio ed intensa nel finale, Without words
particolarmente ilare, come del resto la finale Oh Canada,
però infuocata da una lead guitar aizzata da tal dedica alla terra natìa.
Il combo canadese sforna con "Rock, Stock & Barrel"
un disco francamente inatteso per chi conosceva il monicker nella versione robrockiana, ma per gli amanti dell'AOR e della felice dolcezza in note
può essere un disco da prendere quantomeno in considerazione.
Vaake
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