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INTERVISTA
12/6/2013
 
 

 

ANTESTOR
Det Tapte Liv   (Ep)
unblack
2004 - EndTime Productions
(Norvegia)
www.myspace.com/antestorband - www.antestor.no

 

Gli Antestor si riaffacciano sulla scena musicale dopo ben sei anni di silenzio e qualche cambio di line-up. E lo fanno davvero in grande stile con questo Ep di cinque brani. I 18 minuti che vanno a formare "Der Tapte Liv" (ossia "The Lost Life") hanno un'intensità ai limiti dell'inimmaginabile, una maestosa solennità da cui traspare però quella tristezza che fa degli Antestor i padri del cosiddetto "sorrow unblack metal". L'Ep rappresenta solo un gustosissimo assaggio per quello che è da considerarsi a tutti gli effetti e senza alcun tentennamento il migliore album unblack di sempre, "The Forsaken".

Ma godiamoci al meglio le atmosfere che gli Antestor sanno evocare e lasciamoci trasportare dai sensazionali passaggi di questo Ep che alterna due brani veloci e furiosi a due inni lenti e solenni, più un brano solamente strumentale. In sintesi un ottimo mix di tipico e ruvido black metal e momenti atmosferici che ci proiettano nelle fredde e innevate foreste norvegesi. Si parte con Rites of death che sarà presente anche nel full-length. Ad un possente e tirato black si succedono attimi di calma, ma è solo apparente: ad arpeggi di chitarra ed evocativi rintocchi di gong fanno seguito un alternarsi di voce clean e scream e un bel solo; il tutto prepara il terreno per il tiratissimo finale da ascoltare a tutto volume. Grief rappresenta una vera sorpresa: il lamento per coloro che muoiono senza conoscere Cristo è eseguito magnificamente dal parlato di Vrede accompagnato da semplici ma superbe note pianistiche. Un crescendo di emozioni, da ascoltare e riascoltare. Il testo poi fa la sua parte: "Sometimes I cry in grief, not for the dead that once surrounded me or for the sadness that comes to me when I am lonely / But I cry for those who have chosen a life without Christ / There are twelve months three hundred and sixty-five days a year / But it takes just one second to answer Him / And receive eternal peace". Ancora virtuosismi pianistici in primo piano nella seconda traccia lenta del lotto, completamente strumentale, Last season. Imponente nel suo splendore. Arriviamo così a Med hevede sverd (With raised sword), cantata in norvegese (quale migliore lingua per dare voce al black?) in cui gli Antestor tornano alle sfuriate alternate a momenti più riflessivi di piano e assoli, che lasciano poi subito il posto a chitarre distorte e all'eccellente lavoro dietro le pelli di Jan Axel von Blomberg (Hellhammer). A conclusione del pezzo un dolce solo di piano dell'ottimo Morten Sigmund Magerøy. Ultimo brano è Det tapte liv che dà il nome all'Ep, ed è un altro lento, un inno cantato in norvegese che vede ancora il parlato di Vrede accompagnato da note ed effetti tastieristici, da cui emerge il profondo sentimento di tristezza così caratteristico del gruppo.

La produzione è ottima, la tecnica del gruppo, ormai la conosciamo, è ineccepibile; bello il booklet con il front che rappresenta la prima parte della copertina di "The Forsaken". Il loro ritorno sulle scene non poteva essere migliore. Preludio di un capolavoro.

Ilaria Ricci

VOTO

87

 

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