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Gli Antestor si riaffacciano sulla scena musicale
dopo ben sei anni di silenzio e qualche cambio di line-up. E lo
fanno davvero in grande stile con questo Ep di cinque brani. I 18
minuti che vanno a formare "Der Tapte Liv" (ossia "The Lost
Life") hanno un'intensità ai limiti dell'inimmaginabile, una
maestosa solennità da cui traspare però quella tristezza che fa
degli Antestor i padri del cosiddetto "sorrow unblack metal".
L'Ep rappresenta solo un gustosissimo assaggio per quello che è da
considerarsi a tutti gli effetti e senza alcun tentennamento il
migliore album unblack di sempre, "The Forsaken".
Ma godiamoci al meglio le atmosfere che gli Antestor
sanno evocare e lasciamoci trasportare dai sensazionali passaggi di
questo Ep che alterna due brani veloci e furiosi a due inni lenti e
solenni, più un brano solamente strumentale. In sintesi un ottimo
mix di tipico e ruvido black metal e momenti atmosferici che ci
proiettano nelle fredde e innevate foreste norvegesi. Si parte con
Rites of death che sarà presente anche nel full-length.
Ad un possente e tirato black si succedono attimi di calma, ma è
solo apparente: ad arpeggi di chitarra ed evocativi rintocchi di
gong fanno seguito un alternarsi di voce clean e scream e un bel
solo; il tutto prepara il terreno per il tiratissimo finale da
ascoltare a tutto volume. Grief rappresenta una vera
sorpresa: il lamento per coloro che muoiono senza conoscere Cristo è
eseguito magnificamente dal parlato di Vrede accompagnato da
semplici ma superbe note pianistiche. Un crescendo di emozioni,
da
ascoltare e riascoltare.
Il testo poi fa la sua parte: "Sometimes I cry in grief, not for the
dead that once surrounded me or for the sadness that comes to
me when I am lonely / But I cry for those who have chosen a life
without Christ / There are twelve months three hundred and
sixty-five days a year / But it takes just one second to answer Him
/ And receive eternal peace".
Ancora virtuosismi pianistici in primo piano nella seconda
traccia lenta del lotto, completamente strumentale, Last
season. Imponente nel suo splendore. Arriviamo così a
Med hevede sverd (With raised sword), cantata
in norvegese (quale migliore lingua per dare voce al black?) in cui
gli Antestor tornano alle sfuriate alternate a momenti
più riflessivi di piano e assoli, che lasciano poi subito il posto a
chitarre distorte e all'eccellente lavoro dietro le pelli di Jan
Axel von Blomberg (Hellhammer). A conclusione del pezzo un dolce
solo di piano dell'ottimo Morten Sigmund Magerøy. Ultimo brano è
Det tapte liv che dà il nome all'Ep, ed è un altro lento,
un inno cantato in norvegese che vede ancora il parlato di Vrede
accompagnato da note ed effetti tastieristici, da cui emerge il
profondo sentimento di tristezza così caratteristico del gruppo.
La produzione è ottima, la tecnica del gruppo, ormai la
conosciamo, è ineccepibile; bello il booklet con il front che
rappresenta la prima parte della copertina di "The Forsaken".
Il loro ritorno sulle scene non poteva essere migliore. Preludio di
un capolavoro.
Ilaria Ricci |