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INTERVISTA
12/6/2013
 
 

 

ANTESTOR
Martyrium
unblack
1995 - Self / 2000 - EndTime Productions
(Norvegia)
www.myspace.com/antestorband - www.antestor.no

 

Storia complessa quella del primo full-length di Pilgrim, Gard, Vemod, Armoth e Martyr, ovvero i cinque norvegesi, a loro modo crociati della Fede, che osarono sfacciatamente sfidare quell'aperto vaso di Pandora che fu l'Inner Circle norvegese, ricevendo peraltro non risibili minacce di morte dai suoi membri e fan satanisti, come loro stessi han ribadito di recente. L’album fu registrato e mixato tra fine ’94 e inizio ’95 ma ne furono fatte circolare solo pochissime copie autoprodotte. Quattro anni dopo la band uscì col tutt'ora venerato capolavoro "The Return Of The Black Death" per la Cacophonous Records e ciò attirò ovviamente le attenzioni della nascente label cristiana svedese EndTime Productions, la quale volle reimmettere sul mercato questo "Martyrium": nel far ciò adornò il Cd di una veste grafica molto accattivante, che può vantare i servigi del celebre disegnatore Necrolord nel lavoro di front cover.

Veniamo all’album. I primi due brani, Spiritual disease e Materialistic lie sono strutturati entrambi con un amalgamato alternarsi di partiture black melodiche in scream ad altre death in growl, le quali sovente si rarefanno  fino a scemare nel doom, flemmatico e grave, quasi claustrofobico. La terza Depressed è già un piccolo gioiellino: esordio di intro tastieroso volto alle melodie dark, succeduto da un clean in cui irrompe improvvisamente un urlo straziato accompagnato ed angosciato dall'immancabile ritmica black melodica; bellissima canzone, capace di creare fascinose armonie con le nostre corde emozionali, peccato sia seguita però dalla grezza Searching non degna a succederle, nonostante un bel solo centrale. Inmost fear e Under the sun si caratterizzano per essere prevalentemente doom/death oriented, con insistiti inserti rilassato-atmosferici nella prima, e azzeccata alternanza di growl, scream e clean vocals nella seconda. Si arriva così all’ottima Thoughts: le tastiere qui creano atmosfere gementi e la sua anima sarà di puro sorrow black, in cui fa tra l'altro la sua prima comparsa una female vocal; il sorrow black troverà tuttavia il suo afelio espressivo nella title-track Martyrium la quale, prevalentemente strumentale, riesce a turbare generando stati d'animo da via crucis, un dolore vieppiù ascendente che esploderà in urla, pianti, lacrime e preghiere nel finale di questa incredibile perla grigia. Non avrebbe senso ora una canzone "normale", e infatti l’ultima Mercy Lord rimane nebbiosa, depressa e ferita, ma non certo disperata dato che in growl viene parafrasato e sviluppato un Salmo penitenziale aperto alla luce del perdono: "Against Thee I have sinned / And done what displeases Thee / Thou hast hidden the truth in darkness / Through this mystery Thou teach me / Create in me a pure heart o God / Give me a new and steadfast spirit / Do not drive me from Thy presence / Or take Thy Holy Spirit from me". Un temporale e un'ammaliante voce femminile vanno a rendere questa traccia doom-oriented davvero struggente.

Non il miglior Antestor questo "Martyrium", finale spettacolare ma alcuni episodi rimangono troppo spigolosi; tutto ciò che lo seguì è migliore a mio avviso, ma lo stesso un gran bel lavoro e probabilmente il disco meglio fideisticamente espresso: le lyrics infatti mai cessano di esprimere un'adorazione maestosa, zelante e sofferta ("God creates God destroys / Jesus dies so you could live / Drink the blood of Christ / The Son of Man was sacrificed" può esserne uno spot da prefatio). La produzione è buona, volutamente sporca, e nel complesso release davvero imperdibile per tutti coloro che si reputano true fans di questa leggendaria e amatissima band scandinava, ma anche per tutti i christian metalheads che vogliano passare un venerdì santo con un album che nella riflessione dell'Evento faccia intensificare copiosamente strazio interiore e preghiere di lode e perdono.

Vaake

VOTO

89

 

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