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Storia
complessa quella del primo full-length di Pilgrim, Gard, Vemod,
Armoth e Martyr, ovvero i cinque norvegesi, a loro modo crociati
della Fede, che osarono sfacciatamente sfidare quell'aperto vaso di
Pandora che fu l'Inner Circle norvegese,
ricevendo peraltro non risibili minacce di morte dai suoi membri e fan satanisti, come loro stessi han
ribadito
di recente. L’album fu registrato e mixato tra fine ’94 e inizio ’95
ma ne furono fatte circolare solo pochissime copie autoprodotte.
Quattro anni dopo la band uscì col tutt'ora venerato capolavoro
"The Return Of The Black Death"
per la Cacophonous Records e ciò attirò ovviamente le attenzioni
della nascente label cristiana svedese EndTime Productions, la quale
volle reimmettere sul mercato questo "Martyrium": nel far ciò
adornò il Cd di una veste grafica molto accattivante, che può
vantare i servigi del celebre disegnatore Necrolord nel
lavoro di front cover.
Veniamo
all’album. I primi due brani, Spiritual disease
e Materialistic lie sono strutturati
entrambi con un amalgamato alternarsi di partiture black melodiche
in scream ad
altre death in growl, le quali sovente si rarefanno fino a
scemare nel doom,
flemmatico e grave, quasi claustrofobico. La terza Depressed
è già un piccolo gioiellino: esordio di intro tastieroso volto alle melodie dark, succeduto da
un clean in cui irrompe improvvisamente un urlo straziato accompagnato
ed angosciato dall'immancabile ritmica black
melodica; bellissima canzone, capace di creare fascinose armonie con
le nostre
corde emozionali, peccato sia seguita però dalla grezza Searching
non degna a succederle, nonostante un bel solo centrale. Inmost fear e
Under the sun si caratterizzano
per essere prevalentemente doom/death oriented, con insistiti
inserti
rilassato-atmosferici nella prima, e azzeccata alternanza di growl,
scream e clean vocals nella seconda. Si arriva così all’ottima
Thoughts: le tastiere qui creano atmosfere gementi e la sua
anima sarà di puro sorrow black, in cui fa tra l'altro la sua prima
comparsa una female vocal; il sorrow black troverà tuttavia il suo
afelio espressivo nella title-track
Martyrium la quale, prevalentemente strumentale, riesce a
turbare generando stati d'animo da via crucis, un dolore vieppiù
ascendente che esploderà in urla, pianti, lacrime e preghiere nel
finale di questa incredibile perla grigia. Non avrebbe senso ora una canzone
"normale", e infatti l’ultima
Mercy Lord rimane nebbiosa, depressa e ferita,
ma non certo disperata dato che in growl viene parafrasato e sviluppato un
Salmo penitenziale aperto alla luce del perdono: "Against Thee I
have sinned / And done what displeases Thee / Thou hast hidden the
truth in darkness / Through this mystery Thou teach me / Create in
me a pure heart o God / Give me a new and steadfast spirit / Do not
drive me from Thy presence / Or take Thy Holy Spirit from me". Un
temporale e un'ammaliante voce femminile vanno a rendere questa
traccia doom-oriented davvero struggente.
Non
il miglior Antestor questo "Martyrium", finale
spettacolare ma alcuni episodi rimangono troppo spigolosi; tutto ciò che lo seguì è migliore a mio avviso, ma
lo stesso un gran bel lavoro e probabilmente il disco meglio fideisticamente
espresso: le lyrics infatti mai cessano di esprimere un'adorazione maestosa,
zelante e sofferta ("God creates God destroys / Jesus
dies so you could live / Drink the blood of Christ / The Son of Man
was sacrificed" può esserne uno spot da prefatio). La produzione
è buona, volutamente sporca, e nel complesso release davvero imperdibile per tutti coloro che si reputano
true fans di questa leggendaria e amatissima band scandinava, ma
anche per tutti i christian metalheads che vogliano passare un
venerdì santo con un album che nella riflessione dell'Evento faccia
intensificare copiosamente strazio interiore e preghiere di lode e
perdono.
Vaake
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