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ANTIDEMON
Anillo De Fuego
death
2003 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/antidemonband

 

Gli Antidemon, trio brasiliano votato ad un death underground infarcito di radi angosciati rilassamenti doom ed aggressivi appesantimenti grind e già autore nel 1999 del full-length "Demonicidio", nacquero a metà anni novanta in seguito alla folgorazione che colse il suo indiscusso leader Batista, ex ateo uomo d'affari convertitosi - o meglio, a suo dire quasi sbalzato da cavallo come Paolo sulla via di Damasco - alla fede cristiana ed al contempo al metal, stile musicale fino ad allora a lui completamente estraneo: Batista sentì che la sua missione di lì in poi sarebbe stata legata ad un intreccio di questi due aspetti e creò così, lui al microfono ed al basso, la sua band cristiana estrema con la moglie Elke alla batteria ed il fido Kleber al guitar work. Non bastandogli ciò il carismatico personaggio avvertendo il bisogno che i giovani presenti ai suoi concerti avevano per un cristianesimo "diverso" fondò una comunità religiosa di metallari cristiani denominata Zadoque, impegnata nel sociale e piuttosto diffusa in Brasile (ma anche Perù) se pensiamo che può vantare ad ora una quindicina di "chiese" e circa un migliaio di adepti.

"Anillo De Fuego" è l'erede del debut: autoprodotto, è composto di otto tracce ma di durata complessiva estremamente ridotta dato che l'intero platter non raggiunge i, pensate, 24 minuti. Lyrics in spagnolo (e non in portoghese come il predecessore), infuocate di antisatanismo e di passione per Dio (ma anche di un evidente anticlericalismo), buon artwork ma produzione sonora piuttosto rivedibile, anche nelle distorsioni al growl del citatissimo mastermind, cosa quest'ultima che fa limitare non poco l'apprezzamento per un lavoro grezzo e violento, come il genere richiede, ma con interessanti idee ed affatto male quanto ad esecuzione tecnica. L'intro Anillo de fuego già colpisce al bersaglio grosso: synth oscuro e sognanti melodie tastieristiche affiancate da un recitante straziato growl. Grande opener, seguita da Insanos condenados dove fa il suo ingresso la strumentazione protagonista, death a tratti più elaborato e ad altri più celere, che alterna con buoni risultati un growl con effetti a quello gutturale e ridondante. Break sparati, rallentamenti massicci e interessanti intrecciate scritture rendono una bella song la terza Velas negras. Robusta ma anche esplosiva (dove a più riprese il riffing lambisce il nu) è Escoria, anche arricchita di cavalcate thrash-oriented.

Alla cupa e ruvida Perros del infierno fa seguito Bichos asesinos: all'attacco growl ruggenti si disperdono nell'etere su foschi arpeggi, ma a farsi notare è principalmente un passaggio doom. Il momento più curioso della track-list è sicuramente nella subentrante Viaje; il consueto death in apertura e chiusura avvolge una composizione meramente heavy, ritmata e guidata da una linea melodica con voce rauca, può sciorinare un gran assolo. La conclusiva Apodrelupe è lentamente e pesantemente doom con una chitarra melodica che si annoda con un growlato semirecitante: al secondo giro di lancetta torna il massacro tritatutto che va chiudere. Tirando le somme non un death indimenticabile e neanche un'eccessiva professionalità per quanto concerne la produzione, ma la preferita colonna sonora degli zadoqueiani si lascia ascoltare non poco volentieri.

Vaake

VOTO

75

 

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