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Gli Antidemon, trio brasiliano votato ad un death underground
infarcito di radi angosciati rilassamenti doom ed aggressivi
appesantimenti grind e già autore nel 1999 del full-length "Demonicidio",
nacquero a metà anni novanta in seguito alla folgorazione che colse
il suo indiscusso leader Batista, ex ateo uomo d'affari convertitosi
- o meglio, a suo dire quasi sbalzato da cavallo come Paolo sulla
via di Damasco - alla fede cristiana ed al contempo al metal, stile
musicale fino ad allora a lui completamente estraneo: Batista sentì
che la sua missione di lì in poi sarebbe stata legata ad un
intreccio di questi due aspetti e creò così, lui al microfono ed al
basso, la sua band cristiana estrema con la moglie Elke alla
batteria ed il fido Kleber al guitar work. Non bastandogli ciò il
carismatico personaggio avvertendo il bisogno che i giovani presenti
ai suoi concerti avevano per un cristianesimo "diverso" fondò una
comunità religiosa di metallari cristiani denominata Zadoque,
impegnata nel sociale e piuttosto diffusa in Brasile (ma anche Perù)
se pensiamo che può vantare ad ora una quindicina di "chiese" e
circa un migliaio di adepti.
"Anillo De Fuego" è l'erede del debut: autoprodotto, è
composto di otto tracce ma di durata complessiva estremamente
ridotta dato che l'intero platter non raggiunge i, pensate, 24
minuti. Lyrics in spagnolo (e non in portoghese come il
predecessore), infuocate di antisatanismo e di passione
per Dio (ma anche di un evidente anticlericalismo), buon artwork ma
produzione sonora piuttosto rivedibile, anche nelle distorsioni al
growl del citatissimo mastermind, cosa quest'ultima che fa
limitare non poco l'apprezzamento per un lavoro grezzo e violento, come il
genere richiede, ma con interessanti idee ed affatto male quanto ad
esecuzione tecnica. L'intro Anillo de fuego già
colpisce al bersaglio grosso: synth oscuro e sognanti melodie tastieristiche affiancate da un
recitante straziato growl. Grande opener,
seguita da Insanos condenados dove fa il suo ingresso
la strumentazione protagonista, death a tratti più elaborato e ad
altri più celere, che alterna con buoni risultati un growl con
effetti a quello gutturale e ridondante. Break sparati,
rallentamenti massicci e interessanti intrecciate scritture rendono
una bella song la terza Velas negras. Robusta ma anche
esplosiva (dove a più riprese il riffing lambisce il nu) è
Escoria, anche arricchita di cavalcate thrash-oriented.
Alla cupa e ruvida Perros del infierno fa seguito
Bichos asesinos: all'attacco growl ruggenti si
disperdono nell'etere su foschi arpeggi, ma a farsi notare è
principalmente un passaggio doom. Il momento più curioso della
track-list è sicuramente nella subentrante Viaje; il
consueto death in apertura e chiusura avvolge una
composizione meramente heavy, ritmata e guidata da una linea
melodica con voce rauca, può sciorinare un gran assolo. La conclusiva Apodrelupe
è lentamente e pesantemente doom con una chitarra melodica che si
annoda con un growlato semirecitante: al secondo giro di lancetta torna
il massacro tritatutto che va chiudere. Tirando le somme non un
death indimenticabile e neanche un'eccessiva professionalità per
quanto concerne la produzione, ma la preferita colonna sonora
degli zadoqueiani si lascia ascoltare non poco volentieri.
Vaake
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