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Il debutto degli Antithesis risale al 1998
con l'omonimo lavoro, un disco che definisce subito in partenza quello
che sarà il sound di questa band, parliamo di un heavy-thrash metal
adorno di un'impostazione tecnico-progressiva, in questo album dal
sapore più heavy oriented si nota subito che la band tende più a
riempire i pezzi di riff particolari che a direzionarli e definirne un
senso, si hanno molte idee, molti riffs ma poco collante e poche
soluzioni che risultino effettivamente d'impatto.
Il sound è ricco di numerose influenze, ad esempio la chitarra virtuosa
di Malmsteen (sentire la opener Netherworld per credere) o
le combinazioni di doppia chitarra e basso alla Death (l'ultimo
uno strumento che per dare forse troppo spazio alle chitarre rimane
ahimè un po' soffocato dal mixaggio nonostante le sue interessanti
partiture), il cantato offre un'ottima presenza spaziando a volte da
territori più blues a episodi grintosamente heavy. Questo album ha una
perla nascosta chiamata Secret fires, una ballad sognante
dal sapore celtico-country che nei suoi 3:27 minuti dice quasi tutto
quello che questo disco ha di bello da dire, a cui segue in ordine
qualitativo una interessante traccia strumentale chiamata Descend;
nel resto si ha poco o nulla, qualche gustoso intermezzo come quello a
metà di Breeding the beast oppure la carica trasmessa
dalla strofa di Sword of mouth; ma finisce tutto lì.
Un disco dalla buona esecuzione, ma dalla scarsa concretezza musicale,
si hanno idee poco convincenti che faticano a catturare l'attenzione
nonostante la bravura dei musicisti e la nitida produzione; un album
quindi molto particolare, di quelli che possono essere apprezzati da chi
mastica gli sperimentalismi, chi cerca invece sonorità immediate e
catturanti si diriga altrove.
Francesco Romeggini
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