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ANTITHESIS
Antithesis
 
ANTITHESIS
Dreaming Reality
 
 

 

ANTITHESIS
Dying For Life
prog
2001 - Nightmare Records / 2002 - Massacre Records
(USA)
www.myspace.com/antithesismetal

 

Sviluppo complesso del frutto di una breve gestazione per la band dell'Ohio, la quale infatti fece uscire questo "Dying For Life" a pochi mesi dall'omonimo debut: il disco è etichettato Nightmare Records, ma su di esso mise l'occhio vigile la potente Massacre che ne acquisì i diritti per la distribuzione europea, cambiando l'artwork, aggiungendo una bonus (Secret fires) ma soprattutto sfalsando in modo sostanziale la track-list: è a questa edizione che faremo riferimento.

Il quintetto è autore di un adrenalinico thrash progressivo, o meglio di un prog thrashoso, che mi ha ricordato per genialità e verve compositiva i Mastodon (seppur privi dell'anima hardcore), ma per pulizia e tecnica esecutiva addirittura i Death. Composizioni intricatissime, songwriting laboriosi, due sono a mio avviso le pecche di "Dying For Life" che frenano dal far gridare al masterpiece: una veniale, la produzione dal sonoro tendenzialmente ovattato, l'altra più grave, ossia la prova vocale di Ty Cook. Che sia un singer di buone qualità non c'è dubbio: il suo registro vocale spazia tranquillamente dall'acuto al roco, dal pulito al growl, ma tuttavia qui quasi mai riesce a trovare il giusto feeling coi pezzi risultando spesso un corpo a sé stante, e quasi degradante, rispetto al fantastico impianto strumentale che gli Antithesis riescono ad issare. L'esordio è affidato alle tecniche percussioni del notevole Paul Kostyack, e poi l'opener Consequence esplode in tutta la sua furibonda e cacofonica progressività, che prosegue in Soul of ice, la cui innovazione sta in clamorosi stop and go, in riff evocativi che sfociano in coralità maschili, ma soprattutto in un favoloso lavoro solistico finale messo insieme dai due chitarristi Sean Perry e Paul Konjicija, che riescono a tenere in piedi la complessità ritmica dell'album solo grazie all'umile quanto essenziale lavoro del bassista James Lewis. E' questo il sound che ci accompagnerà nel resto del disco, scorrendo la cui track-list c'è da dire della sperimentazione fusion, eterea e straziata ma non premiata dalla resa complessiva di Times of trial; delle cadenze polifoniche alternate a riffoni thrash e progressivi di Deceiver within; della commistione tra prog violento e fusion in stile Cynic per Distanced, e presente anche nella seguente Mad poet che spesso arriva ad approdare a lande death. Il death metal con tanto di growl invero è presente anche nel finale di Politicide, aperta da riff inediti e dark ambient buio, ma votata anche al mood arabeggiante. Dying for life è violenta tra un lungo intro epico-oscuro ed una chiusa melodica.

Non una christian band di trincea, le lyrics parlano anche d'altro oltre che delle cose di Dio, espresse queste peraltro senza ricercate velature, ad esempio proprio nella title-track: "Almighty God! All merciful, please hear my cry / He listens not, my plea for forgiveness denied / Thou hast been given life / Thou shalt not taketh away! [...] / A paradise awaits the saved the promise kept to thee of faith / Lived by the word, receive the son / Thy kingdom come, thy will be done / Deliverance, divine wings of rapture rejoice. / The angels fly to the light / They're guided by voice / I'm left behind in anguish / I mourn my own death. / Forevermore, / unborn dying again / and again, dying again, dying for eternal life". Ora che il vocalist è cambiato non ci resta che attendere con ansia il successivo full-length, che però si sta facendo attendere da ormai sei anni: nel frattempo "Dying For Life" pur non perfetto comunque può risultare un efficace palliativo anche i progger più esigenti.

Vaake

VOTO

84

 

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