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Sviluppo complesso del frutto di una breve
gestazione per la band dell'Ohio, la quale infatti fece uscire questo
"Dying For Life" a pochi mesi dall'omonimo debut: il disco è
etichettato Nightmare Records, ma su di esso mise l'occhio vigile la
potente Massacre che ne acquisì i diritti per la distribuzione europea,
cambiando l'artwork, aggiungendo una bonus (Secret fires)
ma soprattutto sfalsando in modo sostanziale la track-list: è a questa
edizione che faremo riferimento.
Il quintetto è autore di un adrenalinico thrash
progressivo, o meglio di un prog thrashoso, che mi ha ricordato per
genialità e verve compositiva i Mastodon (seppur privi dell'anima
hardcore), ma per pulizia e tecnica esecutiva addirittura i Death.
Composizioni intricatissime, songwriting laboriosi, due sono a mio
avviso le pecche di "Dying For Life" che frenano dal far
gridare al masterpiece: una veniale, la produzione dal sonoro
tendenzialmente ovattato, l'altra più grave, ossia la prova vocale di Ty Cook.
Che sia un singer di buone qualità non c'è dubbio: il suo registro
vocale spazia tranquillamente dall'acuto al roco, dal pulito al growl,
ma tuttavia qui quasi mai riesce a trovare il giusto feeling coi pezzi
risultando spesso un corpo a sé stante, e quasi degradante, rispetto al
fantastico impianto strumentale che gli Antithesis riescono ad
issare. L'esordio è affidato alle tecniche percussioni del notevole
Paul Kostyack, e poi l'opener Consequence esplode in tutta
la sua furibonda e cacofonica progressività, che prosegue in Soul
of ice, la cui innovazione sta in clamorosi stop and go, in riff
evocativi che sfociano in coralità maschili, ma soprattutto in un
favoloso lavoro solistico finale messo insieme dai due chitarristi
Sean Perry e
Paul Konjicija, che riescono a tenere in piedi la complessità ritmica
dell'album solo grazie all'umile quanto essenziale lavoro del bassista
James Lewis. E' questo il sound che ci accompagnerà nel resto del disco,
scorrendo la cui track-list c'è da dire della sperimentazione fusion,
eterea e straziata ma non premiata dalla resa complessiva di Times
of trial; delle cadenze polifoniche alternate a riffoni thrash e
progressivi di Deceiver within; della commistione tra prog
violento e fusion in stile Cynic per Distanced, e
presente anche nella seguente Mad poet che spesso arriva
ad approdare a lande death. Il death metal con tanto di growl invero è
presente anche nel finale di Politicide, aperta da riff
inediti e dark ambient buio, ma votata anche al mood arabeggiante.
Dying for life è violenta tra un lungo intro epico-oscuro ed
una chiusa melodica.
Non una christian band di trincea, le lyrics
parlano anche d'altro oltre che delle cose di Dio, espresse queste
peraltro senza ricercate velature, ad esempio proprio nella title-track:
"Almighty God! All merciful, please hear my cry / He listens not, my
plea for forgiveness denied / Thou hast been given life / Thou shalt not
taketh away! [...] / A paradise awaits the saved the promise kept to
thee of faith / Lived by the word, receive the son / Thy kingdom come,
thy will be done / Deliverance, divine wings of rapture rejoice. / The
angels fly to the light / They're guided by voice / I'm left behind in
anguish / I mourn my own death. / Forevermore, / unborn dying again /
and again, dying again, dying for eternal life". Ora che il vocalist è
cambiato non ci resta che attendere con ansia il successivo full-length,
che però si sta facendo attendere da ormai sei anni: nel frattempo "Dying For Life"
pur non perfetto comunque può risultare un efficace palliativo anche i
progger più esigenti.
Vaake
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