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Stryper,
Barren Cross, Saint, Bride, Bloodgood,
Neon Cross sono probabilmente le prime band che vengono in mente se
si pensa alle origini del white metal, ma oltre a queste, non bisogna
dimenticare gli ormai sciolti Apostle, che già nel 1983
pubblicarono un primo full-length dal titolo "Metal For The Master",
ancor prima del celebre "The Yellow And Black Attack" degli
Stryper. Durante la loro attività, dal 1983 al 1994, pubblicarono
ben sei album, due Best of e due Demo; tutto sommato una discreta
discografia.
La
release in questione è l’ultimo full-length "Prepare To Meet God"
del 1994, con la seguente line-up prima dello split: David Brown
(vocals), Matt Harding (guitars), Larry Motes (bass), David McKee
(drums). Lo
stile è un heavy classico con diversi elementi doom, come nella seconda
traccia Beatitudes e nella successiva Resurrection
dance.
La sensazione che
permane dall’inizio alla fine dell’album è che il singer David Brown non
sia sempre all’altezza degli altri componenti della band: pur avendo
un'ottima estensione vocale - non mancano infatti i pezzi in falsetto in
stile Guy Ritter (primo singer dei Tourniquet nell’album "Stop
The Bleeding") - manca forse di passione e anche di un pizzico di
rabbia in più che sicuramente non farebbe male. Lo stesso non si può
dire però del chitarrista Matt Harding. Lui sì che di passione ne mette,
chiudendo ogni song con vorticosi e allo stesso tempo precisissimi
assoli, in cui ricorre spesso in maniera più che lodevole alla tecnica
del tapping, un po' come il grande Rex Carrol dei Whitecross. Le
migliori canzoni da segnalare sono a mio avviso Burn it up,
una cavalcata tra heavy e hard rock con un tocco di blues, la catchy
Six hundred sixty six (anche se delude nel finale) e il pezzo
strumentale Inferno, in cui si può benissimo assaporare le
velocità d’esecuzione del chitarrista Matt Harding.
Il giudizio finale
è giusto più che sufficiente. Ottimo lavoro per quanto riguarda il
songwriting, ma è la pulizia del suono, e soprattutto la voce di David
Brown che abbassano notevolmente il voto, che altrimenti sarebbe potuto
essere decisamente più alto. Sicuramente saranno ricordati più per
essere stati tra i pionieri del white metal che per i loro mediocri
lavori.
Daniele Fuligno |