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APOSTLE
Prepare To Meet God
 
 

 

APOSTLE
White Metal
heavy
1986 - Self
(USA)
www.myspace.com/apostlebandonline

 

Tra le numerose christian band che iniziano ad affollare il mercato dell’heavy e dell’hard rock all’inizio degli anni 80, portando una ventata di assoluta e curiosa novità nel panorama metal, ci sono anche questi Apostle. Il gruppo americano, oramai split-up, nasce nel 1983 ed ha all’attivo sei full-length: questo "White Metal" già dal titolo capiamo voler essere un esplicito omaggio al white, inteso come sinonimo di "puro", anche detto christian metal, ovvero quella particolare branca nata più di due decadi fa che si fonda su fede e tematiche cristiane. Nel corso degli anni poi questa corrente, partita quindi originariamente dall’heavy, dall'hard rock e dall’AOR, ha letteralmente invaso anche gli altri generi, dal thrash allo speed al death, per poi arrivare ad abbracciarli tutti.

Torniamo però a questo gruppo che si colloca agli albori del movimento, gruppo che ha avuto vari cambiamenti di line-up ma che vede nel chitarrista, membro fondatore e mastermind, Matt Harding una fondamentale presenza. "White Metal" è composto da otto brani, di cui il primo e l’ultimo strumentali: l’ascolto scorre facile e veloce dall’inizio alla fine, complice la breve durata del platter (alla fine dei conti meno di 30 minuti complessivi). Il sound è un heavy molto ritmato e potente: buono il lavoro al basso, così come i fraseggi chitarristici di Matt accompagnati dall’acuta lead vocal. Il tutto ne esce però drasticamente ridimensionato a causa di una produzione di certo non all’altezza, che punisce maggiormente la voce e la sei corde, un vero peccato. Da sottolineare tra le tracce la cavalcante Bread of life che parte subito con riff aggressivi; Come to the Truth è invece più serrata: qui svettano una serie di acuti e una buona parte strumentale culminante con un bell'assolo che però, per le cause di prima, ne esce un po' con le ossa rotte. La melodia di The witness è forse una delle più accattivanti del lotto anche per la varietà compositiva che riesce a proporre. Di sicuro il miglior brano. Di buona fattura sono anche l’inno a Gesù, King of kings in cui il cantante dimostra di cavarsela bene oltre che sui numerosi acuti anche nelle parti più aggressive e "maschie", e l’epica Born again, dal ritmo più cadenzato. Le liriche sono tutte ispirate da passi evangelici: i titoli dei brani sono emblematici e rimandano tutti a Gesù, ovvero il Re dei re, il pane di vita ("io sono il pane vivo disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno"), risorto e tornato nel Regno, in attesa del giudizio finale.

Non si parla certamente di un capolavoro ma "White Metal" è comunque consigliato a tutti coloro che vogliono ascoltare un discreto heavy targato metà anni '80, anni in cui il white compiva finalmente i suoi primi passi.

Ilaria Ricci

VOTO

69

 

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