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Tra le numerose
christian band che iniziano ad affollare il mercato dell’heavy e
dell’hard rock all’inizio degli anni 80, portando una ventata di
assoluta e curiosa novità nel panorama metal, ci sono anche questi
Apostle. Il gruppo americano, oramai split-up, nasce nel 1983 ed ha
all’attivo sei full-length: questo "White Metal"
già dal titolo capiamo voler essere un esplicito omaggio al white,
inteso come sinonimo di "puro", anche detto christian metal, ovvero quella
particolare branca nata più di due decadi fa che si fonda su fede e
tematiche cristiane. Nel corso degli anni poi questa corrente, partita
quindi originariamente dall’heavy, dall'hard rock e dall’AOR, ha
letteralmente invaso anche gli altri generi, dal thrash allo speed al
death, per poi arrivare ad abbracciarli tutti.
Torniamo però a
questo gruppo che si colloca agli albori del movimento, gruppo che ha
avuto vari cambiamenti di line-up ma che vede nel chitarrista, membro
fondatore e mastermind, Matt Harding una fondamentale presenza. "White
Metal" è composto da otto brani, di cui il primo e l’ultimo
strumentali: l’ascolto scorre facile e veloce dall’inizio alla fine,
complice la breve durata del platter (alla fine dei conti meno di 30
minuti complessivi). Il sound è un heavy molto ritmato e potente: buono
il lavoro al basso, così come i fraseggi chitarristici di Matt
accompagnati dall’acuta lead vocal. Il tutto ne esce però drasticamente
ridimensionato a causa di una produzione di certo non all’altezza, che
punisce maggiormente la voce e la sei corde, un vero peccato. Da sottolineare
tra le tracce la cavalcante Bread of life che parte subito
con riff aggressivi; Come to the Truth è invece più
serrata: qui svettano una serie di acuti e una buona parte strumentale
culminante con un bell'assolo che però, per le cause di prima, ne esce
un po' con le ossa rotte. La melodia di The witness è forse
una delle più accattivanti del lotto anche per la varietà compositiva
che riesce a proporre. Di sicuro il miglior brano. Di buona fattura sono
anche l’inno a Gesù, King of kings in cui il cantante
dimostra di cavarsela bene oltre che sui numerosi acuti anche nelle
parti più aggressive e "maschie", e l’epica Born again,
dal ritmo più cadenzato. Le liriche sono tutte ispirate da passi
evangelici: i titoli dei brani sono emblematici e rimandano tutti a Gesù,
ovvero il Re dei re, il pane di vita ("io sono il pane vivo disceso dal
cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno"), risorto e tornato
nel Regno, in attesa del giudizio finale.
Non si parla
certamente di un capolavoro ma "White Metal" è comunque
consigliato a tutti coloro che vogliono ascoltare un discreto heavy
targato metà anni '80, anni in cui il white compiva finalmente i suoi
primi passi.
Ilaria Ricci |