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ARGYLE PARK
Misguided
industrial
1995 - R.E.X. Recods / 2004 - Retroactive Records
(USA)
www.myspace.com/argylepark

 

Cosa succederebbe se metteste insieme, al fine di creare una project band per un unico e solo album, i più svitati ed eccentrici artisti della scena industrial cristiana? E parliamo oltretutto di un ensemble molto ampio in cui hanno apportato estrosità e follia membri, tra gli altri, dei Celldweller, dei Stavesacre, dei Chatterbox, ma soprattutto degli amati e celebri Circle Of Dust. Succede che non potrebbe che uscirne un disco elaborato quanto folle, ed effettivamente così è stato. Mastermind del sodalizio è Buka, autore della scrittura della maggior parte delle song, le quali dovrebbero essere 18, in realtà seguite al loro termine da una lunga serie di a-titolati intermezzi e dissennate visioni sperimentali, che proiettano il total track del platter a ben 34. "Misguided" uscì per la christian label R.E.X. Records, riedito poi, data la grande richiesta di un prodotto ormai introvabile, quasi dieci anni dopo dalla Retroactive.

Il sound degli Argyle Park è una fantasiosa commistione di techno, industrial e (abbastanza poco a dire il vero) metal estremo, volto di netto alla sperimentazione tecnica e vocale su una ritmica per lo più up-tempo: il tutto è condito poi da una robusta dose di insania, del resto questa caratteristica imprescindibile per il genere. Inganna un poco l'esordiente Refuge, ambient e narrato filtratissimo con affiancamento di synth, ma anche la seguente Headscrew, dato che attacca di mero death con growl e clean! Oscure atmosfere sintetiche, strane voci femminili ed un finale industrial metal non permettono ancora di mettere a fuoco il reale sound della band, che emerge solo dalla terza Agony: la techno sparata inizia ad impazzare, qui con tanto di semirappato ma anche filtraggi vocali di ogni tipo; bello è però un fascinoso finale da atmosfera noir. In Futile si impone un synth futuristico-spaziale, in Scarred for life la polifonia è anche catchy, mentre con A burdens folly tornano le randellate death, cupo e possente!, ma nel proseguo è ancora industrial; curiosa non poco è la coralità gregoriana che si inserisce in backing... Un tocco di classe è Circle permeata di eteree elettroniche pinkfloydiane. Follia quint'essenziale è Leave me alone: industrial più drumming violento, nonchè piano jazz che fraseggia con puro e semplice...rumore! Ci sarà poi il caos, ed infine la malinconia. Andando avanti nella track list incontriamo le chitarre distorte ed il techno metal dell'undicesima Gutterboy, il delirante proclama riecheggiante di OG, ancora il techno metal qui death oriented di Misanthrope, l'articolato guitar work di Doomsayer, il mood nu-metalloso della (apparente) conclusiva Uffern. Della già accennata pletora di insensatezze che seguiranno di lì quali bonus, a salvarsi è solo uno splendido dark ambient futuristico che lambisce i cinque minuti. 

Da sempre considerato un classico del genere, questo album è un vero must per i christian metallers amanti della sperimentazione sintetica, ma, di contro, una totale inascoltabile onta "sacrilega" per gli old-schooler. Ora sapete dunque cosa troverete per la via inserendo "Misguided" nel vostro lettore: ergo, poi non riprendetevela come me, io ve l'avevo detto!

Vaake

VOTO

75

 

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