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Terzo ed ultimo lavoro per l'act dal Michigan, white
band della prima ora, che esordì con "All Four One" nel
remoto 1986, album a cui ha fatto seguito
l'anno appresso "Frontline", per poi giungere già all'epilogo creativo
con il nostro "Black & White". Il sound è un classicissimo hard'n'heavy,
basato su mid-tempos più o meno aggressivi, anche per quanto concerne i
registri vocali del bravo Doug Oxford, che è pure dedito al
(suppellettile) keys work. Cardini di questa
formazione, che ha visto nel corso della sua relativamente breve
esistenza numerosi avvicendamenti, sono il chitarrista Dave Dawdy e il
drummer John Heald. Oltre alla voce di Oxford è proprio la chitarra di
Dawdy la co-protagonista del songwriting, capace di un più che
discreto lavoro
solistico.
Le composizioni sono easy listening, gli arrangiamenti
mai eccessivamente complessi, la tempistica piuttosto standardizzata:
ciononostante di tanto in tanto, all'interno di una tracklist che
altrimenti rischierebbe
l'appiattimento nel ripetitivo, emergono dei pezzi piuttosto coinvolgenti
in senso catchy. È The missing peace, spoken track
costituita da un solo arpeggio, a introdurre l'album: seguono Black &
white e I wonder's but this world, heavy
abbastanza sostenuta con coralità e lead vocal roca la prima, mid tempo
più hardrockeggiante e con uso invasivo delle distorsioni la seconda.
Arriviamo a Hail to the King, ed è un brano che spicca:
ottimo è l'impianto melodico, esaltato da una calda prestazione vocale.
D'impatto e di profonda presa è anche il refrain della subentrante
Cry out for the children, che si apre cupa per poi
svilupparsi volta alla solarità. Pezzi quali Flesh n' blood,
Renegade sono fortemente intrisi di orientazioni hard
rock, Hope of glory risulta moscia e poco incisiva, al
contrario di Suicide, dall'assolo veemente; All day
long è la melliflua ballad, mentre l'epilogo viene affidato
all'appassionata Jesus is calling you ("Gesù ti sta
chiamando" è il martellante leitmotiv lirico della song) nella quale
Oxford si prodiga in un finora inedito acuto fenditimpani.
Disco d'altri tempi e sound d'altri tempi, che sarà
sicuramente apprezzato dai nostalgici del metal che fu: complessivamente
piacevole, a tratti anche trascinante, se vi capita a tiro fateci un
pensierino.
Vaake
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