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ARMADA
Black & White
heavy
1988 - N.D.
(USA)
n.d.

 

Terzo ed ultimo lavoro per l'act dal Michigan, white band della prima ora, che esordì con "All Four One" nel remoto 1986, album a cui ha fatto seguito l'anno appresso "Frontline", per poi giungere già all'epilogo creativo con il nostro "Black & White". Il sound è un classicissimo hard'n'heavy, basato su mid-tempos più o meno aggressivi, anche per quanto concerne i registri vocali del bravo Doug Oxford, che è pure dedito al (suppellettile) keys work. Cardini di questa formazione, che ha visto nel corso della sua relativamente breve esistenza numerosi avvicendamenti, sono il chitarrista Dave Dawdy e il drummer John Heald. Oltre alla voce di Oxford è proprio la chitarra di Dawdy la co-protagonista del songwriting, capace di un più che discreto lavoro solistico.

Le composizioni sono easy listening, gli arrangiamenti mai eccessivamente complessi, la tempistica piuttosto standardizzata: ciononostante di tanto in tanto, all'interno di una tracklist che altrimenti rischierebbe l'appiattimento nel ripetitivo, emergono dei pezzi piuttosto coinvolgenti in senso catchy. È The missing peace, spoken track costituita da un solo arpeggio, a introdurre l'album: seguono Black & white e I wonder's but this world, heavy abbastanza sostenuta con coralità e lead vocal roca la prima, mid tempo più hardrockeggiante e con uso invasivo delle distorsioni la seconda. Arriviamo a Hail to the King, ed è un brano che spicca: ottimo è l'impianto melodico, esaltato da una calda prestazione vocale. D'impatto e di profonda presa è anche il refrain della subentrante Cry out for the children, che si apre cupa per poi svilupparsi volta alla solarità. Pezzi quali Flesh n' blood, Renegade sono fortemente intrisi di orientazioni hard rock, Hope of glory risulta moscia e poco incisiva, al contrario di Suicide, dall'assolo veemente; All day long è la melliflua ballad, mentre l'epilogo viene affidato all'appassionata Jesus is calling you ("Gesù ti sta chiamando" è il martellante leitmotiv lirico della song) nella quale Oxford si prodiga in un finora inedito acuto fenditimpani.

Disco d'altri tempi e sound d'altri tempi, che sarà sicuramente apprezzato dai nostalgici del metal che fu: complessivamente piacevole, a tratti anche trascinante, se vi capita a tiro fateci un pensierino.

Vaake

VOTO

74

 

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