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Provate ad impastare insieme la furiosa brutalità
degli Horde ed il peculiare sound dei Kekal: da Horde
mutuate anche il monicker dalla dodicesima traccia della leggenda "Hellig
Usvart", mentre dei Kekal mettete addirittura nella line-up
al basso, chitarra ed alcune parti vocali il loro leader Jeffray Arwadi,
qui Meister J: cosa ne esce? Un'interessante unblack band indonesiana
che risponde al nome di Armageddon Holocaust. Formatasi nel 1999
come progetto di Doctor D (anche one man band nei Bealiah),
affiancato dal chitarrista Dark Thriller, in realtà il progetto in
questione doveva fermarsi a questo solo "Into Total Destruction",
ma successe che tre anni dopo l'idea fu rispolverata ed il combo
produsse altri due full-length, ed è tutt'ora attivo.
Lyrics prettamente apocalittiche ispirate alle
rivelazioni del celebre epilogo della Bibbia, la produzione di questo debut pur non particolarmente brillante è comunque più che discreta:
l'anello debole della catena quindi è altrove, a mio avviso
individuabile nell'uso della drum machine che in un album dove il
blastbeat ancestrale è il grande protagonista di questi 30 minuti, il
fatto che sia prodotto da un software fa perdere inevitabilmente
di fascino tutto il platter, il quale per il resto è monumentale nella
sua plumbea devastazione che, per chi non conosce gli Horde, è
assimilabile ai più famosi Darkthrone. Come poteva non aprire questo disco una traccia di
un'oscurità totale? Così è infatti, il synth di Morbid preludium
è terrificante, succulento antipasto alla prima vera track,
The seven churches of apokalypse, black dalla velocità vorticosa
e dallo screaming penetrante dove le chitarre cuciono un interessante
sound intorno alle mitragliate di doppia cassa; un breve momento di
respiro centrale con tanto di assolo e torna il massacro ritmico per
quella che è una gran song, al pari della subentrante Visions of a
coming death, dove il buio generato dalle sei corde è più
pervasivo ed asfissiante e dove le soluzioni vocali citano
dichiaratamente Anonymous degli Horde: una chitarra cerca di far
emergere dal caos una melodia, ma prima lo scream lacerato, poi il
drumming isterico, la travolgono. Signs of death è tetra
ed asfittica, un'apnea ritmica, mentre in Destroying the
destroyers la linea melodica rimanda inequivocabilmente ai
Kekal, con tanto di solos.
Lo screaming distortissimo e sepolcrale
di Countdown to destruction ricorda Burzum ed il
depressive di Xasthur, Seven bowls of wrath è
invece più articolata, più extreme se vogliamo, ma all'interno di un
turbinio di suoni travolgente che si conclude con un'immane esplosione.
Doom of Babylon: una follia chitarristica che alterna poi extreme
a cupo vertiginoso black, il quale diviene quasi epico ed impregnato
di un afferrante mood in Traces to the second death.
Feasting upon the kings corpses è extreme caotico e privo di
qualunque senno, così come Armageddon holocaust che
termina anch'essa con una detonazione ma stavolta assolutamente
pandemica. Morbid eternal suffering è l'outro, di suoni
horrorifici infernali. Un buonissimo disco di delirio e ieraticità unblack questo "Into Total Destruction", peccato
dunque per le pecche di cui sopra, altrimenti avrebbe potuto essere
addirittura grandioso.
Vaake
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