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Gli As Cities Burn
sono un gruppo davvero ricco di sorprese. Con il loro debutto "Son, I
Loved You At Your Darkest" si sono infiltrati nella mia playlist,
arricchendola di un nuovo elemento post-hardcore, mentre con il loro
secondo lavoro, "Come Now, Sleep", hanno scalato la mia personale
top, infilandosi tra le prime posizioni. Già nel secondo lavoro abbiamo
notato un enorme cambiamento, dal post-hardcore a un alternative
sperimentale, ricco di elementi ambient e qualche assaggino di hardcore
qui e là. Con questo terzo ed ultimo Cd, i nostri ci lasciano con un
lavoro completamente diverso da ciò che hanno mai fatto fin’ora.
Già notiamo questo cambiamento con la opener ’84 sheepdog,
che pur essendo la migliore traccia del platter, shockerà i fan di
vecchia data. Ci sono però molti punti di forza: un bellissimo basso
distorto in primo piano, riff trascinanti e bellissimi scream finali da
parte di TJ Bonnete (il vecchio vocalist del gruppo). Purtroppo però il
pezzo chiude dopo soli 3 minuti, lasciando l’ascoltatore ancora
assetato. Segue il singolo, Errand rum, leggermente più
pop/indie oriented, includendo anche una trombetta solista verso la
fine, che purtroppo rende la song leggermente ridicola, e di certo non
aiuta i vecchi fan ad ambientarsi in questo nuovo sound. Into the
sea è invece più simile a ciò che il gruppo ha realizzato nel
secondo album, con una leggera aria decadente e chitarre stridule. Dopo
questo bell’episodio passiamo a Made too pretty: anche
questa sa leggermente di indie, ma non è un brutto pezzo. Lady
blue, stranissima, apre lievemente per passare ad una fase
puramente noise e poi andare ad un’altra completamente diversa; sembra
quasi che il gruppo abbia attaccato insieme due pezzi separati ed
estranei per creare una traccia di 6 minuti. Il pezzo però non è niente
male, ma neanche nulla di speciale ed accattivante, come pure la
seguente Petty, che sa troppo di filler; carina invece è
Daughter, molto leggera, accompagnata da strumentazioni
swing. Ora però passiamo finalmente ad un’altra highlight del platter,
Pirate blues, davvero un gran bel pezzo alternative
melodico, ma subito dopo il quale le speranze per l’album muoiono quasi
completamente con Capo: electro-rock che nulla c'entra né
col disco né col gruppo; capisco che la band voglia uscire completamente
dalle vesti hardcore del loro debut, ma questa traccia fa veramente
schifo! Fortunatamente l’album chiude con Gates, brano
strepitoso, contenente anch’esso scream da parte di TJ.
Sembra che gli As Cities Burn intendano chiudere la loro carriera
con questo lavoro. Sembra quasi che abbiano realizzato questo album
giusto per farlo, o quasi come beffa per i loro fan di vecchia data,
che, come me, si aspettavano qualcosa di artisticamente all’avanguardia
(come i loro altri lavori), e non di certo un disco così scontato. Pezzi
buoni ci sono, ma neanche quelli valgono chissà quanto. Che sia
veramente la fine degli As Cities Burn?
Christopher Warman
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