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AS CITIES BURN
Son, I Loved You At Your  Darkest
 
AS CITIES BURN
Come Now, Sleep
 
 

 

AS CITIES BURN
Hell Or High Water
alternative
2009 - Tooth & Nail Records
(USA)
www.myspace.com/ascitiesburn

 

Gli As Cities Burn sono un gruppo davvero ricco di sorprese. Con il loro debutto "Son, I Loved You At Your Darkest" si sono infiltrati nella mia playlist, arricchendola di un nuovo elemento post-hardcore, mentre con il loro secondo lavoro, "Come Now, Sleep", hanno scalato la mia personale top, infilandosi tra le prime posizioni. Già nel secondo lavoro abbiamo notato un enorme cambiamento, dal post-hardcore a un alternative sperimentale, ricco di elementi ambient e qualche assaggino di hardcore qui e là. Con questo terzo ed ultimo Cd, i nostri ci lasciano con un lavoro completamente diverso da ciò che hanno mai fatto fin’ora.

Già notiamo questo cambiamento con la opener ’84 sheepdog, che pur essendo la migliore traccia del platter, shockerà i fan di vecchia data. Ci sono però molti punti di forza: un bellissimo basso distorto in primo piano, riff trascinanti e bellissimi scream finali da parte di TJ Bonnete (il vecchio vocalist del gruppo). Purtroppo però il pezzo chiude dopo soli 3 minuti, lasciando l’ascoltatore ancora assetato. Segue il singolo, Errand rum, leggermente più pop/indie oriented, includendo anche una trombetta solista verso la fine, che purtroppo rende la song leggermente ridicola, e di certo non aiuta i vecchi fan ad ambientarsi in questo nuovo sound. Into the sea è invece più simile a ciò che il gruppo ha realizzato nel secondo album, con una leggera aria decadente e chitarre stridule. Dopo questo bell’episodio passiamo a Made too pretty: anche questa sa leggermente di indie, ma non è un brutto pezzo. Lady blue, stranissima, apre lievemente per passare ad una fase puramente noise e poi andare ad un’altra completamente diversa; sembra quasi che il gruppo abbia attaccato insieme due pezzi separati ed estranei per creare una traccia di 6 minuti. Il pezzo però non è niente male, ma neanche nulla di speciale ed accattivante, come pure la seguente Petty, che sa troppo di filler; carina invece è Daughter, molto leggera, accompagnata da strumentazioni swing. Ora però passiamo finalmente ad un’altra highlight del platter, Pirate blues, davvero un gran bel pezzo alternative melodico, ma subito dopo il quale le speranze per l’album muoiono quasi completamente con Capo: electro-rock che nulla c'entra né col disco né col gruppo; capisco che la band voglia uscire completamente dalle vesti hardcore del loro debut, ma questa traccia fa veramente schifo! Fortunatamente l’album chiude con Gates, brano strepitoso, contenente anch’esso scream da parte di TJ.

Sembra che gli As Cities Burn intendano chiudere la loro carriera con questo lavoro. Sembra quasi che abbiano realizzato questo album giusto per farlo, o quasi come beffa per i loro fan di vecchia data, che, come me, si aspettavano qualcosa di artisticamente all’avanguardia (come i loro altri lavori), e non di certo un disco così scontato. Pezzi buoni ci sono, ma neanche quelli valgono chissà quanto. Che sia veramente la fine degli As Cities Burn?

Christopher Warman

VOTO

67

 

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